“FIGLIA MIA” DI LAURA BISPURI: DAL FESTIVAL DI BERLINO ALLA “PRIMA” DI CAGLIARI DEL FILM GIRATO IN SARDEGNA

"Figlia Mia" di Laura Bispuri: Valeria Golino e Sara Casu

di Marcello Atzeni

 “Figlia mia” il film di Laura Bispuri, che ha concorso al Festival di Berlino, nei giorni scorsi è stato presentato a Cagliari al cinema “Odissea”. Presenti in sala, assieme alla regista romana, alcuni degli interpreti: Alba Rohrwacher, Sara Casu e Michele Carboni. Mancavano Valeria Golino, l’altra co-protagonista e Udo Kier. Il film è una coproduzione internazionale :Vivo Film, Colorado Film, Rai Cinema, la tedesca Match Factory Productions , la Svizzera Bord Cadre Film, Zdf/ Arte e Rsi Radiotelevisione svizzera. E’ già stato venduto in diverse nazioni estere, tra le quali Francia e Cina. Interamente girato in Sardegna, il film ha avuto il sostegno di Eurimages, del Mibact, della Regione Sardegna e della Fondazione Sardegna Film Commission. Le riprese (fine maggio- metà luglio )sono state effettuate, principalmente, nel comune di Cabras, ma anche in quelli di Riola Sardo, San Vero Milis e Oliena. Prima della proiezione, conferenza stampa in un locale vicino al cinema. Il cast è stato presentato al pubblico da Nevina Satta, deus ex machina della Sardegna Film Commission. Il film, drammatico, narra le vicende di una bambina, Vittoria (Sara Casu), figlia naturale di Angelica (Alba Rohrwacher ), comprata da Tina (Valeria Golino) e Umberto (Michele Carboni.) Una figlia in comproprietà, usando un linguaggio da ars pedatoria. Dietro il progetto, riuscito, della Bispuri, oltre soggetto, sceneggiatura e la scelta delle interpreti, c’è Pierpaolo Erriu, perito agrario di Silius. Il suo mestiere è la guardia forestale. Conoscitore totale della Sardegna, in una settimana ha fatto duemila chilometri assieme alla giovane regista romana, che ha visualizzato gli scorci migliori dell’isola. Quelli dove ha deciso di allestire i set per le riprese. Erriu non è secondario per la buona riuscita del film, infatti è stato ringraziato adeguatamente e pubblicamente. La Golino recita una parte, che si potrebbe definire normale. Sostanziosa sì, ma che non squarcia lo schermo. Malinconica, quasi attempata e disillusa. Una donna vissuta senza aver cavalcato grandi onde. Routine. Donna pratica con un marito pratico (Michele Carboni. Ricordate “ Ballo a tre passi” di Mereu? E’ stato strappato da lì). Alba Rohrwacher? Me-ra-vi-glio-sa! E’ il presente, ma soprattutto il futuro del cinema italiano. Con questa prova sale sul secondo gradino del podio. Il primo è ancora proprietà di Giovanna Mezzogiorno. L’attrice fiorentina, di minor bellezza, suscita bollori, pruriti simpatia, tenerezza e una altra mezza dozzina di emozioni che farebbero impazzire un reggimento. Si immerge nella parte e la sua bellezza-blondie, dona enorme vitalità a una storia tragica. Accompagna con la sua pazzia, l’esordiente Sara Casu, una rosa tea che colora la riviera catalana di Alguer. Soggetto e sceneggiatura sono della regista assieme a Francesca Manieri. Vladan Radovic, “disegna” una fotografia da esporre in una bacheca incorniciata da smeraldi. Gianni Bella, con una sua canzone, richiama le spiagge che confinano con gli anni di piombo. Sara e Alba che ballano sulle note di “ Questo amore non si tocca”, fanno deflagrare la felicità e la spensieratezza. La Golino è una mamma attenta, premurosa; la Rohrwacher, ha un altro registro. Le musiche di Nando Di Cosimo, veicolano meglio il messaggio. Dietro le inflessioni, sarde, delle due attrici, c’è il lavoro di Maria Loi (per lei anche una parte). L’attrice (mamma di Cate e Luna in “Bellas Mariposas “ di Mereu) fa chiudere le vocali a Valeria e ad Alba ( certo non a Lia Careddu, brava , al solito, nella sua parte). Anche per la Loi, riconoscimenti pubblici e meritati, da parte di Nevina Satta. Non facile far abortire gli accenti continentali delle due mamme e ingravidarli con quello campidanese. Titoli di coda, “Una cosa che mi fa male è vedere che i turisti vengono in Sardegna, prendendo e non lasciando nulla”. Le parole importanti, della Bispuri, non erano di circostanza. In un mondo fatto di lacchè è un atto d’amore verso una terra, da sempre, depredata d’ogni bene.

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