LA VOLONTA’ NON HA BARRIERE: LA VITA DI CORSA DI TULLIO FRAU, ATLETA NON VEDENTE, SOCIO DEL CIRCOLO SARDO DI PORDENONE

ph: Tullio Frau

di Annamaria Poddighe

Una mente aperta non ha barriere, neanche se il fisico vorrebbe importele. Tullio Frau, atleta non vedente, è un esempio lampante di quanto con la volontà, componente indispensabile specie in questo genere di competizioni, sia possibile raggiungere qualsiasi obiettivo.

Nato nel 1953 con negli occhi una malattia allora incurabile, andato in pensione dopo una vita da massofisioterapista, ha scelto un nuovo inizio. Ha iniziato a correre, ponendosi come primo, di tanti ambiziosi obiettivi poi raggiunti, la Maratona di New York. «Da allora, era il 2007, la mia carriera sportiva è andata sempre in crescendo: ad oggi ho concluso 20 maratone, tra cui Chicago, Parigi, Praga e Atene. Ma dal 2008 mi sono avvicinato all’ultratrail e ho concluso le prime 7 edizioni di Magraid, gara che si corre nella mia città, Pordenone, poi i 100 km del Sahara, l’ultra maratona di Boavista Capoverde, i 100 km di Zanzibar, per giungere, lo scorso anno alla prima edizione della I.S.R.U., gara di 250 km a tappe attraverso il deserto iraniano con punte di 61 gradi».

Di gare e maratone nella sua vita ne ha fatte tante, ma ora dopo aver superato i 65 anni, Tullio Frau, podista non vedente di origini sarde, ha deciso che correre per se stesso non gli basta più: vuole farlo per gli altri, per i bambini che vivono nei Paesi più poveri del Mondo. Per questo ha ideato l’iniziativa «Correre insieme per guardare lontano», una maratona di solidarietà che ha il generoso obiettivo di raccogliere fondi per sostenere due scuole che ospitano bambini con disabilità: una scuola per bambini non vedenti a Zanzibar e la Bethany School a Meghalaya, in India, sostenuta da CBM Italia Onlus, dove bambini ciechi, sordociechi e senza disabilità studiano insieme.

«Ho cominciato a correre quasi dieci anni fa, per problemi di salute; mi è piaciuto e da allora non mi sono più fermato. Ho corso in giro per il mondo, dal deserto del Sahara all’isola di Zanzibar. Ho vinto alcune medaglie della mia categoria, anche se i maratoneti non vedenti sono pochissimi, perché correre in giro per il mondo significa percorrere sentieri accidentati, non sempre asfaltati, e per chi non vede questo può rappresentare un problema. Senza contare che è anche difficile trovare delle guide. Non è il mio caso, ho tanti amici che fanno a gara per accompagnarmi nelle mie imprese. Per questo mi è venuta l’idea di correre per qualcun altro, per i bambini non vedenti che vivono nei Paesi più poveri. Spesso questi bambini non hanno la possibilità di studiare e, quando riescono, hanno bisogno di tutto: libri, materiali educativi speciali… Il futuro di un bambino che non studia è chiedere l’elemosina, mentre un bambino che studia può costruirsi un futuro».

La maratona di Tullio è partita simbolicamente da Pordenone, dove è anche socio del circolo dei sardi degli emigrati, dove si sono radunati tutti coloro che hanno voluto sostenere questa iniziativa benefica: adulti, bambini, sportivi e non.

Spiega così la sua motivazione di vita: «Ciò che mi spinge ad andare avanti e non fermarmi mai è che prima o poi, coloro che oziano o per mancanza di stimoli, o per mancanza di stima nei propri confronti possano finalmente cambiare stile di vita come me e quindi poter vivere in piena salute. Oltre a La volontà non ha barriere, il mio motto è Non prender paura di ciò che ti spaventa: fallo».

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