28 GENNAIO 1918, ALTIPIANO DI ASIAGO: LA BATTAGLIA DEI TRE MONTI

di Dario Dessì

Il 27 gennaio 1918  il Comando della 33° Divisione riceveva dallo Stato Maggiore (prot. 1308 bis) un ordine d’operazioni per una prossima iniziativa di carattere offensivo:

 

“ In un giorno 0 da determinare la 33° Divisione dovrà compiere un azione offensiva sulla sua fronte c lo scopo principale di allontanare  il nemico dalla zona marginale a cui ha potuto avvicinarsi in seguito agli avvenimenti dello scorso ottobre.

Le forze assegnate:

La Brigata Sassari,  il V Reggimento Bersaglieri, il 1 battaglione 45° Fanteria, tre battaglioni di arditi  I, II e IV, un gruppo speciale mitragliatrici composto  dalle compagnie 75, 76, 1472, 2107 e 2108,due  battaglioni zappatori  del genio, postazioni di artiglieria di piccolo e medio calibro.

Oltre a tali forze, direttamente incaricate dell’azione, erano state messe a disposizione del Comando della 33° Divisione altre riserve divisionali, tra le quali le Brigate Liguria e Bisagno, che avrebbero dovuto provvedere  all’occupazione e alla sistemazione a difesa dei capisaldi conquistati.

Il compito assegnato:

 

Era quello di conquistare il Monte Valbella, il C. Melaghetto, il Col del Rosso, il Col d’Echele, Case Ruggi.

Sull’Altipiano di Asiago, una delle immediate conseguenze  del disastro di Caporetto era stata la perdita di questi capisaldi, fatto che aveva reso alquanto instabile la nuova linea del fronte, compromettendo  le ulteriori possibilità di difesa  da parte italiana.

Da un momento all’altro c’era da attendersi la ripresa dell’offensiva da parte nemica con risultati che sarebbero potuti risultare disastrosi.

E pertanto, verso la fine del mese di gennaio, furono gli italiani a prevenire qualsiasi ulteriore iniziativa nemica, conducendo  un operazione offensiva di capitale  importanza strategica,  perché avrebbe portato a una più sicura sistemazione della linea del fronte  e morale perché avrebbe sicuramente avuto un significato di riscossa e di rivalsa per le forze armate italiane, dopo la batosta di Caporetto. 

Alla mattina del 28 gennaio le notizie che giungono dall’infermeria sono ottime: nella Brigata Sassari neanche un fante ha chiesto visita.I ricoverati sono ritornati dagli ospedali, altri fanti sardi sono arrivati, trasferiti da altri reggimenti e  un intero battaglione complementare, denominato 45° fanteria è appena giunto dalla Sardegna.

Dell’attacco che la Brigata avrebbe sferrato alla fine di gennaio, fra il Sisemol e la Val Frenzela e fra Val Ronchi e Val Chiama, se ne  parlava, ormai, da tempo,   in Italia e in Sardegna. Tutto era stato ben preparato, e la convinzione del successo era assoluta.

La riconquista del Col d’Echele e del Col del Rosso.

Alle 06.30  del 28 gennaio incomincia il terribile tiro di distruzione delle artiglierie.

Alle 09.30 al grido di “Avanti Savoia” inizia l’assalto.

Sono  in testa i giovani del 99, tutti piccoli di statura, ma grandi nelle convinzioni e motivazioni.

Ma ecco la cronaca della battaglia direttamente dalle pagine del Corriere della Sera:

Il 31 gennaio 1918Arnaldo Fraccaroliscriveva sul Corriere della Sera:

 

“L’importanza della battaglia  ha un notevole valore locale perché la riconquista del Monte Valbella, del Col del Rosso, di Cima Echele e del Monte Cornone migliora le nostre posizioni sull’Altipiano, assicurandoci una più salda difesa della Val Frenzela; ma la vera importanza consiste nel suo valore morale, che è grandissimo.

Dopo il prodigio della difesa sul Piave, sul Grappa, sugli Altipiani, che arrestò il nemico ormai sicuro del suo trionfo, è questo il primo vero sintomo della riscossa.

Le truppe che hanno vinto questi combattimenti sono di reparti gloriosi.

Le loro bandiere sono vetuste ed hanno sventolato al sole di altre vittorie, ma i soldati che vi si stringono attorno sono quasi tutti giovani. Tra i veterani del Carso e del Trentino combattono ora dei giovani, dei giovanissimi della classe del 99, ragazzi di appena diciott’anni. Questi ragazzi imberbi hanno compiuto prodigi.

Uno dei primi reparti che si gettarono all’assalto del Col del Rosso la mattina del 28 era quasi tutto composto di questi giovanetti. Erano la primavera in grigio-verde.

Il terreno pareva bollire sotto la tempesta di esplosioni. Essi lo attraversarono di corsa, si avventarono contro le trincee austriache. Nell’assalto gli ufficiali caddero; solo un sottotenente di diciott’anni rimase.Il giovinetto si pose alla testa dei suoi compagni urlando: “Avanti ragazzi!” e la giovanissima schiera si lanciò veemente alla vittoria.

Questa brigata “Sassari” è formidabile. Si è incoronata di gloria sul Carso, nelle trincee memorande dei Razzi e delle Frasche e fu poi nel Trentino alla controffensiva e nella seconda fase della Bainsizza portò le sue linee all’estremo limite dell’avanzata. I suoi soldati, anche i nuovissimi, sono di una fierezza indomabile. Pare che mettendosi sotto le bandiere del 151°  e 152°  reggimento venga ad ognuno un investitura di eroismo. Sono in grande maggioranza sardi ed ostinatissimi. Prima del combattimento il generale comandante la divisione tenne ai suoi soldati un discorso nella parlata caratteristica e parve che l’anima della fierissima Sardegna vibrasse nella moltitudine” (…)

Il 1° Febbraio l’articolo diLuigi BARZINIsul Corriere della Sera:

 

“Verso le due, il 151 Fanteria della Brigata Sassari è partito alla riconquista del Col

del Rosso… slanciandosi con vero furore.

Un ufficiale austriaco fatto prigioniero ha narrato: “ ci sono venuti addosso con la baionetta fra i denti, lanciando granate a mano, il fucile a bandoliera, silenziosi, terribili, pronti ad adoperare qualunque arma e son venuti a un corpo a corpo che non ci ha lasciato scampo.” Erano furibondi i sardi anche per la morte di un loro ufficiale superiore colpito da una pallottola alla fronte.

Il Col del Rosso è stato definitivamente occupato…….Il Col d’Echele investito da tre lati, dagli alpini che si erano arrampicati da Val Frenzele e dai sardi della Brigata Sassari che assalivano di fronte e di fianco, non poteva resistere.

Si sono riviste le grandi carovane di prigionieri trotterellare in disordine per i sentieri nevosi per andarsi ad adunare in grigie folle nelle valli riparate”.

 

Col del Rosso  –  Col d’Echele  –  Monte Val Bella

 

Il battaglione di collegamento 1 del 151°, incaricato del rastrellamento di Col del Rosso, alle ore 10 attaccava reparti nemici che si erano insidiosamente annidati tra le pieghe del terreno del caposaldo, rigettandoli verso la Valle Scura.

Il nemico però, riavutosi dallo scacco, dopo un violentissimo tiro d’artiglieria, contrattaccava  con schiacciante superiorità di forze, riuscendo a dividere in due parti il battaglione, che cominciò a ripiegare sulla trincea di partenza.

A ristabilire la situazione il tenente colonnello Giovanni Aprosio, comandante del reggimento, accorreva immediatamente sul posto e, dopo aver  raccolto e riordinato i superstiti e averli spronati e rincuorati sotto il grandinare di proietti d’ogni calibro,  li conduceva  al contrattacco con tale selvaggio furore che il nemico fu costretto a precipitosa fuga. Così alle 14.45 Col del Rosso venne ripreso e alle 14.00 l’occupazione estesa anche alle falde settentrionali.

Nel corso della battaglia era caduto il comandante del 151° Reggimento, il tenente Colonnello Aprosio Giovanni Antonio da Vallecrosia che fu decorato  di Medaglia d’Oro al Valor Militare; la settima individuale concessa a un fante della brigata:

“Comandante di un Reggimento, visto che  il nemico con un potente contrattacco aveva rioccupato un importantissimo punto poco prima conquistato e poi perduto da un nostro battaglione, accorreva prontamente sul posto, riordinando le proprie truppe, le

rianimava, incurante del violento tiro dell’artiglieria avversaria, postosi alla loro testa, con magnifico impeto, che decise irresistibilmente a trascinarle, metteva in precipitosa

fuga l’avversario. Prode fra i Prodi, cadeva colpito a morte,  chiudendo gloriosamente una vita che era stata tutto un continuo fulgido esempio di valore”.

Col del  Rosso28 gennaio 1918.

l’ottava medaglia d’oro individuale della Brigata “Sassari”

 

Assegnata al Capitano  Niccolai Eugenio da Pausala, Comandante di un battaglione: del 151° Fanteria:

“Con irresistibile slancio, alla testa della propria compagnia, s’impadroniva di un’importante posizione, facendovi numerosi prigionieri e catturando armi e munizioni. Assumeva quindi il comando di un battaglione, il cui comandante era stato ferito,  continuava nell’intelligente e ardita sua opera con unità di concezione e con appassionante valore.

 Ferito al viso e ad una gamba da schegge di granata a mano, incurante di se, non si allontanava, unico capitano superstite, dal suo posto di combattimento. Nei giorni successivi, sempre infaticabile ed imperterrito, validamente continuava a mantenere linee estremamente  esposte ai tiri avversari, infondendo con vibranti parole e fulgido esempio, fede e coraggio ai dipendenti.

Marciava, infine, ad un nuovo attacco, primo fra i primi raggiungendo nuove posizioni. Sulle quali, colpito ancora dal piombo nemico,  immolava gloriosamente la vita”.

Col del  Rosso  28/31 gennaio 1918.

Ancora qualche combattimento d’assestamento nel giorno 30 e la mattina del 31 gennaio i Tre Monti sono definitivamente ritornati in mani italiane.

Alla sera del 30, una volta conquistati  tutti gli obbiettivi, arriva l’elogio del Comandante del XXII Corpo d’Armata:

“ Alla Brigata Sassari, alla IV Brigata Bersaglieri, al V Bersaglieri, ai  reparti d’assalto 1°, 2°, 4° e 16° e al battaglione Alpini Bassano, mi è grato esprimere tutto il mio compiacimento per le magnifiche prove date nei giorni 28 e 29 corrente” .

Quella vittoria, particolarmente assaporata, era stata la prima di una battaglia offensiva per terra del regio esercito  dopo le ingloriose giornate di Caporetto.

Precedentemente, nella notte tra il nove e il dieci dicembre 1917, due MAS, sotto la guida di Luigi RIZZO, erano riusciti a penetrare nella rada di Trieste  ed avevano affondato la corazzata WIEN, mentre il 26 dicembre, durante una famosa battaglia aerea a Istrana (TV), erano stati abbattuti 12 velivoli austriaci senza alcuna perdita da parte italiana o inglese.

3 febbraio 1918La bandiera di Vincenza saluta la Brigata Sassari.

 

Vicenza aspetta i fanti per accoglierli trionfalmente dopo la Battaglia dei Tre Monti.

I fanti sono ridotti in uno stato pietoso, con le divise lacere e sporche di fango e del giallo dell’iprite, stanchi con le barbe lunghe e incolte.

Bisogna che si riassettino e indossino nuove uniformi, ma Vicenza è impaziente. Un treno parte da Marostica per Vicenza e in tutte le stazioni folle in tripudio acclamano al loro passare.

Solo a chi fu  presente a quella cerimonia era stato possibile  concepire il modo in cui tutta Vincenza accolse la brigata.

I migliori fiori dei giardini, i saluti più cordiali, i meravigliosi saluti delle donne furono riservati ai piccoli fanti sardi.

Ogni finestra aveva il tricolore ; nelle facciate un manifesto proclamava:

 

W la Brigata Sassari  –  W la Sardegna  –  W l’Italia

Ai soldati della Brigata di ferro

 date tutti i fiori dei nostri giardini.

Viva i salvatori di Vicenza.

Veniva fatto di tutto per riuscire a portare nelle case i sassarini.

Era impossibile rintracciare un vicentino che non avesse ospitato nella propria casa almeno un fante della Brigata.Gli umili fanti sono commossi,  quasi smarriti non riescono a concepire una simile  accoglienza per chi in definitiva non ha fatto altro che il proprio dovere.  164 caduti  –  740 feriti  –  67 dispersi

Alcuni aeroplani volteggiano in alto lasciando cadere dei volantini.

Vicenza ha preparato feste e banchetti; le case, i teatri, i cinematografi e i caffè rimangono aperti sino a tarda sera.

Chi aveva le possibilità  aveva ospitato anche quattro o cinque fanti  e non faceva che girare per la città dalla mattina alla sera, mettendo così in mostra la sua disponibilità   di garantire vitto e alloggio gratuito a un certo numero di ospiti.

Per i tavoli dei caffè, nelle osterie si sentiva:

 

“ Mighe n’ho uno  –  bravo ti,  mi  ghe n’ho  sie.

Caro ti mi ghe n’ho do soli, ma i ghauna  spazzola che vale per diese.

Non per nulla i  x’èsassarini puro sangue.I  x’è i megioputei che g’avemo, ciò”.

L’importanza del successo fu riconosciuta dall’eroe Di Monte Tomba, l’alsaziano generale Dilemann, comandante della 47° divisione francese, che il 31 gennaio 1918 indirizzava al generale Sanna la seguente lettera:

“Mio generale,  permettetemi di inviarvi le mie più calorose felicitazioni e quelle della mia Divisione per il brillante successo che voi avete riportato e di cui noi siamo particolarmente felici.E’uso quando noi non siamo più in linea di darci agli studi per mantenerci al corrente.

Quando, noi siamo scesi dal Tomba, io ho studiato per mia istruzione personale e di quella del mio Stato Maggiore la zona di Monte Val Bella, Col del Rosso, Col d’Echele.

Lo Stato Maggiore del vostro corpo d’armata ci ha dato tutte le informazioni; noi abbiamo eseguito per mezzo dei vostri aviatori delle fotografie; abbiamo osservato la linea e ci siamo potuti rendere conto delle grandi difficoltà che dovevano trovare le truppe che avrebbero attaccato quelle posizioni.

E’ dunque con tanta conoscenza di causa che oggi io vi dico Bravo! Bravo!

Grazie mio generale, l’espressione dei sentimenti più cordiali e più devoti di un vostro camerata d’armi del fronte italiano.  Lì 31 Gennaio 1918                       DILEMANN”

Da il libro “Il valore dei sardi in guerra” di Medardo Riccio.

Le Pall Mall Gazette, il Times, il Daily Mail e ancora  altri giornali rilevarono concordi  l’importanza dell’avanzata ad est dell’altipiano di Asiago.

Il giorno sette febbraio la Brigata è nuovamente a Vicenza, schierata in piazza in attesa del Gen. Diaz che arriva assieme al Comandante della 1° Armata Pecori Giraldi e passa in rassegna i reparti soffermandosi davanti a un gruppo di ufficiali e soldati feriti nell’ultimaazione. Costoro avevano voluto essere presenti a tutti i costi. La Brigata rimase a Vicenza fino alla fine di marzo per poi trasferirsi nei dintorni di Padova dove partecipò a numerose esercitazioni in attesa di ordine mentre gli ufficiali si recavano continuamente a visitare le linee sugli altipiani e lungo il Piave per sopralluoghi sui possibili terreni dove la Brigata avrebbe potuto essere coinvolta in futuri impegni operativi. 

7 Febbraio 1918.  Disse il Generale G. Zoppi:

“Questa vittoria valse a migliorare grandemente la situazione tattica delle nostre truppe sull’Altopiano ed ebbe alto valore morale.

Essa fu la prima vittoria dopo le infauste giornate di Caporetto e fu particolarmente dovuta alla tenacia di propositi per raggiungerla, ed all’elevato sentimento delle truppe, che le spinse valorosamente al disagio, al sacrificio, affrontati con ammirabile fermezza. “Ogni soldato che ha preso parte all’azione ha sentito di aver ben meritato dalla Patria, battendo il nemico, da noi così spesso battuto, che oscure contingenze avevano reso tracotante,ha sentito che il seme della riscossa è stato gettato, e che con la perseveranza della nostra opera, con la fermezza della fede nella nostra causa e con l’incrollabile decisione di vincere ad ogni costo, quel seme darà buoni frutti per la Patria”.

 

“Pareva quasi impossibile” – scrisse lo Schwarte nella sua opera ‘Der grosse Krieg’ La grande Guerra, redatta secondo il pensiero delle alte gerarchie militari degli Imperi Centrali – “che un Esercito il quale usciva  da una catastrofe immane come quella di Caporetto, avesse potuto riprendersi così rapidamente”.

 

“E’ la prima volta, dopo Caporetto, che gli italiani vincono. Ed è la “Sassari” che vince per se stessa e per gli altri. La gloria di Col del Rosso è stata ottenuta così, perché la vittoria era la più alta aspirazione di ogni singolo fante; perché il più umile e scalcagnato gregario della Brigata voleva quel giorno vincere, perché in tutti i sassarini indistintamente era radicata la ferma volontà non solo di resistere e di difendersi, ma di attaccare e di uscirne in pieno vincitori”.  Da Fanterie sarde all’ombra del Tricolore.

La Brigata rimase a Vicenza fino alla fine di marzo per poi trasferirsi nei dintorni di Padova dove partecipò a numerose esercitazioni in attesa di ordini.

 

5 risposte a “28 GENNAIO 1918, ALTIPIANO DI ASIAGO: LA BATTAGLIA DEI TRE MONTI”

  1. Buonasera, nell’elenco dei reparti che presero parte alla "battaglia dei Tre Monti" compare anche il I° battaglione del 45° reggimento Fanteria (br. Reggio). Posso chiedere qual è la fonte di tale informazione? A quanto ne so la Reggio in quel periodo si trovava a riposo nella pianura veneta prima a Mussolente poi nei pressi di Bolzano Vicentino, dopo aver prestato servizio in linea sul massiccio del Grappa. Inoltre non ho mai sentito di un suo impiego sull’Altopiano dei Sette Comuni né tanto meno di un affiancamento alla Sassari. Grazie per un’eventuale risposta.

    1. L’impiego del battaglione di marcia del 45° Reggimento è previsto dall’Ordine di operazione n. 1 del 19 gennaio 1918 inviato dal Comando del XXII Corpo d’Armata ai comandi in sottordine. Costituiva riserva a disposizione del Comando della Brigata Sassari.
      Paolo Volpato
      autore di “Vittoria ad ogni costo – Altopiano dei Sette Comuni 1917-1918 – Le battaglie dei Tre Monti”, Itinera Progetti Editore 2009

  2. La battaglia dei Tre Monti

    Alle nove e trenta inizia la riscossa che portò alla riconquista di Monte Val Bella, di Col del Rosso e di Col D’Echele sull’Altopiano Di Asiago. Tutti gli anni, a Sassari e a Cagliari viene commemorata questa battaglia, detta dei Tre Monti, e pertanto il 28 gennaio, in occasione di quella fausta ricorrenza, viene celebrata anche la festa della Brigata Sassari.
    Nel corso di quella battaglia, la 33° divisione, comandata dal generale Carlo Sanna, aveva quasi la stessa consistenza di un Corpo d’Armata e, oltre alle Brigate Bisagno e Liguria, comprendeva gruppi di Bersaglieri e d’Assaltatori, il 45° Fanteria Regio e la Brigata Sassari, che in Veneto, era ormai, conosciuta come la Brigata di Ferro. Sia la Brigata Sassari, che il 45° reggimento erano composti in maggioranza da combattenti sardi, per molti dei quali, il trovarsi assieme era come respirare l’aria della loro terra.
    E, c’era chi addirittura era convinto che la guerra si stesse combattendo laggiù, in quella Sardegna tanto lontana ed isolata dal mare. Per quell’incredibile ammassamento di sardi in grigioverde, che talvolta raggiungeva quasi la totalità, e per il loro comportamento in quella battaglia di fine gennaio, chiunque poteva, con una sola sbirciata, rendersi conto di quello che la Sardegna offriva alla guerra e in che modo lo stava offrendo. E ancora: Ecco cosa scrisse a sua moglie un soldato sardo: “Io non ebbi la fortuna di partecipare a questa battaglia, ma non fa niente; spero di prender parte al più presto a un’altra”.
    (Non dispongo al momento dei dati di provenienza di quanto sopra)
    A pagina 222 del libro BRIGATA SASSARI Note di Guerra di Giuseppe Tommasi (Ufficiale scrittore) si legge invece: Fu deciso pertanto di fare un operazione con lo scopo tattico di riconquistare Col del Rosso, Col d’Echele e Cima Valbella, per privare il nemico di ottimi osservatori e di punti di appoggio per eventuali azioni difensive future e dare a noi il dominio della Frenzella. E ne fu affidata l’esecuzione alla 33° Divisione comandata dal Generale Carlo Sanna, a quale disponeva della Brigata Sassari, del 5° Reggimento Bersaglieri, di un battaglione del 45° Fanteria di marcia, del 1°,2° e 4° battaglione d’assalto, di cinque compagnie mitragliatrici Fiat, con le truppe direttamente incaricate dell’azione e come riserva delle brigate Liguria e Bisagno e del 14° reggimento Bersaglieri.

  3. Alcune note sul Capitano Giuseppe Tommasi: Nato a Mogoro (OR), fu aiutante maggiore del Colonello Stanislao Mammucari, Comandantedel151°
    Giuseppe Tommasi, testimone diretto quindi, ci lascia uno dei migliori scritti sulle vicende che videro coinvolta, nel primo conflitto mondiale, la Brigata Sassari.
    Scritto in forma di diario il suo “Brigata Sassari – Note di guerra” è fonte di notevoli informazioni, sia sulle azioni militari che sugli uomini che quelle imprese furono chiamati ad intraprendere
    Si può leggere, integralmente, il libro di memorie di Giuseppe Tommasi al seguente indirizzo web, perché il testo digitalizzato è stato messo a disposizione dalla Regione Sardegna:
    http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4463&id=220465

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