COME IL VENTO CHE FORGIA LE COSE : L’OMAGGIO A GRAZIA DELEDDA NEL DOCUMENTARIO DI ALESSANDRA PERALTA CON NERIA DE GIOVANNI

di Antonio Maria Masia

Un breve intenso documentario dal titolo emblematico “Come il vento che forgia le cose”, prezioso per la fattura, il testo, la fotografia, i suoni e il commento. Penso, senza timore di essere “accusato” di partigianeria verso due carissime amiche, che questo sia fra i grandi e bellissimi omaggi a Grazia Deledda, nel 90simo della consegna (dicembre 1927) del Premio Nobel per la letteratura, certamente fra i più sinceri ed emozionanti fra i tantissimi resi, nell’anno in corso, alla memoria artistica della scrittrice nuorese. E che sia sincero e sentito lo si avverte immediatamente, perché genuinamente promana da due donne sarde, fortemente impegnate nell’arte e nell’attività culturale, e da lungo tempo innamorate di Cosima, quasi Grazia. 

Neria De Giovanni di Alghero e Alessandra Peralta di Ozieri, anche romane per elezione e lavoro. Neria, fin da bambina potrei dire, e non esagero, e non certo in quest’ultimo anno come per taluni, vive, respira, scrive, parla e racconta la sua Grazia. In tantissime occasioni attraverso più di 15 libri e saggi, fra i tanti da lei pubblicati. 
Nel video è la principale voce narrante, ed è lei che accompagna un gruppetto di giovani studentesse e studenti sui percorsi nuoresi della “Nobel”: la casa, la cucina, la camera da letto-studio, il cortile, il monte Ortobene, il monte per antonomasia, sacro ai nuoresi che sovrasta e benedice la città ai suoi piedi, i costumi, le tradizioni… E, come sempre, lo fa con poesia, grazia, cura e competenza. Nel viso dei giovani interlocutori è stato facile riconoscere l’accoglimento spontaneo di queste caratteristiche che si leggevano riflesse nei loro volti. 

Così anche loro, attraverso la scuola d’arte Francesco Ciusa di Nuoro e i suoi insegnanti che fanno da scenario attuale alla narrazione del documentario, manifestano e documentano con disegni, parole e brani la loro personale sintesi artistica e sentimentale verso il mondo di Grazia Deledda. C’è chi la disegna in modo da evidenziarne il carattere ribelle e anticonformista, quasi da eroina ante litteram dell’emancipazione femminile, come sottolinea Neria, c’è chi estrae, attingendo dal suo lungo percorso letterario, le frasi più significative, c’è chi la incarna in qualcuna delle sue protagoniste femminili: Anania, Noemi…. C’è, infine, chi affida ai rami delle “Canne “ al “vento” i propri pensieri e parole, ma anche i pensieri e le parole di Grazia. 

Alessandra, ormai forte delle sue precedenti esperienze da regista, firma, in maniera esemplare, questo piccolo prezioso documentario, ricco di efficacia, freschezza, immediatezza. Le scene si susseguono, e si alternano con maestria e leggerezza, fra passato e presente, ricordi e considerazioni, scuola e racconto, paesaggi e…frammenti… Come in Mamma Sanna (la vita della Beata Elisabetta Sanna di Codrongianos), come il documentario- scuola sulla Shoa dell’anno scorso e come sempre, Alessandra, dispensa nel suo impegno artistico emozione e partecipazione. Non sarebbe solo un mio pio desiderio, destinato a rimanere tale, aspettarsi in futuro, dal duo inedito Neria e Alessandra, “lavori” artistici di grande pregio e grazia (non Deledda) 
PS: un’avvertenza ai naviganti nell’oceano dell’web: chi non l’ha visto ancora, il documentario, (Speciale Rai Scuola “Come il vento che forgia le cose…” di Pietro De Gennaro, autore Alessandro Greco, produttore esecutivo Rosanna Stirone, a cura di Luigi Bertolo, riprese Claudio Castangia, montaggio Matteo Magonara, regia di Alessandra Peralta) lo faccia subito e si faccia accarezzare dal vento che forgia le cose.

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