DALLO SCHERMO TELEVISIVO ALLA SCRITTURA NARRATIVA: TONINO OPPES, ‘PARISTORIAS PITTORICHE’

Tonino Oppes nella foto scattata dal figlio Marco

di Manola Bacchis

Ampsicora.

Nella mente dei Sardi, e soprattutto dei cagliaritani, si crea subito un’unica immagine, inequivocabile, legata al mondo sportivo, e ancora di più al calcio, alla vincita dello scudetto, alla potenza strepitosa di Gigi Riva, ‘Rombo di Tuono’.

È lo stadio primordiale di Cagliari. È collocato a poca distanza dal Borgo di Sant’Elia, dal promontorio della Sella del Diavolo, dalle zone umide, dimore residenziali dei fenicotteri, sa genti arrubia!

Sia Ampsicora sia i fenicotteri ci suggeriscono qualcosa.

Se sfogliamo le pagine della vita del giornalista Tonino Oppes, volto noto della Televisione Regionale Sarda – in RAI esordisce giovanissimo, nel 1977 – caporedattore per quasi tredici anni, il nostro occhio non può non essere catturato dall’altro volto: Tonino Oppes scrittore.

E, forse, per entrare con delicatezza negli scritti di Tonino Oppes, occorre proprio partire da lui, da Ampsicora.

Un eroe sardo che ha un sogno: liberare la Sardegna.

È forte in Tonino Oppes il valore della libertà, e nel suo narrare, scritto o orale, lo ribadisce ripetutamente: “la conoscenza, avviene attraverso la comunicazione.”

Ecco che, con maestria e umiltà, dona alle sue narrazioni, la base elementare del saper comunicare: la semplicità.

Il sapersi mettere in relazione con chiunque è essenziale.

Così, un pezzo di Storia datato 215 a.C., verrà trattato con leggerezza in Ampsicora Eroe sardo (Condaghes) dal suo autore, Tonino Oppes, che, tra l’altro, ha avuto i suoi natali proprio in via Ampsicora, a Pozzomaggiore, paese di quasi tremila abitanti, nel Meilogu, nel Giudicato del Logudoro. Pur abitando adesso a centinaia di chilometri, in un altro Giudicato, quello di Cagliari, non dimentica le sue radici, anzi le mantiene vive e dedica La memoria ha il sapore di menta (Domus de Janas), con ricordi, fotografie di un tempo passato, aneddoti, proprio al suo paese natale. Una ricchezza, unica, che nasce dal cuore oltre che dalla mente.

C’è tanto amore per la Storia nei libri di Oppes.

Rimandi costanti, attenzione meticolosa, al territorio, all’ambiente, alla flora, alla fauna, alle opere prime di madre Natura e a quelle dell’uomo. Pare non sfugga nulla all’occhio di chi si nutre di conoscenza. Ascolta e, come se avesse tra le mani un pennello di un pittore, traccia dei segni. Che lasciano il segno!

La formazione universitaria prima, con Laurea in Scienze Politiche all’Università di Sassari, la passione per la storia, marcata fin da studente, e la voglia di recuperare il sapore antico e di non far cadere nell’oblio la memoria, faranno poi di un giornalista professionista uno scrittore abile nel trasmettere il senso della magia della narrazione, dell’ascolto, dei contos de foghile, delle paristorias che con accuratezza raccoglierà in Paristorias, miti e racconti della Sardegna (AM&D) ottenendo il Premio nazionale di letteratura per l’infanzia (promosso dal Comune di Olzai).

La piazza, luogo ideale per l’incontro tra le generazioni: anziani e giovani, bambini e famiglie, a rischio di smarrimento, come i piccoli paesi della Sardegna. La scuola è l’altra sede preferita da Oppes: tornerà tra i banchi, e la melodia del dialogo lo unirà ad alunni e docenti.

Si dimena, e come Ampsicora, sogna, e porta la propria voce ove gli è possibile, in primis nei suoi libri.

Lo fa fin dagli anni ’90in Planargia, Il Goceano, Molentargius, GutturuMannu (tutti ed. Edisar): volumi di spessore, rigoroso, dettagliati, nei testi come nelle didascalie, accompagnati da immagini fotografiche professionali,panoramiche, guide verso la bellezza della Sardegna.

La capacità di unire la ‘matrice da giornalista’, che trae dalla sintesi l’essenza della ricerca per ripartire sempre da quest’ultima, e il desiderio di trasmettere valori ambientalisti ai ragazzi si tramuta, o è all’origine, in racconti proprio dedicati a loro, ai ragazzi, ai bambini. Un impegno costante, ardito, e sentito in Oppes.

Nascono, così, i suoi racconti.

Dapprima, nel 1995, La Leggenda della gente rossa (Ed. Il Castello), che raccoglie una serie di storie fantastiche, dove gli animali sono i protagonisti, la Sardegna è la loro dimora, e l’uomo ne è parte. Il rosa nella danza dei fenicotteri è solo uno dei colori di una tavolozza ricca e vivace che emerge dalle pagine dell’opera. Colori che ritroviamo anche negli altri libri, sempre dedicati ai bambini e ai ragazzi, ma scritti per tutti.

La sua scrittura non è mai in solitudine.

La memoria, che travasa dalla bisaccia dei ricordi, è la principale compagna e musa, ma altre volte è la scrittrice Rossana Copez. È con lei che scriverà Tutti buoni arriva mommotti (Condaghes) e Pietre da Fiaba (Delfino Editore).

La casa della civetta (Condaghes) riproporrà storie de La leggenda della gente rossa e altri inediti. In particolare, si coglie l’assonanza e la comunione con il grande artista di Banari, Giuseppe Carta: la civetta è l’anima sapiente, saggia, misteriosa e notturna proprio del palazzo Tonca, antica dimora nobiliare in trachite rossa. Sede di mostre del pittore/scultore banarese, e fonte ispiratrice per Oppes, autore proprio di un’opera dedicata ad egli: Le magie di palazzo Tonca (Delfino Editore). È qui che si unisce la descrizione scrupolosa della luce dei dipinti di Carta e del filo della memoria. Anche qui, è lei la protagonista, la memoria.

Come lo è ne Il ballo con le janas (Domus de Janas). Libro da cui traspare la delicatezza nell’affrontare tanti temi, ma uno in particolare emerge: la paura della perdita, della memoria, del passato. L’effimero è dietro l’angolo. I valori dei miti, delle leggende non devono rischiare la caduta nel vortice di un non ritorno. E, solo il ri-cordo, che vive nel cuore, può essere la panacea per l’eternità di luoghi, persone, che sono storia, e pertanto sono attualità in ogni pezzo della nostra esistenza. Non stupisce, dunque, ritrovare il luogo degli anni della sua infanzia, che preserva con sensibilità, la sua Pozzomaggiore. L’ardia di san Costantino, il rito della corsa, il bene e il male, la festa, il suono delle launeddas, i cavalli, la corsa, e poi… loro, le janas. Creature minute, deliziose e bellissime, incantatrici, custodi di segreti, evocatrici e portatrici di una missiva importante, “far volare sulle loro ali i racconti dell’infanzia”, l’unica salvezza per mantenere eterno il valore della memoria. Prima nelle mani del narratore, di solito il vecchio del paese, accattivante, che teneva vivo il focolare della comunità. Oggi in uno stato di agonia, lenta, si rischia la perdita delle radici, di chi siamo e siamo stati.

Tonino Oppes è autore non solo di monografie,ma persino di articoli in riviste con cadenza annuale (Almanacco di Cagliari) e bimestrale (Lacanas, Domus de Janas); di contributi narrativi vari (I Sette Fratelli; Adotta mostri; Padri di Pietra; Il volto nell’anima del Ritratto; Back to Sardinia, sulle tracce di Lawrence; L’ultimo leccio…); di prefazioni in saggi d’arte e di letteratura (è degno di nota Meloniski da Villacidro, Surrealismo Fiabesco, ad esempio); e, ancora, curatore, per anni, della rubrica televisiva Lèggere su RAI3 Regionale Sardegna, dedicata ad autori e libri sardi.

Diversi i premi, per la narrativa, per il giornalismo e la cultura: menzionati più dalle fonti giornalistiche che da lui, semplice, umile, capace di trasformare le parole in immagini, desideri, appaganti, e possibili.

La sua narrazione è un viaggio, nel presente con il tepore del passato,rivolto al futuro. Nel bagaglio, con sé, l’immancabile,ed essenziale, taccuino con biro, per fissare quell’infinità di piccole storie, individuali, patrimonio culturale della comunità.

Se dovessi definire Tonino Oppes mi viene in mente, di getto, una parola: Arte.

Quegli spicchi d’arte – in cui riserva spazio ad artisti Sardi, nella rivista bilingue Lacanas – sono la voce palese connaturata del suo scrivere: la penna si tramuta, sono setole delicate che ornano uomini e donne, noti o meno; stesso spirito nel presenziare come relatore, o, ancora, quando percorre il sentiero dell’anima

Perché lui sa, bene, che l’ombra è il proiettarsi di un’anima, con talento, capacità espressiva, con la voglia di lasciare un’impronta. Perché, se è vero che “Passavamo leggeri sulla terra”, è ancor più vero che “non stiamo al mondo soltanto perché c’è posto”, e basta il profumo di una caramella alla menta per librarsi leggeri,come una jana, nel Tempo, senza Limiti.

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