A PASSO DI LUMACA: ORIGINARIO DI CARBONIA, FRANCESCO SABA COSTRUISCE IL SUO RIENTRO IN SARDEGNA

ph: Francesco Saba

di Alessandro Carta

Da dodici anni in giro per l’Europa, come trasfertista nel settore elettrico. In tutto questo tempo ha mantenuto strette le sue radici sarde e ha consolidato il desiderio e l’obiettivo di rientrare nel suo natio Sulcis. Non c’è ancora riuscito, perché continua a girare l’Europa dove la sua preziosa professionalità lo tiene impegnato. Però ha già creato le basi per evitare di andare ad ingrossare, una volta rientrato in Sardegna, la  fila dei giovani disoccupati che nel territorio sud occidentale dell’Isola costituiscono la più umiliante realtà giovanile.

Francesco Saba, che ha appena compiuto 39 anni, la pensa diversamente. In quel di Is Serafinis, compreso tra Cortoghiana e Carbonia, ha messo insieme circa due ettari di terreno agricolo e viha impiantato, ex novo, un’azienda che si interessa di elicicoltura, cui in seguito affiancherà allevamenti suinicolo e ovicaprino. Al momento, mettendo insieme la sua concretezza operativa, Francesco Saba ha avviato, con i primi risultati più che positivi, l’allevamento di lumache concentrandosi sulle “helix aspersa”, “rigatelle” e le ben note “tapparas”.

“Attualmente, ha spiegato il neofita imprenditore agricolo durante un breve periodo di ferie ferragostane a Cortoghiana, ho dedicato a questo settore poco più di mezzo ettaro di spazio che ho suddiviso in tre settori. Complessivamente, ho seminato circa mille chili di lumache riproduttrici che hanno cominciato a dare apprezzabili risultati in grado di farmi rientrare dall’investimento iniziale nel giro di due anni, malgrado le avversità incontrate per siccità e vento africano che hanno impedito la regolare crescita dell’erba di cui si nutrono le nostre lumache”.

Quando Francesco Saba parla di erba destinata alle lumache, che vengono allevate rigorosamente in stato biologico, si riferisce unicamente a trifoglio e lattughe seminate nei campi in cui crescono e si riproducono le chiocciole. Ad esse si aggiungono i semi di girasole cui è stato dedicato spazio per la semina.

Due sono i cicli di questi animaletti: uno invernale e l’altro estivo. La loro fase di raccolta segue il deposito delle uova dalle quali nascono le lumachine, oppure vengono confezionate per realizzare il caviale di lumaca. Assieme alle bave, preziose in cosmesi e altri trattamenti, il caviale costituisce un importante valore aggiunto per chi opera nel settore. Noi, pur avendo appena iniziato le produzioni, stiamo già fornendo le bave di lumaca ad un operatore delle Campania che le lavora per nostro conto, mentre abbiamo già avuto contatti con importanti imprenditori della Puglia per le fornitura di caviale di lumaca cui ci dedicheremo nell’immediato futuro”.

Il che significa che la lumaca non è solo prodotto commestibile per gustosi piatti o sagre, ma anche elemento destinato alla cosmesi e alla ricercatezza culinaria come il caviale.

Il prodotto venduto dalla mia azienda, ha precisato Francesco Saba, non solo ha la garanzia della biologicità, ma nasce e si riproduce con tutti i crismi di legge e nel rispetto della norme sanitarie. Prima di uscire dalla mia impresa agricola di Is Serafinis, il prodotto passa nella sala di “spurgo” e ogni confezione viene accompagnata dall’etichetta sulla quale sono riportati il nome della impresa, l’indirizzo e partita Iva, il numero sanitario, il tipo di prodotto e il lotto di produzione con l’origine, ovviamente italiana”.

“Le nostre produzioni, ha aggiunto Francesco Saba, vengono seguite attualmente a livello familiare, perché siamo solo all’inizio della produzioni, ed inoltre intendiamo seguire standard di produzione che vanno a garanzia della qualità. Ci rendiamo conto che le cosiddette “tapparas” hanno un costo superiore alle altre, ma come in ogni altro settore le squisitezze, come i crostacei tra i prodotti ittici, hanno una loro nicchia. Possiamo, però, garantire che anche “helix aspersa” e “rigatelle” finiscono per allietare i palati più esigenti, sia per la garanzia del prodotto che per il sapore del tutto sardo, senza nulla togliere a quanto arriva dal Nord Africa o dall’Est Europeo di cui, tuttavia, non si conoscono luogo di raccolta e condizioni ambientali.”

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