“AVREI VOLUTO FARE DI PIU’. QUINTO POSTO POSITIVO. TORNERO’ PRESTO”. TOUR DE FRANCE, GLI APPLAUSI PER FABIO ARU


«Avrei voluto fare di più in questo Tour de France, so che era possibile. Ma sono comunque contento del quinto posto. Ho chiuso ad appena 45 secondi dal podio e devo ringraziare la bronchite, quindi per me è un buon risultato. Inoltre, ho vinto una tappa importante e questa vittoria, la mia prima al Tour, la ricorderò per tutta la vita. E’ stato un gran giorno. E ho vissuto emozioni fantastiche emozioni indossando la maglia gialla. Ringrazio la mia squadra. Infine, congratulazioni a chi è salito sul podio. Io voglio tornarci presto, e la prossima volta voglio fare qualcosa di ancora più grande».

Monsieur Fabiò Arù ha conquistato Parigi e la Francia. Non quella dei giornali e degli esperti, che anzi sin dal primo giorno hanno snobbato e non poco il sardo, ma quella che la corsa più importante al mondo la vivono sulle strade, e che dal bordo delle strade hanno applaudito il campione d’Italia. Accolto da un boato all’ingresso al Velodrome di Marsiglia, sabato nell’ultima effettiva tappa, quella che di fatto ha costruito la classifica finale e il quinto posto del Cavaliere dei Quattro Mori.

Un applauso convinto, tributato all’unico degli oltre duecento partiti che abbia avuto il coraggio, la sfrontatezza, la fantasia e insieme la capacità di attaccare sua maestà Chris Froome, uno che ai francesi non sta particolarmente simpatico. Anzi. E che nel giorno nel quale ha conquistato la quarta corona di re di Francia ha avuto parole di elogio proprio per lui: «Aru mi ha messo in grossa difficoltà –, ha detto l’inglese, a Peyragudes ho veramente pensato di perdere il Tiur. Lo vedremo molte volte davanti, in futuro».

Visto, e timbrato. Per un bilancio più che positivo per la seconda esperienza oltralpe per lo scalatore di Villacidro. La stagione di Aru doveva essere incentrata sul Giro, invece l’infortunio al ginocchio in allenamento lo ha forzatamente estromesso dalla corsa rosa, che partiva proprio dalla sua Sardegna. L’assurda morte dell’amico e compagno Michele Scarponi è stato un ulteriore colpo, ma lui ha reagito da campione e si è messo sotto, facendosi trovare prontissimo a fine giugno per il campionato italiano, che ha dominato. La maglia tricolore gli ha garantito ulteriore forza e il Tour è diventato uno stimolante ripiego, oltre che una riprova e una rivincita dopo lo scivolone nella penultima tappa del 2016, da sesto a tredicesimo. Si è presentato a Dusseldorf carico, 12 chilometri a cronometro corsi senza subire grandi distacchi. Era in salita che doveva attaccare, e lo ha fatto. Ma da solo, troppo spesso e troppo solo.

Prima Dario Cataldo e poi Jacob Fuglsang si sono dovuti arrendere. Caduti, erano i due che avrebbero dovuto scortare Aru in salita, aiutarlo. Soprattutto Fuglsang, inizialmente capitano insieme al Cavaliere dei Quattro Mori, che ha meritato la fascia di leader unico con l’attacco sulla Planche des belles filles, dove ha conquistato tappa e maglia a pois di miglior scalatore, dove soprattutto ha cominciato a far vacillare le certezze di Froome e del suo squadrone.

Il sardo quando scatta fa male, in salita. E lui ci ha riprovato perché solo così poteva sperare di mettere in crisi il tricampione. Lo ha fatto ancora sulla salita di Peyragudes, e Froome è rimasto indietro. Conta poco che Bardet ne abbia approfittato per prendersi la tappa, il gesto di coraggio e di forza era stato di Aru, che come premio si è dipinto di giallo. Poi la corsa si è allungata, sono arrivate la bronchite e gli antibiotici mentre lui rimaneva sempre più solo, e nonostante gli acciacchi e nonostante fosse un one man band non si è mai arreso, trovando lungo le strade delle Alpi sempre più striscioni dedicati a lui, sempre più bandiere dei Quattro mori e sempre più applausi. Fino a Parigi. Dove è arrivato con una certezza: tornare al Tour e tornarci al più presto, con una squadra che riesca ad appoggiarlo, ancora più forte perché ancora più convinto delle sue potenzialità.

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