LO SBARCO NEL SULCIS E LE REGOLE DEL MINISTERO DELL'INTERNO PER DELINQUERE LIBERAMENTE: “MI CHIAMO MOHAMED E MI SERVE UN FOGLIO DI VIA”


di Mauro Pili

Si chiamano tutti Mohamed, o giù di lì. Qualcuno azzarda il nome, Aziz. Nati tutti in Algeria, o quasi. Lo dichiarano loro e nessuno può sostenere il contrario. Possono essere chiunque. Terroristi, turisti o disperati. Arrivano asciutti e zainetto in spalla, equipaggiati di tutto punto per lo sbarco sardo. 200 chilometri, secondo loro, in mare aperto, secondo altri dentro navi sponda che li lasciano a poche miglia dalla riva, direzione Porto Pino o direttamente Teulada, nelle sicure calette della base militare. Gli ultimi sbarcati sono anche i primi del 2017. In 46 hanno iniziato il nuovo anno in Sardegna, sbarcati a cala sapone, nell’isola di Sant’Antioco, e Porto Pino a due passi dalle vietate spiagge di Teulada. Uno di loro era stato foto segnalato ad agosto scorso, a Taranto. Giusto il tempo di un foglio di via, un pò di tempo a libera scelta in Italia a delinquere e poi di nuovo in Algeria, magari con il rimpatrio pagato dallo Stato. Non c’ha messo troppo tempo a ritornare. Appena scoccata la mezzanotte del 31 stava già pianificando la nuova attraversata. La domanda è elementare: per quale motivo tornare in un luogo dove si era stati già espulsi 4 mesi fa e sopratutto con un mezzo ancora una volta rischioso come un barchino, per giunta in pieno inverno? Non era convincente il foglio di via? O è stato piacevole attraversare il Mediterraneo a bordo di una barchetta giocattolo? Niente di tutto ciò, evidentemente. Questo signore, di buona e sana costituzione non fugge da nessuna guerra: arriva qui per delinquere e prendersi gioco delle stesse regole cialtronesche dello stato italiano. Sbarca, delinque, foglio di via e libertà di movimento assoluta. Con quel foglio di via può prendere qualsiasi mezzo dalla Sardegna per andare dove vuole, per disperdersi nei meandri della criminalità sporadica o organizzata. Nessuno sa niente di quello che farà: foglio di via a piede libero. Un sistema colabrodo, dove ci passa di tutto, senza alcun controllo. Il caso Cagliari è emblematico. Ritornato per un foglio di via, l’ennesimo. Polizia, carabinieri e militari in trincea, nelle strade sbarrate da cemento e mezzi blindati e poi un tappeto rosso per questi delinquenti a viso scoperto. Come è possibile che in un anno sulla tratta tra Algeria e Sulcis ci siano stati 1000 sbarchi non intercettati se non a terra? Qual è la reale capacità di monitoraggio delle coste e quindi dei confini? Nessuna. Si entra e si esce come si vuole. In attesa di quel foglio di via per incrementare il bacino di delinquenza che finirà prima o poi per prendere il sopravvento. Si sta alimentando un serbatoio di spaccio, prostituzione e criminalità e nessuno dice niente. Chi parla viene tacciato di razzismo. In realtà i veri razzisti sono proprio coloro che vogliono inquinare la vera accoglienza, quella realmente solidale, non quella che fa affari e sfrutta questo sistema fuori controllo. Razzisti sono coloro che pensano di fare una sostituzione etnica, coloro che pensano di ripopolare paesi a suon di migranti accatastati in tuguri spacciati per residenze! Attenzione! Le forze dell’ordine lo continuano a dire, ormai nemmeno sottovoce: si sta giocando con il fuoco! L’assenza e la complicità delle istituzioni, di una regione sempre più latitante e prona al governo di Roma, è la più evidente rappresentazione di un paese allo sbando, dedito al malcostume e al malaffare. Occorre denunciare, farsi sentire. Se tutto resta nel silenzio di Stato, loro andranno avanti. Mohamed potrà continuare a fare quello che vuole e niente lo potrà fermare. Denunciare, reagire, è un dovere morale!

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