L’OPERA LIRICA “I SHARDANA” A ROMA CON L’ASSOCIAZIONE “IL GREMIO”: LA FORZA E LA MAGIA DELLA MUSICA DI ENNIO PORRINO


di Neria De Giovanni

Viareggio ha Torre del Lago con  Puccini, Busseto ha Verdi e tutta a Sardegna ha Porrino. Ma i primi due musicisti sono diventati una risorsa mondiale per i loro luoghi di nascita e di origine, mentre Porrino sembra quasi ignorato dalla Sardegna che finora non è riuscita a valorizzarne appieno il genio, a “sfruttarne” nel senso migliore la fama e il meritato successo mondiale.

Pensavo a questo qualche tempo fa assistendo alla proiezione dell’opera lirica di Ennio Porrino “I Shardana” nella sala Italia della Casa delle Regioni a Roma, per iniziativa e organizzazione del Gremio dei sardi.

Il foltissimo pubblico era come me rapito sulle note di quella rappresentazione, dimenticando che assistevamo ad una registrazione fatta nel teatro Lirico di Cagliari e non comodamente seduti sulle poltrone del teatro stesso. La magia, la malìa che la musica di Porrino producevano in noi, erano talmente forti da estraniarci dalla seppure accogliente sala Italia e proiettarci completamente nella vicenda che i cantanti lirici sapevano così bene interpretare. La moglie e la figlia del grande compositore hanno potuto constatare ancora una volta come grande sia l’emozione che l’opera fa nascere negli spettatori, rimarchevole è dunque il loro lavoro a  riproposta de  “I Shardana” all’attenzione del pubblico. Ma chi era Ennio Porrino? Nato a Cagliari nel 1910 , morì a Roma nel 1959. Compose musica sinfonica, operistica e cameristica. Diplomatosi al Conservatorio di Santa Cecilia, nel 1934 venne eseguito il poema sinfonico Sardegna, la sua opera più famosa. Nel  1951 divenne professore ordinario di composizione presso il Conservatorio di Roma, dal 1956 direttore del Conservatorio Pierluigi da Palestrina di Cagliari. Membro dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma e dell’ Accademia Nazionale Luigi Cherubini di Firenze, fu anche direttore del’Orchestra RAI A.Scarlatti di Napoli e dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice di Venezia. Fu tra i fondatori dell’Associazione “Il Gremio” dei sardi di Roma, come giustamente ricordato nel volume “Il Gremio” (Nemapress, 2015) a firma di Antonio Maria Masia, presidente dell’Associazione.
Sono molti i critici che segnalano Ennio Porrino tra i più importanti compositori italiani,  e l’enciclopedia musicale tedesca Musik in Geschichte und Gegenwart ricorda che l’opera I Shardana venne acclamata dalla critica come la più importante in Italia dal dopoguerra.

Composto tra gli anni 1940 e 1950, I Shardana , il popolo dei Nuraghi, è un dramma lirico di tre atti con testo e musica di Ennio Porrino, cosa non certo usuale né facile. Il maestro voleva con questa opera cantare la sua Sardegna mo non in maniera stereotipata, bensì in forma mitica e simbolica. Racconta la vicenda del popolo dei Nuraghi, i sardi, che si difendono dall’aggressione del popolo del mare. La storia sociale si intreccia con quella personale: infatti Gonnario, il re dei sardi, degli Shardana,  ha due figli, Torbeno e Orzocco, Torbeno si innamora di Berbera Jonia, del popolo nemico che o seduce e lo porta a tradire. Il dramma finisce con la vittoria dei sardi che ricacciano gli invasori e la terra dei Nuraghi torna libera ma non senza dolore. Infatti il re dei sardi è costretto a vedere la condanna a morte del figlio traditore. Gonnario in ultimo cede il comando a Norbace, il capo guerriero che ha vinto sul mare i nemici. Dopo l’accorata e poetica ninna nanna funebre cantata dalla Regina, madre dell’ucciso, il dramma si chiude con la medesima scena dell’apertura.

L’opera è andata in scena per la prima volta al teatro San Carlo di Napoli il 21 marzo 1959. Nel 2013 in forma completa al Teatro Lirico di Cagliari con la regia di Davide Livermore. Ed è proprio con la ripresa in DVD da parte della Dynamic di questa messa in scena cagliaritana, che ho potuto goderne la rappresentazione al Gremio di Roma.
Non è facile riassumere il contenuto di quest’opera che ha lasciato tutti senza parole: perché applaudiamo , e conosciamo benissimo, l’entrata trionfale nell’Aida di Verdi, e spesso dimostriamo di non apprezzare la coralità del popolo sardo alla difesa della propria terra de I Shardana?

Così commenta Antonio Maria Masia, presidente del Gremio dei sardi di Roma: “Come Grazia Deledda con i suoi romanzi, come Marcello Serra con il suo Sardegna quasi un Continente ( e mii piace ricordare che per  l’edizione televisiva di “Canne al Vento” e del  documentario “Sardegna quasi un Continente” sono stati utilizzate a commento le  musiche  dal Maestro Porrino) anche il grande musicista ha saputo e voluto da grande  artista qual’era  raccontare il mito, il mondo della civiltà  nuragica.
Così pure altri grandi che fanno parte imprescindibile del Pantheon sardo,  Antonio Gramsci, Emilio Lussu, Salvatore Satta, Sebastiano Satta, Enrico Berlinguer, Maria Carta… hanno da par loro dato nuova linfa alle radici, nelle quali ci riconosciamo, anche in contrasto netto con chi vorrebbe relegare tali sentimenti a livello di anticaglie ormai superate da non ben precisate fumose identità plurime, liquide e quant’altro.
Noi rimanendo ben piantati nell’humus,  vero e non inventato,  del mondo nuragico e della nostra specificità, mai con atteggiamenti di vanagloria e  arroganza, ma fieri di confrontarsi con le altre identità che ci accolgono, godiamo della musica di Ennio Porrino, auspicando che i Sardi a livello di artisti, di scuole e di Istituzioni  si ricordino che Ennio Porrino non è solo qualche via o piazza di qualche comune della Sardegna, ma è piuttosto una ricchezza inestimabile  a cui attingere e da valorizzare.”

Sono totalmente d’accordo con il Presidente Masia quando sostiene che sbagliano in Sardegna coloro che trascurano o addirittura ignorano chi sia stato e qual è il significato della componente musicale sarda di Ennio Porrino.

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