LA FONTE DI SANTA LUCIA A BONORVA: MASARU EMOTO E LA MEMORIA DELLE ACQUE SACRE


di Claudia Zedda

Ci sono articoli difficili da scrivere, ci sono articoli che non sai se devono essere scritti. Questo è uno di quelli e fa capo ad un brevissimo viaggio organizzato esattamente un anno fa. Parla di acqua, di desolate piane di vegetazione secca e pietre scure scavate dagli uomini, parla di by Advertise” href=”#4772680″> energia e di memoria.

Non volevo scriverlo, non dovevo scriverlo. Poi il mese scorso ho fatto la conoscenza di due persone diverse, in ambiti completamente diversi.

“Conosci Masaru Emoto?” mi hanno chiesto entrambi. E sì, lo conosco perché esattamente un anno fa, a Bonorva me ne ha parlato Miryam e per me è stata una rivelazione.

Ero nello stabilimento delle by Advertise” href=”#14848692″> acque minerali Santa Lucia, ma la storia è cominciata qualche mese prima, davanti ad un libro.

Quel libro parlava di storia e di archeologia sarda, di acqua e fonti sacre. Non lo so nemmeno io come mi è capitato fra le mani, è successo e tant’è. Si parlava di una fonte, Sa Funtana Sansa, sacra, primitiva della quale io non avevo mai sentito parlare, in località Bonorva, a pochi chilometri da Bono, dove ho una piccola casa per le by Advertise” href=”#55650275″> vacanze. Non ho resistito. Taramelli agli inizi del novecento la descrive una fonte assai nota in Sardegna, usata per cure salutari, in prossimità della quale si è rinvenuto, e qui viene il bello, “un recinto di 25 metri di diametro, con un muro di 4, 5 metri di spessore all’interno del quale sgorgano fonti magiche, usate nel solenne tribunale nazionale per il giudizio di Dio”. Dubbi a parte sul giudizio di Dio, sono rimasta letteralmente a bocca aperta. Ho iniziato a cercare sui libri, online, a domandare a destra e a manca e ho scoperto che Sa Funtana Sansa è più comunemente detta Funtana ‘e Santa Lughia, che poi sarebbe Fontana di Santa Lucia. I poteri terapeutici delle acque sono stati attribuiti localmente all’intercessione della Santa che guarda caso, poco distante dalla Fonte ha pure una piccola chiesa campestre.

Alla fine della mia ricerca ho scoperto che La Fontana di Santa Lucia è la stessa dalla quale si imbottiglia l’acqua Santa Lucia, una delle più note e buone di Sardegna, ma non ho trovato nemmeno un’immagine del recinto sacro che ho immaginato subito similare a quello di Romanzesu a Bitti.

Mi sentivo uno strano incrocio fra Lara Croft e la più anzianotta e sagace Jessica Flatcher. Quando ho capito che non sarei arrivata a molto leggendo libri e post online ho capito: l’unica cosa che mi restava da fare era contattare l’azienda Santa Lucia.

Ok, l’ho fatto. Al massimo non rispondono, mi sono detta, e via su “Spedisci”.

E invece no: in giornata ho avuto un contatto, un appuntamento e alcune risposte.

Niente da fare, recinto e terme romane che intorno gli sono state costruite (evidentemente non solo il popolo nuragico sapeva del potenziale di quelle acque), non sono più visitabili. Il primo dovrebbe essere ancora esistente ma interrato, le terme in parte distrutte ed in parte sotto terra.

Sono rimasta delusa, ma a questo punto entra in gioco Masaru Emoto che fino ad allora non avevo mai sentito nominare.

Si tratta di uno scienziato e saggista giapponese morto pochi anni fa che passerà alla storia per i suoi studi sulla “Memoria dell’Acqua”. Queste due parole vicine sono già di per sé evocative, ma aspetta: senti qui. Masaru Emoto era sicuro che l’acqua avesse una memoria, cosa della quale non dubitavano nemmeno le nostre madri, le nostre guaritrici, ma soprattutto era certo che esistesse una relazione fra i pensieri / comportamenti umani e l’acqua. Insomma, per farla facile in base a come tratti l’acqua lei dovrebbe reagire. Per dare concretezza al suo pensiero, rendendolo il più scientifico possibile Masaru Emoto ha fotografato migliaia di cristalli d’acqua, stabilendo che questi assumono una forma simmetrica e armonica o disarmonica e caotica in base all’energia della stessa. Acque inquinate presentano cristalli disarmonici, acque non inquinate esposte a suoni armonici (voce, canto, parola), trattate con amore, le cui bottiglie sono etichettate con parole di spessore, presentano invece cristalli simmetrici, belli, armonici, tutti da guardare. E l’acqua di Santa Lucia? Chi gestisce oggi l’azienda, consapevole del passato di queste acque che localmente e a lungo sono state utilizzate per guarire dermatiti, ferite, anemia, inappetenza, e molte malattie oculari, ha deciso di osservare l’acqua più da vicino di quanto fino ad ora non sia stato fatto. Ha deciso di osservarne i cristalli.

Io ho avuto la fortuna di osservarne le foto. Sono uno spettacolo. L’azienda che ha condotto le analisi cristallografiche e un team di specialisti hanno definito l’acqua di Bonorva dotata di livelli energetici altissimi, tanto che l’acqua è stata definita Sacra, senza ombra di dubbio.

Ora ti starai chiedendo cosa diavolo si possa intendere per sacra. Me lo sono chiesto anche io.

E’ sacra visti i livelli energetici altissimi, secondo gli studi da imputare ad antiche frequentazioni a carattere rituale, distanti da noi millenni, ma che evidentemente l’acqua non ha dimenticato.

“Abbiamo cercato di dare un valore scientifico a quello che noi sappiamo da sempre, le nostre acque sono terapeutiche, fanno bene al corpo e alla mente”, mi è stato raccontato.

Io quelle acque le ho assaggiate, sia imbottigliate sia dal rubinetto di quella fontanella che ancora oggi eroga gratuitamente acqua naturalmente frizzante. Te lo dico sinceramente: non c’era necessità di alcuna conferma per capire che quell’acqua è Sacra e benevola.

Masaru Emoto sperimentò che scrivendo sulle bottiglie d’acqua la parola amore o gratitudine questa presentava cristalli bellissimi e lucenti, lo stesso cristallo che trovi nel fondo delle bottiglie Santa Lucia. Un simbolo che parla più delle parole.

Ho salutato Miryam, Amministratrice dell’azienda che mi ha gentilmente ospitato con una bella stretta di mano.

“Se mai un giorno il recinto fosse visitabile, chiamami.”.

E aspetto ancora quella chiamata. Non ho dubbi che un giorno arriverà.

Intanto tutte le volte che passo a Bonorva è inevitabile accostare e riempire una bottiglia di quell’acqua che è sacra, buona, sarda.

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