A CENT’ANNI DALLA NASCITA DI UN MITO DELL’INDIPENDENTISMO SARDO, SASSARI RICORDA LA FIGURA DI ANTONIO SIMON MOSSA


di Maria Vittoria Dettoto

Si è svolto a Sassari un’interessante convegno sulla figura dell’architetto ed indipendentista sardo Antonio Simon Mossa. Organizzato grazie alla collaborazione tra il Partito Sardo d’Azione ed il Comune di Sassari, ha visto la partecipazione di esponenti delle istituzioni quali il Presidente del consiglio regionale della Regione Sardegna Gianfranco Ganau, del Sindaco di Sassari Nicola Sanna, del presidente  del Psd’Az Columbu e del segretario nazionale del Psd’Az Christian Solinas.

Tra i relatori Manlio Brigaglia, Gibi Puggioni,Joan Ellies Adell Pirarch responsabile del governo catalano ad Alghero, Claudia Soggiu de l’Alguer, Bachisio Bandinu già direttore de l’Unione Sarda, gli architetti Andrea Faedda e Mariangela Sai, Federico Francioni, Paolo  Piquereddu direttore dell’Istituto Superiore Etnografico, il sociologo Cubeddu e Zampa Marras amico intimo di Mossa che ne ha tracciato un toccante ricordo. 
Ad aprire il convegno un mini concerto del gruppo Charlsech Ensemble ha allietato col suono di arpe e flauti i presenti e ad inizio seconda parte è stato proiettato il documentario di Laura Piras “Tutto per la causa”.

I figli di Simon Mossa hanno salutato il pubblico e sono stati premiati dal Segretario Solinas.

Il convegno è stato certamente di altissimo livello.

Tutti i relatori hanno convenuto sulla necessità che la Sardegna ed i suoi rappresentanti delle frange indipendentiste, si aprano alle esperienze degli altri paesi nei quali sono stati raggiunti importanti risulta in termini di autonomia ed indipendenza, a partire proprio dalla Catalogna.

“Abbiamo bisogno di una Sardegna che sappia stare al mondo che la circonda”, afferma Sanna.

“Dobbiamo lanciare un messaggio che inviti i sardi ad avere fiducia in loro stessi. Un invito alla fratellanza. A cogliere le sfide che come popolo siamo chiamati ad affrontare”, afferma Ganau.

Il catalano Pirarch ricorda come grazie a Mossa fu possibile il Retrovamento, l’incontro nel 1960 tra catalani ed algheresi. “Mentre il nostro presidente era in galera, Mossa venne a visitarlo e portò la solidarietà dei sardi al popolo catalano. La Sardegna è sempre stata con noi”.

Columbu giudica l’incontro su Mossa a Sassari “importante e necessario” in un momento in cui il percorso da seguire per i sardisti non può non tener conto delle sofferenze della Sardegna. 

Ricorda quando negli anni ’70 Mossa inviò una lettera a suo padre nella quale c’era scritto che “pur adoperandoci per le cause, nella nostra vita non conosceremo vittorie”.

“Questa affermazione di Mossa volta al bene comune” sostiene Columbu,”mi pare importante perché la vittoria prospettata da Simon oggi potrebbe essere molto vicina. Dobbiamo essere pronti a dare risposte e speranze.
L’idea di Simon Mossa è quella di adoperarsi ed aspirare all’indipendenza attraverso la libertà. Le nostre battaglie in Sardegna non possono prescindere da quelle portate avanti per l’indipendenza in altre parti del mondo, altrimenti cadremmo in una visione miope del sardismo che non è desiderabile”.

Brigaglia ripercorre la collaborazione di Mossa con la “Gazzetta Sarda ” alla quale Mossa ogni domenica pomeriggio portava un articolo e le fanta-cronache politiche che egli scriveva per Sardegna sera.
Nel corso della stesura di un articolo per questo giornale, in occasione delle elezioni amministrative del 1956 ebbe il suo ultimo incontro con Antonio. 

Nel 1960 la svolta politica porta Mossa a diventare un predicatore ed un leader. 

Racconta di un Mossa che negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale fu molto attivo su Radio Sardegna e che la sua passione per il cinema lo portò a vincere i Vittoriali del Cinema, rassegna cinematografica del periodo fascista. 

La passione per il cinema lo portò anche a frequentare assiduamente Fiorenzo Serra.

Il lavoro di architetto lo vide negli anni ’60 a collaborare con l’Aga Khan alla costruzione della Costa Smeralda in modo piuttosto marginale in realtà dal momento che il tipo di architettura portata avanti da Mossa discostava da quella dei “continentali” tanto che ad esempio il progetto di Simon per la realizzazione di un villaggio di pescatori, non venne mai realizzata.

Sempre di quel periodo è la messa in opera del Museo del Costume di Nuoro; inaugurato nel ’57 la cui prima bozza voleva nel luogo in cui venne invece costruito il Tribunale. 

Mossa puntava a quella posizione affinché fosse baricentrica rispetto alla città. 

La proposta di Mossa non venne però accettata e venne dunque costruito in una zona periferica di Nuoro, come ricordano nei loro interventi Faedda e Sai.

La Sai sottolinea la grafica razionalista di Mossa che si evidenzia anche nel progetto del deposito autobus a Sassari di fronte all’Emiciclo, modernissimo per essere risalente a metà anni ’50.

Bandinu sottolinea come per Mossa la lingua fosse un problema di libertà. 

Che si lotta ancora coi preti ed i vescovi per avere una messa in sardo e che il sardo tuttora non ha preso piede nelle scuole.

Giompidu in sas iscolas per riportare letteralmente le parole del Bandinu. “Di collaborazione e collaborazionismo parlava l’indipendentista sardo quando si soffermava sulle relazioni tra partiti indipendentisti e giunta regionale”.

Prosegue raccontando di quando nel 1961 Mossa profetizzò la crisi ambientale che arrivò puntuale nel 1976.
E chiude con le parole di Mossa: “I sardi credono di essere liberi, invece sono schiavi” .

Ecco forse sarebbe ora di liberarci da questa schiavitù. O no?

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