TRA LA RABBIA E LA SOLITUDINE: CARMEN SALIS RACCONTA NEL SUO ULTIMO LIBRO, LE VICENDE MALINCONICHE DELLA SORELLA GIANNA

ph: Carmen Salis

di Massimiliano Perlato

Un fiore, che rappresenta in pieno ciò che la malattia può fare: farti appassire pian piano anche se i colori dell’anima restano vividi dentro (Valentina Melis, pittrice)

Pensavo di conoscere Carmen Salis. Sono diversi anni che abbiamo una sinergia pubblicistica attraverso le pagine di TOTTUS IN PARI, dove di volta in volta lei, in qualità di fondatrice dell’Associazione Culturale e Casa Editrice “AmicoLibro”, mi propone i suoi autori con delle interviste.

Credevo di conoscere Carmen Salis avendo intimamente assimilato la sua delicatezza d’animo per i bagliori in cui abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci, dove ho colto subito nei suoi confronti un’empatia totale per il suo modo di essere, diretto e sincero. Tanto più che qualche passaggio personale esistenziale, che definisco complicato, mi è venuto quasi naturale a lei esplicitarlo. 

Immaginavo di conoscere Carmen Salis. Poi lei mi ha donato il suo ultimo libro, “Gianna – Lei, era mia sorella”. E le pagine del suo romanzo breve, autobiografico e malinconico, così come è proclamato da Roberta Marcis nella prefazione, mi hanno completamente assorbito.

In due nottate, mentre l’abat jour sul comodino reclamava pietà per rinvenire l’oscurità delle ore più piccole, divoravo pagine di vita vissuta, in cui i personaggi non frutto di fantasia, ma che hanno volteggiato in una tangibilità nemmeno troppo lontana nel tempo, mi accompagnavano con gli occhi colmi di lacrime e il battito accelerato del cuore nel petto, in uno spaccato di vita davvero tortuoso.

Carmen ha raccontato sua sorella. Con le sue incognite. Con la sua grandezza d’animo. Gianna era bipolare, quindi un disturbo in cui non era capace ad assodare l’umore passando dalla depressione all’esaltazione. Riferisce della sorella con una precisione narrativa diretta dove lei stessa, insieme alla mamma, è interprete, con pensieri, sensazioni, delusioni e rabbia. Carmen espone l’amore illimitato per Gianna e per tutti gli altri componenti della famiglia. La sofferenza e il disagio della mamma. Il rifugio nella preghiera. La figura periferica del padre. E la nascita dei figli Marco e Francesca che ritraggono il futuro e la speranza. L’illusione anche di Gianna, di riappropriarsi delle redini della propria vita.

Un viaggio nella memoria dove gli episodi menzionati si sono disposti a comporre un mosaico esistenziale emotivamente coinvolgente. Anche per osteggiare il pregiudizio di una società che ancora oggi fatica ad accogliere situazioni che possono rappresentare quasi una vergogna. Ma che vergogna non è.

Mi hanno colpito le gratitudini finali di Carmen, come se con questo libro avesse finalmente dato ammonimento ad un macigno interiore intrinseco, che necessitava di librarsi nell’aria per dare voce e memoria ai protagonisti della sua vita.

Il grazie ai collaboratori. Quello sentito al marito Stefano, un omone che solo a osservarlo in fotografia, ispira simpatia. Toccante il pensiero al fratello Franco, per non esser stato protagonista nel libro. “So che ha sofferto quanto me – dice Carmen – ma ciascuno di noi è giusto che racconti il proprio, e io non mi sono sentita all’altezza di raccontare il suo”.

Ora penso di poter conoscere un po’ di più Carmen Salis.

Carmen Salis ha pubblicato:

2005: Ex eros – racconti (Davide Zedda editore)

2006: Cose da condominio – racconti (Davide Zedda editore)

2007: Colloqui invisibili – romanzo (Davide Zedda editore)

2009: Ti regalo il mio cuore – poesia (Davide Zedda editore)

2010: Senso, essenze di Donna – poesia (Davide Zedda editore)

2012: I racconti di Carmè – racconti (Davide Zedda editore)

2014: Sa levadora – romanzo con Ivan Murgana (AmicoLibro editore)

2016: Gianna Lei, era mia sorella – romanzo (AmicoLibro editore)

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