IL SASSARESE MARCO IDINI E LE OLIMPIADI DI RIO DE JANEIRO: IL CREATIVO DEI COSTUMI DELLA CERIMONIA D’APERTURA


di Fabio Canessa

Londra, 12 agosto 2012. Cala il sipario sulla trentesima edizione dei Giochi olimpici. Momento principale della chiusura è il flag handover, la cerimonia di passaggio della bandiera a cinque cerchi al nuovo Paese ospitante. I costumi sono curati da uno staff del quale fa parte anche il sassarese Marco Idini che quattro anni dopo si ritrova in Brasile per lavorare all’apertura delle Olimpiadi di Rio de Janeiro. E dopo una lunga attesa, tanti mesi di preparazione, gli occhi del mondo erano puntati sul Maracanà. La grande cerimonia di inaugurazione, che ha culminato con l’accensione del braciere, per il via ai primi Giochi olimpici in Sudamerica. Marco Idini, 47 anni, nasce a Sassari dove studia prima all’Istituto d’arte nella sezione di grafica pubblicitaria e poi all’Accademia di Belle Arti nella scuola di pittura. «Anni bellissimi di formazione – racconta dal Brasile – Da sempre interessato all’arte e allo spettacolo, le mie propensioni erano in particolare verso la fotografia e l’arte multimediale. Mi sono avvicinato al mondo del costume quasi per caso quando Francesco Calcagnini, allora docente di scenografia dell’Accademia, intuendo le mie inclinazioni mi offrì l’opportunità di fare uno stage di formazione al Rossini Opera Festival di Pesaro. Feci una stagione nella sartoria e quella dopo nel laboratorio di scenografia». Una importante esperienza dopo la quale Marco Idini ha presto l’occasione di trasferirsi a Roma: «Dove iniziai a lavorare alla sartoria teatrale GP 11 diretta da Gabriele Mayer. Fu una grande scuola. Si faceva di tutto. Tinture e pitture dei tessuti, decorazioni, fino ai ricami di strass negli abiti della Carrà». Fine anni Novanta. Negli studi di Cinecittà, a Roma, viene allestito un gigantesco set che ricostruisce la New York della seconda metà dell’Ottocento. Il progetto è diretto da un maestro, Martin Scorsese. La prima esperienza al cinema di Marco Idini avviene con “Gangs of New York”, un grande film che per una serie di problemi produttivi verrà completato alcuni anni dopo. «Fui selezionato – racconta – per far parte del laboratorio di pittura e tintura dei costumi, settore curato da Sandy Powell (costumista britannica vincitrice di tre premi Oscar, ndr). Un’altra grande scuola: non c’è un costume del film che non sia passato nelle nostre mani per essere tinto, dipinto, stampato, invecchiato o solo ombreggiato per dargli un’aria vissuta». Da lì molti film, principalmente come pittore e tintore di tessuti, fino al recente “Zoolander 2” di Ben Stiller interamente girato a Roma «in cui – spiega il professionista sassarese – ho disegnato i bozzetti e seguito la produzione dei molti costumi realizzati apposta per il film». Tanto cinema, ma ancora di più teatro. Idini comincia infatti presto a collaborare con diversi costumisti e scenografi in qualità di assistente, e quindi a lavorare nei principali teatri italiani. «Vorrei ricordare i maestri Odette Nicoletti e Paolo Tommasi, con cui ho collaborato e che tanto mi hanno insegnato». Fondamentale poi per la sua carriera l’incontro con Silvia Aymonino, affermata costumista con la quale collabora come assistente, tra le altre cose, a “Il Trittico” di Puccini alla Scala con la regia di Luca Ronconi. « In seguito ho firmato io stesso i costumi di alcune opere liriche tra cui un “Così fan tutte” che ha debuttato a Sassari due stagioni fa, con la regia di Jacopo Spirei». Con Silvia Aymonino, Marco Idini sta dividendo anche l’esperienza brasiliana: «L’appalto per la realizzazione delle cerimonie olimpiche e stato vinto dall’italiana Filmaster con Marco Balich. Avevamo già collaborato a Londra e alle Olimpiadi invernali di Sochi due anni fa e siamo stati chiamati anche per realizzare i costumi di questi Giochi. La sfida è stata dover realizzarli tutti qui in Brasile, quindi mi sono trasferito a Rio già da novembre. I costumi sono firmati da Claudia Kopke, Silvia è la costume supervisor e io il direttore di produzione. Abbiamo aiutato a realizzare e a mettere in scena una grande quantità di costumi, più di diecimila. Significa realizzare quelli funzionali per le grandi coreografie di massa e curare i particolari di quelli dei personaggi famosi che hanno partecipato alla cerimonia olimpica». Mesi di lavoro, con maestranze di tutto il mondo, che di sicuramente Marco Idini non dimenticherà: «Abbiamo realizzato tutti i prototipi, messo su un laboratorio con sarte locali per i costumi più complicati e cercato tessuti, stamperie e fabbriche per le grandi produzioni. Aiutati da un reparto di meravigliosi colleghi e ormai amici brasiliani. Abbiamo in reparto anche dei ragazzi arrivati come volontari dalla scuola Spetaculu, che insegna i vari mestieri dello spettacolo a ragazzi che non hanno mezzi per studiare. Se ho loro trasmesso qualcosa di questo mestiere che li aiuti ad affermarsi, è già un motivo per cui è valsa la pena fare questa esperienza».

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