LA CHIESA SARDA AVRA’ UNA NUOVA ICONA: LA BEATIFICAZIONE DI ELISABETTA SANNA IL 17 SETTEMBRE PRESSO LA BASILICA DI SACCARGIA

foto di Alessio Putzu: La Basilica di Saccargia


Adesso è ufficiale anche la data: il 17 settembre nel sagrato della basilica di Saccargia si svolgerà la cerimonia di beatificazione di Elisabetta Sanna. Alla funzione solenne sarà presente il cardinale Angelo Amato, prefetto della congregazione per le cause dei santi. Papa Francesco un mese e mezzo fa aveva autorizzato Amato a pubblicare il decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione di questa donna nata a Codrongianos il 23 aprile 1788, madre di sette figli, appartenente al terz’ordine francescano e componente dell’Unione dell’Apostolato Cattolico fondato da San Vincenzo Pallotti. Nell’elenco di tre nuovi santi, otto beati e due venerabili reso noto dalla sala stampa vaticana, al quinto posto figura anche Elisabetta Sanna. Il Papa ha approvato il miracolo della guarigione di una ragazza brasiliana avvenuto nel 2008 per l’intercessione della donna codrongianese diventata, dopo la prematura scomparsa del marito, madre spirituale di molte donne della sua terra. Il decreto papale precede quello della beatificazione prossima ventura della Sanna che la Congregazione dei santi emetterà nei prossimi giorni unitamente alla data della celebrazione, che sarà concordata tra il cardinale Angelo Amato e l’arcivescovo di Sassari. La spianata davanti alla basilica di Saccargia è stata scelta per la sua suggestione. Elisabetta Sanna morta a Roma nel 1857 dopo una vita di sacrifici e preghiere – per eleggere il nuovo superiore. Per Codrongianos sarà un evento indimenticabile. «Confido che tutta la Sardegna possa vivere al meglio quest’evento – dice Gianfranco Casu, presidente del comitato sardo per la beatificazione – e che la nostra comunità possa averne beneficio, considerato il periodo di grave crisi occupazionale che sta vivendo». A Elisabetta Sanna viene attribuita una guarigione improvvisa di una donna brasiliana colpita proprio dalla stessa malattia alle braccia che afflisse la venerabile che riuscì a guarire invocando il suo intervento. «La Chiesa – conclude Gianfranco Casu – riconosce ora a una delle sue più amate figlie virtù straordinarie di fede, speranza e carità»


											
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