AL “GREMIO” DEI SARDI DI ROMA CON GRAZIA FRANCESCATO E MARIA MILVIA MORCIANO: “LAUDATO SI”, UNA LETTURA RAGIONATA DELL’ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO

Da sx: Neria De Giovanni, Raffaella Sabatini, Daniela Sabatini, Antonio Maria Masia, Grazia Francescato Maria Milvia Morciano.

di Massimo Milza

Un pomeriggio per non dimenticare, quello organizzato dal Gremio dei sardi di Roma venerdì 30 gennaio scorso, presso la sala Italia, in via Aldrovandi 16 stracolma di ospiti, in occasione del “Giorno della Memoria”, che ci invita a non dimenticare il passato, a non restare indifferenti e impegnarci per difendere i diritti umani. Papa Francesco ha detto: “Mai più l’orrore della Shoah, vergogna per l’umanità”.

Il Gremio ha così scelto di celebrare e commemorare questa giornata attraverso una serie di manifestazioni, legate tutte da un filo conduttore: impegno, sensibilizzazione, cura per la nostra casa comune – la terra, il mondo e il creato – cura e rispetto degli uomini.
Il pomeriggio è stato aperto con il testo di un grande sardo (nato ad Ales in provincia di Oristano da una famiglia della minoranza albanese di Calabria), Antonio Gramsci. Odio gli indifferenti, tratto dalla rivista da lui fondata Città futura, scritto nel 1917 all’età di ventisei anni. Un testo duro ma impegnato, senza equivoci nella scelta che governerà la sua vita. 

Avrebbe dovuto leggere questo testo l’attore Luca Martella, ma impedito da un’influenza è stato sostituito dalla voce del presidente del Gremio, Antonio Maria Masia.

Al dibattito sulla recente enciclica Laudato sì’ di Papa Francesco hanno partecipato Grazia Francescato (ex parlamentare, leader del WWF Italia e presidente dei Verdi , autrice di innumerevoli libri, uno dei più recenti Lo sguardo dell’anima (ediz. Mediterranee 2012), mentre in corso di pubblicazione vi è un volume dedicato proprio alla Laudato sì’, per la LEV) e Maria Milvia Morciano (archeologa, scrittrice, redattrice della Libreria Editrice Vaticana, curatrice di Per una ecologia dell’uomo di Benedetto XVI (LEV 2012).

Ha introdotto e coordinato Neria de Giovanni, presenza costante e preziosa del Gremio, che non ha certo bisogno di presentazione. 

Prima di Papa Francesco già altri Papi hanno parlato di ecologia, e in modo sempre crescente nel tempo, di pari passo con l’urgenza del problema, ormai non più rinviabile. L’enciclica Laudato sì’ però raccoglie la testimonianza dei predecessori e si allarga, diventa trattazione sistematica e ampia. Una monografia che tocca ogni aspetto, a partire da quello che sta accadendo all’ambiente, alla denuncia accorata delle disparità, delle iniquità, fino all’indicazioni di alcune linee di orientamento e azione. Quindi non soltanto la denuncia ma ne offre anche le soluzioni.

Grazia Francescato rileva come la necessità di una “conversione ecologica” sia già presente nel pensiero di Alex Langer, leader del movimento ambientalista europeo, ma ora viene ribadita da papa Francesco che opera una connessione tra il problema ambientale, quello sociale economico, dando profondità alla dimensione spirituale ed etica. Il papa raccoglie il grido dei poveri anche in questa ottica ecologica, perché la povertà è figlia dell’uso insensato delle risorse, della sperequazione.

Maria Milvia Morciano, partendo dall’analisi filologica del significato ebraico delle parole della Genesi parla dell’uomo come custode del creato, cioè non prevaricatore o “soggiogatore” ma come un pastore che cura le proprie pecore, ove cura o custodia sottendono a un preciso impegno di responsabilità. Responsabilità che non deve essere soltanto un impegno di natura sociale ma anche personale.  L’esempio di san Francesco non è una visione estatica del creato, ma un approccio che partendo dal substrato teologico diventa impegno quotidiano, è un impegno in difesa della vita stessa.

E di creato parlano anche i versi della poesia di Antonio Maria Masia scritta nel 2007, letta in sardo dall’autore e in traduzione da Neria de Giovanni: Omine contivizadi sa Terra/ ca sa dimora tua est solu custa (Uomo abbi cura dellaTerra / perché è la tua un’unica dimora).   Si tratta di una “moda”, versi in lingua sarda che si incrociano e ritornano con metrica e musicalità ben definite. Una preghiera in onore della Terra e della sua bellezza, e ancora, della necessità dell’uomo di “contivizare”, che vuol dire avere cura, amare, coltivare con amore quella che Qualcuno – su Mere Mannu – ci ha assegnato come nostra unica dimora.

La serata è stata arricchita da alcune esecuzioni musicali che hanno aperto e chiuso il pomeriggio. Si tratta di due pezzi inediti composti da Daniela Sabatini:Die de sa memòria”, con lettura della poesia di Joyce Lussu “C’è un paio di scarpette rosse”  e dedicata a papa Francesco “ Laudadu sias”. I brani, per voce, pianoforte e violino sono stati eseguiti dalle sorelle Daniela al pianoforte  e Raffaella  Sabatini al violino, musiciste e  terziarie francescane.  

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