ESSERE SARDI IN ARGENTINA: DOCUMENTO FINALE DELLE CONCLUSIONI DEL VII CONGRESSO DELLA FEDERAZIONE DEI CIRCOLI SARDI


OBIETTIVI Dibattere sulle problematiche delle nuove generazioni dei sardi in Argentina. Il nuovo ruolo dell’associazionismo diretto dai discendenti dei sardi emigrati. Significato di“essere sardi in Argentina” oggi. Rinnovo delle cariche statutarie.

PREMESSA Si da una valutazione positiva dell’ampio e approfondito dibattito svolto in questo Congresso con la partecipazione dei dirigenti, dei giovani e anziani dei sette circoli federati:

Sardi Uniti, città di Buenos Aires

Antonio Segni, La Plata, Pcia. Bs.As.

Raices sardas, San Isidro, Pcia. Bs. As.

Asociacion italiana Sardegna, Villa Bosch, Pcia. Bs.As.

Familia Sarda, Rosario, Santa Fe.

Grazia Deledda, Mar del Plata, Pcia. Bs.As.

Círculo Sardo del NOA, Tucumán

Si valuta positivamente la partecipazione al Congresso delle autorità italiane; si riconosce e valorizza il ruolo della Regione, soprattutto attraverso l’Assessorato del Lavoro e la Direzione del Servizio Coesione Sociale, Settore Emigrazione, come soggetto istituzionale del proprio ordinamento dei Circoli.

CONSIDERAZIONI GENERALI Nelle considerazioni sul ruolo delle associazioni sarde in Argentina, ci sembra opportuno accennare alcuni concetti del Manifesto per gli Stati Generali dell’Associazionismo degli Italiani all’Estero nella Bozza di proposta che recepisce il approvato dalla CNE nel novembre 2013, e riaffermati nella recente riunione degli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo, la cui assemblea di luglio 2015 approva la nascita del Forum, e apre la fase nuova di costruzione della rappresentanza sociale. Nella stessa fu approvata anche la richiesta d’indizione di una nuova conferenza mondiale degli italiani all’estero e della nuova emigrazione: L’Italia, oltre che paese d’immigrazione, è di nuovo un paese che alimenta significativi flussi di emigrazione giovanile.

– L’associazionismo degli italiani nel mondo, con la sua storia e le sue esperienze, assume una rinnovata centralità nello sviluppo dei processi di socializzazione e d’inclusione che devono garantire: la promozione educativa e sociale; la responsabilità collettiva per una società più accogliente; la crescita di una cosciente partecipazione alla vita democratica.

– In Italia, in Europa, nel mondo, le società umane sono in fase di rapido cambiamento. L’associazionismo può contribuire all’identificazione di momenti, iniziative e misure in grado di contrastare il deterioramento delle condizioni socio economiche delle comunità e a far sprigionare da esse energie positive di relazioni interculturali e di azioni sussidiarie, per rivalorizzare il protagonismo dei cittadini migranti in un’ottica di cambiamento del paradigma produttivo e di organizzazione sociale attualmente in crisi.

– L’Associazionismo ha un grande ruolo di responsabilità e per questo intende impegnarsi per riconquistare la centralità delle persone e della loro crescita materiale e culturale attraverso la partecipazione associativa: condivisione, solidarietà, progettualità comune. Ciò èsignificativo in particolare per le associazioni insediate all’estero che hanno operato storicamente sulla base di valori positivi della giustizia sociale, della partecipazione attiva nelle comunità italiane, verso le altre comunità emigrate e verso la madre patria.

– L’associazionismo all’estero è e vuole essere una realtà proattiva dello stare insieme, anche tra persone di diversa cultura, l’opportunità per affermare valori culturali capaci di allargare, allo stesso tempo, l’area della conoscenza dell’italianità e il coinvolgimento delle comunità italiane nel loro ruolo di ponte, di mediazione e d’interazione tra paese di origine e paese di accoglienza e, all’interno del paese d’accoglienza, tra le diverse comunità migranti e le popolazioni autoctone.

– L’associazionismo esprime da sempre una rappresentanza sociale d’interessi e di aspettative emergenti dalle nostre comunità all’estero. Esso è in grado di rappresentare e negoziare, ai diversi livelli e direttamente con i decisori pubblici, le scelte riguardanti gli italiani all’estero. Nell’attuale contesto di nuova mobilità delle forze lavoro in Europa e verso altri continenti, esso costituisce l’interlocutore fondamentale affinché il patrimonio rappresentato dai giovani in ripartenza dal nostro paese, non vada irrimediabilmente perduto.

– La crescita della nuova emigrazione determinata dalla crisi economica che stiamo attraversando, impone un’analisi puntuale delle realtà associative esistenti e la progettazione di un associazionismo del futuro in grado di integrare la tradizionale presenza organizzata con le nuove necessità e i nuovi fabbisogni che stanno emergendo.

In questo senso, uno spazio significativo, all’interno degli Stati Generali, sarà riservato alle nuove forme di autotutela, di mutuo soccorso, di informazione, di nuova partecipazione sociale che si stanno sviluppando.

– Dopo un decennio di tagli, di drastica riduzione delle risorse per le politiche per l’emigrazione, di una progressiva assenza dello Stato, è il momento di riproporre, in piena autonomia, il valore insostituibile della partecipazione sociale, dell’integrazione interculturale, dell’autotutela e del protagonismo delle comunità emigrate. Una risorsa non riducibile ad altri momenti di rappresentanza, ma piuttosto fondamento e base di ogni possibile rappresentanza.

Dall’assemblea è emersa una forte critica dei limiti dell’azione parlamentare e, in generale, del mondo politico. Tutto questo alla luce di quanto, da anni, è sotto gli occhi di tutti: l’abbandono totale, da parte dei diversi governi, di un vero interesse verso la realtà degli italiani all’estero. Evidenze che avrebbero invece richiesto un’azione convinta per rimettere nuove e antiche questioni al centro dell’attenzione, in un’azione congiunta e supportata da tutto il mondo della rappresentanza sociale.

È anche emersa la mancata capacità di proporre una visione di futuro per gli italiani all’estero dentro i partiti, in Parlamento, nel CGIE, nelle Regioni e nel MAECI; di garantire risorse finanziarie adeguate (tagliate invece dell’80% in 5 anni, quando non completamente cancellate) e di rappresentare adeguatamente esigenze, diritti e opportunità di chi vive all’estero.

Gli irrilevanti risultati ottenuti denotano la permanenza di una vecchia idea di italiani all’estero, tutta centrata su una relazione unidirezionale verso l’Italia e verso le dinamiche dei partiti italiani, organizzata prevalentemente con logiche di collegio elettorale; quella che da alcuni è stata rappresentata anche durante l’assemblea è proprio il “vecchio” da superare, costituendo un vero e proprio tallone d’Achille culturale, prima che politico, dell’attuale rappresentanza degli italiani all’estero.

Gli “Stati Generali” hanno fatto tagliare gli ormeggi aprendo, senza le consuete rigidità, alle molteplici voci provenienti da un associazionismo pluralistico, autonomo da partiti e istituzioni, che nel “Forum delle associazioni degli italiani nel mondo” avrà uno strumento forte per meglio operare e per meglio esprimere una rappresentanza sociale che esiste e che intende essere riconosciuta in quanto tale. Vale qui la pena ricordare che le diverse decine di incontri realizzati nella fase di avvicinamento agli Stati Generali, come anche l’assemblea conclusiva sono stati completamente autofinanziati dai contributi delle stesse associazioni e che tutto il lavoro svolto è stato prestato esclusivamente a titolo volontario.

Tornando al nostro discorso, da quanto abbiamo rilevato nel Manifesto dello Stato Generale dell’associazionismo estero, è evidente che il ruolo e lo scopo delle nostre associazioni all’estero devono accomodarsi alle nuove esigenze come quelle che implicano la nuova emigrazione, tra altre.

Davanti al fatto che le politiche nazionali trascurano da anni gli interessi e bisogni degli italiani all’estero e delle loro associazioni, e doveroso evidenziare l’atteggiamento della Regione Sardegna verso i suoi emigrati; la quale malgrado colpita della profonda crisi che attanaglia il Paese e alla società mondiale, riesce a mantenere, purtroppo con seri ritardi e tagli, il sostegno alle associazioni sarde nel mondo. 

I TEMI CONGRESSUALI L’importanza della conoscenza delle realtà sarda nel mondo

C’è una questione che da molto tempo preoccupa ai dirigenti sardi in Argentina; ci riferiamo alla mancanza di dati sicuri sulla consistenza della presenza dei sardi e i loro discendenti nel territorio argentino. Sono imprescindibile una conoscenza profonda sulla realtà sarda nel mondo, la loro consistenza e posizione territoriale, il loro numero, le persone che mantengono ancora il legame con la Sardegna e la sua cultura e che intendono aprire un rapporto interattivo con la terra di origine. Questa conoscenza permetterà individuare i sardi e i loro discendenti che ci sono affermati nei diversi posti, nei settori della cultura, della ricerca, dell’università, della magistratura, delle libere professioni, dell’imprenditoria, del commercio, della pubblica amministrazione e della comunicazione, con l’obiettivo di costruire una rete che apra un rapporto organico e funzionale con i sardi e i loro discendenti, tra loro e con la terra di origine. È da molto che abbiamo presentato all’Assessorato del Lavoro l’iniziativa, come progetto regionale, di realizzare un censimento della secondo noi, consistente comunità sarda nel Paese. Per diversi motivi le cifre ufficiali del Ministero dell’Interni ci mostrano un numero che non concorda per niente con la realtà che evidenziano gli elenchi dei soci dei circoli, senza avere conto di tantissimi altre persone che mai sono state elencate, per non aversi avvicinato alle associazioni. Riaffermiamo, quindi, la necessità di portare avanti una ricerca, un’indagine, per sapere effettivamente quanti sono i sardi in Argentina e i loro discendenti, le professioni, le attività commerciali, i livelli di studio, e tantissimi altri dati utili per avere un’idea chiara sulle loro potenzialità in vista a possibili progetti che favoriscano sia alla Sardegna sia allo stato ospitante.

La sardità vissuta dalle nuove generazioni. La scelta di essere sardo in Argentina. Ormai sono pochi in Argentina gli emigrati sardi nati in Sardegna, però restano i figli, nipoti, pro nipoti di 4º o 5º generazione che fanno  centina di mille e che hanno la Sardegna nel cuore; sono quelli che ricercano le loro radici e i parenti, attraverso i Circoli e Internet. Sardi argentini che fanno parte molti di loro, del potere economico, politico e culturale del paese di adozione. Dei loro antenati sardi hanno ereditato quella “sardità” inconfondibile, quella del culto alla famiglia, dell’ospitalità, dell’amicizia, della solidarietà, trapiantando  un modo di vivere della cultura e tradizione sarda. Queste nuove generazioni nate e cresciute sotto parametri culturali diversi hanno dato un valore aggiunto a quella sarda, sognando sempre di conoscere e visitare Sardegna, la terra delle loro radici. Certo che per le nuove generazioni, per vivere e apprezzare la sardità non bastano le esperienze della vita familiare, dove in molti casi si è perduta la tradizione della lingua e le abitudini culturali sarde. Sono noti i casi di giovani che hanno usufruito dei viaggi organizzati per loro, e che tornato con entusiasmo e pieni di progetti a portare avanti. Purtroppo sono pochi quelli che riescono a mantenere vivo e operante quell’entusiasmo. Una sfida che i circoli devono affrontare sempre è quella di progettare iniziative che riescano ad attrarre i giovani di seconda, terza e quarta generazione. Non è facile, sono molti le difficoltà che si presentano: dal mancato contatto familiare con la cultura sarda, ai diversi obblighi scolastici, dell’università, di lavoro, quando no, esigenze di sostenere una propria famiglia.

I sardi di madrelingua spagnola. In consonanza con quanto detto nel paragrafo precedente, vogliamo soffermarci nel fatto che in Argentina capita l’esistenza di moltissime famiglie di origine sarda ma di certo, di madrelingua spagnola. Filosofi e linguisti hanno accennato l’importanza della propria lingua nel percepire la realtà e nella costruzione della propria vita. Questa idea si raffigura nel tema del nostro VII Congresso: “Essere sardi in Argentina” e su di lei vogliamo soffermarci.  Tutti quelli che costituiamo la grande collettività sarda organizzata, ci sentiamo, anzi siamo sardi, ma di un modo diverso a se avessimo nati in Sardegna. Nelle nostre vene corre sangue sardo, ma nella nostra vita opera la cultura argentina con le sue impronte multiculturale di paese giovane, ricettore di tante ondate immigratorie nel trascorso della sua storia.  Siamo i sardi del mate, del tango, sardi della capitale, ma anche delle provincie del nord di questo immenso paese.  Abbiamo quindi un modo particolare di essere sardi in quest’Argentina che ha accolto ai nostri avi e gli ha integrato in questa complessa società. Perciò è importante avere conto di questa nostra realtà al momento di valutare il modo di vivere l’associazionismo sardo nel paese. Cose semplici, ma che contribuiscono al fatto di apprezzare e fare propria una cultura, come avere la possibilità di degustare le vere pietanze e prodotti sardi, cosi vicini a sardi di Europa, ci sono vietate a noi pe la distanza e i costi.  La lingua, è un altro item ad avere conto; non è facile esprimersi in una lingua che non è la propria, oltre al fatto di studiarla nei migliori dei casi. Si sa che l’italiano si studia per ragioni affettive più che operatività, in confronto, l’inglese, il portoghese e addirittura il cinese, tra altre, che si imparano per esigenze di lavoro e/o studio. Favorire lo studio della lingua italiana dovrebbe essere, e possiamo dire già è,un obiettivo principale sia dalle autorità regionali, sia dei circoli.

Le associazioni dirette dalla discendenza sarda. Non ostante che come abbiamo accennato, negli ultimi tempi occorre una crescente tendenza immigratoria d’italiani e addirittura sardi nel paese, è anche certo come già detto, che ogni volta sono meno gli italiani nati in Italia che risiedono in Argentina; perciò non è strano che le nostre associazioni siano dirette da persone di origine sarde di seconda, terza o quarta generazione. Questo costituisce un fatto da tenere in conto e da analizzare, poiché il legame con la Sardegna già non è diretto ma attraverso una tradizione tramandata in famiglia, molte volte difficoltata perché uno dei genitori non è sardo o di origine sarda. In Argentina, a proposito della dirigenza delle associazioni, occorre una situazione a rilevare: dai sette circoli che conformano la federazione, sei sono presiedute da donne e quattro da giovani donne, tra loro una giovanissima e recente presidente. Dei sette presidenti solo due sono nati in Sardegna ma tutti hanno avuto la fortuna di conoscere l’Isola e di vivere in prima persona tutto quello che avevano vissuto per i racconti dei suoi antenati. È quello non è poco giacché così si facilita il ricominciare del processo di tramandamento del sentimento isolano, alle nuove generazioni. Questa situazione ci porta a un’altra considerazione: nella maggioranza dei circoli, soprattutto quelli dirette dai giovani, sono imprescindibili l’accompagnamento e l’aiuto delle persone di maggiore età per l’esperienza nella vita associativa e principalmente per la disponibilità di tempo, dal momento i giovani sono impegnati per studio, lavoro e famiglie. Per ciò evidenziammo l’importanza della partecipazione nelle associazioni delle persone che abbiamo chiamato, “la generazione della seconda età”

La generazione della “seconda età” Capiamo e condividiamo l’importanza di coinvolgere alle nuove generazioni nella vita associativa, ai giovani che sono chiamati a continuare e sostenere le associazioni; ma non dobbiamo dimenticare alle persone compresse in una fascia che va dai cinquanta, anzi dai quaranta anni, in avanti. Sono loro chi con la loro esperienza e in alcuni casi con la maggiore disponibilità di tempo, già sia per trovarsi in pensione o semplicemente per avere i figli cresciuti, possono dedicarsi alla vita associativa offrendo il loro lavoro in favore della comunità. Consideriamo che queste persone siano state trascurate dalle politiche a favore degli emigrati e discendenti. Sono stati gli anziani ad avere i benefici dei soggiorni implementati in tempi di bonanza; adesso sono i giovani chi godono di progetti di viaggi e di studio e conoscenza dell’isola, e pensiamo sia giusto adesso avere un atteggiamento di riconoscimento alle donne e uomini di mediana età che lavorano generosamente all’interno dei circoli. Sono loro chi possono aiutare a portare avantil’energia dei giovani.  Siamo convinti, perché lo viviamo nei nostri circoli, che tanto gli anziani che hanno formato le associazioni, come le persone della “seconda età” con la loro esperienza, possono guidare ai giovani nel percorso dell’associazionismo e si devono evitare inutili e sterili confronti generazionali che non conducono a niente ma, scommettere alla condivisione di responsabilità  e il rispetto per le diverse inquietudini ed interessi  di giovani e anziani, sempre e quando gli stessi puntino  in beneficio della comunità sarda ed ospitante. 

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