PARIGI, CRONACHE DAL FRONTE: LA NOTTE DEL TERRORE, VISSUTA DALLE STRADE DELLA CAPITALE FRANCESE


di Marco Cesario

Fa di nuovo freddo a Parigi. Quel freddo insistente, pungente che era calato, senza preavviso, come una calotta di ghiaccio sulla città lo scorso gennaio e che ora ritorna sugli stessi luoghi e fa ripiombare di nuovo la città in un’angoscia e in un dolore senza fine. Sette attentati in contemporanea hanno trascinato nel sangue e nella paura la città di Parigi provocando centinaia di morti, feriti ed orrore proprio nei luoghi che furono teatro del massacro di Charlie Hebdo. Un attacco pianificato, effettuato con gruppi armati in diversi punti della città molto frequentati, di venerdì sera, in modo da seminare più panico e provocare il maggior numero di morti. Un commando spara all’impazzata tra la folla in bar e ristoranti del X ed XI arrondissement di Parigi, presso il Boulevard Beaumarchais, alla Rue de Charonne, alla Rue Bichat e nel Boulevard Voltaire. Poco dopo viene assaltata con raffiche di mitra la sala del Bataclan, dove va scena il concerto degli Eagles of Death Metal. Dall’altro lato della città, dove si gioca l’amichevole Francia-Germania, dei kamikaze si fanno esplodere all’esterno dello Stade De France indossando cinture esplosive imbottite di chiodi e bulloni. Insomma una serata di cieca follia omicida, iniziata verso le nove di sera e conclusasi a notte inoltrata con l’assalto delle teste di cuoio francesi che hanno eliminato gli ultimi jihadisti ancora asserragliati nel Bataclan: bilancio provvisorio, 120 morti e 200 feriti di cui 80 gravi secondo la Prefettura di polizia francese. Una carneficina. Il quartiere della strage del Bataclan è completamente circondato da polizia e gendarmerie. Impossibile accedervi. La polizia, nervosa, respinge giornalisti e curiosi e non lascia passare nessuno, neanche coloro che ci vivono. Un giornalista tenta d’infilarsi tra due volanti della polizia messe di sbieco. Il poliziotto lo afferra per un braccio con decisione. «Sei sordo? O vuoi farti ammazzare? – gli grida. – Lo sai che sono ancora lì dentro?». La presa di ostaggi del Bataclan è ancora in corso, nuove volanti e camionette a rinforzo giungono sul posto. Il giornalista balbetta qualcosa d’incomprensibile ma il viso alterato del poliziotto gli spegne le ultime parole in gola. Non gli resta che fare marcia indietro, accontentarsi di restare al di qua del cordone di polizia e farsi tranquillamente la sua diretta indicando nervosamente con la mano la posizione esatta del Bataclan. L’operatore accende una luce accecante. Si vede riflessa nel riquadro luminoso la sua testa che si agita e quel dito che indica un punto imprecisato dietro le camionette della polizia. La gente non può tornare a casa e non sa dove andare. Impossibile passare di là. Sui social si susseguono voci di altre sparatorie nella città, nel quartiere di Les Halles. C’è un clima di paura e di tensione. Nessuno sa cosa fare e dove andare. Il sindaco di Parigi Hidalgo invita tutti i parigini a restare in casa e a chi si trova fuori di restare al riparo. Chi è rimasto intrappolato nel perimetro della polizia s’è asserragliato in un caffé con altri avventori, nella cantina di un ristorante o nel retrobottega di una vineria. I camerieri lasciano entrare chiunque, a volte ti offrono anche una sigaretta. Tutti fumano e guardano con paura fuori come se dovesse accadere qualcosa. Si sente il rumore degli elicotteri che già sorvolano la zona. Sembra di stare in guerra, non ci sono più leggi se non quelle ferree e marziali delle forze dell’ordine e dell’esercito. Tutti fumano e guardano con paura fuori come se dovesse accadere qualcosa. Si sente il rumore degli elicotteri che già sorvolano la zona. Sembra di stare in guerra, non ci sono più leggi se non quelle ferree e marziali delle forze dell’ordine e dell’esercito. ? Dall’altro lato della città, alla Stade de France dove si gioca l’amichevole Francia-Germania, si racconta di un ragazzo che voleva entrare nello stadio al momento dell’esplosione e aveva chiamato gli amici per sapere se erano riusciti ad entrare. I chiodi ed i bulloni contenuti nella cintura esplosiva del kamikaze gli sono scoppiati a pochi metri. Uno gli avrebbe fatto anche saltare un occhio se non fosse stato per il suo cellulare che mentre lui parlava gli ha protetto il viso. All’interno dello stadio il pubblico inizia a rumoreggiare dopo la prima deflagrazione. Petardi? Nelle tribune ad assistere alla partita, il presidente Hollande viene subito portato al sicuro dal servizio di sicurezza dopo la seconda deflagrazione. La partita riprende ed è un’eccellente maniera per tenere la gente al riparo nello stadio e non farla defluire all’esterno dove i kamikaze si sono fatti saltare in aria. Sarebbe stato un ulteriore massacro in caso di evacuazione dello stadio. Chi è riuscito a fuggire però non sa dove andare. Su twitter scatta la solidarietà degli utenti. Qualcuno crea l’hashtag #PortesOuvertes per chi scappa e cerca un luogo sicuro. Dopo un’oretta l’hashtag diventa trend topic e s’allarga a macchia d’olio. Un ragazzo di Place de Clichy offre il suo divano a chi si trova per strada e non sa dove andare, una coppia che vive a Montparnasse apre le sue porte di casa. C’è stato anche qualcuno che ha chiesto alle persone affacciate alle finestre di aprire il portone di un palazzo per mettersi al riparo. Chi può cerca di dare una mano ai forzati vagabondi creati dagli attentati, una sorta di AirBnb improvvisato. Gesti di umanità di cui è capace questa città in una notte così buia e orribile. Ritorno all’XI arrondissement. I terroristi tengono in ostaggio centinaia di persone nel Bataclan. Nella sala, dicono, c’erano almeno 1.500 persone. Si teme la carneficina. La mente va all’attentato al Museo Bardo di Tunisi, alla presa d’ostaggi di quel teatro in Cecenia e ad altri pessimi ricordi che hanno colpito e traumatizzato il nostro immaginario. Intanto nel quartiere arrivano altre volanti, camionette blindate, veicoli militari. Un dispositivo militare impressionante. Sembra uno scenario da film di guerra. Si aspettano i reparti speciali per dare l’assalto finale ai jihadisti. Il Boulevard Voltaire e la rue Richard Lenoir sono una via vai di polizia, gendarmeria, ambulanze, infermieri. Alcuni ostaggi riescono ad uscire, mani dietro la nuca. A guardarli sono ragazzi giovanissimi. La polizia li perquisisce. Teme che tra loro forse si nasconda qualche attentatore. Un ragazzo turco sfuggito alla morte racconta ad una televisione di essersi salvato fingendosi morto tra i cadaveri: «Tutti lo facevano – racconta – ma loro sparavano lo stesso per essere sicuri che fossimo tutti morti». Un altro sopravvissuto racconta: «Sparavano all’impazzata urlando Allah-u-Akbar” “e ci dicevano che noi ci trovavamo in quella situazione per colpa di Hollande». Intanto su twitter appaiono i primi hashtag sulle reti jihadiste, ripresi da alcuni media: #ConquistaDiParigi oppure #ParigiBrucia. Nel Bataclan, alcuni ricordano di aver sentito gli attentatori parlare di vendetta per i bombardamenti della Francia in Siria. Questo è del resto anche il succo del messaggio che fa veicolare l’Isis attraverso la sua rivista di riferimento Dabiq: «La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa». Quante forza oscure sono operanti in Francia e in Europa? L’orrore di Parigi è senza limiti. Si tratta del più grave e sanguinoso attentato compiuto su suolo francese dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che avrà strascichi pesanti sul futuro della Francia e di tutta Europa. Uno scosso presidente della Repubblica François Hollande ha infatti immediatamente reagito chiudendo le frontiere, decretando lo stato d’emergenza e dispiegando l’esercito nelle strade della capitale. Chiuse anche le scuole e le università, limitati tutti gli spostamenti, perquisizioni a tappeto in vista. Insomma la Francia e l’Europa entrano in guerra. Un ragazzo turco sfuggito alla morte racconta ad una televisione di essersi salvato fingendosi morto tra i cadaveri: «Tutti lo facevano – racconta – ma loro sparavano lo stess
o per essere sicuri che fossimo tutti morti». È notte fonda quando riesco a guadagnare il mio appartamento. Mi restano impresse le immagini di quei corpi trasportati, dei pianti di chi è sopravvissuto, delle urla di chi soccorre, dei visi tesi dei poliziotti e dei soldati, la voce tenue di una donna di mezza età che mi dice quasi sussurrando: «Ha visto? Da domani chiuse sale concerti, chiuse scuole, metrò, università. Polizia dispiegata alla frontiera. Ci hanno uccisi, hanno ucciso la nostra libertà». Forse semplicemente non ci sono più parole, neanche per chi pratica il mestiere di scrivere, per descrivere l’orrore, lo sgomento, la stanchezza di quest’epoca più buia della notte. Forse solo il silenzio o un’immagine, quella di un ragazzo seminudo e ferito come il San Sebastiano del Mantegna e tenuto a spalla da due poliziotti, può sintetizzare quello che i parigini hanno dentro il cuore in questo momento. Oltre la pietà e la tristezza verso la triste sorte di questi innocenti, che trascorrevano una serata in spensieratezza ad un concerto o allo stadio, si profila all’orizzonte una nuova vita nell’ombra, a cercare nuovi nemici sempre più nascosti, sempre più nascosti tra noi, tanto da farci sospettare anche di noi stessi. Ed un futuro, per la Francia e per l’Europa, sempre più buio. Tra strade ricoperte del sangue di ragazzini innocenti, sale di concerti chiuse, metro blindate, frontiere serrate, cultura che cede alla paura e che ripiega su sé stessa, forse anche quel poco di umanità che ci resta, quel tenue chiarore che resiste al crepuscolo, sembra dover svanire per sempre. Le luci della Ville Lumière, avvolte stanotte in un’oscurità densa, si sono spente. Forse è il segno del tramonto dell’Occidente.

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2 risposte a “PARIGI, CRONACHE DAL FRONTE: LA NOTTE DEL TERRORE, VISSUTA DALLE STRADE DELLA CAPITALE FRANCESE”

  1. Quale Dio può volere tutte queste “stragi di innocenti”? sparare nel mucchio, ammazzare quanta più gente è possibile, a chi tocca tocca, a qualunque costo, compresa la propria vita: quale Dio può volere un progetto di morte e distruzione come questo? Non sarà la Storia di sempre, di uomini assetati di potere, che sfruttano anche il sentimento religioso, per affermare la propria supremazia?

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