PRESSING SUL GOVERNO, MA PER LA PROROGA CI SONO POCHE SPERANZE: SCUOLA, UNA CORSA CONTRO IL TEMPO


di Mauro Madeddu

A 24 ore dalla scadenza capestro del 14 agosto che segna il confine tra il sogno della stabilizzazione e la condanna a una precarietà a vita, per migliaia di precari della scuola sarda non c’è ancora nessuna certezza. Al termine di un’altra lunghissima e movimentata giornata di protesta sotto il palazzo della Regione di viale Trento a Cagliari, «torniamo a casa con un pugno di mosche in mano», dicono, «senza risposte esaustive da parte della Giunta».

La terza giornata consecutiva di protesta comincia al mattino, poco dopo le 10, con un presidio di oltre cento precari provenienti da tutta l’Isola, e finisce quasi 9 ore dopo, quando sotto i portici di viale Trento si affacciano l’assessore regionale all’Istruzione, Claudia Firino, e il capo di gabinetto di Francesco Pigliaru, Filippo Spanu. «Abbiamo avuto un colloquio con il capo di gabinetto del ministro Giannini per sollecitare soluzioni sulle richieste inoltrate nei giorni scorsi», dice ai precari l’assessore. Che poi aggiunge: «Ancora non abbiamo ottenuto risposte definitive, ma siamo decisi a insistere per ottenere la proroga del termine del 14 agosto, così da avere il tempo di trovare soluzioni che permettano ai docenti sardi di essere stabilizzati a parità di condizioni con i colleghi che vivono nella penisola». C’è dunque l’impegno della Regione per continuare a fare pressing sul governo perché risolva prima di tutto l’emergenza, ovvero far saltare la scadenza di domani e prorogarla. «Ma non ci basta», grida Silvia Portas, «anche il giorno prima ci avevano detto che avremmo avuto risposte in poche ore. Il tempo sta scadendo e non sappiamo ancora quale futuro ci attende». Se non ci sarà una sospensione dei termini del 14 agosto (scadenza per presentare le domande di assunzione con l’indicazione delle 100 province) molti docenti sardi si ritroveranno costretti a fare le valigie pur di non perdere il diritto maturato negli anni alla stabilizzazione. Oppure dovranno scegliere di non partire per non abbandonare mogli, mariti, figli, casa e genitori, continuando però a vivere una vita da precari. «Questa Giunta è incapace e superficiale», tuona Mauro Pili, deputato di Unidos, da giorni a fianco dei precari nella battaglia. «La Regione continua a non dare risposte. In questo modo il 15 agosto accadrà che 5-600 professori siciliani arriveranno in Sardegna e mille sardi saranno costretti a emigrare». Poi aggiunge: «La Regione dice che discute con il capo di gabinetto del ministro, ecco: questo è il vero rango di questa Giunta che, per non disturbare Renzi, preferisce dialogare con l’ultimo usciere di Palazzo Chigi piuttosto che battersi per salvaguardare le prerogative dei sardi».

Il tempo stringe, la Regione prova a tracciare un percorso che soddisfi le richieste dei precari: si insisterà col governo per tentare di ottenere entro domani la sospensiva (ma «non è neanche detto che ce la faremo», dice Spanu) e, contemporaneamente, chiedere una deroga sulla mobilità dei docenti sardi in ragione dell’insularità. «Stiamo anche approfondendo, assieme all’Ufficio scolastico regionale, alcune possibili azioni concrete per evitare nell’immediato, proroga o non proroga, gli spostamenti obbligatori», dice Firino. Si tratta del sistema delle supplenze annuali: coloro che entro l’8 settembre dovessero ricevere la chiamata per una supplenza annuale, non si vedrebbero costretti a emigrare pur di avere una cattedra. «Ma questa non è una novità», ribattono gli insegnanti, «era già previsto nella riforma Renzi. È una soluzione che rimanda il problema solo di un anno e poi non coinvolge tutti i docenti a rischio». Dopo un veloce consulto interno, al termine della giornata, i precari lasciano il presidio e annunciano per oggi nuove eclatanti manifestazioni in luoghi top secret. «Lo Stato ci sta facendo una vigliaccata», dice Pili, «noi gliela rendiamo e non abbassiamo la guardia». 

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