SERATA CULTURALE CON DON ELISEO LILLIU NELLA PARROCCHIALE DI SANT’ANTONIO DI SANTADI

Gianfranco Corda con don Eliseo Lilliu

di Gian Piero Pinna

Il primo agosto scorso, grande serata culturale nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Santadi, dove un pubblico numeroso e attento, arrivato da ogni parte del territorio, ha assistito alla presentazione dell’ultima opera di don Eliseo Lilliu, “Da Sardus Pater a Pater Noster”, tra gli ospiti anche il sindaco di San Nicolò Arcidano, Emanuele Cera. Nella stessa serata, come tema di approfondimento, è stato presentato anche il libro dell’architetto Gabriele Cuccu, “Il Tempio di Antas”. L’evento, ha avuto inizio subito dopo la messa, celebrata dallo stesso sacerdote scrittore, che durante l’omelia non ha mancato di fare cenno alla religiosità degli antichi sardi, che già adoravano il Sardus Pater, specificando che dopo la deportazione di Papa Ponziano, mandato a lavorare come schiavo nelle miniere di Metalla, per i sardi fu quasi naturale cristianizzare il loro dio in Pater Noster.  La serata è stata egregiamente moderata dal bravissimo giornalista, Gianfranco Corda, che ha calibrato con bravura i vari interventi. I convenevoli di ritto, da parte delle autorità, sono spettati al giovane vicesindaco di Arbus, Michele Schirru, che si è detto felice di aver potuto rappresentare l’amministrazione comunale, in un contesto così importante, quindi, è stata la volta della giovanissima nipote dell’autore del libro, Melania Maimone, che ha fatto una brillante considerazione sulle tematiche trattate dal libro stesso. Alla storica, Anna Maria Melis, presenza fissa nelle presentazioni dei libri di don Eliseo Lilliu, è spettato il compito di spiegare il contenuto dell’opera che è “… ancora una volta un libro storico che spiega il percorso della religione in Sardegna e la rappresentazione della vita dell’uomo  del luogo”. Anche Gianni Abis, nel suo intervento, ha messo in risalto il fatto che “La religione e la fede, fanno parte della storia ed è in queste occasioni, che se ne capisce l’importanza”. Alla poetessa Antonella Puddu, invece, è stato affidato il compito di declamare una sua brillante poesia, mentre l’architetto Gabriele Cuccu, nell’introdurre la presentazione del suo libro, Il Tempio di Antas, ha fatto cenno a tutto l’antico sistema difensivo costiero e del nuraghe Furcas, al centro di questo sistema, illustrando un’epopea millenaria, ricca di fatti e luoghi, se pur circoscritti alla parte sud del grande golfo di Oristano tra le coste ed i monti che compongono il territorio di Terralba e Arbus, soffermandosi poi a parlare dettagliatamente del Tempio di Antas e di tutte le scoperte che riguardano il monumento.

Infine, è stata la volta dell’autore del libro, che con la sua solita verve, ha parlato delle prerogative storiche, economiche, sociali e religiose di quei tempi lontani e dell’impervio percorso dell’uomo sin dalla sua nascita. Ha illustrato, entrando nei dettagli, tutta una serie di episodi che coinvolgevano le aggregazioni sociali dei villaggi nuragici e degli sviluppi delle grandi città fenicie e romane, ma soprattutto, le varie vicissitudini storiche e religiose sulla ricerca dell’esistenza del Dio soprannaturale. Particolare attenzione il Lilliu, lo ripone nel grande evento Cristiano, che in Sardegna parte dai primordi della fede, citando come prova una’antica fonte battesimale, tuttora presente nel sito di Orrì, poco distante da Marceddì.

Nel corso delle sue riflessioni, Don Eliseo, ha sottolineato che “il mistero di Gesù Cristo, può essere compreso solo nel contesto del primo comandamento, che è il  fondamento di ogni realtà ulteriore. Il pensiero degli antichi Sardi, che credevano nel Sardus Pater – spiega – si trasformò in una fede di amore totalizzante per il Padre Nostro che sei nei cieli. L’uomo sardo – conclude – è stato sempre alla ricerca di un essere esterno, che gli desse forza negli affanni della vita, prima individuandolo nella Madre terra e in seguito nel Sardus Pater. Con l’arrivo degli ebrei, deportati dai romani e con gli insegnamenti di Papa Ponziano, anche lui deportato per essere adibito ai lavori forzati in miniera, entrarono in contatto con il Cristianesimo, con gli insegnamenti della Bibbia e a pregare Dio, chiamandolo Padre Nostro. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *