LA BATTAGLIERA SARDA IN TERRA BELGA: STORIA DI EMIGRAZIONE DI GIOVANNA CORDA, FRA SOFFERENZA E PASSIONE POLITICA

Giovanna Corda

ladonnasarda.it

La storia di Giovanna Corda è quella di tante famiglie italiane partite oltremare nel secondo dopoguerra. Una storia di emigrazione che si porta dietro il peso della sofferenza di lasciare terra, casa e affetti per costruire un avvenire in un altro luogo. Una storia di esperienze, passioni, dolori, conquiste, dubbi del passato e certezze del presente che dalla Sardegna conduce al Belgio, nel Borinage, in Regione Vallona nella quale emigrarono migliaia di nostri conterranei già a partire dalla fine degli anni Quaranta. Decine e decine di miniere accoglievano uomini e donne, forza delle braccia in cambio di carbone. “La storia della nostra famiglia è fatta di sacrificio, lavoro e fortuna. I nostri padri scappavano dalla miseria, noi siamo andati via alla ricerca di un destino migliore. E lì abbiamo avuto il nostro riscatto”, dice Giovanna, 62 anni, prima europarlamentare di origine sarda eletta nel 2007 a Strasburgo, e oggi vicesindaco della città di Boussu. Giovanna nasce a Carbonia, ma arriva in Belgio nel 1956, ad appena quattro anni. La sua famiglia, originaria di Illorai, si era trasferita qualche tempo prima nella cittadina mineraria per sfruttare le opportunità di lavoro che il settore ancora offriva. Ben presto però anche le miniere del Sulcis-Iglesiente conobbero la crisi e il Belgio apparve come un orizzonte sicuro per quanti non volevano rassegnarsi a una esistenza di stenti. Uno sradicamento che a partire dagli anni Cinquanta ha assunto, in qualche caso, le proporzioni di un esodo: fra il 1958 e il 2002, infatti, circa 700 mila persone hanno lasciato la Sardegna, pari al 40 per cento della popolazione sarda censita nel 2001. In quegli anni furono firmati i primi accordi tra i due Stati: l’Italia mandava uomini per ottenere in cambio l’energia indispensabile a riavviare il suo precario sistema industriale. Partirono in 50.000. Al comune si presentavano le domande di reclutamento per lavorare in quelle miniere. “Mia madre non voleva spostarsi. Era molto legata a Carbonia e alla sua gente, e non voleva seguire Babbo. Ci eravamo inseriti così bene che porto ancora nel cuore un sentimento di appartenenza per il mondo dei minatori, per quella solidarietà che unisce questi uomini che scendono nel sottosuolo e non si sa mai se riusciranno a risalire”, ricorda Giovanna con la sua spiccata inflessione francese. Dopo aver lasciato Carbonia la famiglia ritorna nel paese d’origine, Illorai, per un anno. Con quattro bambini piccoli però non era facile mantenere la famiglia e la scelta fu quasi obbligata. I Corda si trasferirono a Hornu, piccolo comune limitrofo a Boussu, e lì cominciarono la loro vita da emigrati. Una vita fatta di lavoro e abnegazione, una vita negata in Sardegna che nessuna retribuzione economica potrà però mai risarcire per il dolore del distacco, del ‘disterru’. “Non volevo rimanerci, piangevo ogni giorno. Mi sentivo sola e pensavo continuamente ai miei affetti lasciati a casa. Volevo i miei nonni e i miei zii che mi trattavano come una ‘principessina’”.  I genitori di Giovanna sono gente seria, laboriosa e onesta. I bimbi sono ben educati, ben vestiti e soprattutto bravi a scuola. Qualità che li fanno subito apprezzare nella nuova comunità. “Ero una piccola emigrata studiosa e le mamme delle mie compagne avevano rispetto per gli sforzi della mia famiglia. La nostra porta era sempre aperta e non mancavano mai pranzi e musica per accogliere i nuovi amici”. Giovanna cresce e si integra con i suoi fratelli e sorelle grazie anche a quella ricchezza d’animo e mentalità ospitale dei sardi che produce la cultura del confronto. Terminata la scuola superiore, trova lavoro come contabile in una ditta farmaceutica italiana con sede a Bruxelles. E sempre in Belgio conosce il marito, un giovane ingegnere informatico, e si sposa poco più che ventenne; nascono due figli, Toni, architetto, e Julie, medico chirurgo. “A quei tempi facevo la mamma, lavoravo e studiavo all’Università”, sottolinea Giovanna. Ma la sua passione è sempre stata l’insegnamento e così, dopo la chiusura dell’azienda e una laurea triennale in Scienze economiche, si iscrive in Pedagogia per la specializzazione e realizza il suo sogno durato 25 anni. Giovanissima diventa presidente dell’associazione dei sardi del Borinage, angolo del Belgio dove la parlata in limba è ancora molto diffusa. “Tuttora parlo meglio in sardo che in italiano”, confida. Il suo impegno sociale, cominciato proprio nel circolo, precede dunque quello politico che, negli anni Novanta, la trasforma in un esponente di rilievo del partito socialista belga. Alle prima tornata elettorale per le amministrative di Boussu, che nel frattempo si era unita ad Hornu e che oggi conta 20.000 abitanti, ottiene il maggior numero delle preferenze e conquista un posto nel Consiglio comunale. Sei anni di mandato e poi la svolta. Nel 2000 si ripresenta e, al secondo giro, conquista le chiavi del Municipio diventando vicesindaco, carica che conserva tuttora dopo la riconferma nell’ottobre del 2012 alle consultazioni per il rinnovo del governo locale. La soddisfazione più grande nel 2007 quando diventa il primo deputato europeo di origine sarda ad espugnare Strasburgo. “Mi sono occupata di tante questioni legate alla Sardegna, dai problemi del comparto ovicaprino all’agricoltura e pesca. Ho portato in Europa le vertenze dell’isola e ne sono fierissima”. 
In quegli anni da europarlamentare più di una volta si è resa protagonista di emendamenti e interrogazioni anche alla Commissione, e si è ritrovata in prima linea contro la decisione di un giudice tedesco che aveva definito ‘la sardità’ come attenuante per la riduzione della pena in un processo per stupro su una donna. Per cinque anni ha fatto parte in Sardegna della Commissione esperti della Consulta dell’emigrazione, l’organismo della Regione che affronta e risolve temi relativi all’emigrazione sarda organizzata nel mondo. Si è occupata, in particolare, di valorizzare la figura femminile nel mondo dell’emigrazione e quella dei giovani “che sono la speranza del futuro delle nostre associazioni”. “È stato un incarico che ho apprezzato e mi ha reso felice perché mi faceva scoprire ancor di più la nostra terra, e il legame diventava sempre più forte”. È questo sentimento, questo ‘mal di Sardegna’ come lo chiama lei, a tenerle compagnia in questi anni da ‘felice emigrata’. “Il Belgio ci ha accolto tutti a braccia aperte, è un Paese esempio di integrazione per tutto il mondo”, puntualizza Giovanna, ma il suo cuore batte per l’isola. Almeno una volta ogni due mesi scappa da Boussu e trascorre una settimana a Tanaulella, piccola frazione di Budoni. In quest’angolo di paradiso ritrova sé stessa e le sue origini. Cura la sua casetta e riempie le stanze di ricordi, di fotografie antiche del Sulcis, di libri scritti da lei sulle famiglie di minatori emigrate in Belgio. “Ho sistemato tutti gli oggetti che mi sono più cari, dai souvenir raccolti in giro per il mondo alla lampada con la matricola che mi è stata regalata da un minatore di Serbariu. È un luogo dell’anima e tornarci è sempre emozionante tanto da non riuscire a trasmettere nemmeno la profondità di sentimenti che mi lega a questa terra”. In estate la casa riecheggia di risate dei bambini (è nonna di tre femminucce e a breve arriverà il quarto nipotino) e di serate di luna piena con gli amici. Tanaulella diventa il centro del mondo, del suo mondo. “Non solo non ho mai dimenticato le mie origini, ma le ho fatte scoprire agli altri: un bell’esempio di integrazione riuscita!”. Due anni fa è riuscita ad organizzare un viaggio con imprenditori belgi per far conoscere le potenzialità produttive dell’isola. Tappe a Cagliari e, naturalmente, anche Carbonia. “Erano entusiasti”, ricorda Giovanna. “Ma c’è molto da fare, da sviluppare. La Sardegna ha così tante potenzialità che nemmeno chi ci abita le sa mettere a frutto. Bisogna guardare al turismo, sia balneare che delle zone interne, valorizzando i prodotti offerti dalla natura e dal suo habitat ancora incontaminato e promuovendo le sue eccellenze agroalimentari. Bisogna puntare sulle tradizioni e sulla cultura che ti permette di riflettere per far capire l’essenza delle cose. Io ci credo nei sardi”. E intanto, nel tempo libero, scrive libri e prepara conferenze e mostre da allestire in Belgio. Il soggetto? Manco a dirlo…la Sardegna. “Bellissima, unica e indimenticabile”.

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