L’ERBA SCACCIA DIAVOLI: SECONDO LE TRADIZIONI POPOLARI LA PIANTA SAREBBE COLLEGATA ALLA FESTA DI SAN GIOVANNI BATTISTA CHE NEL CALENDARIO LITURGICO SI CELEBRA IL 24 GIUGNO


di Natascia Talloru

Nel periodo tra aprile e settembre si può ritrovare nei terreni asciutti e soleggiati una pianta erbacea perenne dai fiori giallo-oro conosciuta come Iperico o erba di San Giovanni (Hypericum Perforatum L.) appartenente alla famiglia delle Hypericacea. Il termine iperico deriverebbe dal greco hyper (attraverso) e ericos(immagine)  a cui si aggiunse il termine perforatum. La ragione del nome pare sia da attribuire alla struttura delle foglie che, se osservate in controluce, appaiono cosparse da piccolissimi fori i quali conferirebbero appunto un aspetto perforato e consentirebbero di osservare immagini attraverso la lamina fogliare.

Le parti di interesse fitoterapico sono le foglie e le sommità fiorite che vengono raccolte tra aprile ed agosto, contenenti diversi principi attivi: flavonoidi, proantocianidine, pigmenti rossi (ipericinapseudoipericina); principio antibiotico (iperforina); tannini; carotenoidi; vitamine A,C,E,F; olio essenziale.

Il medico e astrologo svizzero Paracelso aveva già evidenziato le proprietà cicatrizzantiantisettiche e depurativedell’iperico , ragion per cui viene utilizzata attualmente, perlopiù sotto forma di oleolito, nel trattamento delle irritazioni della pelle da eritemi solari e scottature, ma anche nel trattamento di ferite, funghi, cicatrici, pelle secca, psoriasi, emorroidi, discopatie, ulcere e piaghe.  Il caratteristico olio rosso-bluastro che fuoriesce dalle foglie e dai fiori può essere utile per alleviare nevriti, lombalgia, reumatismi e distorsioni; presenta inoltre azione antivirale contro Herpes Simplex. L’erba di San Giovanni è ampiamente conosciuta per il suo utilizzo nel trattamento della depressione lieve e moderata; sembrerebbe difatti aumentare i livelli di serotonina e di altri neurotrasmettitori implicati nella regolazione del sonno e del tono dell’umore. E’ bene comunque rivolgersi al proprio medico qualora si decidesse di intraprendere una terapia naturale di questo tipo in quanto i principi attivi della pianta potrebbero interagire con numerosi farmaci di uso comune; è sconsigliato durante la gravidanza. 

 IN SARDEGNA

L’iperico è una delle più belle piante della nostra flora autoctona, molto diffusa da Nord a Sud a partire dal livello del mare fino alle cime del Gennargentu. Si trova soprattutto nei luoghi incolti erbosi, molto esposti al sole, ai margini delle strade e su sentieri campestri. E’ conosciuta con diversi nomi a seconda della zona. A Nuoro e nella Sardegna centrale la chiamano su frore de Santa Maria poiché tradizionalmente veniva usata contro i disturbi femminili; per la stessa ragione in Campidano e nel Sud della Sardegna è nota come erba de piricoccu o pirinconi (= natura della donna); a Orani viene chiamata viore e Santu Zoseppe in onore al patrono dei falegnami, che curerebbe le loro ferite. In alcune zone della Barbagia sarebbe nota come vidikinzu.  In Sardegna oltre all’uso terapeutico interno ed esterno della pianta,  è molto diffusa in diverse zone la preparazione di liquori aromatico-digestivi. 

CURIOSITA’

Secondo le tradizioni popolari la pianta sarebbe collegata alla Festa di San Giovanni Battista che nel calendario liturgico si celebra il 24 giugno, raggiungendo la sua massima fioritura e massima potenzialità proprio nei giorni corrispondenti al solstizio d’estate, durante i quali il sole sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto, sposando la terra per un momento.  Questo matrimonio tra luce-terra, spirito-materia  e secondo altre credenze unione sole-luna,  è celebrato tuttora con dei falò e riti propiziatori in occasione della solennità di San Giovanni, dal carattere fortemente religioso cristiano, ma con importanti connotazioni pagane,  rappresentati in tutte le zone d’Europa.   Si tratta di celebrazioni antichissime che ancora oggi vedono impegnate persone alla ricerca di erbe magiche e curative: i falò accesi durante la notte del 24 giungo sono considerati purificatori così come la prima acqua attinta al mattino; in alcune regioni si gettano cose vecchie o marce e mazzetti di erbe raccolti nelle campagne affinché il fumo possa tener lontani i demoni e gli spiriti maligni, da cui deriverebbe il nome di erba scacciadiavoli che oggi sappiamo avere anche un fondamento scientifico, in quanto l’ipericina avrebbe la capacità di allontanare i cattivi pensieri grazie alle sue virtù terapeutiche antidepressive. In molti paesi della Sardegna l’erba di San Giovanni viene appesa alle porte e alle finestre delle case per tenere lontane tempeste e fatture.  A Tonara alla pianta veniva attribuito presagio funebre: ad ogni rametto appeso sulla porta veniva assegnato un componente della famiglia; il primo rametto essiccato avrebbe indicato la prima persona in ordine temporale che sarebbe scomparsa. Ad Alghero il falò di San Giovanni è accompagnato dal rituale del Comparatico attraverso cui le coppie fanno il salto del fuoco recitando auguri e auspici e diventando così compari e comari per sempre.

I Goccius de Santu Anni

Santu Anni miraculosu/Non mi stancu de ti pregai/Canzonis ti bollu cantai/Poita ndi sesi meritosu/Fai ch’in terra donnia sposu/No si stanchi sa sposa de amai/O Giuanni miraculosu/No mi stancu de ti pregai/ Donni annu po sa festa tua/Chini prusu ti pota frorisi/Ca sesi su rei de tottu is pastorisi/Custu deu non ti du cua/Unu ciriu puru t’allua/ca bollu graziasa a m’accanzai/O Giuanni miraculosu/No mi stancu de ti pregai

* focusardegna.com

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