FABRIZIO DE ANDRE E LA SARDEGNA: A FINE MAGGIO ESCE IL FILM-DOCUMENTARIO DI GIANFRANCO CABIDDU


di Alessandra Magliaro

”Mi sento più contadino che musicista. Questo è il mio porto, il mio punto d’arrivo. Qui voglio vivere, diventare vecchio”. Così diceva Fabrizio De Andrè e pensava al suo giardino, a quel bosco di sugheri e lecci che fu il suo rifugio nell’Agnata nel cuore della Gallura. E poi c’è la musica e un ultimo indimenticabile concerto: Roma, teatro Brancaccio, 13-14 febbraio 1998. L’11 gennaio 1999 il cantautore, compositore, poeta nato a Genova Pegli moriva. Il 27 e 28 maggio, distribuito da Microcinema, arriva in sala, un film speciale, evidente omaggio ad uno dei nostri artisti grandi. In realtà sono due film: quello sul complesso rapporto con la Sardegna e quello con la musica con il concerto integrale che chiuse la sua carriera, meno di un anno prima della sua scomparsa, sul palco con i figli Luvi e Cristiano. ‘Faber in Sardegna & L’ultimo concerto di Fabrizio De Andrè’ è il titolo del doppio film.Prodotto da Clipper media in collaborazione con Rai cinema e in associazione con Meganos, l’associazione culturale Time in Jazz e la Regione autonoma della Sardegna, il film musicale restituisce, attraverso immagini d’archivio, spezzoni, materiali fotografici resi disponibili dalla Fondazione De Andrè e dagli eredi il mondo artistico e anche privato di quello che Fernanda Pivano definì ”il più grande poeta italiano degli ultimi 50 anni”. Così il secondo film, quello del concerto di Roma, disponibile ora in una versione mai vista prima, restaurato e rimasterizzato in ultra HD con audio 5.1, ci ricorderà la colonna sonora di De Andrè (e per tanti spettatori la colonna sonora della loro vita) con Creuza de ma, Dolcenera, Khorakhané (sul palco è Luvi, allora ventenne a interpretare la poesia in lingua romanè), A Cumba, Il Sogno di Maria, La città Vecchia, Anime Salve, Il testamento di Tito, Tre Madri, Via del Campo e Il Pescatore, La storia di Piero (70 anni dopo la Liberazione è una ballata da ricordare). Il primo invece, con la regia del sardo Gianfranco Cabiddu, sarà il racconto di un De André intimo, uomo che, smessi i panni dell’artista conosciuto da tutti, indossa quelli dell’allevatore e del contadino. ”C’è chi ha il mal d’Africa: io ho il mal di Sardegna”, diceva De Andrè che fu sequestrato con Dori Ghezzi a Tempio Pausania nell’agosto del ’79 e rilasciato qualche giorno prima di Natale, ma che mai abbandonò quella terra così amata.Tra le interviste, varie personalità della cultura – tra cui Renzo Piano -, della musica e molti amici sardi del cantautore. Nel film c’è anche il presente della sua musica, suonata oggi dai tanti musicisti che ogni anno all’Agnata danno vita a concerti unplugged. Nel film Faber in Sardegna, molti sono i musicisti ripresi dal vivo, durante i vari concerti all’Agnata organizzati dal Festival Time in Jazz in collaborazione con la Fondazione De Andrè (dal 2005 al 2011), e che rendono omaggio al cantautore: tra questi, insieme a Cristiano De André, ci sono Morgan (autore di una commovente versione di “Canzone dell’amore perduto” al pianoforte), Paolo Fresu, Danilo Rea, Gianmaria Testa, Lella Costa, Maria Pia De Vito e Rita Marcotulli.Ma negli spezzoni di archivio tante persone dall’architetto Renzo Piano, amico di De Andrè a Paolo Casu, dirigente Ente Foreste della Sardegna, amico di famiglia, al parroco di Agnata don Salvatore che fu mediatore durante il sequestro a Filippo Mariotti, fattore dell’Agnata fin dall’origine, poi con i De Andrè per 27 anni. ”La storia che racconto – dice Cabiddu che a Carloforte, isola San Pietro, dirige il festival di Musica per cinema Creuza de Mà – parla di De André, ma se ne discosta continuamente per parlare di quello che rimane vivo di De André, in un posto come l’Agnata, nella musica, nelle parole della gente che lo ha incontrato, per poco o molto, per l’arte della musica, o che semplicemente l’ha accompagnato nel quotidiano lavoro dell’azienda agricola, della vita trascorsa in questo angolo di mondo.Un film musicale che mette a fuoco il sentimento e l’emozione del paesaggio, poetico, riconducibile sempre alla musica re-interpretata oggi, in omaggio a De André: sulle ali del ricordo, che non vuole essere celebrazione ma ricordo vivo e attiva partecipazione. Un documentario “dall’interno” – aggiunge nelle note di regia – che nasce dall’esigenza di raccontare il complesso rapporto, ad oggi solo sfiorato o talvolta trasfigurato in folklore, tra De André e un luogo speciale come l’Agnata e la Gallura”.

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2 commenti

  1. Un grande artista e un grande SARDISTA!

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