LORENZO SCANO RACCONTA LA 'CATTIVA, CATTIVISSIMA' AREA VASTA CAGLIARITANA: “HINTERLAND” E’ IL SUO NUOVO LIBRO

Lorenzo Scano

di Carmen Salis

Un giovanissimo scrittore che in 224 pagine (Edizioni Amicolibro) racconta di uomini senza scrupoli che si macchiano di crimini, di truffe e azioni violente, in una Cagliari che cresce e che assomiglia sempre di più a quelle grandi città dove illeciti e affari sporchi convivono con il sole e la quotidianità degli onesti. Un Hinterland tutto cagliaritano, fra lottizzazioni periferiche, parcheggi di cemento armato e campi demaniali deserti, dove sbirri, uomini d’affari e politici intrecciano e sbrigano le loro sporche faccende indisturbati.

Lorenzo, un coraggioso tentativo di raccontare, pur mescolando fantasia e realtà, un cambiamento dei tempi? Qualcosa di simile, sì. “Hinterland” è una narrazione che descrive la realtà dei nostri giorni in toni crudi, freddi e distaccati. Un libro che sfrutta l’adrenalina, l’azione e la suspense per descrivere quel che avviene quando il quotidiano e la routine vengono sconquassati da episodi violenti, e quali son le scelte che alcuni uomini si trovano a dover compiere davanti alla tentazione dei soldi. Soldi sporchi, naturalmente. “Cabuderra”, l’ultimo dei racconti lunghi contenuti nel volume, ne è l’esempio perfetto. Ci sono un disgraziato disposto a tutto pur di arricchirsi, un sindaco corrotto che gliene offre la possibilità e infine le comparse, le maschere e i burattini di un mondo che non è poi così lontano dalla realtà. Anzi…

Il noir, la tua passione… Sono cresciuto leggendo libri gialli e polizieschi. Più che una passione, io la definirei una vera e propria ossessione: a 12 anni già cominciavo a scrivere qualche mia storia di delitti e di misteri. Erano dei racconti ingenui e puerili, ma a livello di ambientazione e di dinamiche erano simili a ciò che produco adesso. Ho sempre voluto scrivere delle storie di crimine, di violenza e di corruzione nei luoghi dove sono nato e cresciuto. A 12 anni vedevo ancora il mondo con gli occhi di un bambino, e da bambino tratteggiavo i personaggi e le loro vicende. Dieci anni dopo, invece, utilizzo gli occhi e la mente di un adulto. E ci vado giù pesante, senza sconti per nessuno. I lettori se ne accorgeranno.

Giovanissimo, ma con le idee chiare. Scrivere è ciò che voglio e lo sto facendo. Più chiare di così…

Da grande vuoi fare lo scrittore. Cosa significa per te questo sogno? Significa aver fatto della mia passione – pardon, ossessione – un lavoro a tempo pieno. Significa che guardandomi allo specchio mi vedrei come l’uomo più felice sulla faccia del pianeta.

Hai raccontato di una città che potrebbe o che magari è già diventata una città “scura”? Cagliari, come ho già scritto nella quarta di copertina del volume, non è solo sole e mare, ma anche corruzione, droga e soldi sporchi. C’è da dire che a sporcarsi le mani sono, molto spesso, uomini insospettabili e distinti e donne dal viso angelico. Non solo la feccia dei bassifondi. Questo avviene veramente, non è solo fiction. È realtà.

Cosa ti aspetti dai lettori tuoi coetanei? Da quelli con un cervello che funziona bene solo di ricevere dei complimenti o delle critiche ai racconti, magari anche una manciata di stima, chi lo sa. Da quelli che invece sguazzano nelle molteplici realtà che ho descritto, molto probabilmente insulti gratuiti e una buona dose d’odio per aver attaccato alcuni tipi di dinamiche precise. Questo però fa parte del mestiere dello scrittore e delle sue regole, no? E in ogni caso, non credo avrò del tempo da dedicare a cose come questa: “Hinterland” è solo il primo volume di una trilogia ambientata nella grande provincia cagliaritana. Ci sarà da incazzarsi ancora a lungo.

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