PRESENTATO A BRESCIA DAL CIRCOLO SARDO IL LIBRO CURATO DA JACOPO ONNIS, “IL CORAGGIO DELLA VERITA’. L’ITALIA CIVILE DI GIUSEPPE FIORI”

Brescia, 2 marzo 2015. Da destra, Insonni, Tedeschi, Onnis, Corsini, Siddi, Pulina


di Paolo Pulina

A Brescia, nel pomeriggio di lunedì 2 marzo 2015, presso la Sala Conferenze dell’ Associazione Arcimboldo, Via Risorgimento 18, per iniziativa del Circolo Culturale Sardo, presieduto da Paolo Siddi, è stato presentato il libro “Il coraggio della verità. L’Italia civile di Giuseppe Fiori” (Cuec, 2013), curato da  Jacopo Onnis.

Il pubblico ha potuto ascoltare autorevoli valutazioni e testimonianze sulla figura e sulle opere  del grande scrittore e giornalista sardo Peppino  [nome vero] Fiori (nato a Silanus, Nuoro, nel 1923; morto a Roma nel 2003).  Oltre Onnis,  sono intervenute infatti due personalità bresciane di prim’ordine: il giornalista Massimo Tedeschi (caporedattore responsabile dell’edizione di Brescia del “Corriere della Sera”) e il senatore Paolo  Corsini, già sindaco della città per più mandati.

La manifestazione è stata introdotta dalla proiezione di un breve filmato con il quale  Onnis ha voluto  rinfrescare la nostra memoria sulle trasmissioni curate da Fiori che hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo del popolo televisivo, a partire dalle  sue “Parole in tv”: così si intitola il libro che raccoglie i graffianti editoriali di Fiori, vicedirettore  nel Tg2 diretto da Andrea Barbato.

Dopo i saluti e un ricordo personale del presidente Siddi, Massimo Tedeschi ha espresso la sua ammirazione per le produzioni giornalistiche (a tutto campo, quindi nei  vari mezzi di comunicazione  di massa: giornali, radio, televisione, cinema) e per le pubblicazioni  biografiche  (in cui è stato spesso narratore di fatti rimossi) realizzate da Giuseppe  Fiori.

Su Fiori, conosciuto solo attraverso  la  televisione, Tedeschi ha  voluto  dare tre giudizi: 1)  è  stato un giornalista sino in fondo: anche da senatore  della Sinistra Indipendente, per tre legislature, ha voluto considerarsi  “un inviato dentro le istituzioni”; 2) è stato un giornalista esemplare: non solo per la biografia di Gramsci (tradotta in dodici lingue)  ma anche  per le altre biografie (dell’anarchico Michele Schirru, di Ernesto Rossi, di Carlo e Nello Rosselli, di Enrico Berlinguer, del “venditore” Silvio Berlusconi),   è andato a  cercare i testimoni, ha scavato a fondo negli archivi, non si è accontentato del  “già conosciuto”; 3) è oggi un giornalista “inattuale”: oggi i biografi sono solo “laudatores” del personaggio “raccontato” (Walter Veltroni nella sua testimonianza ha sottolineato invece,  giustamente,  che “le mura etiche di Fiori erano molto elevate”); si è rotto il legame – che caratterizza indelebilmente Fiori – fra giornalismo e cultura: per lui – dice  Ettore Masina – valeva il principio  di valutare le persone «dal fruscio, che si portavano dietro, delle pagine lette».

Il  senatore Paolo Corsini ha detto del suo primo  incontro a Brescia   con  Fiori, invitato  dalla Cooperativa popolare di cultura, alla quale regalò una conferenza che fece vivere agli uditori momenti particolarmente intensi.  

In  questi  tempi di degenerazione morale sarebbe bello riascoltare la voce di Fiori, per il quale non ci poteva essere giornalismo, storia, narrativa  senza l’indignazione etica. Ha scritto lo storico Giovanni De Luna che l’ “azionista” Fiori fu folgorato dalle tesi del suo corregionale Enrico Berlinguer sulla necessità di mettere  in primo piano, nella società politica e civile,  la “questione morale”.

La biografia  di Gramsci, scritta da Fiori, non è solo la narrazione degli  snodi di una vita ma  ci illumina su un orizzonte più ampio, sulla  storia  della  Sardegna, di cui ben poco  si sapeva, a livello divulgativo, fuori dell’isola. In quest’ opera storiografica Fiori ha il coraggio di mettere in luce il contrasto di Gramsci con Togliatti. 

Nella biografia di Berlusconi, intitolata “Il venditore”, Fiori ha saputo ben precisare che l’ ascesa del personaggio non ha trovato resistenza, che non è  stato fermato il percorso del suo resistibile prevalere. Così – ha chiosato Corsini – il “venditore” si è potuto trasformare in “compratore”.

Per Corsini, Fiori ci ha  lasciato in eredità pagine indimenticabili di vita morale, sotto le diverse specie.

Prima delle conclusioni del curatore del volume Jacopo Onnis (giornalista, dal 1980 al 2010 prima programmista-regista poi redattore del TGR nella sede regionale RAI della Sardegna, in cui si è occupato di cronache politiche e culturali) l’attore e giornalista bresciano Sergio Isonni ha letto alcune pagine da diversi libri di Fiori: si è avuta ancora una volta la dimostrazione che la scrittura di Fiori  si dispiega in una forma che possiamo solo  chiamare “classica”, che rappresenta, cioè,  un modello.

Onnis ha detto che questo suo  libro ha inteso parlare di Giuseppe Fiori (giornalista e scrittore, vicedirettore ed editorialista del Tg2, direttore di “Paese Sera”; senatore della Sinistra Indipendente per tre legislature; accusatore con i saggi  “Baroni in laguna” e “La società del malessere” delle malefatte  dei potenti  e  dei prepotenti in Sardegna; anche  romanziere con “Uomini ex” e con “Sonetàula, da cui Salvatore Mereu ha tratto il film omonimo) così come l’hanno conosciuto oltre trenta protagonisti dell’informazione, della cultura, della politica. Fiori è stato personalità ricca e complessa, capace di sperimentare linguaggi nuovi nei più diversi campi della comunicazione.

Il libro – ha messo in evidenza Onnis – raccoglie anche lettere inedite di Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, John e Andrea Rosselli, Alfonso Leonetti, Enrico Berlinguer: sono la conferma del carattere e dei valori di un uomo libero e anticonformista, sempre alla ricerca della verità, spesso straniero in patria. Volendo coniugare etica e politica, Fiori cercava un’altra Italia, un’Italia civile e democratica.

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