DA BILL GATES AI CLASSICI: COSETTA CADAU DOCENTE DI GRECO E LATINO ALL’UNIVERSITA’ DI DUBLINO CON PASSATO IN MICROSOFT

di Giovanni Runchina *

A Dublino dal 1999, in maniera non continuativa, Cosetta Cadau è un esempio (stra)ordinario di mobilità. Concetto, in Italia, ormai in soffitta da un pezzo mentre altrove – vedi l’Irlanda – non solo è evocato ma persino praticato. Già, perché la quarantenne nuorese in questi sedici anni di esperienza nella capitale è riuscita in un miracolo, almeno agli occhi dell’ingessata società italiana: passare da un settore lavorativo a un altro. Oggi Cosetta è docente universitariadopo una lunga parentesi nel settore dell’informatica. Da Bill Gates ai Classici, insomma, e senza batter ciglio. «Sono lettrice di latino e greco all’ università di Dublino. Insegno lingua greca e latina al Trinity College (al settantunesimo posto nella graduatoria 2014 tra gli 800 migliori atenei del pianeta secondo il Qs World University Rankings -ndr) e tragedia, oratoria e prosa greca all’Ucd (University College Dublin). Per anni sono stata in Microsoft, nella divisione di lancio Xbox e hardware; mi sono occupata di logistica, global services, e training. Prima ancora in altre corporation multinazionali d’informatica». Nata ad Aosta, a Nuoro sino a quindici anni e poi a Cagliari dove si è laureata in Lettere Classiche nel 1998, Cosetta Cadau si è trasferita nella capitale dell’Irlanda pochi mesi dopo aver completato gli studi con due obiettivi: apprendere meglio la lingua ed entrare nel mondo del lavoro. Ricorda perfettamente i primi passi: «Mi organizzai per iniziare subito un corso d’inglese, alloggiavo in una famiglia. Tre giorni dopo il mio arrivo trovai un piccolo impiego. Alla fine degli anni Novanta – racconta – l’economia offriva a chi voleva imparare, studiare, o lavorare opportunità fantastiche e certamente impensabili per noi in Italia. Nel Paese sono arrivati migliaia d’immigrati. Ovviamente il Governo ha dovuto ridimensionare alcuni aspetti delle finanze nazionali, ad esempio il Welfare, per regolare i danni successivi alla Tigre Celtica. Col passare del tempo, la crescita della competizione ha reso il mercato del lavoro progressivamente più concorrenziale e selettivo, ma è rimasta una meritocrazia di fondo che garantisce trasparenza a chi ha voglia di fare e di crescere». Meritocrazia, altro concetto a noi progressivamente sempre più estraneo, che ha permesso a lei – come a tantissime altre persone – di dispiegare le proprie abilità in vari settori e di poter intraprendere la strada desiderata, percorrendola grazie a tenacia, sacrifici e un briciolo di fortuna e a un sistema complessivamente molto aperto. Nel quale la famiglia di provenienza ha un peso relativo e, comunque, molto minore rispetto a quello che ha in Italia dove la maggiore istruzione non garantisce quasi più condizioni di vita e occupazioni migliori rispetto a quelle dei genitori. «Mentre lavoravo nel campo dell’informatica, feci un master in Lettere Classiche al Trinity College. Quando terminai, non c’erano molte opportunità professionali nel campo, e dunque continuai nel campo dell’IT, alla Microsoft; nel frattempo studiavo e insegnavo nelle scuole serali. Ero determinata e così – qualche anno fa – ho deciso di presentare un nuovo progetto di ricerca al Tcd, su un poeta epico greco tardo antico. E’ stato accolto con interesse e quindi ho lasciato la mia carriera per fare un dottorato. Poco dopo si è presentata l’opportunità di insegnare greco, poi latino, poi nuovi corsi, poi altri college. Ora che ho finito il mio Ph.D., continuo la mia attività al Trinity College e da quest’anno sono anche allo UCD». Percorso ricco di soddisfazioni perché l’interesse è quanto mai vivo. «Gli studenti sono sempre entusiasti. Un giovane interessato alla cultura classica ha diverse possibilità qui, tra cui quella di imparare la letteratura, l’arte e la cultura senza dover necessariamente affrontare lo scoglio delle lingue; questo naturalmente permette a un maggior numero di persone di accedere a materie che potrebbero altrimenti sembrare ostiche. Inoltre, il contributo che è dato da coloro i quali provengono da percorsi diversi ha un valore enorme: la discussione in aula è sempre molto vivace». Frutto di un’organizzazione universitaria non cervellotica, dove il tempo dedicato allo studio non è totalizzante e c’è la possibilità, per chi lo desidera, di entrare in contatto con il mondo del lavoro. «Nel caso delle Lettere Classiche il corso dura quattro anni. Lo studente ha l’obbligo di frequenza e a maggio sostiene gli esami delle materie che ha seguito durante l’anno. In estate non ci sono appelli o lezioni, quindi ai ragazzi e alle ragazze è dato un periodo di riposo che la maggior parte di loro trascorre lavorando, perché tantissimi accedono all’università con prestiti. Qui, inoltre, tutte le prove sono scritte e vige il continuous assessement che consiste nella presentazione di diversi materiali quali tesine, compiti e test; tutte prove che contribuiscono alla formazione del voto finale». Un confronto impietoso ma, nonostante le innumerevoli distorsioni del mondo accademico italiano, i nostri atenei – seppur con fatiche crescenti – sfornano giovani molto competenti che però fanno spesso la fortuna di università straniere. «La mia preparazione è stata preziosissima; probabilmente l’ostacolo maggiore è convertire il proprio sapere in maniera adeguata in un’altra lingua, e, soprattutto, di andare oltre l’inglese parlato per imparare quello accademico, una sfida soprattutto nello scrivere. Complessivamente debbo dire che il mio processo d’integrazione non è stato complicato. Gli irlandesi sono accoglienti, aperti e socievoli e Dublino è città multietnica. In base alla mia esperienza – conclude Cosetta – posso affermare che l’Irlanda, pur non essendo la terra promessa, è un paese in cui, se si ha voglia di lavorare e di imparare con umiltà, è possibile costruirsi un futuro, guadagnarsi indipendenza, dignità, rispetto».

* Sardinia Post

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