A SASSARI IMPORTANTE CONVEGNO SUL PRIMO CONGRESSO REGIONALE DEGLI EMIGRATI SARDI (ROMA 1914) E SULLE ATTUALI SFIDE DELL’AUTONOMIA SPECIALE DELLA SARDEGNA

Da sin. Gianni Carbini, Gianfranco Ganau, Serafina Mascia, Attilio Mastino, Salvatore Cubeddu, Giovanni Lobrano

di Paolo Pulina

Quando il 5 luglio 1996 la FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia)  organizzò presso l’Aula Magna dell’Università di Sassari il convegno “Il nuraghe nel villaggio globale. Emigrazione e informazione. Solidarietà e rappresentanza degli interessi della Sardegna” (di cui sono stati pubblicati gli atti agli inizi del 1997), il quotidiano locale, “La Nuova Sardegna”, dedicò alla manifestazione uno “stelloncino”, cioè una notiziola di poche righe confusa tra gli altri appuntamenti, culturali e no, della giornata.

L’incontro-dibattito “Dal Primo Congresso degli emigrati sardi (1914) un messaggio per il governo  della Sardegna di oggi”, realizzato a Sassari, nel pomeriggio di lunedì 27 ottobre 2014, presso l’Aula umanistica del Dipartimento di Storia, Scienze dell’uomo e della formazione, per iniziativa della Fondazione “Sardinia”, dell’Università degli Studi di Sassari, della FASI e dell’ Associazione ex-Consiglieri Regionali, è stato invece preannunciato dallo stesso  quotidiano con ampio risalto.

È stato pubblicato per intero il comunicato preparato da Federico Francioni, meticoloso organizzatore dell’evento, per conto degli enti promotori e quindi i lettori hanno potuto avere una informazione esauriente sul significato del convegno. L’incontro di studio ha voluto essere celebrativo, da un lato, del centenario della prima grande “incursione nella storia”  dell’emigrazione sarda stabilitasi nell’Italia continentale (il Congresso, tenuto a Castel Sant’Angelo dal 10 al 15 maggio  1914,  fu promosso e organizzato dalla “Associazione fra i Sardi in Roma”, progenitrice dell’attuale “Gremio dei Sardi di Roma”,  “per esaminare e discutere obbiettivamente i principali fra i problemi che interessa[va]no l’isola nostra”) ma, dall’altro lato,  ha anche voluto dare orientamenti rispetto alle prospettive latamente intese  e oggettivamente analizzate  – quindi positive/negative – che si aprono a breve e medio termine, in campo istituzionale e amministrativo,  all’attuale “specialità” della Regione Sardegna.

I saluti ai partecipanti sono stati portati dal Rettore Magnifico dell’Università di Sassari,  Attilio Mastino; dal vice Sindaco di Sassari, Gianni Carbini, a nome del Sindaco,  Nicola Sanna; da Gianfranco Ganau, Presidente del Consiglio regionale sardo, e da Serafina Mascia, Presidente della FASI. Quest’ultima ha messo in evidenza il fatto che la  meritoria  manifestazione propositiva dell’emigrazione intellettuale sarda degli inizi del Novecento non deve farci dimenticare che già in quell’epoca migliaia di lavoratori sardi senza speranze di esistenza dignitosa  si erano imbarcati, avendo come ricchezza solo le loro braccia,  verso i porti della Penisola e soprattutto verso quelli  dei Paesi dell’America latina. Con sacrifici che immaginiamo sovrumani essi hanno gettato le basi per una rete di mutuo soccorso tra i sardi emigrati, la quale ad un certo punto – in ogni Paese del mondo, compreso il Continente italiano – ha incrociato quella creata dalle intellettualità sarde pensose dei destini dei corregionali meno fortunati e del futuro della comune isola d’origine. Questo incrocio di reti ha favorito la costituzione nei decenni degli oltre 120 Circoli di Sardi nel mondo, una realtà  organizzata che ha determinato la diffusione degli elementi della cultura sarda e dei prodotti della Sardegna attraverso il dispiegamento infaticabile di un numero altissimo di forze volontarie. La valorizzazione dell’apporto conoscitivo e delle proposte di rimedi ai mali dell’isola che si ebbero nel Congresso di Roma deve accompagnarsi alla difesa della rete dei Circoli sardi nell’Italia continentale e nel mondo: qualsiasi autorità istituzionale sarda che volesse disfarsi per quieto vivere di queste eredità può essere qualificata  solo come  miope. Nel ricordo dei protagonisti dello storico Congresso del 1914, i responsabili attuali di questi presìdi di sardità fuori dell’isola – con la FASI in prima linea – sentono  il dovere morale di non permettere la dilapidazione dei valori immateriali e dei beni materiali che l’Emigrazione sarda ha disseminato nel mondo nel secolo che ci separa dal grande evento del 1914.

A Sassari, secondo il programma, sono quindi seguite le relazioni. Nella prima parte Federico Francioni ha precisato le motivazioni che portarono all’organizzazione del Congresso e ha “rivisitato” alcune delle problematiche affrontate nel corso dei lavori.

Dopo aver ricordato uno scritto che si riferisce a una iniziativa precorritrice addirittura del convegno del 1914 (“Un po’ di luce sul primo dibattimento dei sardi tenutosi a Roma”, che reca la data del 1881 e che si deve alla penna del parlamentare Salvatore Pirisi Siotto – Nuoro, 1826-1892), Francioni ha affermato che l’iniziativa del 1914 – avviata da esponenti di punta del  ceto dirigente liberale sardo, in primo luogo da Francesco Cocco Ortu, più volte deputato, sottosegretario e ministro – riuscì in ogni caso a coinvolgere un arco della rappresentanza politica abbastanza vasto: ha citato  l’adesione di Filippo Garavetti (esponente del gruppo radical-repubblicano di Sassari), quella del socialista Giuseppe Cavallera e poi di scrittori e intellettuali come Grazia Deledda, Salvatore Farina, di studiosi come Ettore Pais e di altri specialisti (economisti, medici, ecc.). Fondamento politico del Congresso fu  indubbiamente la legislazione speciale che ebbe il suo avvio col testo messo a punto, precisato e arricchito – fra il 1897 e il 1907 – dallo stesso Cocco Ortu.

Su questo tema e sul Congresso di Castel Sant’Angelo hanno scritto pagine di rilevante interesse, in anni abbastanza recenti, i compianti Lorenzo Del Piano e Tito Orrù, Manlio Brigaglia (Università di Sassari)  e Francesco Atzeni (Università di Cagliari).

Nel 1914 – ha ricordato Francioni – al Comitato d’onore, presieduto da Salvatore Parpaglia, si affiancò un Comitato organizzatore, guidato da Felice Crespo. Venne emanata una circolare e messo a punto un regolamento del Congresso con un apposito programma.

In vista del Congresso del 1914 –  ha sottolineato Francioni – furono creati sottocomitati provinciali in Sardegna e nella penisola: fra questi ultimi  spicca quello di Pavia, formato da 19 persone, fra docenti universitari, medici, funzionari dello Stato e studenti sardi residenti nella città lombarda. Alle adesioni di Comuni, società ed enti, nella provincia di Cagliari e in quella di Sassari, vanno aggiunte quelle individuali che, se non proprio numerose, furono comunque significative. 

I temi affrontati furono soprattutto di carattere economico – agricoltura, industria, trasporti, commercio e credito – ma ebbero risalto anche le problematiche di carattere sociale, come l’emigrazione, l’analfabetismo, l’istruzione secondaria e superiore, nonché quelle di tipo sanitario, con particolare attenzione alla malaria, alla lebbra e alle malattie contagiose e furono discusse anche le  “legislazioni speciali per le isole e per il mezzogiorno” e le “questioni militari”.

Tra le relazioni Francioni ha rammentato quella dell’ex-deputato Enrico Carboni Boy – che denunciava l’intollerabile pressione fiscale sulla Sardegna – relazione che è espressamente ricordata nei “Quaderni del carcere” da Antonio Gramsci, il quale le attribuisce il valore di una forte denuncia nei confronti di politiche governative discriminanti verso la nostra isola.

Dagli Atti del Congresso (integralmente consultabili in www.fondazionesardinia.eu ) –  ha osservato Francioni – emerge la continuità, per tanti versi drammatica, fra i problemi di ieri e quelli di oggi: le difficoltà incontrate nell’avviare un processo di industrializzazione, nello sviluppo delle infrastrutture, nella situazione agraria, nel credito (con la piaga dell’usura), le malattie: oggi non abbiamo più a che fare con la malaria e la lebbra; in compenso diabete, SLA, sclerosi multipla, tumori di vario tipo, disagio psichico e suicidi si manifestano con dati assai preoccupanti.

In chiusura Francioni ha ricordato che il Congresso votò anche diverse mozioni che vennero sottoposte all’attenzione del governo, presieduto allora da Antonio  Salandra che inviò un suo rappresentante.

Personalmente  (in qualità di  vicepresidente vicario del Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia e come responsabile culturale delle attuali 70 associazioni della FASI) ho sintetizzato i risultati della  mia ricerca sulle fonti biografiche degli emigrati sardi che fecero parte, fuori Roma,  dei Sottocomitati provinciali nel Continente per l’organizzazione del Congresso e che furono operativi nelle più importanti città (Bologna, Cremona, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Pisa, Torino, Venezia) in cui erano presenti comunità sarde, in genere composte da docenti e studenti universitari, magistrati, funzionari, professionisti.

La delegazione espressa da Pavia fu  la più numerosa: contro i 3 membri mediamente appartenenti alle altre località, quella pavese risultò costituita da ben 19 componenti, tra cui 5 docenti (tre meritevoli di maggiore considerazione in Sardegna: Efisio Mameli, Francesco Falchi, Giovanni Aperlo) e 3 studenti dell’Università, oltre agli altri, di diverse  istituzioni e professioni. Le biografie  dei promotori fuori Roma delle giornate sarde tenute a Castel Sant’Angelo nel maggio  1914 sono state da me ricostruite sulla base della documentazione reperita negli archivi cartacei dell’Università di Pavia (per quanto riguarda i 19 sardi-pavesi) e negli archivi on line relativamente agli altri rappresentanti delle altre 11 città del Continente.

Questi profili biografici, pubblicati nel maggio 2014 dalla rivista “Quaderni Bolotanesi” nel  numero del Quarantennale  (cfr. pp. 217-228),  possono colmare le lacune informative su queste importanti personalità dell’emigrazione intellettuale sarda degli inizi del Novecento, dato che su quasi tutte queste figure è calato l’oblio, in particolare in Sardegna. Era giusto anche a Sassari ravvivare il ricordo sugli  illustri sardi emigrati che, un secolo fa, tennero alta a Roma la bandiera della Sardegna con giornate di approfondimento dei problemi dell’ isola, articolate in ben sedici sessioni di lavoro che non ebbero carattere di studio accademico ma di proposta pratica per la soluzione concreta dei drammi che allora affliggevano l’isola. 

La seconda parte delle relazioni presentate al convegno sassarese si è incentrata sul tema “Il primo Congresso dei Sardi e le attuali sfide dell’autonomia speciale”: sono intervenuti tre specialisti delle tematiche riferite all’autonomia sarda quali Paolo Fois (anche in rappresentanza dell’Associazione ex-consiglieri regionali), Omar Chessa e Giovanni Lobrano, tutti e tre docenti nell’ Università di Sassari. In generale si è messo  l’accento sulle  istituzioni di cui la Sardegna deve oggi dotarsi per affrontare le sfide di un contesto, soprattutto europeo e internazionale, assai mutato rispetto al 1914. Se un secolo fa  si è dibattuto delle norme applicate nell’isola – definite “il primo esempio di legislazione speciale per una determinata regione” – nel 2014 al centro del dibattito non potevano  non essere  le tematiche dell’autonomia speciale e le cause della sua crisi attuale.

Il coordinamento  dei lavori e del dibattito è stato svolto da Salvatore Cubeddu (della Fondazione “Sardinia”). Sono intervenuti nel dibattito: i politici Bainzu Piliu e Efisio Planetta e gli studiosi Paolo Puddinu, Sandro Ruju, Maria Laura Fois. Tra il qualificato uditorio erano presenti, tra gli altri,  i sociologi Alberto Merler e Maria Lucia Piga; gli studiosi Aldo Borghesi, Marisa Buonajuto, Mondina Casu-Sole, Eugenio Maddalon, Bruno Paba, Loredana Rosenkranz, Salvatore Tola, Gianfranco Trudda; Francesco Manai, ex operaio Mirafiori tornato nella sua Bonorva a scrivere sui problemi dell’emigrazione sarda. 

Nell’intervallo fra le due fasi dei lavori, il prof. Manlio Brigaglia ha voluto donare alla Presidente della FASI, Serafina Mascia, per la Biblioteca dell’organizzazione degli emigrati, una copia dei dodici volumi  della collana intitolata  “Le Guerre dei Sardi”, pubblicata dal quotidiano “La Nuova Sardegna” per le cure  del prof. Brigaglia con la collaborazione di Salvatore Tola. L’opera, che intende evidenziare il valore dei Sardi in armi nel periodo che va dalle guerre d’indipendenza alle attuali missioni di pace e all’interno della quale grande spazio è dedicato alla Brigata “Sassari”, ultimamente impiegata in missione in Afghanistan, può essere di grande utilità documentaria in rapporto alle manifestazioni commemorative del centenario della Prima Guerra Mondiale che vedranno impegnati anche i Circoli della FASI e delle altre Federazioni degli emigrati sardi.

Nel corso del convegno di Sassari i rappresentanti dei vari enti organizzatori hanno preso l’impegno di continuare  a  realizzare nei prossimi mesi  incontri  che servano a dare conto del grande valore storico del Primo Congresso Regionale Sardo e che siano utili ad  attualizzarne il messaggio di fondo: gli emigrati sardi nella Penisola (ma, evidentemente, oggi, anche nei diversi Paesi dell’Europa e del mondo), che considerano se stessi parte integrante del Popolo Sardo, non rinunciano al desiderio di mettere a disposizione dell’isola natìa idee, proposte, suggerimenti per lo sviluppo economico-sociale-culturale della Sardegna maturati nella loro lunga esperienza fuori dei suoi confini. Così non può non essere, d’altra parte, se si considera che  al Congresso di Roma del 1914, “il Sottocomitato  di Bologna, per mezzo del suo rappresentante  dott. Nicola Spano, espresse il voto che potesse costituirsi un’Associazione nazionale fra i Sardi residenti nel Continente allo scopo di svolgere un’azione efficace sui deliberati del Congresso”. Il messaggio di Spano non poté essere raccolto l’anno dopo a causa della Prima Guerra Mondiale, ma la “vecchia talpa” dell’ emigrazione sarda continuò a lavorare: così, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’avv. Pasquale Marica (Sanluri 1886 – Roma 1972; fecondissimo pubblicista), che fu tra i segretari del Comitato organizzatore del Congresso del 1914, insieme ad altri fondò nel 1948 il pionieristico “Gremio dei Sardi” nella capitale, il cui esempio aggregativo fu seguito in altri luoghi in cui si era concentrata l’emigrazione dei sardi e delle sarde.  Fino alla costituzione della Lega Sarda (inizi anni Settanta, per merito di Tullio Locci) e poi della FASI-Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (Roma, febbraio 1994). Ma questa è storia di oggi. 

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