IL SESTO CONTINENTE C’E’ E SI CHIAMA SARDEGNA: INTERVISTA ALLA SCRITTRICE DIANA LANCIOTTI

Diana Lanciotti


di Beatrice Pagan

La giornalista, scrittrice e fondatrice del Fondo Amici di Paco, Diana Lanciotti, ha tagliato l’importante traguardo del suo quindicesimo libro pubblicato con La vendetta dei broccoli, un originale “giallo vegetariano” ambientato nel mondo dell’alta gastronomia, che aiuta concretamente gli animali senza famiglia utilizzando il ricavato, compresi i diritti d’autore, della vendita del romanzo. Tra le pagine gli chef più famosi d’Italia si sfidano durante un festival di alta gastronomia, ma verranno presi di mira da un serial killer che firma i suoi delitti in modo speciale: con un broccolo. A mettere in difficoltà l’omicida in grado di sfuggire alla polizia e agli investigatori sarà però una giovane e affascinante giornalista che potrebbe scoprire le motivazioni che lo spingono a compiere la sua missione. La scrittrice intreccia un argomento di grande attualità, quello della passione per la cucina, con il divertimento, senza dimenticare di offrire spunti di riflessione dalla parte degli animali. Anche nell’organizzare i propri viaggi Diana Lanciotti è molto attenta alle esigenze dei suoi cani e gatti, da sempre considerati membri di una famiglia allargata, ma c’è un luogo speciale in Italia che ha conquistato definitivamente un posto speciale nel suo cuore.

C’è un viaggio che ha fatto recentemente o in passato, a cui è particolarmente legata? Devo premettere che non sono una che viaggia molto all’estero, da quando i miei cani hanno conquistato il ruolo di membri della famiglia. Cani e gatti, sin da bambina, sono state presenze fondamentali nella mia vita, ma solo con l’arrivo di Paco (trovatello adottato da Diana nel 1992 al canile e diventato il testimonial del Fondo Amici di Paco, l’associazione nazionale per la tutela degli animali fondata da lei e dal marito, n.d.r.) la nostra vita ha preso un nuovo corso. In tanti sensi, compreso il viaggiare. Persino nelle nostre vacanze in barca Paco veniva con noi, e tutto era impostato su di lui, sulle esigenze del nostro marinaretto a 4 zampe. Da allora, i nostri cani vengono sempre con noi. Cosa che comporta alcune limitazioni. Nulla, in confronto alla grande gioia di condividere momenti indimenticabili.

Quindi il suo viaggio del cuore a quando risale? Il mio “viaggio rivelatore”, che risale ai primi anni ’80, fu in Sardegna. Lo feci insieme ai miei genitori; avevo poco più di vent’anni e fu una straordinaria riscoperta viaggiare con loro, dopo una pausa di alcuni anni di vacanze con mia sorella e gli amici. Fu una folgorazione tale, una sorta di “ritorno a casa”. Da allora mi diverto a dire che in una vita precedente devo essere stata sarda, e da quel momento le mie vacanze, e da diversi anni anche la mia vita anche lavorativa, mi portano là. In particolare in Costa Paradiso, nel nord della Sardegna, dove da vent’anni abito per diversi mesi l’anno. È un posto unico al mondo.

Cosa l’ha colpita maggiormente? Il mare, che è il motivo principale per cui si va, almeno all’inizio, in Sardegna: per quanto me l’avessero decantato, mi incantò al di là di qualunque aspettativa. Per quanto riguarda Costa Paradiso, benché la mano dell’uomo ne abbia snaturato pesantemente l’aspetto originale, a colpirmi allora come ora furono le rocce di granito rosa scolpite dal maestrale nelle forme più spettacolari e impensabili, così come la vegetazione che si compenetra con le rocce stesse creando un’architettura paesaggistica che nemmeno il più abile dei giardinieri saprebbe riprodurre. E i tramonti: ogni giorno dell’anno Costa Paradiso mette in cartellone un tramonto diverso, uno spettacolo che ho immortalato in migliaia di fotografie. È un posto magico, soprattutto fuori stagione, quando si può goderne la maestosità silenziosa, che mette soggezione e invita alla riflessione.

Nel corso degli anni, ha notato dei cambiamenti significativi? Sì, ma non tanto nei luoghi, che sono ovviamente cambiati, quanto in me. Ora non vado più in Sardegna per il mare, ma vado per… la Sardegna, che non è solo un’isola, ma un vero e proprio un continente, un concentrato di natura, storia, tradizioni che ne fanno uno dei posti più affascinanti della terra.

Che importanza ha avuto questo luogo nella sua vita privata e professionale? E’ stato fondamentale. Tanto che io e mio marito, e i nostri cani…, oltre a viverci per buona parte dell’anno ci stiamo organizzando per trasferirci definitivamente a Costa Paradiso. Per quanto riguarda i miei libri, quando non è protagonista la Sardegna è spesso uno dei personaggi principali. La definisco personaggio, perché è una terra con una personalità così prorompente da non poterla confinare a semplice location.

Come definirebbe gli abitanti di Costa Paradiso? Difficile dare dei Sardi una definizione sintetica. Il popolo sardo è composto a sua volta da vari popoli, da anime diversissime. Ad affascinarmi è sempre stata la loro dignità, la loro ospitalità priva di piaggeria, l’attaccamento alle tradizioni che non è semplice folclore. È un popolo ricco di sfaccettature ma anche di contraddizioni: unito per molti aspetti, nello stesso tempo diviso come pochi. A tenerlo unito è l’orgoglio sardo, ma lo stesso orgoglio diventa il rovescio della medaglia quando impedisce agli abitanti dell’isola di aprirsi al nuovo, al confronto con ciò che viene da fuori, all’integrazione con i “continentali”, visti ancora, (a volte a ragione, ma per fortuna sempre meno) come invasori. Già il fatto che ancora oggi noi che veniamo dalla terraferma ci ritroviamo incollata addosso l’etichetta di “continentali” la dice lunga…

Perché pensa avvenga questo? È un atteggiamento che posso capire, eredità di un passato di invasioni e atteggiamenti “colonialisti” da parte dei “continentali”. Ma dopo averlo giustificato per anni, da un po’ di tempo faccio fatica ad accettarlo. Eppure mi sono spesso scagliata contro certi “continentali” che, quando succede qualche fatto increscioso sull’isola – come se altrove non ne succedessero… – gridano allo scandalo e fanno partire campagne mediatiche per boicottare la Sardegna. Faccio fatica ad accettarlo, dicevo, perché è ora di uscire dai personalismi, dai regionalismi e aprire le menti al mondo esterno, non di chiudersi in un microcosmo che ha per centro il proprio ombelico. Alcuni Sardi vedono nell’isola una gabbia e non riescono ad apprezzarne tutti gli aspetti positivi che si dovrebbero enfatizzare, anziché viverli come limitativi.

Queste riflessioni hanno trovato spazio nei suoi libri? Proprio nel mio nuovo libro La vendetta dei broccoli, c’è un personaggio sardo che afferma «…spesso siamo proprio noi sardi a non apprezzare la natura selvaggia della nostra terra. Certe volte vogliamo imitare ciò che vediamo quando ci rechiamo in continente: prati all’inglese, giardini ordinati, siepi potate, aiuole fiorite… Siamo noi i primi a voler cambiare, e spesso violentare, la natura della Sardegna». Per fortuna ci sono tante persone che amano questa terra meravigliosa: gente che ci è nata e sa quanto sia bello appartenervi e gente che, pur non essendoci nata, se n’è lasciata conquistare. Non esiste solo il “mal d’Africa”, ma esiste anche un “mal di Sardegna”, che non ti lascia mai, anche quando sei distante chilometri da qui.

La Sardegna è un luogo molto conosciuto, c’è ancora un luogo poco conosciuto a Costa Paradiso da riscoprire? Per molti “continentali” – e qui la definizione calza a pennello – la Sardegna significa solo vacanza, folla, mondanità. Non sanno nulla dei silenzi, della quiete selvaggia, del suono del mare, del vento, dei profumi che invadono le narici, il cuore, la mente. Basta allontanarsi di pochi chilometri dalle classiche mete del turismo estivo e della mondanità per scoprire angoli incontaminati. Basterebbe venire fuori stagione per scoprire il volto vero e affascinante di un’isola che, agosto a parte, è verdissima e fiorita, come la Scozia e l’Irlanda… Per quanto riguarda Costa Paradiso, se non ci si ferma alla prima impressione data da un costruito oltraggioso, basta allontanarsi di poco dalla zona più densamente edificata per scoprire scorci incantati. Angoli che continuano a emozionarmi come vent’anni fa. Se qualcuno vorrà venire, sarei felice di fargli da “guida” e condividere la bellezza del posto, facendogli conoscere alcuni… pezzi di paradiso caduti per sbaglio su questa terra.

Per chi ama la cultura e l’arte, quali sono le mete più indicate? Anche i centri più piccoli hanno sempre una chiesa da visitare, che permette di respirare l’aria di genuina e quasi magica religiosità. E le botteghe orafe, dove si realizzano piccoli grandi capolavori con la filigrana. Poi, ovviamente, i siti archeologici, con i nuraghi e le numerose tombe dei giganti disseminate in varie zone dell’isola. Poi consiglierei una puntata a Orgosolo, per i murales. C’è tanta storia e tanta arte da scoprire. Bisognerebbe valorizzarle di più, per attrarre turisti durante tutto l’anno e far vivere l’isola anche al di fuori dell’alta stagione.

Dal punto di vista gastronomico cosa si deve provare? Per una che da anni non mangia né carne né pesce è un po’ difficile dare consigli, anche perché la tradizione della carne in Sardegna è molto radicata, basti pensare al porceddu. In ogni caso ci sono piatti che trovo deliziosi, come i ravioli sardi, soprattutto quelli dolci, o i culurgiones, per quanto riguarda i primi. Per chi ama i formaggi la Sardegna è un vero paradiso, con una varietà incredibile di pecorini, e la ricotta di mucca o di pecora che qui hanno sapori inconfondibili. La frutta e la verdura coltivate qui conservano sapori veri, non sanno di… cella frigorifera. Il pane, soprattutto quello di grano duro… dovrebbero vietarlo: è troppo buono e non si finirebbe mai di mangiarne. E poi il miele sardo, e l’Abbamele (miele e polline cotti con succo e scorza d’arancia o limone) e infine i dolcetti sardi. Una volta ne mangiavo in quantità, ma finché venivo un paio di volte l’anno potevo permettermelo, ma ora ho dovuto ridimensionare i consumi per non dover cambiare taglia dei vestiti!

Se dovesse associare un colore o una sensazione a Costa Paradiso, quale sarebbe? Il turchese del cielo, qua profondo e infinito, e il profumo speziato dell’elicriso e del rosmarino selvatico. In ogni caso l’odore della macchia mediterranea, che ti accoglie appena sbarchi. Quando lo sentii la prima volta, sbarcando, non capivo che cosa fosse. Poi lo sentii anche la seconda volta e capii che l’isola ha un profumo che non esiste da nessun’altra parte.

C’è un ricordo specifico che associa a questa meta? Visto che i miei viaggi in Sardegna ormai non si contano più, faccio fatica a ricordare un fatto o una circostanza specifica. Direi che i ricordi più teneri sono le corse in spiaggia fuori stagione dei miei cani, che quando si ritrovano la sabbia sotto le zampe impazziscono letteralmente di gioia. E i ricordi più romantici sono le notti a Costa Paradiso a guardare le stellate meravigliose che solo qui, nel buio totale, si vedono.

C’è una colonna sonora ideale per un soggiorno a Costa Paradiso? Sicuramente due brani dei Tazenda: Spunta la luna dal monte, un pezzo di grande suggestione, nella versione cantata con Pierangelo Bertoli, e Domo mia, nella versione con Eros Ramazzotti. Due esempi riuscitissimi di collaborazione tra sardi e continentali, a cui tanti sardi isolazionisti dovrebbero ispirarsi per capire che la strada del confronto e della cooperazione con il mondo “di fuori” è l’unica che conduce al successo. È l’unico futuro che c’è.

Ci sono errori da evitare se si scegliesse questa località? Innanzitutto venirci solo per il mare, il sole, le spiagge. E arrivare mantenendo le abitudini e i ritmi di casa, che mal si addicono a una terra da calpestare con calma, in punta di piedi, respirando profondamente e buttando a mare ogni pensiero negativo. Qualcuno ha detto che il Maestrale ripulisce l’aria ma anche i pensieri. A Costa Paradiso è vero più che mai. Provate a sedervi su uno scoglio durante una maestralata. C’è da passarci ore e ore, senza annoiarsi, sentendosi parte di questa natura meravigliosa e per certi versi ancora selvaggia. È uno spettacolo a cui è impossibile restare indifferenti. Ci si sente vivi, in ogni singola cellula del nostro corpo, e la mente si rigenera.

A che viaggiatore consiglierebbe di sceglierebbe Costa Paradiso come meta? A tutti, ma soprattutto a quelli che amano la bellezza della natura ma non disdegnano gli aspetti culturali, la storia, la tradizione locale. A chi ama il mare – qui è splendido – ma vuole anche qualcosa di più. A chi ama la pace e cerca di capire che cosa sia il concetto di infinito. Per quanto riguarda Costa Paradiso, molti stranieri l’hanno scoperta negli ultimi anni: un posto in pieno Mediterraneo a un’ora d’aereo, dove si sta in maniche corte quando a casa loro c’è mezzo metro di neve. Molti hanno comprato casa qui ed è su di loro, che fanno vivere l’isola per tutto l’anno, che bisogna puntare rendendo sempre più allettante il soggiorno.

CHI E’ DIANA LANCIOTTI

Nasce l’8 giugno 1960 a Desenzano del Garda. Diana lavora come consulente pubblicitaria, giornalista e titolare della Errico & Lanciotti, l’agenzia di marketing e comunicazione che dirige insieme al marito architetto (Gianni Errico), col quale ha anche fondato Gemini, società per la realizzazione di immobili di pregio e minimo impatto ambientale. È fondatrice del Fondo Amici di Paco, direttore responsabile della rivista “Amici di Paco” e direttore editoriale di Paco Editore, oltre a essere la mamma adottiva di Paco, il testimonial del Fondo Amici di Paco, I suoi libri, pubblicati da Paco Editore sono stati venduti in migliaia di copie: dalla raccolta di racconti C’è sempre un gatto – Dodici gatti unici con finale a sorpresa, Paco, il Re della strada, Paco. Diario di un cane felice, In viaggio con Paco, e Paco, il simpatico ragazzo. Le sue fotografie sono state pubblicate nei volumi I miei musi ispiratori e Occhi sbarrati. Tra i tanti libri scritti da Diana Lanciotti ci sono poi Boris, professione angelo custode, Mamma storna, Black Swan – Cuori nella tempesta, White Shark – Il senso del mare, Red Devil – Rotte di collisione, e Silver Moon – Lo stregone del mare. Vive sul lago di Garda e in Sardegna con il marito, due gatti e due cani. Il suo sito è www.dianalanciotti.it. Nel 2013 pubblica La gatta che venne dal bosco, storia piena di emozione e magia che supera tutte le previsioni di vendita. In luglio del 2014 esce La vendetta dei broccoli, un “giallo vegetariano” originalissimo e ricco di colpi di scena, dalla parte degli animali, per divertirsi e riflettere.

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3 commenti

  1. Lo sappiamo. Grazie, ben arrivata nel club dei “normodotati”. Siamo in tanti

  2. Bellissimo articolo,complimenti.
    Diana sei una splendida persona,la tua storia con Paco e’ molto simile alla storia del mio Lupo,ti seguo da tempo.
    Il modo in cui hai descritto la nostra magnifica isola mi ha davvero emozionata!!! Complimenti meritati.
    un saluto

  3. Ma dai che bello,ho letto alcuni libri ,il primo non poteva che essere “Paco il re della strada” bravissima scrittrice e donna!!! Complimenti Massimiliano Perlato

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