A FIRENZE LA MOSTRA “MITI E SIMBOLI DI UNA CIVILTA’ MEDITERRANEA": SARDEGNA NURAGICA, COSA C’E’ DIETRO UN EVENTO?


di Daniele Gabbrielli

Cosa c’è di nuovo in una mostra sulla civiltà nuragica? Forse potrebbe bastare le oltre trecento presenze nel solo giorno di inaugurazione che confermano eloquentemente il valore di formidabile “biglietto da visita” per la Sardegna, che rinsalda il legame con un pubblico che già l’apprezza o che potrebbe cogliere l’occasione per avvicinarsi all’offerta turistico-culturale e alle produzioni dell’isola. Per gli immigrati che coltivano la memoria della propria terra, un evento così significativo è una preziosa occasione per rinsaldare un legame, non solo sentimentale, con le proprie radici, per farle conoscere alle nuove generazioni e alla rete di amicizie che hanno saputo costruire.

Proviamo però ad andare più a fondo, anche per lanciare qualche messaggio ai decisori politici che, nei periodi di crisi come l’attuale, si domandano il senso di impiegare risorse per  sostenere i circoli degli immigrati, considerati forse una inutile sovrastruttura.

Prima di tutto, questa non è mostra affatto banale: non si ricorda infatti una mostra sulla cultura nuragica che sia uscita dalla Sardegna, capace di percorrere la penisola toccando non sedi qualsiasi, ma rinsaldando importanti legami (Roma, Genova e Firenze) che, nel caso della Toscana, oltre alla consistente presenza di emigrati, rinnova antichi rapporti con l’Etruria, documentati dai bronzetti sardi ritrovati nelle tombe orientalizzanti di Populonia e Vetulonia e che per l’occasione si sono aggiunti a una mostra già di per se esaustiva, grazie alla squisita disponibilità e ospitalità della Soprintendenza e della Direzione del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. La mostra ha il pregio di una impostazione didattica e divulgativa che va ascritta al merito del curatore Franco Campus, in grado offrire contemporaneamente diversi livelli e percorsi di “lettura”, sia per profani che per specialisti.

Oltre a questi meriti, occorre invece sottolineare le condizioni che hanno reso possibile un simile evento: prima di tutto l’impegno di tre piccoli comuni dell’interno della Sardegna (non più di duemila “anime” in complesso) che si sono saputi mettere insieme e solo con risorse proprie, senza contributi statali e regionali, hanno trovato le condizioni per organizzare in economia una mostra di assoluto rilievo, cioè senza lo sperpero di risorse pubbliche, purtroppo comune in altre organizzazioni di eventi. Il segreto è nella capacità di fare sinergia tra amministratori a livello locale, sostenuti dalla generosa partecipazione di un gruppo di encomiabili cittadini che, amando sinceramente la propria terra, sono stati capaci di realizzare qualcosa di davvero unico, ma che indica la strada per future realizzazioni. Altro essenziale tassello è stato il ruolo dell’ACSIT, cioè del circolo degli immigrati sardi in Toscana che, capaci di interpretare in modo innovativo il proprio ruolo, hanno saputo mettere a disposizione dell’evento la loro rete di consolidate relazioni, permettendo di far convergere sul progetto le istituzioni statali e locali, oltre ad offrire un prezioso essenziale supporto per implementare la mostra sul territorio e assicurare il notevole successo di critica e di immagine per la promozione della Sardegna.

Nell’Italia che “cambia verso”, come auspica l’attuale Presidente del Consiglio, si è potuto dimostrare che si può fare “tanto e bene” con poco, superando divisioni o separazioni di competenze e di interessi, utilizzando bene e con profitto limitate risorse pubbliche, senza assistenzialismi e realizzando un forte valore aggiunto.

L’inaugurazione della Mostra si è tenuta venerdì 5 settembre 2014, alle ore 17,00 presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, in piazza SS. Annunziata.

Sono intervenuti, il Presidente dell’ACSIT Fiorella Maisto, la dottoressa Carlotta Cianferoni responsabile della sezione etrusca del Museo di Firenze, il curatore della mostra dottor Franco Campus, i sindaci dei comuni di Ittireddu Rosolino Petretto, di Teti Laila Dearca e di Torralba Giovanni Uras , il vicesindaco di Firenze Cristina Giachi.

Per l’occasione si sono esibit iil coro polifonico Monte Ruju di Ittireddu diretto dal maestro Silvio Bossi e il gruppo folk di danza tradizionale di Teti.

Al termine della manifestazione un ricco buffet con prodotti tipici della Sardegna presso il giardino storico del Museo Archeologico ha allietato i numerosi ospiti presenti

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