DIARIO DI UN PRIGIONIERO DI MERIDIANA ALL’AEROPORTO DI MILANO LINATE PER UN VOLO CON DESTINAZIONE OLBIA

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di Francesco Giorgioni

Scrivo dall’aeroporto di Milano-Linate, dove sono in ostaggio della compagnia Meridiana da due ore.

Sarei dovuto partire alle 19.50 per Olbia. Invece, dopo un’ora su un aereo che non si schiodava da terra, ci hanno riportato in aeroporto e attendiamo comunicazioni. Con me, un parente cardiopatico appena uscito da un ospedale. Questa è una cronaca, una denuncia e nello stesso tempo un appello all’assessore ai Trasporti Massimo Deiana: non sono accettabili questi sistematici disservizi di Meridiana, non è pensabile che il principale vettore aereo offra questa immagine così scadente della Sardegna.

La cronaca. Ci siamo imbarcati sul MD 80 che avrebbe dovuto riportarci a Olbia in perfetto orario. Ma la procedura di decollo appariva inspiegabilmente lenta. Dopo venti minuti, il comandante ha comunicato ai passeggeri un ritardo dovuto alla mancata corrispondenza tra viaggiatori e bagagli. Risultava un bagaglio in più intestato ad un passeggero non imbarcato. Il personale di bordo ha precisato che, finché non fosse stato individuato il bagaglio nella stiva, non saremmo partiti: questo imporrebbero le norme di sicurezza. Stretti nei loro sedili, gli sventurati passeggeri hanno dato dimostrazione di pazienza e civiltà, buttandola anche sul ridere. Un’altra mezzora di attesa, dopodiché un sempre più mortificato comandante ha fatto sapere che quel passeggero in più non esisteva e il bagaglio neppure. La responsabilità sarebbe stata da attribuire ad un disservizio del sistema elettronico che, ovviamente, non può discolparsi dalle accuse. Pronti, si parte. Allacciamo le nostre cinture, ma qualcosa sembra andare nuovamente storto. Partono le liti tra assistenti di volo e passeggeri, qualcuno afferra le proprie valige intenzionato a scendere. Dimostrerà un certo intuito perché, poco prima delle 21, il comandante prende la parola per la terza volta e ammette che l’aereo non può decollare per un inconveniente tecnico. La scala di coda non rientra nel suo alloggiamento.  Precisa, con un filo di voce, che la compagnia ha chiesto aiuto ai tecnici Alitalia per risolvere il problema. Ma il guaio è serio e, dopo le 21, veniamo fatti scendere e riportati in aeroporto. Poco prima di lasciare l’aereo, sentiamo un gran frastuono provenire dalla pancia dell’apparecchio. Una volta a terra, altri passeggeri ci racconteranno, increduli, che i tecnici stavano cercando di rimettere al suo posto la scala a forza di calci. Sono le 22.11 e ai viaggiatori, che hanno ormai esaurito le loro scorte di pazienza, non è giunta ancora alcuna comunicazione ufficiale. Ci hanno schedati con un ticket in attesa di ripartite, niente altro. È accettabile tutto questo?

Post scriptum: siamo poi partiti, finalmente, alle 23.30, senza nessuna comunicazione ufficiale. L’atterraggio a Olbia è avvenuto un quarto d’ora prima dell’una. Più o meno, quattro ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Non abbiamo meritato neppure le scuse da parte dell’equipaggio, che certo non ha colpa ma rappresenta un’azienda e avrebbe dei doveri verso i propri clienti. Per quanto mi riguarda, non salirò più su un aereo Meridiana. 

Una risposta a “DIARIO DI UN PRIGIONIERO DI MERIDIANA ALL’AEROPORTO DI MILANO LINATE PER UN VOLO CON DESTINAZIONE OLBIA”

  1. Sempre lo stesso discorso.finche la sardegna nn mettera mano al portafoglio e fondera la propria compagnia di bandiera saremo sempre soggetti a queste cose…dall altra pero, alitalia e l enac(poiche siamo in un paese di corrotti) non glieoo permettera mai.

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