IL 28 GIUGNO AD ALGHERO, IL GAY PRIDE SARDEGNA

Francesco Ceravola

di Maria Vittoria Dettoto

Si svolgerà sabato 28 giugno ad Alghero,a partire dalle ore 16,la parata del Gay Pride Sardegna 2014. La parata inizia da Viale Europa,percorrerà poi via Lido,la passeggiata Busquets e finirà presso la banchina dogana del porto nella quale si esibiranno numerosi artisti ,tra i quali la Drag Queen La trave nell’Okkio. L’evento di sabato rappresenta il culmine di una serie di iniziative collaterali alla parata svoltisi durante tutta la settimana,a partire da sabato 21 con un partecipato evento di piazza svoltosi alla presenza del sindaco di Alghero Mario Bruno e ad altri amministratori locali. Bruno è intervenuto nel corso della serata di sabato scorso,dichiarandosi a favore del riconoscimento delle da lui definite ” diversità”. Maria Grazia Salaris, leader della coalizione di centrodestra, si dichiara a sua volta pro Gay Pride,in quanto definisce Alghero come una ” città culturalmente aperta”. Lo stesso Enrico Daga,assessore provinciale,ascoltato dalla sottoscritta in merito all’evento di sabato,si dichiara favorevole all’evento, al punto che è stato presente all’evento di sabato scorso e presenzierà alla parata di sabato 28. Daga afferma che “bisogna favorire delle modifiche infrastrutturali affinché la città di Alghero arrivi a diventare una città Gay Friendly”.
Ma come si arriva al Gay Pride ad Alghero? Intanto grazie al fatto che la fondazione META e sopratutto il MOS,Movimento Omosessuale Sardo rappresentato da Massimo Mele e da tanti altri volontari tra i quali Francesco Ceravola,che ho incontrato martedì ad Alghero propongono lo spostamento dell’evento dalla città di Cagliari ad Alghero,all’attenzione dell’amministrazione Lubrano. Ceravola è colui che mi fa da Cicerone per questo evento,spiegandomi da omosessuale dichiarato e convinto,dove sia necessario operare per il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto. Si dichiara in favore del riconoscimento agli omosessuali,non solo dei diritti e dei doveri derivanti dalle unioni civili,ma anche in favore dell’adozione di un bambino da parte di una coppia gay. Si lamenta del fatto che il legislatore italiano sia ancora troppo indietro rispetto agli altri paesi europei e che dovrebbe adeguarsi ad essi. Ma a che punto siamo in Italia,in merito alla legislazione sulle unioni civili? L’Italia in merito al riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, non ha ad oggi una regolamentazione in materia. A livello legislativo, una forte spinta in tal senso viene dalla Unione Europea,nella quale molti paesi tra i quali la cattolicissima Spagna,hanno riconosciuto l’importanza delle unioni tra conviventi e dato pari dignità ai matrimoni contratti tra individui dello stesso sesso e quelli contratti tra individui di sesso opposto,arrivando a farsene portabandiera agli occhi del mondo. L’art.9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea,garantisce il diritto di sposarsi e di costruire una famiglia. L’articolo è formulato in accezione talmente ampia che consentirebbe di ottenere il riconoscimento e pari dignità a qualsiasi unione. Anche di persone appartenenti allo stesso sesso. I diritti delle coppie di conviventi possono essere oggi tutelati in Italia,mediante il contratto di convivenza,attraverso il quale si possono stabilire il diritto di abitazione,il diritto a versare mensilmente una somma di denaro al convivente, una comunione dei beni e tanti altri diritti e doveri. L’unione civile è il termine col quale si indica l’istituto giuridico della coppia di fatto,finalizzato a stabilirne diritti e doveri. In Italia la coppia di fatto è disciplinata dall’art.2 della Costituzione Italiana,secondo il quale la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo,sia come singolo sia nella formazione sociale ove si svolge la sua personalità.
La coppia di fatto gode di limitati diritti e doveri. Il primo provvedimento italiano in materia del riconoscimento dei diritti è del 1918:in un atto normativo è previsto che la vedova, anche convivente, possa chiedere ed ottenere la pensione di guerra. La famiglia di fatto viene citata dal legislatore italiano,anche in merito alla procreazione assistita, legge 40 del 2004,che consente ai coniugi ed ai conviventi,di ricorrere a tecniche di procreazione assistita,purché le coppie conviventi siano di sesso opposto e vi sia stabilità nella convivenza. L’ordinamento penitenziario prevede che anche il convivente possa visitare il carcerato e che lo stesso abbia il permesso di uscire dal carcere per imminente pericolo di vita di un familiare o un convivente. L’art.342 bis del cod.civile  prevede che quando la condotta del coniuge o di altro convivente sia causa di pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla liberta’ dell’altro coniuge o convivente,il giudice può su istanza delle parti adottare con decreto uno o più provvedimenti diretti ad ordinare l’allontamento dalla casa familiare.
Il convivente ha diritto ad ottenere copia della cartella clinica del/della compagno/a deceduto/a nonostante l’opposizione degli eredi,secondo quanto previsto nel 2009,dal Garante sulla Privacy.
Il movimento LGBT,per sollecitare l’approvazione di una legge nazionale sulle unioni civili,dagli anni novanta ha chiesto in diverse città italiane,l’istituzione a livello comunale di registri delle unioni civili. Il primo registro fu istituito ad Empoli,seguito da Pisa. Il 20 luglio 2012 a Cagliari, con delibera n°140,viene istituito dalla Giunta Comunale il Registro delle Unioni di fatto e convivenze, come previsto dal programma elettorale di Massimo Zedda. Il 27 luglio 2012, il registro viene introdotto a Milano. Questa dunque la situazione legislativa sulle unioni civili ad oggi in Italia. Il gay Pride,da qualcuno criticato perché visto come una sorta di carnevalata,di volgare e squallida ostentazione della libertà sessuale,è di fatto un atto di  ribellione ai tanti pregiudizi che ancora oggi gli omosessuali vivono. E’ un urlo di protesta,per il riconoscimento dei propri diritti di persone libere di vivere serenamente la propria sfera sessuale. Si svolge il 28 giugno, in ricordo del 27 giugno 1969,giorno in cui la polizia a Manhattan, vessò per l’ennesima volta i clienti dello Stonewall, un locale che veniva frequentemente preso di mira dalla polizia,proprio perché frequentato da gay. Quella notte di 45 anni fa, i clienti si ribellarono alla polizia,fuori e dentro il locale. Le manifestazioni si protrassero per diversi giorni. Da allora il 28 giugno di ogni anno,gli omosessuali in tutto il mondo, organizzano eventi per dire ancora una volta no alle discriminazioni nei loro confronti. Quando nel 1970 venne organizzata la prima parata erano in 500. Senza megafono. Senza associazioni omosessuali che li rappresentassero. Nel tempo,molte cose sono cambiate. Per fortuna. Ma ancora tante ne restano da fare. La parata di sabato ad Alghero è un evento che ha portata a livello europeo, per il quale ci si aspettano numerose decine di turisti che riempiranno le strutture ricettive della “Barcellona sarda” e daranno dunque respiro all’economia.
E lustro alla Sardegna. Che finalmente si mostra aperta a queste tematiche e culturalmente avanti.
Martedì ad Alghero ho assistito ad uno spettacolo collaterale alla parata di sabato,il cui nome era Porno Trash,tenutosi presso il locale Spazio T di via Lamamora. Nel corso dell’evento di quella sera,ho visto uomini e donne ballare nudi,esporre il loro corpo al critico giudizio dei presenti.
Ma se devo essere sincera, non ho percepito in quei corpi nudi che ballavano senza pudore al centro della sala, volgarità alcuna. Questo perche’ da sempre ritengo che la volgarità, il pregiudizio,sono negli occhi di chi osserva. Non negli occhi o negli atti di chi manifesta orgogliosamente e coraggiosamente il proprio pensiero. Ringrazio personalmente Ceravola che mi ha gentilmente fatto conoscere la sua realtà. Perché solo quando le cose si conoscono da vicino, si possono interpretare nel modo migliore.

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