MASSIMO CELLINO SHOCK! A SALVEZZA FORMALMENTE ACQUISITA PER IL CAGLIARI, PARLA IL PRESIDENTE

Massimo Cellino, da 22 anni è Presidente del Cagliari calcio

a cura di Alexandra Atzori

Il mistero sulla situazione futura del Cagliari si infittisce sempre di più. In un’intervista rilasciata a “La Nuova Sardegna” e alla “Gazzetta dello Sport” da Massimo Cellino si è parlato di un po’ di tutto: della cordata americana, delle contestazioni dei tifosi, dello stadio, di Lopez e dei “senatori”. Ecco le parole del presidente rossoblù:

Riguardo all’offerta della cordata americana: “Leggo che vuole comprare il Cagliari un tale Silvestrone: non lo conosco. E nessuno dice dove giocherà il Cagliari l’anno prossimo. Mi hanno costretto a scappare. Per il Cagliari ho messo denaro e la faccia. Per sedici anni abbiamo avuto la Serie A: un lusso se si pensa al contesto socioeconomico. Sono finito in carcere ma rifarei tutto daccapo. Dopo aver cercato un futuro per la società con uno stadio moderno e dimensionato alle nostre esigenze, a Elmas, Is Arenas e Sant’Elia, ho capito che mi devo togliere di mezzo”.

Il patron rossoblù è anche arrabbiato con i tifosi:  “I tifosi del Cagliari? Ma quali tifosi? Quelli delle big che fanno la fila solo quando viene la loro squadra? O quelli che mi hanno fatto la class action per cento abbonamenti, che ho già rimborsato, dopo aver fatto gli zingari in mezza Italia per due anni? Non scordo che in passato abbiamo avuto tremila paganti per gare salvezza. Cellino è il parafulmine di tutti i flop. Anche politici e amministrativi. Sì, mi hanno insultato. Ma sarebbe semplice guardare i fatti”.

Cellino parla poi della questione dello stadio: “Siamo tornati al Sant’Elia in ottobre, per il Catania. Avevano promesso l’accesso per sedicimila posti in due settimane. Si entra ancora in cinquemila perché manca una vite o c’è da spostare un estintore. E la colpa è sempre mia. Poi, i veri tifosi sono mancati. Vedrete a Napoli, Roma e Milano se ostacoleranno la costruzione dei nuovi stadi. Il futuro è lo Juventus Stadium. Tutto esaurito ogni gara, con famiglie e bimbi: un format che ho proposto per primo. Eppure, a Cagliari pur di colpire me e nascondere l’incapacità e il degrado del Sant’Elia, bloccano tutto. In 22 anni ho commesso degli errori. Ma se il prefetto Achille Serra dice “A Cellino qui non faranno mai fare lo stadio” e se il questore Filippo Dispenza aggiunge che “Chi non si assume le responsabilità sul Sant’Elia è complice dei teppisti”, frase che nessun politico locale ha mai detto, si capisce dove e cosa siamo”.

Sulla cessione della società: “Silvestrone? I miei legali si sono informati. Pare curi gli interessi di un fondo americano. Ma non ci sono offerte, cerchiamo di capirne di più. Intanto, non si sa dove giochiamo. Serve uno stadio a norma da almeno 16mila posti. Con tre certezze: non sarà il mio progetto. E la lentezza del Comune nasconde una verità: il Sant’Elia è un rudere impossibile da resuscitare. Creano false aspettative senza dire chi dovrà occuparsi subito della sopravvivenza del club. Mi hanno detto di levarmi dai piedi. Picchiano il Cagliari per abbattere me, definito arrogante e delinquente. Bene, saluto. E sul Leeds si sappia che è un bagno di sangue. A 57 anni mi rimetto in gioco e provo a salire in Premier in un biennio. Ma non sarà facile. Tocco ferro”.

Sull’ennesimo ribaltone in panchina: “Lopez? Un tecnico bravo e preparato. Ma quest’anno ho sbagliato tanto nella gestione. Sono al pettine i nodi di un periodo buio. La squadra ha i muscoli di cristallo”.

Preoccupa l’ambiente anche il fatto che i senatori della squadra potrebbero lasciare: “La reazione di Conti? Hanno abboccato a una trappola, una battuta tradotta male ad arte. Comunque, i giocatori parlino sul campo. Cossu? Faceva panchina in C1, l’ho preso e lanciato in A: è arrivato alla Nazionale di Lippi. Ma, per non finire in Interregionale faccio sempre il bene del Cagliari. Anche i giocatori migliori passano, il club no. Quest’anno stiamo in A per demeriti altrui, siamo a pezzi fisicamente e moralmente. Servirà da lezione. 

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