IL RITO CHE RIVIVE DEI BOES E MERDULES: IL CARNEVALE A PESCHIERA BORROMEO CON IL CIRCOLO “NUOVA SARDEGNA”


di Mariella Cortès

Un rito antico e denso di significati antropologici, l’eco di una terra complessa e di una serie di tradizioni che oltrepassano i secoli e la modernità. Il “carrasecare” sardo è la sintesi di una serie di rituali che si perdono nel tempo e vanno a richiamare le tradizioni agropastorali e i culti legati alla terra e agli altri elementi naturali. Ancestrali e intense, le sfilate dei nostri carnevali non lasciano mai indifferenti e catturano immediatamente l’attenzione di sardi e non. Grande è stata sicuramente l’emozione degli abitanti di Peschiera Borromeo che nel corso della grande parata di carnevale dell’8 marzo hanno avuto l’occasione di veder sfilare, tra cascine brianzole, gruppi medievali e supereroi, il gruppo dei Boes e Merdules di Ottana. È stato in quei momenti che il fervore carnevalesco ha lasciato spazio a un silenzio, quasi religioso, nel quale i muggiti de “su boe” e i richiami del “merdule” si scontravano con il truce mutismo de “sa filonzana”. Merito del Circolo “Nuova Sardegna” e della sua presidentessa, la dorgalese Elena Bacchitta che ha ospitato per la prima volta nella città dei Borromeo le “caraccas”, le maschere del carnevale sardo.

Quello di Ottana è uno dei più caratteristici e interessanti dell’area del Mediterraneo. I Merdules (nome col quale si indicano, in generale, le maschere ottanesi) presentano tracce degli  antichi culti del Mediterraneo arcaico, in cui risulta radicato il culto della fertilità. Secondo alcune ipotesi “merdules” avrebbe origine nuragica e significherebbe “’padrone” – del bue, in questo caso-.

“Sos boes”, portati in sfilata legati con delle funi,  indossano una maschera taurina che presenta decori e ornamenti realizzati con lo scalpello e il coltello; la figura del toro, antica divinità punico – nuragica, simbolo di forza vitale è sempre presente nella civiltà dell’intero bacino del Mediterraneo.

Il rapporto tra uomo e natura, tra bene e male e tra dionisiaco e razionale, torna in ogni momento della sfilata: sos boes, che inizialmente si muovono con ritmi cadenzati, facendo risuonare il grappolo dei campanacci che portano sopra le pelli di pecora, creano di tanto in tanto scompiglio, scagliandosi contro i merdules e contro gli altri boes. Il padrone, con il bastone – “su Mazuccu” – e una frusta di cuoio – “sa soca” -, riporta l’ordine. A chiudere la sfilata è una figura muta e pensierosa: “sa filonzana”, una sorta di parca greca che fila tristemente la sua lana minacciando di tagliare il filo rituale che tiene in mano.

L’ entrata in scena nella cittadina lombarda per il gruppo “Boes e Merdules” attivo già dal 1973, è stata di raro impatto grazie a un tocco di classe: l’apertura di sfilata con una selezione di pregiati costumi sardi. La commistione tra tradizione e folclore è stata particolarmente gradita ai presenti e al direttore artistico del carnevale di Peschiera, Nando Orfei che, in chiusura di manifestazione, prima di procedere alla premiazione, si è lungamente soffermato sull’importanza che la partecipazione delle maschere sarde ha ricoperto per questa edizione del carnevale di Peschiera. I Boes e Merdules hanno continuato la loro esibizione all’interno del centro commerciale della città per poi festeggiare il termine del carnevale ambrosiano insieme ai soci del circolo sardo con una grande festa in maschera.

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