TORNIAMO AD ESSERE SARDI PELLITI (DOPO LE ELEZIONI REGIONALI NELL'ISOLA)


di Marco Porcu

Giro di valzer di consiglieri regionali, con un nuovo cerimoniere (un grande vecchio della politica) cavalieri e dame di ieri e di oggi, tutti trepidanti del ballo, alla ricerca di un passo di danza convincente, per una scrittura di primo ballerino. Il teatro ospita, oltre agli artisti ufficiali, un folto gruppo di comparse dello spettacolo, che tirano la giacchetta all’eletto nuovo cerimoniere, sollecitando un posticino nel copione della grande rappresentazione artistica. Anche loro pretendono un buon boccone, stanchi delle briciole del passato della grande torta, sempre divisa tra i più potenti rappresentanti dei maggiori partiti politici.

La rivendicazione dei “portatori d’acqua” suscita tra i silenti facenti parte del grande partito dei cittadini che non partecipano più (da molti anni) al voto (quasi il 48% degli aventi diritto) amareggiati, disgustati, avviliti, mortificati, umiliati dalle vicende di mala amministrazione quotidiana della cosa pubblica, indignati per come i partiti impongono agli elettori candidati triti e ritriti, personaggi incollati agli scanni tutta la vita, oppure “delfini” di questo e di quello, contando sui voti clientelari di “tancati” antichi ed attuali. Il cittadino “qualunque”, anche disponibile a mettersi in discussione, non viene preso in considerazione dalla nomenclatura partitica, ritenuto soggetto sovversivo e pericoloso.

Il nuovo presidente della Regione Sarda, dovrà tener conto del grande partito silente all’opposizione, del quasi 30% dei disoccupati sardi della popolazione attiva, che determinano il tracollo economico della Sardegna, con il settore primario (agricoltura) in grave crisi, con il secondario (Industria) allo sfascio, il terziario (artigianato, commercio, turismo, servizi) in stato di decozione. Un bel viatico, per il neo  presidente eletto della Regione Sarda, alle prese con i funamboli equilibri della composizione della giunta di governo, spintonato anche da i “parenti poveri” per una poltrona, una sedia, uno scanno, purchè sia solido e visibile. Di tutto il resto poco importa: la gente sarda è così abituata a patire, e non da oggi, patisce da più di due mila anni!

Si potrebbe ovviare alle difficoltà socio-economiche, facendo diventare i sardi guide turistiche permanenti, prototipi della razza nuragica, offrendosi ai turisti quali esemplari veri e genuini figli del “Sardus Pater”. Così finirebbe la disoccupazione, la tribolazione dei piccoli imprenditori dell’artigianato, commercio, dei palazzinari, pseudo industriali, salvando la pastorizia, tornando ad essere sardi pelliti.

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