RAMONA ONNIS TRA INSEGNAMENTO E STUDI SU SERGIO ATZENI: "VI RACCONTO L'UNIVERSITA' FRANCESE!"

Ramona Onnis

di Giovanni Runchina *

Ventotto anni, di Villanova Tulo, laureata in Lettere Moderne a Cagliari, Ramona Onnis ha imboccato la strada dell’emigrazione, destinazione Francia, subito dopo la discussione della tesi. «Non ho provato a cercare lavoro in Sardegna perché avevo passato la selezione come lettrice d’italiano all’università di Besançon. Ragioni professionali e personali mi hanno poi fatto approdare a Parigi, dove sto da tre anni». Oltralpe c’era già stata con l’Erasmus. Partenza con la valigia piena di nostalgia ma senza la zavorra del rimpianto: «Sono convinta e soddisfatta delle mie decisioni – spiega – perché è grazie a tali scelte che oggi mi sento appagata sul piano professionale e affettivo. Bisogna rompere l’isolamento, spostarsi per conoscere e farsi conoscere ma senza dimenticare mai la nostra isola. Con questo non voglio incitare all’emigrazione, dicendo che altrove tutto è più semplice. Continuo a sperare in un futuro in cui non ci sia più bisogno di migrare per cercare lavoro e la Sardegna sia finalmente capace di sviluppare in maniera efficiente e autonoma le proprie potenzialità. Per quanto mi riguarda questa scelta di andare altrove ha avuto un prezzo: sento costantemente la mancanza di casa mia, della mia famiglia, dei miei amici e del sole». Per accorciare spiritualmente la distanza – per usare le sue stese parole- Ramona ha messo comunque un bel po’ di Sardegna nel suo lavoro perché sta facendo un dottorato di ricerca in italianistica su una lettura postcoloniale dell’opera di Sergio Atzeni. Contemporaneamente insegna italiano all’università: quest’anno è stata a Nizza. Ma il peso della lontananza è la sola increspatura malinconica in un racconto calmo e cristallino, impregnato di lucida consapevolezza, nel quale l’orizzonte è chiarissimo. «Terminato il dottorato – racconta – penso che preparerò i concorsi pubblici per l’insegnamento nel ciclo secondario. Qui, contrariamente a quanto avviene in Italia, ci sono maggiori opportunità, giacché i concorsi si svolgono tutti gli anni». Concetti chiari, scolpiti come nuvole minacciose nel cielo plumbeo della crisi italiana che nel 2012 ha fatto scappare all’estero 78.941 cittadini (dati Aire-Anagrafe italiana residenti all’estero). Di questo esercito, ben il 44.8%, è costituito da giovani tra i 20 e i 40 anni in possesso di un titolo di studio elevato. La Francia ne ha accolto una legione nutrita, ben 7024. Tanti i punti attrattivi Oltralpe; il sistema universitario, ad esempio, è più dinamico e meritocratico: i fuori corso sono praticamente inesistenti perché gli studenti sono messi nelle condizioni di prepararsi in itinere durante i semestri e non sono costretti a sessioni con programmi mostruosi; il corpo docente, poi, ha un’età media molto più bassa rispetto a quello italiano. Anche il percorso dei dottorandi, benché impegnativo, non è accidentato: «Dura tre anni, ma nel caso di tesi in discipline umanistiche- chiarisce Ramona – è generalmente superiore. Le “borse di studio” sono davvero esigue. Pertanto si è costretti a cercarsi un lavoro. Tra le varie opportunità che ti sono offerte per maturare dell’esperienza rientrano i contratti d’insegnamento della durata di un anno o più, come nel mio caso».

Ovviamente anche il sistema francese ha le sue pecche: «Resto dell’avviso che gli studenti italiani siano in linea di massima più preparati dei francesi. Inoltre, non condivido il peso degli istituti privati d’istruzione superiore che sono molto selettivi e costosi». Sguardo severo, che individua pregi e difetti non solo Oltralpe ma anche nell’isola, paradiso patinato dei vacanzieri, almeno nell’immaginario comune. «La nostra è una terra bellissima, ricca di risorse non sfruttate, in cui l’ignoranza e i pregiudizi di alcuni sono un ostacolo evidente. L’estate scorsa sono stata protagonista di un episodio deplorevole quando sono andata a prendere all’aeroporto di Elmas un gruppo di conoscenti francesi che era venuto per le vacanze. La comitiva aveva noleggiato un’auto ma ha atteso oltre quattro ore senza che nessuno della compagnia di nolo si sia degnato di dare alcun tipo d’informazioni. Quando alla fine è arrivato il loro turno, essendo la sola del gruppo a parlare italiano, mi sono lamentata del comportamento irrispettoso; mi hanno risposto che i sardi “emigrati” sono tutti così, sprezzanti e con la puzza sotto il naso. Penso di non essermi mai sentita così offesa e avvilita». Forse un’eccezione spiacevole ma che ha effetti devastanti sull’immagine turistica che ci sforziamo di dare. Impegno, quest’ultimo, che deve riguardare non solo i “sardi di dentro” ma, pure, quelli “di fuori”: «Chi sta all’estero deve impegnarsi a diffondere la vera immagine della nostra terra che non è solo turismo costiero, mare limpido e spiagge incantevoli; è anche montagne, nuraghi, pastorizia e agricoltura, miriade di varietà dialettali, tradizioni popolari che – conclude Ramona Onnis – è necessario salvaguardare e non per il puro gusto dell’esotico».

* Sardinia Post

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