ORISTANO, GRANDE PARTECIPAZIONE ALLA PRIMA LEZIONE DI INTRODUZIONE AL GIORNALISMO, FATTA DAL PORTAVOCE DELLA CEI MONSIGNOR POMPILI, TANTI GLI INTERROGATIVI POSTI DAI PARTECIPANTI

Monsignor Pompili

di Gian Piero Pinna

Nell’Aula Magna della sede universitari del Consorzio Uno, il 4 ottobre, si è tenuta la prima lezione di “Introduzione al giornalismo”, svoltasi nell’ambito del corso “Impariamo a comunicare”, organizzato dall’Arcidiocesi di Oristano, da L’Arborense e dall’Università di Oristano. “La comunicazione sociale nell’era digitale”, questo il tema sviluppato da monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana, che ha inaugurato la serie di quattro incontri – lezione, che si svolgeranno sino al dicembre prossimo. Il portavoce della CEI, ha voluto sottolineare che quando si comunica, “si entra in contatto con le persone” e parlando degli strumenti di comunicazione sociale, cita il Concilio Vaticano II e l’enciclica Inter mirifica del 4 dicembre 1963.

Monsignor Pompili, spiega anche che bisogna ripensare la comunicazione, il contesto iper mediale, i suoi rischi e l’unità del reale e del digitale, come “porta di verità”.

“La digitalizzazione, non riguarda solo il giornalismo – sottolinea – ma cambia un po’ tutte le professioni, quindi, non contrapposizione, ma unione”, ricorda anche che è in atto una crisi qualitativa del giornalismo. “La comunicazione non è trasmissione – aggiunge – ma riduzione di distanze, incontro, condivisione, in un mondo iper connesso”. L’era digitale è una rivoluzione epocale paragonabile al passaggio dall’oralismo alla scrittura: “I cambiamenti tecnici – dice – producono sempre degli effetti e l’elemento nuovo è sempre determinante, ma – ribadisce – no al determinismo tecnologico, la rete non è uno strumento, ma un luogo”.

Secondo monsignor Pompili, bisogna cogliere la logica del digitale e cioè la multi direzionalità e la reciprocità, che stimola anche nuove alleanze intergenerazionali. “L’ambiente digitale, non è un mondo parallelo o puramente virtuale – spiega – in molti casi abbiamo bisogno di una informazione personalizzata. La professionalità del giornalista, da sola non basta, ma ci sono una serie di altre componenti come la responsabilità, l’amore per la verità, la testimonianza, oltre alla preoccupazione a comprendere e a rendere intellegibile la verità, per costruire le condizioni dell’azione, ma il buon giornalista deve essere anche libero da interessi di parte”.

Durante il dibattito, tante le perplessità e gli interrogativi dei partecipanti, che il relatore ha cercato di spiegare usando un linguaggio quasi mediale per spiegare i fenomeni di riferimento alle domande poste. 

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