ABATE, FOIS, MURGIA E SORIGA: POKER SARDO AL FESTIVAL LETTERARIO DI MANTOVA. STORIE DI UN'ISOLA DA LEGGERE


di Federico Fonnesu *

Se dieci anni fa qualcuno avesse detto che al festival della Letteratura di Mantova sarebbero stati presenti quattro autori sardi, pochi ci avrebbero creduto. Michela Murgia, Marcello Fois, Flavio Soriga e Francesco Abate sono stati tra i protagonisti della diciassettesima edizione della rassegna, appuntamento irrinunciabile per gli amanti della letteratura. Sono stati cinque giorni ricchissimi: incontri con autori, reading di poesia e saggistica, spettacoli teatrali e concerti con artisti provenienti da tutto il mondo. Una miscela entusiasmante di cultura e intrattenimento da una piazza all’altra tra uno spettacolo, una fetta di torta di zucca, i capolavori del Mantegna e centinaia di biciclette: grandi scrittori, per grandi spazi, intellettuali e pensatori in mezzo ai cittadini mantovani, turisti, neofiti e curiosi. Tematiche cruciali come i diritti, la democrazia e il futuro del pianeta, autori del calibro di Roberto Saviano, la spagnola Almudena Grandes (“Le età di Lulù”) e la meno conosciuta ma molto promettente Clara Usòn, che con il suo romanzo “La figlia” ha ritratto la guerra nell’ex Jugoslavia. Allo scrittore israeliano David Grossmann è stata invece dedicata una retrospettiva speciale. Graditi anche gli interventi di Stefano Rodotà e Luigi Ciotti e le presenze degli autori italiani Marco Malvaldi, Massimo Cacciari, Piergiorgio Odifreddi, Paolo Giordano, Dacia Maraini e Carlo Lucarelli. In mezzo a loro si sono mossi con entusiasmo i “magnifici quattro sardi” tra commenti e iniziative. Ieri ha tenuto banco la presentazione di “Le mie stelle nere”, il libro dell’ex calciatore di Parma, Francia e Juventus Lilian Thuram, intervistato per l’occasione, a palazzo San Sebastiano da Francesco Abate. Educazione e modelli storici per fermare il razzismo, tra ironia, e citazioni positive. Venerdì Abate aveva presentato il suo nuovo “Un posto anche per me” in una giornata ravvivata dalle battute e dagli sketch di Valerio Mastandrea. «Quattro sardi a Mantova rappresentano una crescita? Dipende da come la interpreti», dice scherzando Abate, «tanti anni fa un’autrice isolana ha vinto persino un premio Nobel, quindi potrebbe rappresentare anche un passo indietro». La vetrina resta comunque fondamentale per il movimento letterario italiano: «Sicuramente, provo continuamente emozioni quando sono qui, il confronto è totale». A quindici anni da “Mister Dabolina”, il suo primo romanzo, ecco “Un posto anche per me”: sullo sfondo ancora Cagliari, la sua città: «È cambiata molto», ammette, «in meglio, perché è diventata più aperta e accogliente, ma anche in peggio, perché il movimento musicale che c’era vent’anni fa non esiste più». Nei giorni scorsi era stata la volta della Murgia (coautrice di “L’ho uccisa perché l’amavo”), capace di esaltare la platea parlando di violenza sulle donne (dopo l’incontro sull’infanzia), lei che del decreto ad esse dedicato agli inizi di agosto aveva contestato la non ritirabilità della denuncia per stupro. Diritti femminili arrivati prima della chiacchierata-incontro in compagnia della storica Antonella Tarpino e dell’amico e scrittore Giorgio Vasta, sui non-luoghi del Belpaese: paesi abbandonati, monumenti non ritenuti tali, macerie e vecchi capannoni industriali. A Fois (già protagonista di un incontro su Beppe Fenoglio e dell’intervista al talento francese Mathias Ènard) autore di diverse saghe familiari (“Stirpe” e “Nel tempo di mezzo”), invece, il compito di destreggiarsi in mezzo ai vecchi filmati amatoriali realizzati in famiglia, e dal grande valore sociale e antropologico, insieme a Paolo Simoni e Ilaria Ferretti, dell’associazione Home Movies. Mercoledì era stata la volta di Flavio Soriga (e del suo ultimo lavoro “Metropolis”), protagonista ancora una volta per Scritture Giovani, il progetto dedicato ai giovani talenti letterari. Intervento bissato con il parallelo tra artigianato e scrittura, ricami con l’ago e con le parole, moderato dallo scrittore di Uta. «Mantova resta una grande vetrina», afferma Soriga, «io mi sento un veterano, perché la prima volta sono arrivato nel 2003, e venendo qui ho avuto molti spunti per Gavoi. Non bado alle vendite o agli autografi, che per me restano bassi, ma per evidenziare una crescita degli scrittori sardi. Vent’anni fa sarebbe stato impensabile vedere tanti sardi a un festival del genere». Quattro autori isolani a Mantova: Sergio Atzeni ne sarebbe stato felice.

* Unione Sarda

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