LE PAGINE DELLO STORICO PAVESE CLEMENTE FERRARIO SUL COMUNISTA OLTREPADANO PASQUALE FUGAZZA, "COLLABORATORE" DEL TRIBUNALE SPECIALE FASCISTA, ACCENDONO L'INTERESSE DEGLI STUDIOSI DI GRAMSCI


di Paolo Pulina

Il 2 giugno 2013, nell’inserto  domenicale de “Il Sole  24 Ore”, una breve ma lusinghiera nota di Sergio Luzzatto ha dato eco nazionale all’ultimo volumetto di memorie dello storico pavese Clemente Ferrario, Il tempo remoto delle certezze: «Ci sono libri che riconciliano con una certa idea della sinistra italiana, della tradizione antifascista, dell’eredità della Resistenza. Che dimostrano come non tutto, da quelle parti, sia reducismo di terza o quarta mano. Uno di questi libri è un libretto. È appena uscito presso uno stampatore di provincia (Guardamagna Editori in Varzi, Pavia, aprile 2013;  www.edizioniguardamagna.it?/) e ha per titolo un endecasillabo tratto da una poesia di Primo Levi».
Soprattutto ha suscitato interesse, presso la comunità degli studiosi gramsciani iscritti alla International Gramsci Society (sezione italiana), il riferimento al racconto di Ferrario relativo alla visita che fece nel 1973 alla casa di riposo di Broni (PV) in cui era ospite l’allora ottantenne Pasquale Fugazza (nato a San Damiano del Colle, PV, nel 1893), esponente di primo piano  del PCd’I  fino a metà degli anni Venti ma sul quale poi è gravato il sospetto di aver fornito nel 1925 la prova che servì al Tribunale Speciale Fascista per condannare Antonio Gramsci come capo dei comunisti d’Italia (Ferrario fa una premessa e poi chiede: «Nel lontano 1925 il partito ti ha accusato di aver accettato l’infame proposta di un giudice che ti ha garantito l’impunità in cambio di elementi di prova contro Gramsci.[…] Fugazza, sono passati tanti anni, è stato proprio così?» e quindi  ci informa sulla risposta: «Un silenzio di pochi, interminabili secondi. Poi Fugazza ha mosso il capo per dire di sì, si è coperto il viso con le mani ed è scoppiato in un pianto dirotto», cfr. p.67).
Nel circuito comunicativo della  International Gramsci Society (sezione italiana) è stato  chiesto se qualche componente del gruppo potesse fornire maggiori informazioni su Fugazza e mi è spettato – in quanto gramscista residente in provincia di Pavia e in possesso dei libri di Ferrario – il dovere di rispondere a questa richiesta di ulteriore documentazione sul controverso personaggio politico originario dell’Oltrepò pavese.
Clemente Ferrario si è occupato di Fugazza nel volume Le origini del partito comunista nel Pavese  (1921-1926), prefazione di Ernesto Ragionieri, Roma, Editori Riuniti, 1969. Leggiamo a p. 109: «Le persecuzioni fasciste costringono altri militanti ad abbandonare la provincia per rifugiarsi a Milano tra l’estate del 1921 e i primi mesi del 1922: tra questi sono Giovanni Farina di Cigognola, Mario Lanfranchi, segretario della Camera del Lavoro di Stradella, Pasquale Fugazza di San Damiano al Colle, Siro Paganini di Garlasco. […] Pasquale Fugazza detto Rino  era stato uno degli esponenti più in vista della frazione comunista nella federazione socialista pavese nel periodo che aveva preceduto la scissione di Livorno. Emigrò anche lui a Milano, dove fu membro del comitato federale nel 1923 e candidato alle elezioni politiche del 1924. Nel giugno dello stesso anno fece parte della delegazione italiana al V congresso dell’Internazionale Comunista. Fugazza ebbe poi una parte oscura nell’istruttoria che fu condotta contro il gruppo dirigente del partito e che si concluse con la sentenza del 4 giugno 1928 del Tribunale speciale, che inflisse tra l’altro 22 anni e 9 mesi a Umberto Terracini e 20 anni e 4 mesi di reclusione a Gramsci. Anche se non si conosce l’esatto tenore delle dichiarazioni che il Fugazza fece come testimonio al giudice istruttore è certo che questi se ne servì per muovere gravi contestazioni agli imputati (cfr. l’interrogatorio di Terracini in Il processone, a cura di Domenico Zucàro, Roma,  Editori Riuniti, 1961, p. 107 ). A seguito di tali fatti il Fugazza fu definitivamente allontanato dal movimento».
Paolo Spriano cita due volte Pasquale Fugazza nel primo volume della Storia del partito comunista italiano. I.  Da Bordiga a Gramsci (Einaudi, 1967). La prima volta a p. 362: Fugazza (di Milano) è tra i componenti  della delegazione del PCd’I  che partecipa a Mosca al V Congresso del Komintern (seconda metà di giugno 1924, all’indomani del delitto Matteotti).  La seconda volta a p. 456: Fugazza è annoverabile tra i compagni «così noti dei quali non sarebbe possibile negare l’appartenenza alle nostre sezioni» (circolare “riservata” del 1925 sulla necessità del PCd’I di difendersi dall’azione della  polizia fascista «fornendo elenchi fittizi di compagni inesistenti»).
È firmata da Clemente Ferrario anche l’ampia scheda relativa  a Fugazza  pubblicata nel secondo volume (cfr. pagine 399-400)  del Dizionario biografico del movimento operaio italiano, 1853-1943, a cura di Franco Andreucci e Tommaso Detti, Roma, Editori Riuniti, 1976.
Ferrario è tornato ad occuparsi del personaggio (di cui viene anche riprodotta la foto conservata presso il Casellario Politico Centrale) in Operai e contadini. Un secolo di storia e oltre (Pavia, edizioni Effigie di Giovanni Giovannetti, 2004, www.effigiedizioni.it/?; si veda p. 112): « [A proposito di coloro che, col fascismo ormai trionfante, decidono di appellarsi alla clemenza del duce per essere cancellati dall’albo dei sovversivi] una menzione particolare merita la vicenda di Pasquale Fugazza di San Damiano al Colle, personaggio avventuroso e irrequieto. Per interessamento del deputato Montemartini  che lo aveva conosciuto ragazzo meritevole, Fugazza aveva studiato all’Umanitaria di Milano, ma si era presto allontanato dall’ambiente riformista ed era diventato, negli anni precedenti la prima guerra mondiale, assiduo frequentatore della casa di Mussolini, allora alla testa dell’ala rivoluzionaria del socialismo. Si era stabilito un rapporto quasi familiare ed era potuto capitare che Rachele Mussolini chiedesse al marito, in presenza dell’ospite, i soldi per pagare la tratta della macchina da cucire e che, poiché in casa soldi non ce n’erano mai, scoppiassero  tra i due liti furibonde, con nutrito scambio di espressioni irriferibili. Nel 1921 Fugazza era poi passato coi comunisti e, arrestato nel 1925, in carcere aveva dato al giudice istruttore notizie sulla base delle quali si era giunti alla condanna di Gramsci da parte del Tribunale speciale. Cacciato dal partito, esule in Francia, si era avvicinato ai socialisti e aveva partecipato alla guerra civile spagnola in una formazione trotzkista. Alla fine di questo lungo peregrinare, Mussolini accoglie nel 1940 la supplica dell’antico allievo e fa cancellare il suo nome dall’elenco dei sovversivi».
Nel racconto contenuto in   Il tempo remoto delle certezze  Ferrario provvede a una correzione fattuale: il Montemartini  citato nei precedenti testi non è più Luigi ma, correttamente,  il  fratello Giovanni Montemartini, che non è mai stato parlamentare, ma che fece parte dal 1901 del Consiglio della Società Umanitaria.
Ma questo è un dettaglio minimo. L’importante è che Ferrario abbia deciso – in questa raccolta di racconti di vita vissuta come studente antifascista, come partigiano in Oltrepò pavese, come funzionario del PCI pavese dopo la Liberazione, come sistematore dell’archivio del partito –,  di rendere pubblico, nel testo che si intitola  “Vigilanza rivoluzionaria”, il  suo lontano “faccia a faccia” con Fugazza allo scopo di chiarire la parte da lui avuta come testimone a carico nel processo intentato dai magistrati fascisti contro Gramsci. Lo storico pavese ci dà in questo modo  una esemplificazione significativa di quanto fosse necessaria la  regola della “vigilanza rivoluzionaria” ai tempi della lotta clandestina contro il fascismo e poi anche durante la Resistenza; di come coloro che erano sopravvissuti grazie all’applicazione rigorosa di quella regola  non potessero essere disponibili a “perdonare” chi aveva ceduto alle lusinghe del nemico pur di “farla franca” dal punto di vista personale. È anche indubbio che –  in un momento in cui i temi relativi a Gramsci e alle sue opere (si vedano le polemiche ultime  suscitate dalle tesi di Franco Lo Piparo sul presunto quaderno del carcere “scomparso”) hanno una risonanza a livello internazionale, data la diffusione ormai planetaria dell’interesse alle sue analisi di teoria politica e di sociologia della cultura – la curiosità sull’ambiguo ruolo giocato da Fugazza nel processone del Tribunale fascista contro i suoi compagni

comunisti con maggiori responsabilità, quindi Gramsci e  Terracini, potrà portare le pagine di storia locale pavese e oltrepadana alla ribalta nazionale e oltre. “Promozione” peraltro giustamente meritata da queste pagine, che sono  – come afferma Luzzatto – «un autentico distillato di scrittura, di intelligenza, di sensibilità».

 

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