DA CAGLIARI AL VERTICE DI UN'AZIENDA NELLE FILIPPINE. A COLLOQUIO CON SERGIO BOERO: "IL MERCATO ASIATICO ATTENDE IL MADE IN SARDINIA"

Manila nelle Filippine

Quando Prada ha deciso di quotarsi in borsa ha scelto Hong Kong. Non solo per un motivo la ricchezza si è spostata dall’altra parte del nostro mondo ed è per questo che laggiù bisogna essere presenti. Vent’anni fa l’Asia ha cominciato a crescere: Shangai è una città veloce, come Milano ai tempi in cui era la capitale di quasi ogni cosa in Italia avesse un respiro internazionale. Sergio Boero, nella foto, classe 1965, studi a Cagliari al liceo classico Siotto e poi all’Istituto Europeo di Design, oggi marketing director di un’azienda filippina (Hacienda Crafts) che si sta lanciando nel design industriale, racconta che il primo incontro col miracolo asiatico si fa negli aeroporti, dove i display spiegano tutto e, se l’aereo atterra in ritardo, ai piedi del finger c’è un addetto che accompagna chiunque a destinazione. Paragonare questa immagine ai disordini degli scali italiani spiega in modo efficace perché Hong Kong ha 11 milioni di abitanti e 30 milioni di turisti l’anno mentre l’Italia, che ha l’80 per cento del patrimonio artistico del mondo intero, è in declino anche nel turismo disseminata com’è di cartelli con scritto “guasto”. Boero una decina d’anni fa aveva capito come tanti la nuova forza del mercato asiatico, ma a differenza di altri che si erano formati quella convinzione analizzando report e survey, lui l’aveva constatata giorno per giorno a contatto stretto con consumatori e con operatori economici che incontrava in qualità di direttore dello Ied Moda Lab di Milano e poi di ambasciatore dell’Istituto europeo di design proprio in Asia e aveva trovato irresistibile l’idea di misurarsi con l’economia giovane di un mondo antico e raffinato. In queste settimane, l’azienda per la quale studia le strategie di sviluppo, assieme ad altre quattro, è oggetto di un servizio giornalistico su Monocle, nuova bibbia internazionale di design-moda-lifestyle, sulle interessanti frontiere del design industriale applicato alla manualità artigianale che nelle Filippine ha fatto crescere i manufatti della tradizione interamente “hand made” e con prodotti naturali. Elementi di arredo belli, come mostrano le foto dell’elegante rivista, che hanno attirato l’attenzione anche della ditta tedesca Dedon ben conosciuta agli architetti d’interni. Viene in mente l’artigianato sardo: “Sicuramente ci sono possibilità in Asia per i nostri prodotti e servizi vista la crescente domanda di articoli di qualità – dice Boero – certo, per dare una risposta più mirata bisogna studiare i prodotti che si decide di esportare e i mercati che si vogliono approcciare. Nel 2006 ho incontrato dopo tanti anni un caro amico d’infanzia che vendeva una bottarga famosa, dopo due mesi eravamo a Hong Kong per una fiera del Food & Beverage dove il mio amico riuscì a ricevere diversi ordini e dove è tuttora presente. Ci fu un bel po’ di lavoro dietro quel successo, ma anche grazie alla tecnologia che in questi ultimi anni è in continuo miglioramento, è davvero molto più facile per chiunque entrare in contatto con tutto il mondo e in vari modi”. Visti da lontano, immersi nella crisi, di che cosa abbiamo bisogno?  “Domanda difficile, direi che la tecnologia sta dimostrando di poter facilitare la circolazione delle idee e le soluzioni ai problemi. Un piccolo esempio: a Hong Kong e a Singapore si può stare online continuamente e ovunque. Non vedo perché non si possa stare nello stesso modo online in Sardegna. È innegabile che sarebbe un aiuto per l’economia tutta: la prima mossa che si fa quando incontri una persona o scopri un prodotto è andare su Google e sapere tutto. Se non sei on line non esisti, anzi, forse vuoi nascondere qualcosa e questo non è più tollerato. E poi non basta più il marchio in sé, il business in sé, ma il modello di business e quindi il suo continuo adattamento alle situazioni che si creano. I clienti sono comunità di persone con cui si condivide una storia. Guardiamo un attimo alla moda: prima si vendeva l’inarrivabilità dello stilista, ora il consumatore sta al centro del mondo”.

In quali direzioni ci si muove?  “Il megatrend è l’organico, il naturale, si è capito che il mondo non poteva andare avanti così”.

L’Asia punta su questo? “In Asia c’è molta velocità nel valutare ciò che cambia e nello spostarsi continuamente su ciò che funziona. Adesso HK punta a diventa hub dell’arte asiatica per intercettare gli investitori che, anziché in Borsa, investono in giovani artisti”.

Come si entra in questo mondo?  “Non c’è una risposta di scuola. Certo ambasciate e associazioni sono avamposti cui rivolgersi per prima, Internet è un’altra fonte di occasioni. In generale è un mondo che si deve affrontare senza arroganza, con le necessarie competenze di marketing, di strategia e la capacità di decodificare quello che si vede”.

Che cosa consiglia agli imprenditori, ai capaci artigiani sardi? “Bisogna aver voglia di imparare e di confrontarsi, direi che questa forma di apertura è indispensabile per impostare l’approccio giusto verso un mercato che può dare tante occasioni di vero lavoro alla Sardegna. L’artigianato, l’agroalimentare sardo di qualità in Asia possono trovare tante, tanta nicchie con business garantiti”.

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