COSSIGA SARDO PRESIDENTE ITALIANO: LE COMUNITA' DEGLI EMIGRATI IN GIRO PER IL MONDO SONO IN LUTTO

l'arrivo a Sassari della salma di Francesco Cossiga
l'arrivo a Sassari della salma di Francesco Cossiga

di Gianni Cilocco

Francesco Cossiga, “personaggio simbolo” di oltre mezzo secolo di storia d’Italia. Un uomo delle istituzioni repubblicane che, come hanno copiosamente ricordato i vari commenti e fondi giornalistici di questi ultimi giorni, ha sempre posto al centro della sua condotta di vita un rigoroso rispetto per i valori della Costituzione del 1948 unitamente al valore della diretta responsabilità personale cui non sfuggire, in quanto, come ricordò nel corso del suo discorso di insediamento a Capo dello Stato, il 3 luglio 1985, facendo propria una citazione letteraria, «schivare il concreto è uno dei fenomeni più inquietanti della storia dello spirito umano».
È stato un uomo a lungo al centro della scena politica nazionale, profondamente erudito e capace di far trasparire in pubblico, col suo temperamento talora schietto e spigoloso ma anche pudicamente passionale, il suo “essere Sardo”. Aspetto, quest’ultimo, mai nascosto ma difeso nella sua insita dignità, con positivo orgoglio e profondo amore sia per la sua Isola di nascita, sia per la relativa cultura ed in relazione ai suoi conterranei. Vari e diversi ne sono gli aneddoti a testimonianza, alcuni dal sapore quasi teatrale, altri capaci di evidenziarne la caratura di personalità di valore non solo nazionale. A provocanti e prevenute parole di avversari politici che lo descrissero come un “pastore sardo” nell’accezione più negativa dell’epiteto, egli rispose in modo pungente «io non sono pastore, neanche mio padre lo era, forse i miei nonni erano pastori, ma considerato che in Italia si è soliti dare cognomi di frutta e verdure a figli di ignoti, credo sia meglio non indagare sulla professione delle proprie ave». Nel dicembre 2005, dopo aver ricevuto nell’aula magna dell’Ateneo turritano la laurea honoris causa in Scienza della Comunicazione e Giornalismo conferita dalla facoltà di Scienze Politiche, Francesco Cossiga, incontrando gli studenti e rispondendo ad una provocatoria domanda su a chi avrebbe regalato la leppa aperta, come fece il bandito Mesina con sua figlia, rispose che: «se la porgi dalla parte del manico significa che metti la tua vita nelle mani di una persona… A chi punterei la lama? Sono stato ministro dell’Interno, ma la spia non la faccio». In una intervista per i 10 anni dalla morte di Enrico Berlinguer, egli ricordò la sua parentela con il Segretario del Partito Comunista e sottolineò come, pur essendo talora accesi avversari politici, tra i due esistesse rispetto, affetto ed amicizia, in quanto «Da noi è così: la parentela è una cosa, la politica un’altra». Emblematico quanto avvenuto nel corso dell’ultima visita alla sua città natale, il 3 giugno 2008, durante la festa per il 60° Anniversario della Costituzione, quando rimembrò le critiche ricevute il giorno dell’elezione alla Presidenza della Repubblica, facendo seguito nella carica ai suoi predecessori conterranei Segni e Saragat, per aver parlato in Sardo: «Quanti lo fanno, oggi? Forse il 20 per cento della popolazione. Il grande sforzo è fare riconoscere ai sardi che lo sono. Altrimenti non si spiega perché tanti che vanno a lavorare nella penisola si approprino subito di una pronuncia diversa. A me non è mai successo, neanche ai miei figli che pure hanno sempre vissuto a Roma»; in tale circostanza, inoltre, il Presidente Emerito si soffermò sull’attualità dei valori della Costituzione spiegando che nella sua eventuale riforma «dovrebbe trovare posto anche quella della Regione Sarda, ancorando l’autonomia alle sue radici storiche e culturali».

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