COSSIGA QUEL GIORNO A COMO NEL 2004, INSIEME AGLI EMIGRATI SARDI DELLA LOMBARDIA PER CELEBRARE "SA DIE"

nella foto da sinistra: Sveva Dalmasso, Francesco Cossiga, Tonino Mulas, Onorio Boi
nella foto da sinistra: Sveva Dalmasso, Francesco Cossiga, Tonino Mulas, Onorio Boi

di Massimiliano Perlato

Non sono assolutamente passati inosservati i quasi seicento emigrati sardi che, nella giornata del 25 aprile 2004, si sono dati appuntamento a Como per celebrare “Sa Die de sa Sardigna”, ovvero la festa del popolo sardo che rievoca l’insurrezione popolare del 28 aprile 1794 che portò alla cacciata dei Piemontesi e del viceré Balbiano dalla Sardegna. Complice una giornata di primavera, i soci dei venti circoli sardi affiliati alla Circoscrizione Lombardia della FASI, con bandiere e magliette con i quattro mori in bella vista, a bordo di due battelli noleggiati per l’occasione, hanno trascorso in allegria e in simpatica amicizia l’intera mattinata sul lago di Como, conclusa con il pranzo a Menaggio, in una incantevole insenatura fra acqua e montagna, tra grandi alberghi e ville lussuose. Nel tardo pomeriggio poi, presso l’istituto religioso Don Guanella, si sono ritrovati festanti per assistere alla conferenza “Quando un popolo insorge…La riconquista dell’autonomia – Dai fanti della Brigata Sassari al movimento dell’autonomia della Sardegna”. E qui il mattatore del convegno è stato l’ex Presidente della Repubblica Italiana, Francesco Cossiga, accolto all’arrivo da una standing ovation da stadio. Ad accompagnarlo a Como è stato il Consigliere della Regione Lombardia, Sveva Dalmasso, la quale ha voluto portare ai partecipanti i saluti del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Sul palco gli altri relatori, il professor Federico Francioni, il dottor Paolo Pillonca, e i membri dell’Esecutivo della FASI, il presidente Tonino Mulas e il responsabile dell’Informazione, Paolo Pulina.

Dopo le parole di accoglienza di Mulas e di Onorio Boi, presidente del “Circolo Sardegna” di Como, Cossiga ha svolto un intervento che ha letteralmente rapito i presenti. L’ex Presidente della Repubblica, ironico come è nel suo stile, ha salutato tutti e si è simpaticamente imposto all’attenzione degli emigrati sardi, intervallando battute tese a suscitare ilarità e vere e proprie lezioni di storia sulla Sardegna dei secoli scorsi. Tanti gli argomenti affrontati nel suo excursus relativo agli episodi fondamentali della storia dell’isola: dalla civiltà nuragica, alla questione della lingua, con un breve riferimento alla situazione europea sulla salvaguardia delle lingue e culture minoritarie che in Sardegna non ha ancora trovato la giusta eco. Dall’autonomia ottenuta nel 1948, che, però, secondo Cossiga, non ha prodotto i frutti voluti, tanto che la nostra regione può essere definita come una nazione incompiuta, alle questioni prettamente inerenti alla giornata, ovvero il discorso dell’identità, quindi i cenni storici all’attività della Brigata Sassari, dal movimento politico che scaturì grazie agli ex combattenti della prima guerra mondiale fino alla costituzione del Partito Sardo d’Azione grazie all’impegno di uomini come Emilio Lussu. “Non credo” ha detto poi Cossiga, “che la Sardegna possa reinventarsi una nuova rinascita economica se prima non è in grado di valorizzare una propria identità”. Questa è stata la premessa per indicare nella seconda Sardegna, quella formata dagli emigrati, la vera e forte risorsa identitaria di una regione che, riguardo alla propria storia, ha un po’ la memoria appannata. Gli emigrati, secondo Cossiga, sono quelli che meglio conservano i valori originari della nostra cultura. E qui l’applauso dei presenti è stato fragoroso ed unanime. Il riferimento politico al diritto al voto per chi è lontano dalla propria terra natia è stato esplicito. I sardi che risiedono in Continente hanno diritto a partecipare alle attività e alle scelte politiche della loro terra d’origine e quindi, di conseguenza, devono avere una rappresentanza nelle sedi istituzionali, che devono riservare loro dei seggi.

Tonino Mulas, subito dopo, ha avuto parole di ringraziamento per l’ex Presidente, perché, ha sottolineato, quello del voto è un nostro cavallo di battaglia. “Noi” dice Mulas, “abbiamo dei forti valori che cerchiamo di esprimere, oltre che per noi stessi, per la nostra isola. Vogliamo dare il nostro contributo ma, allo stesso tempo, ottenere dalla Regione Sardegna il giusto riconoscimento e lo spazio adeguato. Il Presidente emerito della Repubblica, per noi oggi, in questa giornata storica, è stato il miglior testimone possibile”. All’uscita Francesco Cossiga si è trovato immerso in un vero e proprio bagno di folla e ha dovuto fare una passerella fra mille mani e i volti sorridenti degli emigrati sardi che volevano semplicemente avere il ricordo di un momento di straordinaria intensità emotiva.

Il convegno è proseguito con un intervento di Giovanni Loi, coordinatore della Circoscrizione Lombardia della FASI, e con le relazioni storiche e culturali su “Sa Die”. Paolo Pulina ha svolto un’arringa emotivamente forte, soffermandosi sui motivi che portarono all’insurrezione del 1794, ma anche sulla poesia scritta in limba, in trincea, dai fanti della Brigata Sassari; Federico Francioni ha ricordato (con una relazione molto applaudita, perché in lingua sarda) anche l’eccidio dei minatori a Buggerru avvenuto nel settembre 1904, in risposta al quale fu organizzato in tutt’Italia il primo sciopero generale; Paolo Pillonca ha tirato le conclusioni riassumendo brillantemente i temi sviluppati dagli oratori.

La lunga giornata a Como, cominciata all’alba, è terminata a notte inoltrata dopo lo spettacolo musicale offerto da Giuliano Marongiu e dal suo gruppo e dalla giovane cantante Maria Giovanna Cherchi, considerata l’erede di Maria Carta. Alla fine, il popolo dei quattro mori ha ripreso la strada verso casa, stremato ma felice.

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