La crisi è sempre aperta: troppo fragile il tessuto industriale in Sardegna

di Roberto Scema

E’ tregua sulla vicenda Alcoa. La multinazionale americana infatti ritira (almeno per ora) il piano di fermata, impegnandosi a far sì che la produzione di Portovesme riprenda al più presto. Si tratta di un risultato importante, per i duemila lavoratori del Sulcis, dopo settimane di tensioni culminate nella manifestazione a Roma, contrassegnata da grande tensione e persino da scontri con le forze dell’ordine. La svolta è stata siglata nel corso di un vertice tra il Governo, la Regione, i sindacati, i vertici di Alcoa Italia, i quali si aspettano una riduzione del costo dell’energia (sui 30 euro a megawatt in linea con la media europea, contro i 48 euro attuali) ed un intervento che tolga di mezzo la maxi sanzione imposta dall’Unione Europea. La decisione di chiudere gli impianti di Fusina (in Veneto) e Portovesme era arrivata dopo una condanna di Bruxelles a pagare 300 milioni di euro (più gli interessi) di sanzione per falsa concorrenza e aiuti di Stato; la stessa condanna aveva anche riportato le tariffe per Alcoa al prezzo pieno. Prezzi insostenibili secondo la multinazionale perché l’elettricità rappresenta il 35 per cento dei costi di produzione dell’alluminio. Ora l’impegno del Governo (anche grazie alla forte pressione esercitata dagli Enti Locali) è quello di cercare una soluzione per le grandi industrie "energivore" a cui sarà consentito di acquistare elettricità dal resto d’Europa (dove l’energia costa circa 20 euro al megawatt). Altro fronte aperto, quello della Vynils Italia, che ha in Sardegna lo stabilimento di Porto Torres. L’azienda si trova attualmente in amministrazione straordinaria. Obiettivo dei commissari incaricati dal Ministero delle Attività Produttive è quello di "tentare di rimettere in moto gli impianti, riprendere la produzione, acquisire nuove quote di mercato e mettersi in vetrina per passare poi al miglior offerente" . Non si tratta di una impresa semplice. L’azienda non ha denari per andare avanti per molto, deve anche fare i conti con clienti che non pagano, vanta crediti per milioni. Ora si apre qualche spiraglio. Gli operai di Porto Torres in lotta hanno così deciso di sospendere l’occupazione degli impianti, dopo aver incassato l’impegno del presidente della Regione Cappellacci ad intraprendere una azione incisiva alla ricerca di un Istituto di credito disponibile a mettere a disposizione della Vynils fideiussioni bancarie per 20 milioni. Cappellacci si è impegnato ad intervenire anche nei confronti di Eni, (che ha invece annunciato di non volere fare più sconti a nessuno) per quanto riguarda le forniture di energia, ed a prevedere, in Finanziaria, interventi di sostegno agli operai che nei prossimi giorni si troveranno in Cassa integrazione. Diverso il giudizio politico sulla vicenda. Per l’ex presidente della Regione Renato Soru "in Sardegna sono state cancellate tante cose, senza aver visto una Regione forte e autorevole in grado di opporsi". Per questo, osserva l’ex governatore, "ora non è facile credere alle promesse del Governo". La replica della Presidenza della Giunta non si è fatta attendere, rivendicando il successo derivante dalla "grande prova di unità data a Roma dai sardi, che al di là degli schieramenti, si stanno adoperando per evitare la chiusura degli stabilimenti Alcoa". Ciò che emerge, ancora una volta, è la fragilità del tessuto industriale isolano. Le tante crisi stanno, una dietro l’altra, cancellando migliaia e migliaia di posti di lavoro, gettando ombre nerissime sul futuro dell’intero sistema economico isolano. Sembra mancare (non da ora, per la verità), una visione complessiva della questione. Si ondeggia tra l’esigenza di salvare il salvabile, sotto la pressione sociale della disperazione delle maestranze coinvolte nelle diverse crisi in atto (e pronte a gesti di protesta sempre più eclatanti), e la consapevolezza che si è di fronte a qualcosa di più di crisi passeggere.

Sarebbe occorso ridiscutere tempestivamente, dalle fondamenta, quali prospettive potesse avere la presenza dell’industria in Sardegna, programmando per tempo una riconversione che mettesse al riparo i nostri stabilimenti dai marosi della competizione selvaggia dei mercati internazionali. Tutto questo non è stato fatto, e ci si trova invece ancora di fronte a questioni quali quelle del costo dell’energia, e del "gap" che la Sardegna paga nei confronti dei suoi competitori. Auspichiamo che, in questo critico frangente, ci sia lo spazio anche su una riflessione seria sull’argomento. In caso contrario, non passerà molto tempo che ci troveremo testimoni di nuove crisi, nuove disperazioni, nuove (e sempre più esasperate) tensioni sociali.

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