Tempi lunghi per risanare la compagnia: privatizzazione in alto mare per la Tirrenia

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Sulla privatizzazione della Tirrenia sono ancora tanti i nodi da sciogliere. Lo ha ribadito qualche giorno fa il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli : «Il problema della privatizzazione di Tirrenia», ha detto, «è molto delicato, non voglio assolutamente che sia un’altra Alitalia». In primo piano, sostengono i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, c’è il tema delle società controllate, che dovrebbero passare alle rispettive regioni (Siremar alla Sicilia, Toremar alla Toscana, Caremar alla Campania e Saremar alla Sardegna). Matteoli ha osservato che Tirrenia non può essere «spezzettata», perché «non lo consente l’Unione europea». Tuttavia, «nel caso ci fossero Regioni interessate», il ministro valuterà «come fare». Non solo. La posizione delle quattro Regioni è diversa, ha ricordato Matteoli: «C’è un interesse della Sicilia ad alcune condizioni. E un interesse ancora più forte in Sardegna, dove però è cambiata l’amministrazione. La Toscana, al contrario, non è interessata a fare l’armatore. E in Campania c’è stato un colloquio molto interlocutorio».  Esiste, poi, la necessità di una riorganizzazione aziendale: il debito di Tirrenia raggiunge i 600 milioni di euro e per essere appetibile la società deve essere risanata. Gli amministratori locali temono tagli delle tratte e del personale, visto che per garantire i collegamenti interni – ha sottolineato Matteoli – «occorrono 46 milioni di euro». Proprio su questo fronte c’è «un tavolo aperto anche con le Regioni». Insomma, la carne al fuoco è tanta. E sarà anche per questo che i sindacati giudicano «difficilmente rispettabili i tempi per la privatizzazione della compagnia». Secondo Pierfranco Meloni , segretario regionale della Uilt, «l’addio dell’azionista Stato potrebbe slittare con ogni probabilità». Oggi la data della liberalizzazione è fissata per il 31 dicembre 2009. «Ma è auspicabile», incalza Meloni, «che possa avvenire nel 2012». Il rischio da evitare, continua il rappresentante della Uilt, «è che Tirrenia venga svenduta a qualche armatore privato senza scrupoli». Pure Giovanni Matta, segretario regionale della Cisl, dubita che la privatizzazione si faccia nelle scadenze stabilite dal governo. «La riorganizzazione del gruppo è ancora in alto mare. Servono più risorse anche per migliorare servizi e tariffe. Prima di tutto però», aggiunge Matta, «è necessario aprire un tavolo con la nuova Giunta: vogliamo instaurare un dialogo proficuo. Il tema caldo è quello dei collegamenti con le isole minori: su questo fronte, è necessario ridefinire la partecipazione della Regione nella gestione delle tratte». È di parere opposto Sandro Bianco , leader della Cgil: «È tutto già chiaro», tuona il sindacalista, «la Saremar deve passare alla Regione, diventando una divisione dell’Arst. In gioco ci sono 250 buste paga». Bianco vorrebbe che s’imprimesse un’accelerata alla privatizzazione. Ma ammette: «I tempi si allungheranno e il risultato sarà quello di assistere a costi che aumentano assieme al pericolo dei tagli». Punta invece sulla competitività Roberto Pischedda , numero uno dell’Ugl Trasporti in Sardegna: «Anch’io giudico positivamente il passaggio di Saremar dentro l’Arst, così come la privatizzazione di Tirrenia: prima però bisogna intervenire per migliorare la qualità del servizio attraverso un riassetto generale». Infine, resta da scongiurare la sforbiciata sui costi. Un’eventualità che, secondo il segretario generale della Uiltrasporti, Giuseppe Caronia, coinvolge i destini di intere popolazioni isolane e può compromettere il posto di lavoro, in Italia, di oltre 3.800 marittimi e di circa 15 mila lavoratori dell’indotto».

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