Tottus in Pari, 233: filo diretto con Parigi

Carissimi, devo precisarvi che "Tottus in Pari" rientra nella mia più grande considerazione e approvazione per tanti motivi.  Diversi anni fa avevo cominciato a frequentare i circoli sardi. Era l’opportunità che avevo per incontrare molti sardi emigrati che come me erano stanchi e refrattari a far parte di questi gruppi pseudo familiari che si riunivano per le solite "cenette" a suon di musica tradizionale che stagnavano nei consueti, e se vogliamo ridicoli commenti nostalgici e memorie folcloristiche… E’ stato così che una decina d’anni fa sono riuscita a riunire un centinaio di persone interessate a partecipare a un’altra forma di associazionismo molto più attivo e moderno, più adatta ai nostri tempi e necessità con lo scopo di avere uno scambio culturale tra la Francia e l’Italia. Questo grazie alla creazione di "Art et Culture en Sardaigne" di cui ero Presidente. Il mio obiettivo essenziale era concentrato principalmente sullo sviluppo delle attività culturali che in un modo o in un’altro erano sempre legate alla Sardegna e alle sue peculiarità positive. Manifestazioni che richiedevano molta applicazione e un lavoro certosino anche con le istituzioni locali e sarde per poterle approntare.  Ma la problematica era ed è sempre la stessa: la mancanza di risorse economiche per realizzare idee e progetti.  Soldi per i locali, soldi per gli artisti. Insomma, una difficoltà dietro l’altra. Per alcuni anni sono andata personalmente negli Uffici Regionali, agli assessorati dove ho cercato di esporre quanto realizzavo per la Sardegna a Parigi. Ho cercato di spiegar loro il metodo di lavoro e l’importanza delle associazioni Culturali come richiamo per l’isola, principalmente anche nell’ambito turistico.  Mi lamentavo della poca coordinazione e delle scarse informazioni che filtravano nel dialogo a distanza fra gli emigrati sardi e la Sardegna. In Regione si mostravano entusiasti e chiaramente d’accordo con le mie propensioni a lavorare per "l’isola". Ma ahimè, le burocrazie a volte estenuanti, non si snellivano mai e così diventava impossibile smuovere quelle norme che fossilizzavano il sistema. Alla Federazione avevo presentato l’importanza di una rete di comunicazione tra i circoli di tutto il mondo…creare delle vetrine permanenti almeno in ogni capitale importante. Immaginavo ed auspicavo a un vero legame e scambio di informazioni con la Sardegna che avrebbero dovuto attivare tutte queste "antenne" nel Mondo, che ritenevo inesistenti…  Avevo presentato per ben due volte dei progetti di film e documentari per il mondo dell’emigrazione sarda, che sarebbero stati utili anche come materiale scolastico come memoria storica della nostra storia. Ma non ho mai avuto risposte… Poi con grande difficoltà riuscii a creare una prima bozza del sito "Sardaigne in Paris" che voleva coinvolgere tutti coloro che hanno a cuore la Sardegna. Un modo per confrontarsi "TUTTI INSIEME"… Ora capirai perché mi rispecchio con piacere nel vostro sito.  Per finire non essendo un’esperta informatica il sito non è potuto andato avanti: sono rimaste solo le bozze e tanti sogni nel cassetto. Nel frattempo ho svolto parecchie manifestazioni interessanti, sempre con passione e tanto volontariato. E senza finanziamenti. Le risorse, purtroppo, raggiungevano solo le  "Sedi Riconosciute Ufficiali" che continuavano con la stessa "musica" senza proporre nulla di innovativo. Stanca ho dato le dimissioni! Gli anni sono trascorsi e anche i circoli hanno migliorato e tanto il loro modo di interpretare quel ruolo che la Regione gli riconosce: si fa cultura e la mentalità è decisamente cambiata.  Anche grazie ai computer forniti dall’Assessorato, si comunica meglio su internet. Sono stati lanciati diversi progetti interessanti come "vetrine permanenti". Certo, magari tutti non hanno compreso appieno il meccanismo visti i risultati. Da poco è stato bandito il concorso cinematografico per i sardi nel mondo…che bella sorpresa! Quando ho scoperto il vostro sito che mette in pratica quel mio desiderio iniziale e che si rispecchia anche nel vostro nome…è stato realizzato un’altro mio desiderio e mi congratulo perché abbiamo avuto le stesse idee e lo fate benissimo. Potrei essere soddisfatta ….ma c’è ancora molto da fare…tantissimo…  Cordiali saluti a Tonino Mulas, presidente della FASI, incontrato al concerto in memoria di Lao Silesu che avevo organizzato al teatro "des Champs Elisée" circa 5 anni fa. Dovrebbe ricordarsi di me, anche se ero dietro la scenografia…

Giusy Porru

 

INTANTO, SI RILANCIA L’ASSOCIAZIONE SARDA DELLA CAPITALE FRANCESE

INAUGURATA LA NUOVA SEDE DEL CIRCOLO "DOMOSARDA" DI PARIGI

Nel dicembre scorso è stata inaugurata la nuova sede del circolo Domosarda di Parigi. Alla manifestazione sono intervenuti il Console Generale di Parigi Luca Mastripieri e rappresentanti di altre associazioni. Nel corso dell’inaugurazione sono stati ricordati, a due anni dalla scomparsa, il presidente Costantino Falchi ed altri soci del circolo, tra cui il cavaliere Giovanni Massidda, uno dei fondatori di Domosarda, ed ex consultore. Il presidente Francesco Laconi ha esposto il programma che il direttivo intende portare avanti per dare una continuità all’associazione proponendo per il mese di marzo 2009 un incontro culturale con tutta la comunità sarda di Parigi. Il presidente Laconi ha letto il saluto dell’assessore Romina Congera. La nuova sede del circolo Domosarda é al n. 30 RUE BELLEFOND 75009 PARIS . TEL 0033 0162 12 45 43 ; email domosardaparigi@gmail.com

 

BLOG IN FRANCESE CHE PARLA DI SARDEGNA

ONDE SARDE

Mi sono innamorata della Sardegna nel 2007. L’isola è per me come un mito. Non ci sono mai stata, ma da allora divoro tutto quello che parla di Sardegna. Mi sono rimessa a studiare l’italiano e non penso ad altro che a partecipare con i miei piccoli mezzi (un computer e tanta buona volontà) alla promozione e protezione della cultura sarda. Preservare non è rinchiudersi in se stessi, ma al contrario dare una migliore confluenza , e scambio in tutto i sensi con le altre culture e tra le genti di ogni luogo. Un arricchimento collettivo per far crescere se stessi e gli altri.  Ho riflettuto per molto tempo come fare…ed ecco dunque: ONDE SARDE. Onde sarde è esclusivamente orientato verso
la cultura della Sardegna.  Vuole essere il centro di incontro di tutte le fonti prodotte attorno alla Sardegna, per fare in modo che ciascuno trovi gli articoli che lo interessano.  Certo , è un blog dunque c’è una grande parte di soggettività nella scelta degli articoli. Troverete gli articoli che più mi interessano, ma come in generale tutto quello che trovo sulla Sardegna mi appassiona e allo stesso tempo mi emoziona. Quello che mi affascina nella scoperta della cultura sarda è il mistero autentico della Sardegna, la sua identità pura e permanente, e pertanto questa stretta relazione con il mondo attorno come un "un je t’aime moi non plus", come il desiderio dell’altro non nella passione reciproca, ma nel desiderio di conoscenze e scambi reciproci e rispettosi.  Spero che Onde Sarde sia all’altezza di tutta questa emozione, tutte queste motivazioni e ricchezze che mi apportano la Sardegna cosi lontana,ma tanto presente nel mio cuore. (
http://www.ondesarde.canalblog.com/)
Nawel Laville

E IN FRANCIA, SI PARLA DI "TOTTUS IN PARI"

REVUE D’ACTUALITE’ DES CERCLES CULTURELS SARDES DU MONDE ENTIER

Nées avec l’émigration massive de très nombreux sardes (on estime entre 500.000 et 600.000 le nombre de sardes ayant émigrés dans le monde), les associations sardes révèlent une vitalité culturelle remarquable. Elles oeuvrent à la fois à fédérer et faire connaître les initiatives des sardes émigrés, à faire perdurer le patrimoine culturel sarde partout dans le monde au sein de la communauté sarde mais aussi à faire connaître ce patrimoine aux non-sardes, et enfin, de plus en plus, elles permettent, en Sardaigne même, une véritable émulation de la valorisation de ce patrimoine, des recherches historiques nécessaires et des actions de préservation. Les associations se sont pour une grande majorité regroupées en cercles afin de favoriser la mutualisation des actions et des échanges. La revue TOTTUS IN PARI se propose depuis 1997 de publier l’actualité des cercles sardes et participe de façon essentielle à leur objectif de communication. Vous trouverez cette actualité dans l’excellent blog de la revue. Le site est en italien … très simple à comprendre et encore une fois … je me répète … mais la langue ne doit surtout pas être un frein à la connaissance … la traduction de la barre Google permet d’approcher assez prêt les articles proposés.

Nawel Laville

 

"TOTTUS IN PARI" SI AVVALE DI UNA NUOVA COLLABORATRICE

BENVENUTA ELISA …

Per me, giovane studentessa di antropologia, è importante ricevere un feedback positivo da persone che lavorano nel campo del giornalismo, come fa "Tottus in Pari" con il giornalino e il suo blog. Mi spinge a proseguire su questa strada e a continuare a scrivere. Vorrei raccontarvi un pò la mia storia perché ironicamente è legata all’emigrazione. Sono figlia di genitori sardi, anche se mia madre è nata nella provincia di Bergamo, da genitori anch’essi sardi emigrati per lavorare nelle miniere. Io stessa son nata fuori dall’isola, all’estremo opposto della penisola, nel lontano Friuli, dove mio padre faceva il minatore. Quando ancora non avevo compiuto un anno siamo approdati nuovamente in Sardegna, nel Sulcis Iglesiente, zona caratterizzata dall’attività mineraria. Come potete notare anche dall’articolo già in passato pubblicato da "Tottus in Pari", la miniera è il filo conduttore della mia vita. Per questo è stato importantissimo e veramente emozionante visitare le miniere latinoamericane di cui parlerò nel prossimo articolo. Dopo il diploma ho studiato antropologia culturale conseguendo la laurea triennale nel dicembre 2007, discutendo una tesi sulla rivalutazione del patrimonio culturale minerario della mia zona, sia del mio paese sulla costa del Pan di Zucchero, mi riferisco a Nebida, sia delle realtà di Carbonia e Iglesias. Dopo questo traguardo ho potuto realizzare il mio sogno più grande, viaggiando per il Sud America. Argentina, Perù e Colombia, ma soprattutto Bolivia, dove mi son trattenuta cinque mesi sia per lavorare che per viaggiare e conoscere.  Ed è soprattutto in questo lungo viaggio che mi son impegnata in una delle mie più grandi passioni, la scrittura. Attraverso le mail che inviavo e sulle pagine del mio diario ho raccolto tutte le sensazioni, i dubbi, la bellezza di trovarsi in contesti così diversi dai miei abituali, sia per non dimenticare, sia per diffondere anche agli altri tutto ciò che ho vissuto. Per condividere. Per questo mi rende molto felice instaurare una collaborazione con la vostra redazione. Per quanto riguarda ciò che potrò scrivere in futuro ultimamente il mio rapporto con l’isola è instabile dal momento che mi ritrovo lontana per motivi di studio, vivendo a Roma come fuori sede. Non saprei bene a che fini orientare quindi qualche possibile pezzo. Ho parecchio materiale sui mesi passati in America Latina dall’Argentina alla Bolivia ma ammetto che ai fini giornalistici non so quanto siano utili in quanto son esperienze di vita scritte forse con una vena un pò più letteraria.

Elisa Cappai

 

UN VIAGGIO TRA I CIRCOLI DEGLI EMIGRATI SARDI DEL LAZIO

LA REGIONE CI LESINA GLI AIUTI

La Sardegna fa breccia anche fuori dalla Sardegna. E i portavoce dell’anima e della cultura sarda sono quei circoli che, sparsi in tutto il mondo – se ne contano 135 riconosci
uti dalla Regione – simboleggiano e rappresentano un punto di incontro per tutti quelli che della Sardegna non si vogliono staccare. Nate per aiutare gli emigrati a integrarsi nelle nuove realtà, queste associazioni culturali cercano di tenere vivi i legami con le tradizioni della terra d’origine. E non pochi – ma forse non bastevoli – sono i finanziamenti offerti dalla Regione Sardegna. Soprattutto grazie alla legge 7 del 1991 che "garantisce la parità di trattamento tra sardi residenti e non residenti" e promuove ogni iniziativa rivolta a tutelare e sviluppare legami di identità tra la Sardegna e le comunità sarde extra isolane". Ogni tre anni, quattro milioni di euro da destinare alle Federazioni dei circoli sardi nel mondo, dice Enrica Addis, dirigente del servizio cooperazione, sicurezza sociale, emigrazione e immigrazione della Regione Sardegna. Sovvenzioni che vengono assegnate per la sede, per il funzionamento del circolo e anche per le diverse linee di attività, tra le quali manifestazioni culturali, giornate di studio sulle poesie sarde, convegni sul premio Nobel Grazia Deledda e seminari dedicati ad Antonio Gramsci". E anche musica. Concerti. Alcuni gruppi folk vengono chiamati dalla Sardegna per portare un po’ di atmosfera isolana nel grigiore delle caotiche città italiane. In Italia i circoli frequentati dai sardi (e non solo), raggruppati nella FASI, Federazione delle Associazioni Sarde in Italia, sono circa 60. Solo il Lazio ne ha quattro. L’associazione culturale "Il Gremio" di Roma", il circolo "Acrase", "Quattro Mori", che ha sede nel Lido di Ostia e l’associazione di Civitavecchia "Sarda Domus". Siamo andati a parlare con il presidente di "Sarda Domus" Ettore Serra, di Siligo, il paese che ha dato i natali a Maria Carta. Uomo tutto d’un pezzo, Ettore, da collaboratore di "Ichnusa" (circolo sardo ormai scomparso), fonda nel 1970 il circolo in via Bixio, stradina che costeggia il porto di Civitavecchia. Oggi conta più di 210 iscritti, prevalentemente sardi. Ha grinta da vendere e i progetti non mancano. Ma ciò che viene meno sono i finanziamenti. E’ un disastro, dice il Presidente. Ci mandano 12mila euro l’anno di cui 5mila da dedicare alle attività sociali (manifestazioni e convegni). Prima almeno erano 3.500 e tirare avanti era più semplice. Tra affitto della sede, spese comunali e telefoniche le conclusioni vengono da sole. Ma non si perde d’animo. Si fa avanti e mostra quali sono i suoi propositi. E sono del 2006 le ultime idee presentate prima alla FASI, poi al Presidente della Giunta regionale, quindi ai 3 assessorati regionali (lavoro, agricoltura e trasporti). Tre progetti interregionali sulla floricoltura, sulla pastorizia e sui trasporti che cercano di creare un ponte tra Sardegna e Lazio. Ma non ha avuto nessuna risposta. Né dalla FASI né da mamma Regione. Sono un po’ demoralizzato. Ho molte idee ma non vengono ascoltate, L’unica cosa è aspettare. Ognuno di questi progetti dovrebbe essere sovvenzionato con 45mila euro. Io ne chiedo solo 15mila e non mi danno manco quelli. Quali sono le attività che offre il circolo presieduto da Serra? La nostra associazione offre un servizio di biglietteria  da e per la Sardegna. L’agenzia di viaggio, la Eurotarget Viaggi di Milano offre delle agevolazioni per i sardi e per i figli dei sardi. Per esempio un residente con la macchina che con la compagnia Snav viaggia da Civitavecchia a Olbia in alta stagione, da noi pagherebbe 124euro, rispetto ai soliti 210. Nella sala convegni c’è un’ampia libreria di soli libri sardi che interessano narrativa, storia e cultura della Sardegna. Quasi 1500 testi. I mobili sono tutti di scuro castagno sardo. Il circolo risolve anche, grazie a un nostro amico avvocato, problematiche giuridiche e fiscali. Una grande famiglia, dunque. Da poco c’è stata una sfilata con i Mamuthones a Vetralla, un paesino in provincia di Viterbo, continua il Presidente. Ma il primo circolo in assoluto è quello che ha sede in via Aldrovandi 16. "Il Gremio" dei sardi di Roma, associazione vicino al Bioparco e alla storica Villa Borghese. Il nostro circolo è stato fondato nel 1948, nella tenuta del conte Ticca, a Santa Palomba, vicino Roma. I Presidenti poi, tutte persone eccezionali. Addirittura due parlamentari (Mariano Pintus e Mario Segni) e un generale (Mario Rossi) hanno presieduto l’associazione, dice Giovanni Battista Sotgiu, Presidente de "Il Gremio" dal 2007. Con lui facciamo un giro nell’edificio che dà soggiorno a diverse associazioni regionali italiane. Quasi tutte le regioni qui hanno un circolo continua il Presidente. La vice presidente Maria Vittoria Migaleddu ci racconta il perché della nascita del Gremio: Volevamo costituire un punto di riferimento per la Sardegna. La nostra associazione è stata la prima a porre il problema dell’emigrazione dei sardi in Italia. Ancor prima della Regione, con la legge del 1965, ci siamo occupati di immigrazione già dal 1956, quando abbiamo stilato un elenco delle diverse sedi sarde nelle altre città italiane. Quando si va però a toccare il tasto finanziamenti – Regione un po’ ci si imbarazza e si arriva alle note dolenti: Qualcosa la Regione ci manda. Sono molto limitati  e servono a coprire le spese per affitto e qualche spesa per il funzionamento.

Claudio Rigucci

 

L’URLO DEI SARDI DEL CIRCOLO DI MILANO PER LO SFRATTO DELLA PROPRIA SEDE

SINDACO MORATTI, SE CI SEI BATTI UN COLPO!

Davvero difficile per le persone normali, i cittadini come me e voi che non ricopriamo alcuna carica politico-istituzionale, cercare di capire cosa passa per la testa dei politici "importanti". Prendiamo questa sindachessa milanese Letizia Bricchetto in Moratti, già ministro della pubblica istruzione belusconiana quando ancora insegnavo negli istituti tecnici lombardi, e già allora algida protagonista di tentativi riformatori  che, se fossero passati, avrebbero costretto i nostri ragazzini a scegliere a soli tredici anni se continuare la loro vita scolastica nei licei o negli avviamenti professionali. Scelta secca, o di qua o di là, medico o pizzaiolo, ingegnere o calzolaio. E la scelta liceo presupponeva una continuazione all’università che la famiglia doveva pagarsi, ovviamente. Questo veniva  spacciato per "diritto allo studio", e in realtà trattavasi  di diritto allo studio sì, ma per i ricchi (more solito). Ebbene  a codesta signora della politica nazionale si è rivolta la comunità sarda di Milano, riunita in associazione in un centro culturale che ha sede in via Ugo Foscolo, praticamente la galleria Vittorio Emanuele, coi balconi che danno sulla magica piazza del Duomo. Il fattaccio è che da cotanta prestigiosa sede il padrone di casa, il Comune di Milano, ha deciso di sfrattare il circolo stesso, che pur tuttavia vanta un contratto di affitto che scade nel 2010. Causa scatenante: non sono stati eseguiti TUTTI i lavori di consolidamento previsti nel contratto stesso. A parte che in quella benedetta sede i sardi milanesi, con l’aiuto della Region
e Sardegna, hanno già messo 90.000 euro, che pagano  80.000 euro di canone annuale (grazie al subaffitto parziale dello spazio a una TV locale), a parte che il resto della palazzina in cui è situato il circolo è lasciato in un abbandono sconfortante per essere a due passi del cosiddetto salotto buono milanese, lascia francamente perplessi questo silenzio del Sindaco meneghino, l’unico che può, in virtù di una scelta politica, arrestare l’iter amministrativo di un demanio comunale che non guarda in faccia a nessuno: se c’è un "vulnus" , che provenga da una comunità dedita allo spaccio di stupefacenti o alla divulgazione della cultura sarda nel continente per lui pari sono: che si sfratti! Il bello di questa faccenda , questo pasticciaccio brutto di via Foscolo direbbe Gadda, è che a sentire i singoli che pure potrebbero mediare fra le parti, l’assessore al demanio Verga ( uno che a Milano è noto per aver cancellato dai suoi vocabolari la parola decisione), i gruppi parlamentari di ogni sigla e colore , da Alleanza Nazionale agli Uniti con Dario Fo, i parlamentari sardi della regione Lombardia, tutti si sono espressi per un rinvio dello sfratto. Per un ripensamento. Per la ricerca perlomeno di una sede alternativa. Che questi sardi di Milano, oltre che numerosi e in grado quindi di spostare i loro voti a destra e a manca a seconda di come vengono (mal)trattati hanno, ovviamente, entrature anche a livello nazionale. Usando le quali al sindaco milanese è arrivata una lettera, firmata da tutti i componenti il consiglio regionale sardo ( incredibile esempio di  unanimismo, neanche si trattasse di salvaguardare il vitigno del Cannonau!)in cui si perorava la causa del centro culturale. Anche l’emerito presidente Cossiga non ha mancato di dire la sua per tramite di una lettera, e già questa non è più una notizia, che è uso scriverne decine se non centinaia con destinatario l’universo mondo. Tant’è a tutte queste sollecitazioni la Moratti semplicemente non risponde.  E lo sfratto, se possibile, si fa ogni giorno più esecutivo che mai. Tanto che lunedì primo di dicembre, in occasione del riunirsi del Consiglio comunale, il direttivo dell’associazione sarda, presiede Pierangela Abis berchiddesa DOC, ha deciso di recarsi sotto le volte dell’austero palazzo Marino, sede del Comune,prospiciente il teatro alla Scala, per una prima protesta popolare sarda, perché almeno  a una delegazione sia consentito di elevare una interpellanza formale al consesso dei rappresentanti cittadini riuniti in sessione plenaria. E’ vero che il sindaco non ci sarà, del resto in due anni ha presieduto il Consiglio per ben due volte finora, occupata com’è a dipanare il gomitolo aggrovigliato di quell’avventura urbanistico-istituzionale che prende il nome di "Expo". Dopo che Milano, col suo fantastico progetto (sulla carta) ha spezzato le reni a quelli di Smirne, il governo berlusconiano ha messo otto mesi per nominare il comitato che deve decidere di una torta che si aggira sui 15 miliardi di euro. E su cotanto bottino erano le mira dei vari potenti milanesi : Formigoni. Penati, Moratti, Tremonti. Ci è voluto giustamente un po’ di tempo, si è scelto, aimè, di far presiedere il tutto a una signora tuttora presidente di asso edilizia, tale Bracco, ottima persona in verità, anche se la decisione fa il paio di quella che fa sorvegliare il pollaio dalla volpe di zona. Che qui si tratta di costruire grattacieli e metropolitane. Con soldi pubblici (nostri). Ma è noto che parlare e scrivere di conflitto d’interessi nel campo berlusconiano equivale a sottoscrivere  una tessera comunista , ma sono gli incerti del mestiere e mi aspetto quindi che me ne venga recapitata una a casa al più presto. Insomma siamo andati, con le bandiere dei mori in bandana regolamentare, in una serata fredda di neve appena sciolta, non in numero strabocchevole, per la verità, ma rappresentativo dei sentimenti dei sardi lombardi. Che si sentono traditi. Anche se  vengono insigniti di ambrogini d’oro per la qualità del loro lavorare in terra di Padania, incuranti da sempre di quella vena di razzismo che soprattutto nei primi anni di emigrazione, i ’50 o giù di lì, accompagnava inesorabilmente il loro darsi daffare per trovare un lavoro, una sistemazione. Ora fortunatamente ci sono albanesi e rumeni, nonche’ abbronzati di tutti i tipi, su cui sfogare risentimenti e sentimenti di supposta superiorità e i sardi possono stare più tranquilli. Certo non si dimentichi  che questa è patria dei vari Borghezio, Calderoli e compagnia bella, i nuovi crociati che definiscono Il cardinale di santa Romana Chiesa Dionigi Tettamanzi: l’ultimo catto-comunista. Si era permesso, incauto, di invocare anche per gli altri credenti nell’unico Dio (leggi musulmani)la possibilità di ottenere una sede per la preghiera. Orbene la delegazione è stata ricevuta ufficialmente dai presidenti le competenti commissioni, si sono avute assicurazioni, verbali ma, dice Tonino Mulas presidente la FASI, i circoli sardi italiani, importanti egualmente. Tocca vestirsi d’ottimismo. Ed è quello che faremo. Con la speranza che, passata la prima della Scala che mette in cartellone il Don Carlo di Verdi, alla quale Letizia Moratti sarà presente, vestito blu di Versace (paga il marito che nella la Sars di Macchiareddu col fratello Massimo possono permettersi di comprare l’Inter e il campionato di calcio tutto, per anni) si decida a dare una risposta. Magari anche negativa, ma che non continui questo silenzio dissenso che umilia la dignità dei sardi di Milano. E’ vero che, da notizie giornalistiche, nel budget dell’Expo sono improvvisamente venuti a mancare tre miliardi di euro, che non sono proprio noccioline. E che si rischia quindi una figuraccia a livello mondiale. Visto che i "privati" hanno ben altre gatte da pelare con la crisi incombente e sarà difficile trovare soldi da loro. Ci accontenteremo comunque di una risposta non formale. Se la palazzina in cui è la sede è destinata a essere ristrutturata e rivenduta a qualche magnate petrolifero per ricavare denaro che serva a rimpinguare le casse dell’Expo ce lo si dica apertamente. Diversamente, quando l’ufficiale giudiziario interverrà con la forza pubblica, ci faremo portare via a braccia, come attiene ai poveri della terra, che  loro alla
prima della Scala non sono invitati da mai.

Sergio Portas

PUBBLICAZIONE DEL CIRCOLO "LOGUDORO" DI PAVIA

GLI ATTI DEL CONVEGNO SU GIORGIO ASPRONI

Non è frequente veder pubblicati in tempi brevi gli atti di un convegno, anche se relativi ad eminenti figure ed importanti argomenti. Così non è stato per le relazioni presentate su Giorgio Asproni nell’incontro promosso a Pavia dal Circolo Culturale Sardo "Logudoro", infatti gl
i atti integrali ed interventi sono stati raccolti e stampati a  cura di Gesuino Piga e Paolo Pulina, responsabili del sodalizio. Il "Logudoro", non è nuovo ad interessanti attività editoriali collegate a importanti tematiche di specificità  sarda; negli anni ha proposto pubblicazioni su problemi storici, pensiero politico, autonomia, federalismo, ambiente, trasporti e personalità della cultura (Seminario di Studi Grazia Deledda a 80 anni dal Premio Nobel per la Letteratura). Il convegno -nel bicentenario della nascita del deputato sardo, è titolato "Fede nella democrazia e nella repubblica e realismo politico in Giorgio Asproni" (Nuova Tipografia Popolare – Pavia)- valorizza il pensiero, l’intensità di rapporti con i democratici lombardi e l’etica dell’operare in politica di una tra le figure più rappresentative dell’Ottocento. Doveroso ricordarlo e proporlo nell’attuale momento di crisi che certa immagine del corpo parlamentare rappresenta. Le relazioni pubblicate, introdotte da una presentazione della coordinatrice dei lavori Arianna Arisi Rota, aggiungono nuovi tasselli sulla complessa e determinante figura dell’Asproni che, dopo un percorso di "ribellismo" e attraverso la militanza democratica, si distinse come "legalitario" deputato al Parlamento subalpino e successivamente in quello del Regno d’Italia con sette legislature. L’intervento di Gesuino Piga propone alcuni aspetti biografici che delineano la personalità di Asproni e i rapporti di amicizia-intesa politica con i democratici pavesi, principalmente con Benedetto Cairoli;  il contributo di Marziano Brignoli ripercorre invece i contatti con Cesare Correnti e Agostino Bertani, esponenti della Sinistra lombarda. Di rilievo la corposa e documentata relazione sulla "Genesi e maturazione degli ideali di Libertà e Democrazia e della Repubblica vera in Giorgio Asproni", dell’esperto di studi asproniani Tito Orrù e il prezioso apporto del ricercatore asproniano Luigi Lotti. Paolo Pulina ha invece trascritto l’interessante carteggio, completo e corretto, fra Asproni e Giovanni Spano da cui risulta lo stretto rapporto di amicizia e stima tra i due intellettuali sardi.

Cristoforo Puddu

 

RINNOVATO IL DIRETTIVO DEL CIRCOLO SARDO DI VILLA BOSCH (ARGENTINA)

ALLA GUIDA C’E’ RAFAEL SALVADOR MURGIA

E’ stato rinnovato il Consiglio Direttivo del circolo sardo di Villa Bosch, nella provincia di Buenos Aires. Presidente è stato eletto Rafael Salvador Murgia, che sarà affiancato da Rodolfo Bravo Masala (Vicepresidente), Julio Fenu (Segretario), Jorge Raul Idili (Prosegretario), Sergio Fabian Marras (Tesoriere), Haydeé Beatriz Meloni (Protesoriera) e dai consiglieri Constantina Marras, Maria Vietri e Nestor Gabriel Andria. I collegio dei Revisori dei Conti è composto da Silvia Pereyra in Sanna, Adela Questa e Juan Piras. Nel mese di novembre è stato festeggiato l’anniversario della nuova sede. Alla manifestazione hanno partecipato il Presidente della Federazione Sarda in Argentina, Cavalier Cosimo Tavera e sua moglie; il Presidente del circolo Sardi Uniti, Cesare Meridda; il tesoriere, Margherita Tavera e il segretario, Daniel Falcón; il Presidente del circolo Radice Sarde di San Isidro, Pablo Pira; ma anche un gruppo di ragazzi di Cagliari che si trovavano a Buenos Aires per motivi di studio; il Viceconsole Dattoli e rappresentanti di altre comunità italiane.

 

LA CONSUETA MANIFESTAZIONE D’INIZIO ANNO AL "SU NURAGHE" DI BIELLA

BORSE DI STUDIO AI FIGLI MERITEVOLI DEI SOCI

La suggestiva cornice offerta dalla spessa coltre di neve che imbianca ogni cosa ha fatto da sfondo alla XXXI assegnazione delle tradizionali Otto Borse di studio offerte dai figli meritevoli dei Soci del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella.  La Commissione esaminatrice, presieduta dal prof. Roberto Perinu, formata dalla prof. Anna Taberlet Puddu e dalla maestra Elena Garella, ha assegnato le Borse di studio a: Alessia Eulisse, Adelaide Foglia Balmet, Alex Lecca, Francesca Mezzano, Andrea Manfredi, Samuele Ratti, Alessandra Tarello, Stefano Vanoli. Inoltre, sono stati menzionati: Ginevra Foglia Balmet, Sara Marangon, Lorenzo Moro, Elias Pisu, Sebastiano Ratti, Elisa Secchi e Federica Tarello. A tutti i presenti sono stati consegnati i volumi donati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e le immancabili calze ripiene di doni. Alla manifestazione ha partecipato Rinaldo Chiola, Assessore Innovazione Tecnologica – Servizi Demografici – Educazione (Istruzione Pubblica, Formazione, Attività Extrascolastiche, Edilizia Scolastica) – Sport – Politiche Giovanili, in rappresentanza dell’Amministrazione della Città di Biella per la consegna dei certificati di nascita ai neonati nella nostra comunità nell’anno 2008, in applicazione della Legge 113/92, che pone l’obbligo per il Comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato a seguito della registrazione anagrafica" – Istituzione del Registro "Un albero, un neonato". Documenti anagrafici con indicati i ginepri piantumati ad ottobre nell’area monumentale di Nuraghe Chervu, le piante offerte dal Corpo Forestale della Sardegna.

Battista Saiu 

"SASSARINI" E CADUTI BIELLESI NELLE CELEBRAZIONI MENSILI DI "NURAGHE CHERVU"

RADIO SARDEGNA CHIAMA IL NURAGHE DI BIELLA

Domenica 25 gennaio, alle ore 14.10, il presidente del Circolo Culturale Sardo "Su Nuraghe" ha parlato da Cagliari, dai microfoni di Radio Uno Rai di Radio Sardegna del "Nuraghe Chervu", il primo nuraghe alpino costruito alle porte della città di Biella; "visto che il nostro premier ha fatto tornare in auge i nuraghi – ha esordito la giornalista nell’invitarlo – ci piacerebbe parlare in trasmissione del nuraghe di Biella". Attraverso la radio, i Sardo-Biellesi faranno conoscere ad un pubblico più ampio Biella, la loro città di adozione e gli appuntamen
ti 2009 che si terranno a Nuraghe Chervu ogni prima domenica del mese, a partire da domenica 1° marzo. Il ricco programma di iniziative, realizzato in collaborazione con l’Istituto del Nastro Azzurro e le Associazioni Combattentistiche e d’Arma della Provincia di Biella, prenderà il via mercoledì prossimo, 28 gennaio, alle ore 12, con la celebrazione della Giornata della Festa di Corpo e della Bandiera dei Reggimenti Storici della Brigata "Sassari" (151° e 152°)". Nuraghe Chervu è un monumento che trae il nome dalla località presso cui sorge, il torrente Cervo, ed è intitolato: "Agli intrepidi Sardi della Brigata "Sassari" nel comune ricordo dei 13.602 figli di Sardegna e dei 523 giovani biellesi caduti per l’Unità d’Italia 1918 – 2008". Durante la trasmissione a Radio Sardegna verranno comunicate alcune proposte della Comunità sarda di Biella studiate per valorizzare il territorio di origine e quello di adozione, connesse con le celebrazioni nazionali per il 150° anno dell’Unità d’Italia.

 

IN OCCASIONE DEL CARNEVALE, PRESENTATO DAL CIRCOLO "SARDEGNA" DI MONZA

"STELLA INSANGUINATA" DI MARCO PORCU

E’ il nuovo libro di Marco Porcu, il 13°, pur non essendo un "giallista", è il secondo che scrive, con la collaborazione di Massimo Casula, noto "Nenè", valente sartigliante e intrepido cavaliere. "Stella Insanguinata" è la storia di una famiglia di gente sarda sfortunata e perseguitata dalla mala sorte che, per pura casualità, finisce a Oristano dove compra casa, crea un allevamento di cavalli e i giovani mettono su famiglia. Un componente di questa famiglia, sin dalla nascita appassionato di cavalli, eccellente cavaliere, cultore della pluricentenaria grande giostra equestre, chiamata Sartiglia, che si corre a Oristano, viene addirittura chiamato a Capo Corsa, a "Componidori". La pubblicazione quindi, riporta la storia della Sartiglia, partendo dalle origini, nelle espressioni "liturgiche", significati ancestrali, propiziatori e scaramantici, del sacro e del profano che straordinariamente si incontrano e che si fondono in una sola incredibile credenza. Nondimeno, riporta la cronaca nera, giudiziaria, rosa e bianca italiana degli anni ’70 e ’80 e la storia d’Algeria e del Marocco di quei tempi. Non manca certamente l’ingrediente indispensabile della sorpresa che condisce un libro "giallo": l’immancabile assassino e l’assassinato, il buono e il cattivo, il bello e il brutto. E’ un volume di 140 pagine corredato di fotografie, di lettura scorrevole, piacevole da leggere, che induce il lettore a leggerlo tutto d’un fiato, sino all’ultima pagina, per conoscere l’impensabile assassino, ben celato e inaspettato. Salvatore Carta

 

ANNIVERSARIO DELLA CONQUISTA DI COL DI ROSSO DA PARTE DELLA BRIGATA SASSARI

ALZABANDIERA AL "NURAGHE CHERVU" DI BIELLA

I Presidenti dell’Istituto del Nastro Azzurro e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma della Provincia di Biella, convocati il 18 gennaio nella sede del Circolo Culturale Sardo "Su Nuraghe", sono stati informati ufficialmente dell’intenzione di fondare a Biella una Sezione dell’Associazione Nazionale Brigata "Sassari". Nell’occasione, sono state valutate le possibilità di svolgere iniziative congiunte nelle ricorrenze solenni, sia nazionali che d’Arma o di Specialità, col fine di aumentare la loro visibilità, dando segni tangibili dell’esistenza delle diverse Associazioni, incoraggiando al contempo la partecipazione dei Soci ed il reclutamento di nuovi. Congiuntamente, si è stabilito di celebrare l’alzabandiera a Nuraghe Chervu alle ore 12.00 della prima domenica di ogni mese, a cominciare dal prossimo marzo 2009. In questo spirito di fraterna e generosa collaborazione, i "Sassarini Biellesi" hanno invitato gli intervenuti a partecipare con i loro labari alle celebrazioni del 28 gennaio, "anniversario della conquista di Col del Rosso (1918), Giornata della Festa di Corpo e della Bandiera dei Reggimenti Storici della Brigata "Sassari" (151° e 152°)". Il 28 gennaio 1918  la Brigata "Sassari" attacca e conquista le posizioni di Case Melaghetto e Val Fontana. Mentre rastrella Col del Rosso e Col d’Echele, pur subendo un violentissimo attacco nemico, riesce a mantenere le posizioni ed a contrattaccare successivamente con tale furore che il nemico volge a precipitosa fuga. Il Colonnello Giovanni Aprosio, Comandante del 151° cade da eroe e viene decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. La Brigata, ed  in particolare il 151° Fanteria, ha l’onore della terza citazione sul Bollettino n. 981 del 30 gennaio 1918.

Battista Saiu

 

 

AL TERZO VOLUME IL "DIZIONARIO STORICO-GEOGRAFICO DEI COMUNI DELLA SARDEGNA"

L’OPERA E’ CURATA DA BRIGAGLIA E TOLA PER L’EDITORE DELFINO

Alla fine del 2008 è stato pubblicato il terzo volume (M-O, da Macomer a Orroli), di oltre 400 pagine di grande formato  come i due precedenti (A-D e E-L), del "Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna" curato da Manlio Brigaglia e Salvatore Tola per l’editore Carlo Delfino di Sassari ed è quindi il caso di soffermarsi su un’opera monumentale (sono previsti cinque volumi) che intende collegarsi  alla grande impresa di sistematizzazione delle notizie storiche e geografiche ma anche economiche e sociali riguardanti tutte le città e i paesi del Regno di Sardegna operata nell’Ottocento da Goffredo Casalis e da Vittorio Angius (quest’ultimo è stato, come s
i sa, redattore di tutte le "voci" sarde). Trattandosi di un’opera di consultazione, l’ordinamento delle schede dei Comuni è ovviamente alfabetico. La lettura approfondita di ogni scheda consente di scoprire le bellezze naturalistiche e i beni culturali, spesso nascosti e quindi sconosciuti e poco valorizzati, presenti in ogni centro dell’isola, da quello più demograficamente e storicamente importante a quello più piccolo e lontano dai percorsi turistici più consueti. L’opera si raccomanda per la cura dei testi e per la ricchezza e nitidezza delle illustrazioni (comprese quelle con le riprese dal satellite dei diversi centri storici). Mi sento di osservare che,  in teoria, così come hanno fatto nell’Ottocento Casalis e Angius, Brigaglia e Tola avrebbero potuto, data la loro conoscenza delle città e dei paesi dell’isola, scrivere da soli le "voci" relative ai 377 Comuni della Sardegna (e alle zone geografiche, per così dire "storiche",  in cui i suoi abitanti continuano a suddividere idealmente il territorio dell’isola: questo terzo volume ne illustra otto, da Mandrolisai a Ogliastra): entrambi hanno girato l’isola in lungo e in largo e ne hanno documentato, insieme al coequipier Franco Fresi, tutti gli aspetti meritevoli di nota in senso turistico-culturale, a vantaggio dei turisti affezionati alla qualità informativa delle guide ("rossa" e "verde") del Touring Club Italiano ma anche a beneficio dei nostalgici lettori del "Messaggero Sardo", sparsi in tutto il mondo. Brigaglia e Tola hanno preferito dare voce ai "corrispondenti" (Brigaglia ama esaltare i meriti sociali dei "corrispondenti" dalle diverse comunità, comprese quelle minuscole). A loro piace armonizzare una moltitudine di "voci" (in tutti i sensi), fare insomma i maestri del coro, i direttori d’orchestra: non a caso hanno una lunga esperienza di insegnamento, che peraltro continuano a svolgere anche "dans la retraite". E poi hanno la passione di mettere all’opera, qualche volta alla frusta, i corrispondenti da ogni paese, nel ruolo di informati-informatori. Il libro si presenta monumentale ma, sia chiaro, non è un libro da collocare, "musealizzato", nello scaffale della libreria domestica. E’ un’opera da consultare e da leggere, che non può mancare nelle biblioteche sarde (comprese quelle dei circoli degli emigrati) e non sarde.  E’ merito della Regione Sardegna aver sponsorizzato l’opera (chi deve pensare, se non l’Ente pubblico, alla sistematizzazione delle informazioni storiche e geografiche riguardanti i Comuni di un certo territorio?). Altro che per l’effimero, bisogna lavorare per pubblicazioni come queste, destinate a durare per sempre, come quelle di Casalis-Angius. Complessa è stata la genesi dell’opera, progettata una decina di anni fa, giunta – come si è detto -alla  conclusione della terza tappa: dal punto di vista metodologico   Tola ha il compito di individuare i ricercatori locali – per fortuna sempre più numerosi – in grado di scrivere le singole "voci", mentre Brigaglia si riserva quello dell’editor, ossia di rivedere e per così dire "omogeneizzare" i singoli testi per dare veste unitaria alla grande opera. A un’impresa editoriale così meritoria, anche perché così impegnativa, non sono mancati giudizi lusinghieri da parte degli "addetti ai lavori" sardi e non sardi.  Tra i sardi cito due importanti giornalisti  "emigrati":  l’algherese Pasquale Chessa, vicedirettore del settimanale "Panorama", da sempre appassionato collezionista di libri di argomento sardo, è convinto che un’opera come questa incentiva  le ricerche, specie da parte dei sardi emigrati, delle opere che in tutti i sensi "hanno fatto la storia" della nostra isola; per Bruno Geraci, giornalista radio-televisivo di origine sarda operante presso la sede RAI del Piemonte, il grandioso prodotto editoriale realizzato dall’editore Delfino corrisponde  "alla grande" all’esigenza avvertita dai cittadini lettori, proprio in un’epoca di globalizzazione, di conoscere la geografia, la storia, le vicende economiche e sociali che caratterizzano la "piccola patria" di ciascuno di noi. Per quanto riguarda l’apprezzamento dei non sardi è da dire che, per il "Dizionario", l’editore Delfino ha ricevuto il Premio 2008 "Un anno con le Terre di Siena", che intende "valorizzare lo stretto rapporto tra libro e territorio, alla luce di  una compiutezza della realizzazione editoriale, che investe lo spessore del testo, la cifra grafica complessiva, la qualità tecnico-industriale del prodotto, nonché la promozione, la distribuzione, la valorizzazione, in una parola, la durata nel tempo, rispecchiata dal catalogo".

Paolo Pulina

 

 

UN PERSONAGGIO STUDIOSO DELLA LINGUA SARDA

NINO FADDA, POETA

Mi permito de bos imbiare sas ischedas de sos libros chi apo iscritu in limba sarda logudoresa. Ispero chi fatat piaghere a calicunu. Salusos mannos .

Antonio Maria (NINO) Fadda è nato a Thiesi il 15-11-’40. Primogenito di una famiglia numerosa (sei figli di cui quattro femmine e due, il primo e l’ultimo, maschi) frequenta a Thiesi scuole elementari e medie. Nel ’54 va a frequentare il ginnasio a Santulussurgiu, in un collegio gestito dai salesiani. Rientra in famiglia e si iscrive al liceo Azuni di Sassari dove nel ’60 consegue la Maturità classica. Si iscrive alla facoltà di Lettere Classiche presso l’Università di Cagliari che frequenta con regolarità solo per il primo anno. Nell’autunno del ’62 viene chiamato a insegnare lettere presso l’avviamento agrario di Thiesi, ma dopo un anno passa alla scuola media di Pozzomaggiore e più precisamente alla sezione staccata di Mara. Qui presta la sua opera per otto anni fino alla metà dell’anno scolastico ’70-71 che poi conclude presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Thiesi. L’anno successivo insegna ancora presso la scuola media speciale per ciechi di Sassari dove conclude la sua carriera di insegnante. Dal ’70 in poi svolge anche un’intensa attività politica militando nel PSDI. Dal ’70 al ’75 è consigliere comunale a Thiesi, dal ’78 all’80 è consigliere comunale e assessore a Porto Torres. Dal ’71 al ’77 è segretario amministrativo del su
o partito e dal ’77 al ’80 è segretario politico A cavallo degli anni ’70 e ’80 ricopre diversi incarichi in importanti consigli di amministrazione di Enti della provincia di Sassari ( Università, ASI -area di sviluppo industriale-, IACP). Nell”82 lascia il PSDI e si iscrive al PSd’AZ nel quale milita e lavora fino al ’90. Da quando lascia l’insegnamento lavora alle dipendenze di una multinazionale farmaceutica dove svolge i ruoli di informatore scientifico, responsabile ospedaliero e infine Kay Account Executive per l’area Sardegna.Alla fine del ’98 va in pensione. Dal ’64 vive a Sassari dove nel ’66 si è sposato. Ha tre figli, due maschi e una femmina, sposati e sistemati, e otto adorabili nipoti. Da quando è in pensione si dedica con assiduità e passione  allo studio e alla pratica della lingua sarda. Dal 2000 al 2005 ha pubblicato cinque romanzi "in limba", variante logudorese.  I primi tre possono essere racchiusi in un cofanetto e intitolati " trilogia dei ricordi"  (Carrela ‘e Puttu, Presones de lussu, S’iscola de Mara); il quarto (Pissighende su tempus benidore) è invece una fuga nel futuro e un augurio alla Sardegna perché possa rinascere con le sue forze; il penultimo, Chenabraghetta, è una riproposizione di fatti e personaggi vissuti nella fantasia dell’autore, ma non più di tanto, dagli anni cinquanta in poi, fino ai giorni nostri. Si diletta inoltre a scrivere poesie in rima e da qualche tempo partecipa ai concorsi letterari promossi in varie parti della Sardegna. Ha ottenuto finora diversi riconoscimenti (1° premio a Thiesi, Giave, Borutta, Bono, Oniferi, Escalaplano) e lusinghieri piazzamenti, menzioni e attestati  di merito in diversi altri concorsi (Romangia, Acli, Vinicola, Villanova, Iittireddu, Tissi, Ossi  ecc.). L’ultimo suo lavoro in fase di pubblicazione edito dalla EDES di Sassari e il romanzo "Frunzas de Laru", saga paesana della famiglia Laru condita da eventi e vicissitudini che si verificano nell’arco di un intero secolo e inframmezzata dalla vita non meno avventurosa e intrigante di Antoni Suelzu, narratore e co-protagonista del romanzo stesso. Storia, usi, costumi, tradizioni, momenti di vita vissuta, drammi familiari ed eventi gioiosi si intrecciano e si alternano coinvolgendo il lettore e facendolo partecipare attivamente alle varie fasi delle vicende rappresentate. La lingua usata dall’autore e il logudorese anche se in molte parti adeguato alle normative consigliate dalla Limba Sarda Comuna. Per informazioni contattare
ninofadda@tiscali.it

(ci riferisce Nino Fadda)

 

SCELTI I VINCITORI DEL XI PREMIO LETTERARIO "ANTONIO GRAMSCI"

LA PREMIAZIONE AD ALES IL 27 APRILE

La giuria del Premio letterario Antonio Gramsci, presieduta dal giornalista Vindice Ribichesu e composta dal prof. Salvatore Zucca, dallo scrittore e antropologo Giulio Angioni, dal poeta Gavino Angius, dalla prof.ssa Maria Letizia Pruna e dalla giornalista Maria Paola Masala, ha scelto i vincitori della sua undicesima edizione. La cerimonia di premiazione si svolgerà ad Ales il 27 aprile 2009, nell’ambito di un più ampio programma di iniziative promosse dall’Associazione Casa Natale di Ales, dalla Casa Gramsci di Ghilarza e dall’Istituto Gramsci della Sardegna. Nella sezione saggi il primo premio è andato all’opera "La formazione culturale di Antonio Gramsci", del napoletano Michele Marseglia. Si tratta di un lavoro che, con dovizia di particolari, documenta gli anni tra il 1911 e il 1921, quando Gramsci – dopo la parentesi del "garzonato universitario" a Torino – abbraccia l’impegno politico a tempo pieno, distinguendosi come acuto giornalista, critico teatrale e di costume, nonché fondatore di giornali e abile propagandista delle idee socialiste. Nel suo lavoro l’autore dà nuove indicazioni biografiche e bibliografiche che aiutano ad inserire l’opera gramsciana nel filone delle riflessioni politiche e culturali sarde, italiane, europee e mondiali a lui contemporanee, attraverso una sorta di ricerca delle radici culturali del pensatore di Ales. Il secondo premio se l’è aggiudicato l’opera "Viva sa Comune, il ruolo del sardo nella biografia linguistica di Antonio Gramsci" del giovane studioso senese Alessandro Carlucci. Nel suo saggio, Carlucci parte dall’episodio che vede Gramsci vicino alla Brigata Sassari mandata a Torino per sedare la rivolta operaia del 20 – 21, lui parla con la truppa e secondo vari testimoni. Da qui viene riaffermata l’importanza del sardo nella costruzione della teoria linguistica gramsciana che ancora oggi interessa studiosi di tutto il mondo. Nella sezione prosa e poesia in lingua italiana ha vinto "Passi nel tempo" una raccolta di racconti di Margherita Pinna, una sarda trasferitasi a Roma dove per tanti anni ha insegnato geografia all’Università La Sapienza. Nella raccolta traspare la vocazione geografica dell’autrice che ambienta le storie dei suoi racconti in un Mediterraneo solare, cristiano e mussulmano, inventandosi una grande ricchezza di contenuti, che alla fine, oltre la qualità letteraria della raccolta, evidenziano un invito alla tolleranza e alla costruzione di valori comuni e condivisi dai popoli che si affacciano sul Mediterraneo. Il secondo Premio è andato a "Muro d’inverno" di Andrea Pomella di Montorotondo in provincia di Roma. E’ un racconto che parla della guerra, delle persone che la praticano, e soprattutto delle persone che la subiscono, ma è anche una riflessione amara sui tempi oscuri della nostra storia bellica recente. Nella sezione prosa e poesia in lingua sarda ha vinto il primo premio la poesia "Mohamed" del terralbese Giovanni Paolo Salaris che, in un campidanese a tratti scritto con una metrica impeccabile, esprime sentimenti di partecipazione e solidarietà ad eventi tragici come le tragedie che quotidianamente si verificano lungo le rotte dei migranti. "Mirande s’orizzonte" di Giovanni Giuseppe Migali di Scano Montiferro si è aggiudicato il secondo premio. Il Primo premio della sezione saggi è stato dedicato a Giovanni Orrù, militante molto attivo e sempre presente ai lavori dell’Associazione Casa Natale, scomparso di recente dopo una breve e crudele malattia. Anche il primo premio della sezione in lingua italiana ha una dedica speciale per Augusta Miscali, storica presidente della Casa Gramsci di Ghilarza, scomparsa di recente.

 

UNA RICERCA ALL’UNIVERSITA’ DI AMSTERDAM SPONSORIZZATA DAL "BANCO DI SARDEGNA"

UN ARCHEOLOGO OLANDESE ANALIZZA IL CAPITALISMO DEI PASTORI

Pastori capitalisti? Certo. Il capitale del gregge. Il capitale della terra. Il capitale, nei paesi d’origine, delle abitazioni, quasi sempre imponenti, minimo quattro piani. E può essere una prima lettura. E poi? Sì, siamo stati una terra di pastori ma non sappiamo tutto, non abbiamo una Treccani né dei pastori né del pastoralismo. O, almeno, non ne conosciamo tutti gli aspetti, in tutte le discipline. Perché se è vero che esistono "ricerche ottime sotto la lente sociologia, antropologica o anche economica" sono per esempio "quasi del tutto assenti gli studi archeologici". Com’era l’ovile nell’antichità? Che cosa ci resta? Poco a nulla. C’è una ragione precisa: "È facile indagare sull’oggi, è difficile studiare la pastorizia del passato". Un esempio concreto, calato nella realtà di una dei villaggi pastorali per eccellenza: "Sebbene esistano meritevoli ricerche etnografiche e storiche sia su Fonni che su altre comunità rurali, studi archeologici dei paesaggi di età tardo-moderna e contemporanea mancano in Sardegna. Al contrario di quanto avviene nel mondo anglosassone e nelle sue ex colonie, si può affermare che non solo in Sardegna, ma in genere nel Mediterraneo, non esiste una vera tradizione di analisi archeologiche sui paesaggi di periodo grosso modo posteriori al XV secolo con poche recenti eccezioni particolarmente in Grecia". Ma emergono "stimolanti modelli materiali di varia durata" riconducibili alle classificazioni che erano state proposte dall’eminente storico francese Fernand Braudel, quello di "Les Annales" per il quale "l’apparenza arcaica e la storia quasi immutabile della Sardegna" era legata "alla funzione del carattere montagnoso di quest’isola, privilegiando in tal modo i fattori fisici rispetto a quelli sociali". E ancora "l’economia transumante" dal Gennargentu all’Oristanese, l’uso delle terre pubbliche e delle strade, i diritti comunitari e la proprietà terriera privata, l’uso del tempo ("cronologia archeologica"), le società contadine e i modi di produzione durante il fascismo, studi approfonditi (Giulio Angioni, Giannetta Murru Corriga, Franco Lai, Carlo Maxia, Gian Giacomo Ortu) o la "scarsa letteratura e informazione sulle erbe come nutrimento delle greggi". Una mancanza in parte colmata col volume "Paesaggi pastorali" di Antoon Cornelis Mientjes, etnoarcheologo olandese che ha pubblicato – ampliandola – la sua tesi di laurea all’università di Leiden, 70 chilometri da Amsterdam, 258 pagine patinate, copertina cartonata nera, 88 tra immagini e cartine, euro 40, editore Cuec. Tesi scritta in inglese e tradotta da una studiosa sarda, Maria Beatrice Annis, oristanese. Sottotitolo: "Studio etnoantropologico sul pastoralismo in Sardegna". Volume stampato con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna, della Nwo (l’organizzazione olandese per la Ricerca scientifica) e della Vrije Universiteit (l’Università di Amsterdam. Un volume ricco di spunti, rivelatore di aspetti talvolta sconosciuti. Fonni paese? "Fonni – si legge – può essere classificata come agro-città, come del resto la maggior parte dei villaggi della Sardegna rurale". Perché? Per la struttura abitativa, urbanistica, per la "ricchezza e l’imponenza"delle sue abitazioni che "non sono come quelle più modeste dei contadini". Succede a Fonni, così come a Gavoi, a Orgosolo, a Desulo, ad Arzana, a Villagrande, a Siliqua, a Oschiri e Pattada, dovunque operano importanti comunità pastorali. Palazzi minimo a quattro-cinque piani, case costose, marmi e basalti, caminetti rivestiti di rame, scantinati-residence, lusso spesso ostentato e frequentemente in contrasto con lo squallore degli esterni. Mientjes non bada a questi aspetti. Il suo è uno studio approfondito sulle strutture abitative del passato anche per denunciare "la scarsa conoscenza delle caratteristiche materiali e sociali di questo tipo di economia", fatto che ha "concorso a causare l’insufficiente attenzione tributata dagli archeologi al fenomeno del pastoralismo nell’antichità". Lo studioso si interessa alla Sardegna frequentando, in Olanda, la professoressa Annis. Lei si occupava della ceramica soprattutto nell’area di Cornus, presso Cuglieri. Scatta un progetto di ricerca per il Campidano occidentale, il tema è quello dell’archeologia del paesaggio. Mientjes partecipa come studente. Lui viene dal liceo classico "San Martino" di Maastricht, sì la città del Trattato del 1992, quella sulla Mosa. Si laurea in Lettere, specializzazione in Archeologia. "Mi accorgo subito del peso del pastoralismo nell’economia della Sardegna, soprattutto sull’uso del territorio. Sono gli anni 95-96. Vengo in Sardegna, frequento Giulio Angioni, la Corriga, leggo "La Giara degli uomini" di Franco Lai. E mi accorgo che, a fronte di questi studiosi magistrali, manca uno studio archeologico del paesaggio pastorale". Ed eccolo in Sardegna. Prima tappa l
a Marmilla contadina e poi Fonni. "A Siddi, a Gesturi c’erano e ci sono gli spazi per gli strumenti di lavoro dei contadini, a Fonni non ci sono gli strumenti d’uso pastorale. Vedo due mondi diversi". Leggiamo sulle "pratiche rurali in un contesto storico", pagina 206: "I pastori sono diventati sempre più individualisti ed escogitano strategie per competere con altre famiglie nel possesso di terre e bestiame. Essi tendono a massimizzare la produzione e a minimizzare i costi con le conseguenze di una accumulazione capitalistica". Lo fanno con i recinti per la mungitura, con le case, i cancelli, le strutture rurali, l’uso di porte di tutti i tipi. Ancora: "Il fatto che oggi i servi pastori ricevano solo denaro per il loro lavoro precario e non come una volta un contratto annuale e piccole parti del gregge, indica uno sviluppo capitalistico del modo di produzione e anche che tutti i mezzi per produrre vengono tenuti strettamente entro la famiglia. Si è insomma interrotto il flusso di capitale animale, a Fonni la gerarchia socioeconomica è diventata più rigida". Perché questo avviene dopo la seconda guerra mondiale e non prima? Mientjes fa ricerca sul campo, dà risposte ragionate. Esamina il ruolo delle donne, studia l’editto delle chiudende, i mille tipi di recinzioni, "l’uso che fa il pastore delle culture materiali, sia che si trattai di una macchina arrugginita e della carcassa di un freezer". E il futuro della pastorizia? "Sono un archeologo, studio il passato, ho indagato sullo sviluppo dell’insediamento rurale dal Neolitico Antico all’Alto Medioevo. Certo è che la Sardegna ha un patrimonio zootecnico eccessivo, la terra non riesce a sostenerlo". Perché un’opera in inglese, voluta da un ateneo olandese viene pubblicata in Sardegna? "Per una scelta mia e della mia università. La Cuec è profondamente legata all’università di Cagliari, ci ha fornito ottimo materiale scientifico anche contemporaneo, aggiornatissimo, ha una collana University Press. L’intervento della Fondazione del Banco di Sardegna è stato importante, la traduttrice era felice di lavorare per la sua terra. Ho scritto in inglese anche perché facevo la tesi di dottorato in Galles, a Lampeter. Stamparlo con una casa editrice sarda è stato per noi naturale". Prossime tappe? "Adesso stiamo studiando la Sicilia, la zona di Enna. Poi in Puglia. Ma terremo base in Sardegna, perché nel mondo pastorale c’è ancora tanto da scoprire"
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Giacomo Mameli

 

FUGA IRRESPONSABILE, CORSA INDECENTE DEI MIGRANTI ISTITUZIONALI AL CONSIGLIO D’ORO

ELEZIONI REGIONALI IN SARDEGNA: SERVE UN FRENO AI TRASFORMISMI

Se il rinnovamento è l’obiettivo dichiarato di questa accelerata campagna elettorale, forse è il momento giusto per imporre più rigore nei percorsi politici e istituzionali. Il panorama è piuttosto sconcertante da questo punto di vista: in questi giorni assistiamo ad una incredibile rincorsa ad abbandonare ruoli istituzionali di vario livello (comuni, provincia, perfino il parlamento) per poter avere un posto nelle liste dei candidati al consiglio regionale, interrompendo palesemente per ambizioni personali – non certo per interesse collettivo – l’incarico politico ricevuto dai cittadini dopo averlo chiesto e sollecitato con dispendiose – per lo più – campagne elettorali. Sarebbe interessante andare a rileggere gli impegni assunti a suo tempo da questi amministratori pubblici con i propri elettori e con intere comunità, e valutare quanto inaffidabili e inconsistenti risultano le loro parole a distanza di poco tempo. All’ irresponsabilità individuale di questi soggetti si somma purtroppo l’insipienza dei partiti che non solo non sanzionano tali comportamenti ma a volte addirittura li premiano aprendo le porte dell’assemblea regionale ai fuggitivi dalle varie cariche. Quanto costa questo assurdo turnover nelle cariche pubbliche? I costi da calcolare non sono solo economici, naturalmente; anzi, riguardano soprattutto la fiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni. Anche la concentrazione di incarichi sulle medesime persone è diventata francamente intollerabile: dimostra una limitata apertura alla partecipazione, ed è poco convincente la spiegazione che il sindaco e il consigliere provinciale e regionale sono impegni perfettamente conciliabili. Si è ormai formata una categoria di persone sempre con il piede in qualche staffa (spesso, appunto, più di una), e riuscire ad avere sempre qualche staffa in cui infilare il piede è diventato un mestiere, probabilmente gratificante ma sicuramente poco utile alla collettività. Un’altra categoria inquietante della politica è quella – fortemente in crescita – dei perenni erranti, che passano da un partito all’altro senza soluzione di continuità, senza neppure il cenno di una pausa di riflessione, a volte segnando evoluzioni politiche piuttosto ardite, ma in fondo facilmente spiegabili con la banalissima inconsistenza delle idee a cui si richiamano e il solidissimo opportunismo che li guida. Anche in questo caso, sono i partiti che consentono e alimentano queste stravaganti migrazioni, a volte annunciate e altre volte improvvise, spesso rancorose, capricciose, e quasi mai definitive. I partiti accolgono i transfughi di qualsiasi parte in modo pressoché automatico, e a volte li fanno immediatamente assurgere a ruoli di rilievo. Il trasformismo politico dovrebbe essere riconosciuto come arte circense (di basso profilo). Anche in questa campagna elettorale sono già in corso le migrazioni politiche, in tutte le direzioni, come si trattasse di uccelli impazziti. E sono, naturalmente, migrazioni finalizzate ad uno scambio immediato: i transfughi ritengono di portarsi via dal partito di provenienza i propri voti e li scambiano nel partito di arrivo con un posto nelle liste per il consiglio regionale. Gli elettori dovrebbero castigarli, costringerli alla desolante nudità delle loro idee prive di consenso elettorale. Una fattispecie di questo fenomeno particolarmente disgustosa è la migrazione interna al consiglio regionale: dopo essere stati eletti in un partito, alcuni (troppi) cambiano posizione in corso di legislatura e passano ad altri schieramenti o al refugium peccatorum di qualche sorta di gruppo misto, da cui ricattare in varia misura le diverse parti politiche in precisi momenti. E’ possibile sperare in una norma che impedisca questi comportamenti? E’ giusto cambiare idea, e data l’inconsistenza di quelle in circolazione è facile che ciò avvenga, ma in questo caso bisognerebbe dimettersi dal consiglio regionale e non cambiare poltrona: il rispetto delle scelte degli elettori può continuare ad avere così poca importanza? Facciamo dunque un elenco degli irresponsabili, dei trasformisti e dei capricciosi e chiediamo al popolo di non votarli più per nessuna ragione al mondo. Ci piacerebbe che in questa campagna elettorale la caccia al voto e il compromesso politico si giocassero su livelli alti.

Maria Letizia Pruna

 

"OIL" IL FILM AUTOPRODOTTO DA MASSIMILIANO MAZZOTTA

VIVERE A SARROCH AL COSPETTO DEL DIO PETROLIO

Uno dei temi forti del nuovo Presidente americano Barack Obama riguarda l’ambiente e la limitazione delle trivellazioni per il petrolio e il gas lungo le coste statunitensi. Anche in Italia si è formato negli ultimi mesi un network per sensibilizzare i cittadini italiani sulla problematica del petrolchimico e dei suoi effetti sull’ambiente e la salute, coinvolgendo scienziati, intellettuali, registi documentaristi, fotografi e diverse istituzioni. Scopo principale è quello di portare avanti in Italia temi riguardanti l’ambiente, l’energia e il suo uso consapevole, servendosi anche del social network Facebook. Mai come in questo momento in Italia il tema del petrolio si fa predominante, pur se spesso citato negli episodi di lobby – come nel caso della Basilicata. Il network ‘Oilfilm Sarroch’ vuole tentare di dare voce a chi si interfaccia quotidianamente con queste questioni, come gli abitanti di Sarroch nella costa sarda, che convivono da anni con una raffineria (un problema simile si vive a Gela, Sicilia).  Da questo network è nato un film, diretto da Massimiliano Mazzotta, totalmente autoprodotto e autogestito, che ha debuttato a Milano all’Accademia di Brera. Alla prima sono stati invitati anche i cittadini sardi che si sono incontrati con i sostenitori dell’iniziativa, dalle istituzioni ai membri del network. Un chiaro esempio del potere della Rete come mezzo democratico, che offre la possibilità a realtà sociali e cittadine, spesso sottovalutate dai media e dalla politica, di aggregarsi con altri soggetti attivi. Educando la cittadinanza attraverso progetti simili si può sperare che in un futuro non troppo remoto anche i nostri politici, dal premier ai sindaci, includano nelle loro agende questioni che riguardano più direttamente la cittadinanza e la vita quotidiana delle persone, spesso costretta a misurarsi con problematiche come malattie generative causate da scelte altrui. Il film autoprodotto, "Oil" di Massimiliano Mazzotta, cerca di raccontare la vita quotidiana degli abitanti di Sarroch  a stretto contatto con la realtà industriale del polo della raffinazione del petrolio del gruppo Saras. In numerose occasioni le associazioni ecologiste hanno svolto varie azioni in campo legale per spingere le amministrazioni pubbliche competenti ad adottare provvedimenti finalizzati al miglioramento della qualità dell’aria.  Pochi risultati, finora, mentre il quadro sanitario appare piuttosto preoccupante, soprattutto per i bambini.

Stefano Deliperi

 

DA BIELLA "CITTA’ DELL’ORSO", ORSI E EUROPEI E ORSI DI SARDEGNA

SARDI DEL "SU NURAGHE" IN GITA A PRAGA

Da Biella, "Città dell’Orso", che porta nell’araldica civica l’importante animale totemico europeo, la cui figura metamorfizzata si ritrova anche nei racconti popolari locali e le cui immagini resistono ancora all’interno di importanti edifici sacri, i Sardo-Biellesi si recheranno nel cuore dell’Europa alla scoperta di radici comuni. Sulla scia delle maschere animali sarde sbarcate a Praga in occasione del Carnevale 2008, il Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella ha programmato una gita sociale che avrà come meta la capitale della Repubblica Ceca. Ospiti privilegiati del "Festival Bohemian Carnevale" (30 gennaio – 5 febbraio 2008), sono stati – infatti – nove paesi sardi che hanno tra i personaggi del Carnevale figure animali quali: cervi, capre e orsi. I Carnevali sardi sono stati inseriti in un progetto di co-marketing tra l’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e i tour operator praghesi, finalizzato alla promozione della Sardegna in Repubblica Ceca. Il Festival del Carnevale boemo è stato patrocinato dall’Agenzia del Turismo della Repubblica Ceca, dalla Municipalità di Praga e dalla 1a Circoscrizione della Città.  Il Carnevale boemo e la partecipazione straordinaria delle maschere sarde sono stati presentati a Praga nel prestigioso palazzo Clam-Gallas sede dell’archivio civico. Durante la presentazione, alla quale hanno preso parte tutti gli Enti cechi organizzatori del Carnevale e la Regione Autonoma della Sardegna, è stato proiettato un filmato sul Carnevale sardo e sono state distribuite le guide turistiche dell’Isola in lingua ceca. Nel fitto programma del carnevale praghese si sono tenute due giornate dedicate alla Sardegna: il primo febbraio, le
antiche maschere dell’Isola hanno attraversato il suggestivo centro storico della città. Le nostre maschere tradizionali, coi volti anneriti, coperti di pelli e campanacci hanno attraversato gli stetti vicoli che passano sotto il castello di Praga verso la piazza della Città Vecchia, percorrendo la celebre strada Nerudova fino al Ponte Carlo. Le maschere sarde, durante la rappresentazione degli arcaici rituali, hanno coinvolto i Praghesi, gli spettatori e i numerosi turisti nelle piazze del Carnevale. Il 2 febbraio, è stata la volta dei Mamuthones che hanno aperto la sfilata sotto la famosa "Torre dell’orologio astronomico", dando vita ad interessanti performances, all’insegna del "Divertimento Furioso", speciale sezione dedicata ai migliori costumi. La rappresentanza sarda era formata dai Mamuthones di Mamoiada, Sos Thurpos di Orotelli, S’Urtzu e sos Mamutzones di Samugheo, Sos Merdules e sos Boes di Ottana, Sos Tumbarinos di Gavoi, S’Urthu e sos Buttuddos di Fonni, S’Urzu e sos Bardianos di Ula Tirso, Sos Colonganos di Austis e Su Bundu di Orani. In Sardegna, sebbene non sia stata registrata in epoca storica la presenza dell’animale orso, la figura dell’animale totemico europeo far ancora capolino da edifici sacri: nel Duomo di Cagliari, un orso atterrato da un leone sorregge il presbiterio; nel Duomo di Oristano l’animale si protende dal muro del transetto; a Ula Tirso, domina la facciata della Chiesa parrocchiale; a Samugheo, guarda i fedeli dalle mensole del pulpito, curiosamente rappresentato con "su casiddu", il copricapo indossato ancora oggi da "sos Mamutzones de s’Urtzu". Anche La Regione Piemonte, Museo Regionale di Scienze Naturali – Settore Pianificazione aree Protette – Laboratorio Ecomusei, nell’edizione 2008 del Carnevale piemontese, ha messo ha punto un Progetto con al centro la figura dell’Orso: "Dei selvatici, orsi, lupi e uomini selvatici nei carnevali del Piemonte" (curatore delle rassegna il prof. Piercarlo Grimaldi). Ospiti d’onore sos Mamuthones di Mamoiada, presentati a Torino dallo scrivente. Inoltre, il prof. Battista Saiu ha inaugurato la tappa della mostra piemontese allestita a Mompantero, il paese valsusino in cui è ancora attivo l’importante Carnevale del "Fora l’Ors".

Battista Saiu

 

A ORISTANO IL CARNEVALE HA IL VOLTO MISTERIOSO DEL CAVALIERE PIU’ BRAVO

ASPETTANDO "SU COMPONIDORI", SARTIGLIA TRA SACRO E PROFANO

Ha il volto malinconico di una maschera. Il divertimento resta confinato ai margini della festa più pazza dell’anno. In quasi tutto il mondo è baldoria, non ad Oristano, dove l’allegria e la sfrenatezza vivono, ma soltanto dopo che la tensione è finita. Soltanto dopo che la Sartiglia non è più. Ha altre pulsioni il carnevale più bello e caratteristico dell’isola. Figlio di quella mistica sacra che si mischia con il simbolismo pagano. La benedizione del componidori si affianca alle gesta degli altri cavalieri mascherati, che con la spada cercano d’infilzare la stella. Somiglia quasi ad un messaggio profano, ad un antico retaggio del passato. E’, appunto, un simbolo: c’è l’uomo che si trasfigura per chiedere al divino, al trascendente, d’intercedere benevolmente e consegnare piogge e terre fertili per il raccolto che ancora deve venire. E’ nelle vie del centro storico dell’antica capitale giudicale degli Arborea che si consuma la Sartiglia. Si consuma proprio come un rito propiziatorio, come un momento in cui la razionalità sembra esclusa, nonostante si tenti sempre di ingabbiare il carnevale oristanese all’interno di un rigido copione. Eppure, all’interno di quella che sembra una storia già scritta, ogni anno i protagonisti regalano qualcosa di diverso. Banalizzando si potrebbe parlare di fuori programma. Ma non c’è niente, nemmeno un filmato, che sia in grado di restituire sensazioni ed emozioni che soltanto i suoni delle strade affollate, del rullare dei tamburi, dello squillar di trombe fanno esplodere. O quel picchiare degli zoccoli al galoppo, attutito dal manto di sabbia, steso sulla strada. Ma la Sartiglia è anche altro. Bisogna sentire il contatto per capire cosa sia, per comprendere come i cavalieri vivano le ore che precedono la giostra. Bisogna essere ai bordi della pista per capire quanta tensione accompagni questi uomini a cavallo mentre tentano acrobazie improbabili sui loro destrieri lanciati al galoppo.

Massimiliano Perlato

 

PROPOSTA SPETTACOLO PER I CIRCOLI DEGLI EMIGRATI SARDI

PINNOCCHIO, UNA STORIA SARDA ASSURDA

Visto il carattere folkloristico dello spettacolo , visto il grande valore della Cultura e dello Spettacolo quale mezzo di crescita educativa dei cittadini e di propulsione di sviluppo turistico-economico del territorio, vista l’esigenza sociale sempre più insistente di animare le famiglie con proposte divertenti e intelligenti,siamo lieti di presentarvi la nostra migliore offerta per la messa in scena del nuovissimo spettacolo di burattini intitolato  "PINNOCCHIO, una storia sarda assurda ! " TRAMA Il burattino più famoso del mondo, questa volta naturalizzato sardo dalla fantasia dell’Autore , affronta un avventura assurda in Sardegna. Sarà il Diavolo, creatura protagonista delle leggende sarde, a impossessarsi del volere del burattino che arriverà addirittura a picchiare Geppetto fino all’arrivo della Morte. Saranno un attore famoso prima e un grande Pontefice dopo a trovare la risoluzione e rinsavire Pinnocchio. Ancora tanti personaggi: "la FatinaDance ", "Il Grillo di Gavoi" e la" Volpe" appariranno nello spettacolo che si annuncia entusiasmante. Le splendide scenografie son state realizzate dall’affermata professionista Paoletta Dessì, i meravigliosi burattini dalle mani magiche di Leonarda Rombi mentre Regia e Animazione son gestite dall’assurda inte
rpretazione di Daniele Contu.
Spettacolo adattabile a tutti gli spazi, sia interni che esterni preferibilmente oscurabili (piazze, sagre, scuole, teatri, strade, oratori, centri sociali e culturali, biblioteche, centri commerciali, parchi, feste paesane, notti bianche, festival e rassegne, shopping sotto le stelle etc. )

Erica Asunis http://www.pinocchiodance.it/

 

I MESTIERI DI UNA VOLTA – I FORNI DELLA CALCE

RICORDANDO TZIU MUSCHERA

I forni diroccati della calce punteggiano la campagna del paese a ricordare quella che fu una delle attività economiche più redditizie negli anni cinquanta e sessanta. Gli anziani parlano ancora di alcuni dei protagonisti di quella che fu una vera e propria saga della calce e che vide fiorire una lunga serie di storie che spesso si trasformarono in vere e proprie leggende. Il lavoro per la trasformazione delle pietre di calcare in calce era lungo e faticoso e non sempre quanto si produceva era sufficiente a ripagare le fatiche che il lavoratore vi profondeva. Tra coloro che lavoravano la calce uno in particolare ne ricorda la memoria collettiva e a lui vengono attribuite le mille storie che si imbastivano sul conto di questi lavoratori: Tziu Muschera. Un uomo piccolo e massiccio, con una faccia rubizza e rotonda, gran lavoratore, di lui si diceva che non dormisse mai preso com’era dalla sua attività che gli lasciava poco tempo da dedicare alla famiglia e al sociale. Chi lo conosceva sapeva che poteva fidarsi di lui, i giovanotti che facevano parte della sua squadra di cavatori di pietre lo stimavano e pazientavano quando non ricevevano la paga, perché capivano i grossi sacrifici che il loro padrone faceva e l’impegno che metteva nel procurarsi le commende. La moglie era una donna energica che mandava avanti la famiglia con fermezza, era ricercata dalle donne del paese quando i loro familiari erano malati perché sapeva preparare pozioni di erbe medicinali capaci di far sparire la febbre e mettere in piedi chiunque. Si racconta che avesse guarito uno dei due figli che si era ammalato di malaria e che il medico del paese glielo avesse riconosciuto come suo merito. Tziu Muschera era il più conosciuto imprenditore della calce che cuoceva nei caratteristici forni dove le pietre del calcare venivano ammassate in gran quantità a forma di nuraghe. Il lavoro della costruzione del forno era massacrante, sia durante la ‘carica’, la fase iniziale quando si dovevano ammassare tonnellate di pietre trasportate dal territorio circostante, sia per la cottura, fasci enormi di legna tagliata dalla macchia mediterranea o dal bosco di lecci circostante. Il nuraghe di pietra e legna veniva lasciato bruciare per sette giorni e sette notti fino a che, freddato, una pietra bianca era pronta per essere commercializzata nei paesi vicini. In un’epoca in cui le attività prevalenti erano legate ad un’economia di sussistenza, il lavoro della calce era una sorta di imprenditoria ante litteram che consentiva a chi vi si dedicava di avere contatti con paesi lontani e di affinare una serie di strategie di vendita altrimenti sconosciute a chi era legato alla terra e all’allevamento di bestiame. Imprenditori come tziu Muschera che non possedevano un camion proprio dovevano vendere a trasportatori la calce dietro una somma pattuita. Il camionista mediatore era un vero e proprio affarista, imbrogliava sul peso, spesso faceva la cresta ed era lui che in fin dei conti si avvantaggiava di tutta l’operazione riuscendo in alcuni casi ad arricchirsi. Si racconta che quando gli abitanti dei paesi del nuorese vedevano arrivare il camion della calce, si adunavano numerosi attorno ai venditori e si scambiavano a vicenda dei segnali d’intesa pronti a controllare la qualità della merce e la taratura della bilancia su cui i camionisti buttavano la calce, ma nonostante tutte quelle precauzioni, bastava un piede posto distrattamente su uno dei piatti della bilancia che questa segnava il peso maggiorato senza che l’acquirente si rendesse conto dell’imbroglio. Il venditore poi con il suo carattere allegro e ridanciano riusciva a divertire gli uomini e le donne dei paesi che visitava, con battute e ‘contus’ distraendo ulteriormente gli ingenui compratori che dopo aver fatto i loro affari se ne tornavano allegri e gabbati nelle loro case. Fu così che venditori furbi ed imbroglioni, riuscirono a diffondere in quasi tutta la Sardegna un prodotto ricercato e di qualità che rese famoso in quegli anni un piccolo e sperduto paese di provincia. Per diversi anni l’attività andò avanti assicurando a chi vi si dedicava un discreto benessere, poi quando il mercato non rese più, coloro che vi avevano lavorato furono costretti ad emigrare nelle miniere del Belgio dove sperimentarono la fatica e l’anonimato. Scendere nei pozzi era per uomini abituati al sole e all’aria pulita di una terra assolata come la Sardegna un sacrificio a cui non seppero mai abituarsi. Ritornarono dopo qualche anno nella loro terra, con pochi soldi e la silicosi. Alcuni negli ultimi anni della loro vita lavorarono in foresta per commercializzare la legna da ardere, un’attività che si andava sviluppando insieme a quella del carbone. Quasi tutti questi operai ormai stanchi e invecchiati, morirono senza mai aver raggiunto l’età della pensione; oggi la memoria popolare ne riscatta le azioni dando ad essi la patente di eroi in un’epoca in cui la lotta per la sopravvivenza era aspra e senza scampo. 

Giovanna Casapollo

 

UNA PERSONALITA’ FORTE CHE CREDE CON FORZA NEL BENE COMUNE

BARACK OBAMA, IL PRESIDENTE RAGAZZO

L’apparizione di Obama, non solo nel paesaggio americano ma nel mondo, conferma qualcosa che ciascuno di noi sa: basta una persona forte, e il paesaggio d’un tratto può cambiare. Una personalità che crede intensamente nel bene comune senza vacillare né badare a interessi particolari può rimettere in moto quel che pareva immobile, nella società e ai suoi comandi. Può ridar senso alla parola, quando sembrava che essa l’avesse perso e che il ritiro nel silenzio fosse la scelta meno indecorosa. Obama ha messo fine a questa stagnazione. Ha vinto proponendo la speranza, che sorge inaspettata proprio quando la passione ottimistica si spegne e – così ha detto il nuovo Presidente alla cerimonia d’insediamento – l’inverno è profondo. Forse il momento Obama è qui: nella parola da lui ritrovata. Ma non è solo questo. Perché una grande personalità si imponga, perché vinca tanti ostacoli, occorr
e che il momento stesso, indipendentemente dalla persona, abbia una sua intensità irresistibile. Occorre il tifone più letale, perché nasca un grande capitano che porti in salvo il bastimento: senza tifone il capitano MacWhirr di Joseph Conrad sarebbe restato nel grigiore, pur essendo portato al comando. Il profondo inverno rivela l’eccellenza dello statista e al tempo stesso lo fa nascere. Dicono che Obama pensava da tempo a candidarsi, ma che non riteneva giunta l’ora. Se ha forzato i tempi è perché ha fiutato che questo non era forse il suo momento ma di sicuro era il momento più grave della storia recente americana: e che da tale momento lui era chiamato, quale che fosse la sua maturità personale. Nella sua autobiografia, egli ricorda i libri che l’hanno marcato, da Shakespeare a Moby Dick a Conrad: specialmente Cuore di Tenebra, «che mi ha insegnato quel che spaventava i bianchi nei neri, e come nasce l’odio». Scrive Michiko Kakutani, critico letterario del New York Times, che Obama, per i libri che l’ispirano, ha un senso tragico della storia e delle ambiguità umane, ed è refrattario all’incoscienza ottimista delle ultime amministrazioni. Quel che è accaduto nel 2008 conferma l’inverno descritto da Obama. Il tracollo finanziario testimonia di una fragilità americana che molte amministrazioni hanno ignorato: dell’assenza di un «occhio vigile» sugli spiriti animali del mercato. Le guerre che continuano in Medio Oriente certificano che Washington ha fallito, in quella che riteneva essere la sua funzione: egemonizzare il mondo e rifarlo da capo, spegnendo chi fomenta conflitti. Bush e i neo-conservatori avevano nutrito questo susseguirsi di bolle: l’illusione che gli Stati Uniti fossero gli unici a poter capire e aggiustare le storture dell’umanità. L’arroganza di tale illusione, unita a ignoranza e a una mancanza di curiosità abissale, a cominciare dal clima e dal rapporto con l’Islam. Non a caso, elencando antiche virtù dell’America, Obama ha citato quella che tanto le è mancata: la curiosità. Questo è il grande freddo che il Presidente ha di fronte: non gli incidenti di un impero paragonabile all’antica Roma, ma le rovine di una folie de grandeur che da tempo non fa i conti con la realtà. Il senso tragico della storia, se davvero anima Obama, lo aiuterà enormemente. Poiché si tratta di andare sino in fondo, nell’esplorare la notte. Le guerre contro il terrore non portano frutti, né in Iraq né in Afghanistan. In Asia urge più della guerra un negoziato vasto fra Pakistan, Afghanistan, India, aggiungendo Iran, Cina, Russia. È stato quantomeno azzardato far credere a piccoli nazionalismi (Georgia, Ucraina, Israele) che potevano tutto, perché alle spalle avevano il gigante Usa. Sapere che la storia è tragica non vuol dire vederla nera, senza vie d’uscita. L’acme della tragedia non consiste nella nemesi punitiva ma nella catarsi, capace di purificare l’uomo che apprende la propria colpa e i propri limiti. Per l’America è qui il compito: smettere la forza irresponsabile, aprire (dice Obama) una «nuova era di responsabilità». Da secoli essa vorrebbe essere il faro sopra la collina: un sogno condiviso dal Presidente afro-americano. Ma anche la sfiducia verso gli Usa nel frattempo s’è fatta globale. Anche in questo «il mondo è cambiato e urge cambiare con lui». L’America è a un bivio. La sua idea di sovranità nazionale assoluta, che non riconosce autorità sopra di sé, si è rivelata fallace, minacciosa. Non è detto che Obama sia all’altezza di un così enorme momento storico: il momento in cui l’America. Ma di certo il momento gli consente di guardare alto e lontano. È la sua occasione.

Barbara Spinelli

 

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