Tottus in Pari, 215: Quattro lettere

 

In anteprima su Tottus in Pari è stata pubblicata (a distanza di oltre 150 anni!)  l’unica lettera a noi pervenuta tra quelle scritte dal canonico  Giovanni Spano a Giorgio  Asproni, cioè quella datata "Cagliari, 19 agosto 1851" (inventariata da Manlio Brigaglia e Raimondo Turtas nel 1979: si veda il saggio Nuovi documenti per una biografia asproniana, contenuto nel volume  Atti del Convegno nazionale di studi su Giorgio Asproni; Nuoro, 3-4 novembre 1979). Nell’anno in cui ricorre il bicentenario della nascita del grande bittese, è giusto far seguire una trascrizione completa e corretta delle quattro missive inviate da Asproni a Spano, trascrizione basata su una mia lettura dei manoscritti che ha consentito di eliminare gli errori di decrittazione presenti in una precedente riproduzione a stampa del 1994. I testi manoscritti sono stati forniti in fotocopia dal prof. Tito Orrù e dalla dott.ssa Ester Gessa, direttore della Biblioteca Universitaria di Cagliari, ai quali va il mio ringraziamento. Come si sa, lo Spano ha accuratamente conservato le lettere a lui destinate dai numerosi intellettuali italiani e stranieri con cui intrattenne rapporti epistolari. Le moltissime missive ricevute nel quadro di questi fitti carteggi furono donate dallo Spano alla Biblioteca Universitaria di Cagliari (di cui fu per qualche tempo direttore) e lì sono custodite tuttora. Esse sono state inventariate qualche anno fa da Luciano Carta: il regesto è pubblicato alle pp. 241-257 del volume  Il tesoro del Canonico. Vita, opere e virtù di Giovanni Spano, 1803-1878, curato da chi scrive e da Salvatore Tola e pubblicato da Carlo Delfino di Sassari nel 2005. Nota. Come sappiamo, lo zio di Asproni era il canonico Melchiorre Dore (Bitti-Gorofai, 15 marzo 1776 – Nuoro, 21 luglio 1851,  come certifica don Pietro Orunesu nel sito http://www.cattedrale-nuoro.it/: si veda il link Gerusalemme Vittoriosa). Paolo Pulina

                                                                                                                                                                                                        

LETTERA NUMERO 1

Carissimo Amico

Mando un fascio di lettere; e i fogli che dopo letti manderà a zio insieme alla lettera a lui diretta. Dopo sbrigata la posta oggi tornerò dal primo ufiziale o dal Ministro per avere un’ultima risposta, e decidermi alla partenza anche non dando­mela. Promesse e promesse; m’hanno anche dato franchi 200,  perché allegavo le spese; ma la noja mi uccide, non potendo io vivere disoccupato, né potendo fissare in altre cose quando un forte pensiero mi preoccupa la mente. Oggi stringerò la corda e la vorrò finita: finalmente non domando l’elemosina: vogliono disordini, e li abbia­no.

Monsignore ha fatte le sue proposizioni, ignoro a favore di chi; io certamente non sono contemplato. Non si creda che mi bruci il cuore per divenire Can.co di Cagliari. Io vorrei essere occupato in Genova, e lo sarei stato a quest’ora se Gioja rimaneva al Ministero.

Nel n° 200  della Concordia avrà letto un mio articoletto risponsivo a certe osservazioni del dotto Michelini. Mai io dimentico la patria, e a lei avrei consacrate le ore disponibili se la mala sorte non m’avesse balestrato in Nuoro  in mezzo a quattro bestie nate per far letame e calcitrare come bestie.

Ieri tornò il Re. La Causa Italiana è divenuta un mistero in mani della Diplomazia. Il Ministero è flagellato, eppure spudorato sta in sella contro la pubblica opinione. Abbiamo gl’Intendenti G[enera]li come saprà. Fra breve vedremo che fusione  e aumento di dolore saranno comp
letamente sinonimi. Tanto che "A s’ainu bastone, bastone, bastone, e poi bastone e puntorzu".

Messina distrutta dai satelliti del Re bombardatore: la Francia s’arma; l’Austria s’arma; il popolo qui vuol armi e guerra, il Governo vuol pace. Dio ci ajuti: Genova freme come il mare che le lambisce il piede;  manda un milione a Venezia; e non so che altro si mediti. Vale

L’Amico Suo vero

G. Asproni

Torino 15 settembre 1848

P.S. Se vuol leggere tutte le notizie senza molto fastidio disuggelli il pacco indiritto "al Gabinetto di Lettura di Bitti", poi rifaccia il piego e lo mandi al suo destino.

 

GIOVANNI SPANO A GIORGIO ASPRONI 19 AGOSTO 1851

[prima pagina]

Cagl. 19. ago. 1851.

Mio caro Amico           

Ho ricevuto la Sua lettera del 15 del corrente colla quale finalmente ho saputo che Ella trovasi in Patria. Io posso immaginarmi il dolore di cui sarà stata compresa nell’essersi trovata al vuoto di colui che sarà stato l’oggetto di Sua mente lungo il viaggio. Egli nella lettera che mi chiese in tutto Luglio fino all’11 agosto mi ripeteva sempre che Ella doveva ritornare da un vapore all’altro. E forse il maggior suo dolore sarà stato quello di non trovarsi Ella presente per dargli gli ultimi conforti. Anche io desiderava di averlo riabbracciato per un’altra volta prima di separarci da questa vita mortale. Pazienza, né io lo dimenticherò in vita fino a congiungerci nell’Eternità. Godo sommamente che Ella trovisi in mezzo ai parenti i quali per l’ordinario sogliono scindersi in fractione panis del pov. prete. Tale è stata sempre la nostra condizione. Ella coi Suoi lumi e colla giustizia porterà a termine l’assesto dell’eredità, mi dispiacerebbe assai che vedessi né manco nominata l’ombra di quel Grand’Uomo in contrasti d’interesse per i parenti cui avvocò somma gloria.

 

[seconda pagina]

Lodo la sua pietosa intenzione di non lasciar illagrimato lo zio che fino agli ultimi sospiri aveva deferenza speciale per Lei. Io intanto mi mossi ad annunziarne la morte, perché vivendo Lei a Torino le sarebbe pervenuta tardi la notizia, e fino ad esser di animo tranquillo per sparger i fiori che si meritò, sarebbe corso del tempo. Adunque faccia Ella questo laudabile uffizio che può disimpegnare meglio di tutti altri che l’hanno conosciuto: la sua fluida penna ha un vasto campo di spaziarsi. Dia ragione dell’opera storica, e come invece di sentirsi nella campagna e né contadi canzoni laide si sentono risuonare le opere di Dio. Faccia conto di altre opere inedite come il commento del Figlio Prodigo che io conservo, e che a Dio piacendo darò alla luce, perché è pieno di esimj riflessi. Non si restringa ad articolo di giornale, ma bisognerebbe di far la biografia in opuscolo, e sarebbe desiderabile di porvi in fronte il suo ritratto di cui io tengo uno schizzo che facendolo accomodare dal ritrattista Mereu, ma nel farlo litografare in Genova o Torino, potrà suggerire il vivo dei lineamenti, atteso che l’avrà più presente di ognuno. Si procuri adunque in mezzo alle altre occupazioni i materiali e faccia presto, chè ognuno le darà lode e gli amici le sapranno buon grado.

 

[terza pagina]

Riguardo ai nostri conti La prego di non parlarne più, né voglio riandare la lettera ed il registro di spesa perché mi si stringe il cuore. Più presto mi farà la finezza di mandarmi, quando Le capiterà qualche occasione, due o tre esemplari del 2° e 4° Canto della Gerusalem, perché varj amici che hanno il 1° e 3° non possono aver compita l’opera. Un canonico di Iglesias mi ha scritto più volte ed egli nel suo vivente mi [av]eva promesso di mandarmeli. Se poi non se ne trovassero, facciano gli altri, una 3° edizione che in Sardegna è caso singolare d’essersi fatta né manco la 2° di nessuna opera. Questo pare a me d’essere il miglior elogio di quell’operetta. Nel mio vocabolario è nominata con frequenza come testo di lingua del nostro dialetto. Qui nulla di nuovo salvo la scoperta del carbon fossile che avrebbe fatto più eco se fosse stata gastronomica… Avv. Marongiu è a Loreto per passar l’estate. Egli è vittima dirò sempre, della sua testardaggine e di due depravati consiglieri: oh! Se potessimo parlare per mezz’ora! Io perché gli diceva la verità fui il più maltrattato, e lo compatii….. Stia bene e saluti Graziedda. Mi creda colla solita cordiale stima aff[ezionatissimo] Avv. Spano

Trascrizione a cura della dott.ssa Silvia Caredda, archivista della Biblioteca  (direttore: prof. Antonio Piras) della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, Cagliari < /em>

 

LETTERA NUMERO 2

Torino 30 marzo 1852

Carissimo Amico

Ho ricevuto la grata Sua e la copia della illustrazione Sigillae. Ne riceva i miei sentiti e vivi ringraziamenti. Ella poi felice che colle lucubrazioni archeologiche distrae la mente rivolgendo il pensiero a tempi beati! Io invece debbo nutrirmi di continua amaritudine nel consorzio di spietati mercanti che col sangue della patria pagano le grazie che ricevono per sé e pei loro favoriti. Magna è la lezione che riceve la Sardegna, ed a prezzo carissimo pagata. Almeno imparasse per l’avvenire: benefi­zio che io non mi auguro se non dopo cinque o sei nuove generazioni.

Le sono poi distintamente obbligato del richiamo che mi ha fatto ad un Sacro uffizio di riconoscenza verso una memoria diletta e riverita: prova l’affetto che resta perenne pel fu mio zio suo amico. Il ritardo non è colpa mia: aspetto provvidenze del governo sulle piazze ordinate nel testamento, che sono la vera corona delle sue opere. Anche tardi, spero di rendere interessante la biografia che stamperò. Avrà l’impronta cristiana, l’impronta del Sacerdote, l’impronta del Cittadino; sarà detta­ta da un’amore [sic] sviscerato, e da una gratitudine senza limiti.

Finisco queste linee con lo sconforto della persuasione che dopo ben battuti e spogliati, il Piemonte ci baratterà all’Inghilterra. E siccome io voglio vivere e morire italiano, vero catolico [sic], vero repubblicano, perciò consumato tale mercato, io non ritornerò più in Patria. Stia bene e mi creda al solito

Suo Aff.mo Amico

Giorgio Asproni

 

LETTERA NUMERO 3

Torino 13 febb. 1863

Carissimo Amico

Io prevedeva le cortesie che Ella userebbe al Marchese Antonini mio amico. Le Scienze e le Lettere si onorano, e l’Antonini è una delle più splendide illustrazioni viventi in questa nostra divina Italia. Melo [sic] saluti cordialmente, e se intrapren­dono insieme la peregrinazione nell’interno dell’Isola, salute e buon viaggio. La compagnia di V. S. il[lustrissi]ma vale più di qualunque altra commendatizia.

I popoli hanno come le persone i loro periodi di gloria, di consolazione, di pro­sperità, e quelli di desolazione, di dolore, di dispersione e di avvilimento. Noi toc­cammo l’imo fondo delle umane miserie. Prima le barbare invasioni, poi la con­quista straniera che spense sin la memoria degli antenati e ci sottopose al giogo feu­dale; e finalmente la Signoria dei Piemontesi che fu il suggello di ogni calamità immaginabile. Appena ci fu concesso di gemere e di proferire un lamento, io insi­nuava ai miei amici: pensiamo, scriviamo, operiamo per riabilitare la patria nostra, rivendicarla dall’oblio e dal discredito, e farla diventare un’oggetto [sic] di moda. Eccoci dunque all’apertura di questa ora bramata.

I Piemontesi hanno oggi i Vespri della Sicilia e delle altre province d’Italia che non danno loro tempo di dedicare interamente a noi l’antica e mai cambiata mala volontà. L’isola nostra è fatta oggetto di particolare predilezione in tutta Italia. Il Parlamento votò ogni bene proposto o domandato. E se la rappresentanza avesse avuta più avvedutezza, e coscienza dei nostri diritti, a ben altro prezzo avremmo avuto la strada ferrata! Nel 1860 io meglio di qualunque altro instai e persuasi Garibaldi in Napoli a decretare le ferrovie Calabro-Sicule. E facevo quelle premure con ragionamenti giustificati dal tempo e con la preveggenza che le strade ferrate della Sicilia traevano dietro inevitabilmente le strade ferrate della Sardegna.

Per noi è l’unica leva di rifiorimento. La ferrovia precipita l’ultimazione delle strade carreggiabili, la riparazione dei porti, la cessazione della pastorizia vagante, l’aumento di popolazione e dell’agricoltura, e la colonizzazione. E volesse Dio che la Sardegna divenisse un soggiorno di gusto per gl’Inglesi! Garibaldi eleggendo Caprera a sua dimora ci ha data fama mondiale e ci ha fatto tal bene imperituro, che i posteri meglio di noi comprenderanno ed apprezzeranno.

I preti ed i Canonici poi che si adombrano dell’eresia, sono da commiserare. Lasciamo Giudice il Creatore delle opinioni in materia di culto. Io so che Gesù Cristo disse più religioso del Sacerdote Giudeo il Samaritano che versò olio e balsamo nella ferita dell’infelice che giaceva sulla via.

E se penetrassero il vero spirito del cristianesimo vedrebbero che "vera religio haec est: visitare viduas et pupillos et immundum [sic! qui probabilmente Asproni intendeva scrivere "immaculatu
m", n.d.c.] se praeservare ab hoc saeculo". San Giovanni la compendiò meglio in due sole parole: diligite alterutrum. Non c’è Nazio­ne più benemerita della Gran Brettagna in opere di carità e di umano
progresso. La libertà li ha resi Giganti: aveva ragione San Paolo di dire: "ubi spiritus domini, ibi libertas". Il Can.co Filia e il Can.co Casulone non penseranno così.

Fo plauso al disegno di raccogliere il tesoro delle Sarde poesie. Ella rende inestimabili servizi al Paese. S’ingegni se può avere due canzoni del fu mio zio che tanto amava Lei. Una comincia colle strofe che le acchiudo: ho dimenticato il resto. È mirabile per il concetto, per la spontaneità. L’altra era una maravigliosa descrizione degli incomodi umani in ogni condizione sociale. Comincia: "Neunu de s’istadu si cuntentat. E a sortera neuna no inclinata".

Poi bisognerebbe trovare la poesia improvvisata in Orosei nel 1806, giorni dopo l’invasione dei Turchi che furono respinti a fucilate dal Popolo. Comincia

" Mai Orosei arvesadu a guerrare

 cumbattit et destruit sa Turcaglia".

Io lasciai da 30 anni fa l’originale in Bitti e dubito se mio fratello l’abbia con­servato. Era una gioconda e fedele narrazione della lotta con tutti i suoi accidenti. La paura e il valore vi son dipinti al vivo coi nomi.

Altra poesia di molti pregi naturali era la commedia intitolata Don Testa Manna, composta per stimolo di Monsignor Solinas che la fece rappresentare in casa sua ad Oliena, ed egli stesso Vescovo, faceva la parte di Vescovo. Io non potei mai averla. So che il Poeta Cubeddu dichiarava che egli non si sentiva capace di produrre un parto simile.

Io lavoro coll’intendimento di raccogliere oltre il puro necessario alla sustentazione, una somma che basti a fare un’edizione delle poesie del fu mio zio, alla quale preporrò una breve, chiara e interessante biografia, perché la sua vita fu abbondante di peripezie e di ottime opere. Se quell’ingegno avesse avuto cultura e un vasto campo da esercitarsi, avrebbe onorato il secolo. In Posada doveva avere la forza sua straordinaria per non imbestiare nella putredine della malaria, e nell’isola­mento.

Sono qui: ma tornerò fra poco a Genova. Mio fermo proposito è di ritirar­mi a Napoli per vivere in oscura quiete, ricreandomi sotto quel cielo beato, visitando quei d’intorni, e vivendo più coi morti che mai morranno, che coi vivi che sono morti prima di scendere nel sepolcro. Questa è la mia unica ambizione.

Saluti il Cav. Martini, e l’amico Caro e mi creda ora e sempre

Suo Aff.mo Amico

G. Asproni

 

LETTERA NUMERO 4

Napoli, 31 gennaio 1876

Carissimo Amico

Grazie dei fascicoli archeologici e della Sua desiderata e cara. Leggendola ho pianto ripensando ai tempi allegri della nostra gioventù, ed agli amati congiunti ed amici che ci precedettero nel viaggio all’eternità. Primi fra tutti il mio zio e Diego Mele, tipo di cristiano Amore. Ma la natura decretò le sue leggi, et unus post unum anderemo anche noi a dormire in Sinu Abrahae.

Io mi spiego la Sua esitazione ad accettare la nomina per gli scavi. Io combat­tei la legge che istituì la direzione Generale che passò per 5 voti! Il Bonghi si mostrò sorpreso della mia opposizione e sen’esternò meco privatamente. Gli risposi che io non sapeva concepire una mente universale e sufficiente a tutte le antichità italiane; stimare lui cattivo giudice in tal materia; il Fiorelli superiore a Pompei inferiore e nullo a Roma dove non basterebbe neppure la mente di Varrone: e poi il Governo guastare tutto quello in cui mette le mani per la superbia e ignoranza della burocrazia.

Difatti veda quello che è succeduto. Il Fiorelli vuol  fare il Papa Archeologico, e nulla sa di Roma. Il Rosa – uomo modesto quanto unico nella conoscenza delle cose romane – è paralizzato e scontento. Il Gamurrini – Toscano – ruppe il morso e al Fiorelli cantò le glorie in tono che nol dimenticherà mai. Nel Ministero c’è un covo di buffoni e d’intriganti che capovolgono il senso comune, adulando Fiorelli e Bonghi.

Al Fiorelli nelle mie corrispondenze al Pungolo, diedi forti stirate di orecchi, e se ne risentì, ma in contegno urbano. Vorrebbe che io venissi in Sardegna quando egli la visiterà. Del mondo ufficiale io non so che farmene. Però mi rallegrai che egli avesse stimato Lei indispensabile, come mi consolai che Ella avesse accettato, perché altrimenti la nomina cadeva in qualche Servitore che avrebbe impedito i buoni e favorito i traffici che sono di moda. Ed ecco perché io Le scrissi. Ed ecco perché ora Le fo questa confidenza per sua norma, e per procedere contro al Fiorelli che vuol fare il Dittatore, e che finirà non bene, appena il Ministero sarà cambiato.

Ho letto Le Scoperte Archeologiche, e l’Appendice con vero diletto. È un gran servizio alla verità della Storia. È una illustrazione delle cose vetustissime di cui è ricca l’Isola nostra che fu molto prospera e civile in tempi remoti. Il Suo nome anderà benedetto alla posterità per averla rimessa in riputazione ed onore.

Accetti in cambio le lettere che scrissi per l’Accademia di San Luca, senza che conoscessi veruno degl’illustri Socj che ne fanno parte. Le riunirono e ristamparono a loro spese, e poi mi coniarono una grande medaglia d’oro presentatami dal presi­dente Wolf, dal vecchio Autore dell’ Italia Illustre, Sig. Betti Segretario, e dall’econo­mo, con una splendida lettera di ringraziamento. Io né mi aspettava, né mi sapeva che dire di tutte queste cortesie che mi usavano. Non diedi la notizia, né pubblicai la lettera colla mia risposta, perché non c’è cosa che più mi ripugni quanto la vanità. Però le mie lettere salvarono l’Accademia, e buttarono giù lo Scialoja che fu demoli­to, e meriterebbe di essere nell’inferno.

Le mando ancora altri fascicoletti di lettere sul corpo pestilenziale della ingegneria del Governo. Gli Architetti di Roma le riunirono e ristamparono a spese loro.

Pubblicherò tra breve una serie di lettere sul Tevere. Su cui fecero tanti progetti di sistemazione senza esaminare prima tutto quello che fu discusso, e operato sotto la Repubblica, sotto l’Impero Romano, e sotto i Papi. Siamo al Regno delle Consorterie, e della corruzione più svergognata.

M’immagino quanto i Gesuiti e  Gesuitanti avranno fatto per impedire ch’Ella comparisse al Senato. I fanatici hanno paganizzato il Vaticano, e a chi serba in cuore il sentimento della vera religione, non rimane che addolorarsi, e aspettare che le infallibilità tornino a Dio.

Provai anch’io le punte avvelenate dei Settari; ma ebbi la fortuna e la costanza di vivere a modo mio. Il Clero è un vespajo che strazia i suoi membri più illustri per scienza, lettere e vita intemerata e virtuosa. Meno male che anch’Ella ha una posi­zione libera da ogni vessazione, ed ha l’indole egregia e il sapere che ne impongono a tutti.

Sono sempre nel proposito di rivedere la Sardegna per dare alla cara terra natia l’ultimo Saluto. Ella sarà una delle prime e più care persone che abbraccerò, se potrò fare questa gita. Addio mio Caro antico Amico. Si conservi sano

Tutto Suo

Giorgio Asproni

 

LE SCHEDE DELL’ENCICLOPEDIA UNIVERSALE "WIKIPEDIA" PER ASPRONI E SPANO

DUE PERSONAGGI CHE HANNO FATTO LA STORIA SARDA NEL 1800

Giorgio Asproni (Bitti1808 – Roma1876) è stato un politico italiano, tra le massime figure della storia moderna sarda, grande autonomista e incrollabile repubblicano. Fu deputato del parlamento subalpino e della camera del Regno d’Italia per un totale di 9 legislature. Nacque a Gorofai – ora rione di Bitti ma fino al 1881 paese a sé stante – nel 1808, figlio di Giorgio e di Rosalia Demurtas. Di povera famiglia, rimasto orfano di padre, fu mantenuto agli studi da uno zio prete (don Melchiorre Dore, autore di un poema di 734 ottave in logudorese "La Gerusalemme Vittoriosa", pubblicato nel 1842 a cura dello Spano, n.d.r.). Laureatosi in giurisprudenza abbracciò giovane la vita ecclesiastica per volontà dello zio. Divenne canonico penitenziere di Nuoro, dove insegnò appunto teologia morale. La vivacità dell’ingegno lo spinse a condurre una vita piena e movimentata, mentre emergevano le sue tendenze democratiche e repubblicane. Si presentò candidato alla I legislatura, ma la sua elezione fu annullata per incompatibilità con la carica di canonico. Svestito l’abito talare nel 1849 per seguire questa sua passione politica, divenne uomo di punta della rappresentanza sarda del parlamento subalpino e della camera del Regno d’Italia per ben 27 anni, schierato nelle file della sinistra. Dotato di spiccate doti oratorie, si occupò delle più importanti problematiche della Sardegna del tempo. Fu uno dei primi e più convinti sostenitori della concezione dell’autonomia sarda inserita in una prospettiva federalista. Gli viene attribuito l’opuscolo Progetto di legge pel miglioramento de’ Regolari dell’Isola di Sardegna del 1850. La sua azione di sensibilizzazione della classe politica nazionale sui problemi sardi portò il governo, nel 1868, ad istituire un’inchiesta parlamentare sulle condizioni dell’isola; inchiesta presieduta da Depretis che peraltro non sortì gli effetti desiderati. Nel 1859 partecipa in maniera attiva ai moti risorgimentali procurando e fornendo soldi e armi per i volontari. In questo clima fonda a Torino la "Società dei Liberi Comizi", promuovendo la creazione del giornale Lo stendardo Italiano. Partecipa alla Spedizione dei Mille seguendo i garibaldini a Palermo nell’agosto nel 1860 e in seguito a Napoli. In questo ambiente stringe rapporti con gli esponenti democratici meridionali e inizia la sua collaborazione coi giornali di Napoli più importanti. È inoltre riconosciuto come uno dei cospiratori che, minacciando il governo, organizzarono un’insurrezione generale nel 1869. Irriducibile oppositore del Cavour e dei successivi governi di destra, Asproni seguì le grandi questioni di politica nazionale ed estera e acquistò prestigio anche in virtù dei rapporti che lo unirono ai maggiori esponenti democratici del risorgimento italiano: amico di Mazzini, intraprese rapporti con Garibaldi, Carlo Cattaneo, Manin ed altri; dal 1865 ebbe contatti con Bakunin, da cui però rimase poco influenzato. Negli anni 1863-67 partecipò intensamente al movimento operaio: prese parte al decimo congresso delle "Società Operaie" a Parma; fu anche fautore dell’invio di una delegazione italiana a Londra, dove si era costituita l’Associazione Internazionale dei Lavoratori. La sua vivacità e curiosità intellettuale e politica lo portarono ad aderire anche alla massoneria. Collaborò con i maggiori organi di stampa di orientamento democratico nelle città in cui le esigenze dell’attività politica lo indussero a trasferirsi: Cagliari, Genova, Torino, Palermo, Napoli, Firenze, Roma e Milano; fu negli anni 18641865 direttore del Popolo d’Italia di Napoli di ispirazione mazziniana. La sua attività politica e parlamentare dal 1855 al 1876 è ben documentata, soprattutto in virtù del suo monumentale Diario politico: opera autobiografica in sette volumi, fonte primaria per la storia del periodo risorgimentale italiano e della Sardegna. Asproni si spense a Roma il 30 aprile 1876

 

Giovanni Spano (Ploaghe3 marzo 1803 – Cagliari3 aprile 1878) è stato un linguista, scrittore e docente universitario italiano. Nato da famiglia agiata, lascia Ploaghe nel 1812 alla volta di Sassari dove viene iscritto alla scuola degli Scolopi. Nel 1820 riceve il titolo di Magister artium liberalium dopo aver frequentato il seminario di Sassari. Nel 1825 si laurea in Teologia. Nel 1827 riceve gli ordini sacri, insegna alle scuole elementari di Sassari e continua a studiare filosofia. Nel 1830 diviene dottore delle arti liberali e si trasferisce a Roma, iniziando i suoi studi linguistici del greco, dell’arabo e dell’ebraico. Ha appena 31 anni quando nel 1834 viene nominato docente universitario di sacra scrittura e lingue orientali all’Università di Cagliari e direttore del museo archeologico. Nel 1839 diviene direttore della biblioteca universitaria, nel 1854 preside del liceo Dettori e nel 1854 rettore dell’ateneo. Nel 1871 divenne senatore del Regno d’Italia. Giovanni Spano viene ricordato fra i più grandi studiosi sardi di archeologia, storia, linguistica e tradizioni popolari. Nel 1923 fu istituito a Sassari il Liceo Spano (Liceo Scientifico Statale "Giovanni Spano" – Sassari) a lui dedicato, tutt’ora il maggiore liceo cittadino.

 

E’ GIORNALISTA E RESPONSABILE DELL’INFORMAZIONE DELLA F.A.S.I.

LA SCHEDA DI PAOLO PULINA

Nato a  Ploaghe (SS) nel 1948. Laureato in Lettere Moderne nell’Università Statale di Milano con una tesi sulla ricezione di Gramsci in Francia. Giornalista pubblicista dal 1982. Dal 1977 funzionario dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Pavia. Dal 1996 vicepresidente del Circolo culturale sardo "Logudoro" di Pavia. Nei congressi di Genova (2002) e di Milano (2006) è stato eletto nell’Esecutivo nazionale della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI), della quale è responsabile Informazione e Comunicazione. Pubblicazioni: La poesia dialettale in Sardegna negli anni 1963-1965 (1982); Ploaghe e Santa Giuletta: cultura di paese e dintorni (1984); Ploaghe, Sardegna, Gramsci e altri temi (1989); Gramsci, pci-pds, Sardegna. Impegno culturale, politico e civile di un sardo della diaspora (1992); testo della sezione  storica di Ploaghe: fotografia di un passato presente: storie di ieri, immagini di oggi (1995); Viaggiatori stranieri e grandi italiani in provincia di Pavia (1995); Per una guida letteraria della provincia di Pavia (2005). Relazioni nei volumi: Autonomia, cultura, lingua sarda nell’Italia del federalismo, nell’Europa delle Regioni (1996); Il nuraghe nel villaggio globale. Emigrazione e informazione. Solidarietà e rappresentanza degli interessi della Sardegna (1997); Dibattito sull’attualità di Antonio Gramsci (1998); Il pensiero permanente. Gramsci, oltre il suo tempo (1999); I sardi nel mondo: una risorsa per la Sardegna. Atti del secondo Congresso nazionale della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (1999); Salvatore Farina. La figura e il ruolo a 150 anni dalla nascita (2001); I sardi nel mondo: cultura, identità, partecipazione. Atti del terzo Congresso nazionale della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (2003); Il tesoro del Canonico. Vita, opere e virtù di Giovanni Spano, 1803-1878 (2005), curato con  Salvatore Tola; I sardi nel  mondo: una rete per la conoscenza e l’innovazione. Atti del quarto Congresso nazionale della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (2007); voce Logudoro nel 2° volume E-L del Dizionario Storico-Geografico dei Comuni della Sardegna (2007); alcune voci, tra le quali FASI, in La Grande Enciclopedia della Sardegna uscita in abbinamento al quotidiano "La Nuova Sardegna" (2007). Per il Circolo culturale sardo "Logudoro" di Pavia ha curato gli atti dei convegni: I problemi storici della Sardegna (1986); Autonomia e federalismo nel pensiero politico sardo (1990); Il piano regionale dei trasporti per la Sardegna nel quadro dei programmi nazionale ed europeo: un contributo dei sardi non residenti (1993); Sardegna. Natura e mare da proteggere (1995; con Gesuino Piga); Grazia Deledda a 80 anni dal Premio Nobel per la letteratura (2006; con Gianluca Bavagnoli); Sardegna ed Europa: 50 anni di autonomia (2008; con Gesuino Piga); e i volumi sui primi venti anni di attività del Circolo.

 

CANDELIERE DI PLOAGHE ALL’EUROPARLAMENTARE ORIGINARIA DI ILLORAI

RICONOSCIMENTO PER GIOVANNA CORDA

La discesa dei Candelieri (con la faradda dei Gremi, antiche corporazioni di arti e mestieri) è la festa grande e votiva dei sassaresi per onorare la Vergine Assunta ed assegnare simbolici riconoscimenti ai cittadini emigrati. La Festha Manna o de voto, segno di gratitudine per la miracolosa cessazione della peste in diversi anni (1504, 1514, 1527,1580, 1583? e 1652) e coincidenti con la data del 14 agosto, vede la partecipazione alla "discesa" di nove Gremi: massai, viandanti, picapietre, muratori, ortolani, sarti, calzolai, contadini e falegnami. Secondo la tradizione l’offerta dei ceri fu introdotta a Sassari dai Podestà pisani tra gli anni 1236 – 1294 e soppressi successivamente dai Podestà genovesi, fino alla definitiva riconferma dal Magnifico Magistrato dopo la peste del 1652. Analoghe manifestazioni si svolgono il 14 agosto anche nei comuni di Iglesias, Nulvi e Ploaghe. E proprio in quest’ultimo centro, nell’ambito della festa dei candelieri edizione 2008, patrocinata dal Comitato Canto Sard
o "Antonio Desole", presieduto dallo scrittore e operatore culturale Salvatore Patatu,
Amministrazione comunale e sponsor locali , è stato assegnato il pubblico riconoscimento del "Candeliere Ploaghese" alla parlamentare europea Giovanna Corda, nata a Carbonia da genitori goceanini di Illorai ed eletta nelle liste del Partito Socialista Belga. I candelieri ploaghesi, con alla sommità i simulacri di Gesù Bambino e del patrono San Pietro, hanno una tradizione di oltre cinque secoli e rappresentano i gremi dei pastori ed agricoltori. La motivazione del riconoscimento all’On..Corda è stata evidenziata dal presidente Patatu che, ormai da diversi anni, guida la meritoria associazione attiva nel promuovere il territorio, individuare  personalità sarde di rinomanza internazionale e diffondere il canto a chiterra, in quanto "espressione dei sentimenti e animo dei sardi". E, sottolineiamo noi, per il contributo significativo ed impegno dimostrato nel dare lustro alla Sardegna sia in sede europea che come esperta di nomina regionale nella Consulta per l’Emigrazione, dimostrandosi convinta alfiera degli elementi distintivi identitari custoditi nel patrimonio sardo di cultura, civiltà e tradizioni. Il sindaco Francesco Baule, nell’ufficialità della Sala Consiliare, ha rivolto il saluto dell’intera cittadinanza all’illustre ospite e pronunciato un’approfondita analisi sulla situazione economica e sociale dell’Isola, auspicando sulle possibilità di rapporti collaborativi tra le amministrazioni locali e istituzioni europee. L’europarlamentare ha invece sottolineato il forte legame-impegno per la Sardegna in sede parlamentare a Strasburgo, dimostrato anche in occasione della recente visita della delegazione di parlamentari europei nell’Isola e con la presentazione di diversi emendamenti a sostegno della produzione di latte ovicaprino, e l’estrema necessità di diffusa solidarietà che deve attivarsi verso le nuove emigrazioni e paesi del terzo mondo. E’ seguito un simpatico e significativo scambio di doni e un’incontro conviviale che, nella cornice dell’Osteria I Candelieri, ha permesso di apprezzare e conoscere i genuini frutti del settore agroalimentare locale. La manifestazione serale, tra musica e cerimonia di premiazione, ha raccolto un ampio consenso di pubblico e consolidato l’importante ruolo di attività primaria nella "rete culturale" dell’intero territorio, in quanto ha favorito e messo insieme idee ed energie per un progetto culturale allargato e condiviso. Nell’albo d’oro dei premiati con il prestigioso "Candeliere Ploaghese" figurano Salvatore Mereu, regista di fama internazionale, i calciatori Gigi Riva e Gianfranco Zola, il giornalista e dirigente F.A.S.I. Paolo Pulina e la Fondazione Maria Carta di Siligo.
Cristoforo Puddu   

 

AL CIRCOLO DELLA STAMPA DI MILANO, DISCUSSO IL LIBRO DI PINO ARLACCHI

PERCHE’ NON C’E’ MAFIA IN SARDEGNA

Non c’è Pino Arlacchi al circolo della stampa di Milano e Giovanni Negri che, in qualità di presidente dei giornalisti lombardi fa gli onori del padrone di casa, ci informa che solo una caviglia rotta gli ha impedito di essere presente a questa presentazione del suo libro: "Perché non c’è la mafia in Sardegna", in sottotitolo: "Le radici di una anarchia ordinata". In compenso il tavolo dei relatori è presidiato da un poker di sardi D.O.C., tutti (o quasi) intimamente convinti che Arlacchi avrà magari scritto un bel libro ma che, in quanto calabrese, non può avere colto fino in fondo la specificità del "carattere sardo"e quindi rammaricati di non poterglielo dire in faccia cosa ha tralasciato nella sua analisi socio-antropologica. Lui sarebbe stato comunque un osso duro da rodere: già deputato e senatore della Repubblica, vice presidente della Commissione parlamentare sulla mafia, consigliere del Ministero  dell’interno ha istituito la DIA (Direzione Investigativa Antimafia), dal ’97 è nominato Direttore generale dell’ufficio delle Nazioni Unite che si occupa del controllo del mercato mondiale della droga e la prevenzione del crimine. Ha scritto innumerevoli libri sul tema, tradotti in tutto il mondo, insegnato all’università di Calabria, Firenze, Sassari, New York. Del fenomeno "mafia" sa davvero tutto, il suo lungo soggiornare nella nostra isola gli ha fatto entrare in cuore una malia che ha riversato in questo libro, davvero un atto d’amore neanche tanto nascosto, dichiarato semmai. Lo dice anche Stefano Pira che all’università di Cagliari insegna Scienze Politiche, da buon storico è attento a sottolineare gli architravi teorici che reggono l’argomentare di Arlacchi sulla non mafiosità della società sarda in generale e barbaricina in particolare. Il senso dell’onore individuale e della vendetta e l’amministrazione della giustizia che non veniva mai delegata a una superiore autorità, statuale o comunale che fosse. I sardi, dice lui, non sono mai stati disarmati. Al tempo in cui la vera regina di Sardegna era la malaria, per sette, otto mesi all’anno le truppe del regnante di turno non si potevano muovere dai capoluoghi, dalle città. Figurarsi quindi se avrebbero potuto eseguire una costante presenza capillare sul territorio interno. E durò più di mille anni il tentativo di impadronirsi della Sardegna da parte dell’Islam, i cui attacchi tennero le popolazioni isolane in uno stato di costante allarme.  Da qui il patto sociale che teneva assieme le comunità sarde, fatte di piccoli numeri, per secoli la Sardegna fu abitata da non più di trecentomila persone, che avevano trovato nel codice barbaricino della vendetta quel deterrente forte che avrebbe impedito una guerra di tutti contro tutti, in assenza di un’autorità superiore che avesse il monopolio della forza, in assenza non tanto di uno Stato forte, ma di uno Stato in quanto tale. Tanto il professor Pira è cattedratico e meticoloso tanto l’avvocato Giannino Guiso lascia che la sua verve di nuorese fiero di esserlo prevarichi ogni razionalità e dubbio sistemico. Un protagonista a tutto tondo della storia politica italiana e anche di quella giudiziaria, difensore di Renato Curcio, da sempre amico intimo di Bettino Craxi, membro autorevole del lo scomparso PSI, Guiso si lancia in una serie di affermazioni apodittiche che paiono dettate più dalla sua "pancia" che dall’intelletto. Al diavolo le fonti storiche, le ricerche sociologiche:"la società di "noi pastori" è resistente", "la vendetta è pur sempre un nucleo del diritto, che ha anche delle regole. Esercitata anche a freddo, l’offesa va lavata col sangue". "Vendetta nasce quando non c’è carcere, che vede la luce appena 250 anni fa". Si dilunga sui vari "predatori" che si sono succeduti in Sardegna:"
I peggiori furono i Savoia, Umberto II fece fuori 3 milioni di alberi, e poi feudalesimo rapace, tasse sul macinato, tasse per il danno che i topi facevano ai granai. I "partigiani" che sgozzavano i gabellieri temprarono il carattere dei sardi". Rimarca che il libro lasci sotto traccia il
ruolo politico primario che riveste la donna sarda, che è il capo effettivo del nucleo familiare. Nel libro "mancano le quote rosa". E poi vi è scritto che certe liti si ricomponevano nei matrimoni: "Non ci credo! Non è vero! La donna sarda ha sempre scelto di testa sua chi sposare, nessuno poteva imporle il matrimonio!". E ancora: "Perché non c’è la vipera, e la mafia, in Sardegna? Perché le respinge il territorio!".Insomma la società mafiosa è una società violenta e ci vogliono i soggetti che accettino questa sopraffazione, questa servitù volontaria, in Sardegna non ce ne sono ergo Arlacchi, col suo libro, ha scoperto l’acqua calda. Anche il generale Malu, che è di Aggius ma, ci tiene a sottolinearlo, ha un nonno nuorese, ritiene che il libro taccia colpevolmente sul ruolo che la donna svolge nella società sarda:"sono loro che conducono le danze nel nuorese".  Lui è stato ufficiale dei carabinieri  in Sardegna per oltre trenta anni e racconta qui alcuni episodi che lo hanno visto protagonista di incontri singolari coi banditi sardi di ogni tipo. Ricalca le opinioni di Guiso sui sardi che rifiutano da sempre la legge dei conquistatori, perché "noi avevamo le nostre leggi". Tocca a Tonino Mulas, che è di Dorgali e presiede la miriade di circoli sardi del mondo,ricordare agli astanti che la Sardegna descritta nel libro di Arlacchi non è quella di oggi. Che la società sarda di "noi pastori"è individualista e che da questo individualismo del "re pastore" (solu che fera) deriva anche l’invidia, la mancanza di capacità di intrapresa . Bene a questo punto occorre che anche il vostro cronista dica la sua su questo libro in cui vengono fatti "parlare" gli intellettuali che più hanno contribuito a spiegare alcune peculiarità che sono solo dei sardi: Lilliu, Gramsci, ma sopratutti Antonio Pigliaru, nato a Orune e professore a Sassari con i suoi scritti ( il più famoso:"La vendetta barbaricina  come ordinamento giuridico"). E’ con loro che dialoga Pino Arlacchi nell’esporre le sue tesi, ascoltando Lilliu quando dice che "la vocazione "comunistica" della terra è restata nel fondo della cultura antropologica  delle masse rurali sarde". Ed allora è anche per questo che "La Sardegna, scrive Arlacchi, è l’unica regione dell’Europa e una delle pochissime del mondo dove il grande scontro tra i diritti aristocratico-borghesi di proprietà e le tradizioni collettiviste dei contadini e dei pastori non si è risolta a favore dei primi (pag.33). E ancora :"La cultura tradizionale sarda è eminentemente antidispotica, antieroica e anticarismatica" (pag.77).  Splendido microscopio che mette in rilievo ogni piega della società sarda prima che la modernità si insinuasse in lei come l’acqua nel mattone, sgretolandolo poco a poco, il libro di Arlacchi sfata tanti luoghi comuni sul presunto alto indice di criminalità dei sardi. E’ da leggere e da far leggere. E a proposito di luoghi comuni, quelli che vogliono i sardi di barbagia più "balenti" degli altri isolani: la mafia in Sardegna non è attecchita né a Nuoro né a Cagliari, né in Ogliastra né in Campidano. Meditate gente.
Sergio Portas

IMPORTANTE PREMIO LETTERARIO ALLA POETESSA ANTONELLA ANEDDA

TRIESTE: SCRITTURA DI FRONTIERA

L’importante concorso letterario internazionale " Trieste Scritture di Frontiera" con l’attenta regia della sua Presidente Anna Rina Rusconi, ha virato quest’anno verso la Sardegna andando a scandagliare nel panorama letterario per cercare le novità d’eccellenza in questo campo. Una esperta e competente giuria ha deciso di assegnare il primo premio per la poesia, alla poetessa e saggista d’origine sarda Antonella Anedda, un intellettuale  di livello europeo per "…la non comune duttilità di un verso che sa oltrepassare la prosa inglobandola, all’efficacia di un equilibrio linguistico che consente ad Antonella Anedda soluzioni espressive sempre improntate a una sobria energia e all’impeccabilità del gusto". Il premio, attribuito con la collaborazione del Circolo di Trieste dell’Associazione Regionale dei Circoli Sardi del Friuli Venezia Giulia, le è stato assegnato per la recente pubblicazione presso la prestigiosa collana "Lo specchio" di Mondadori del volume di poesie "Dal balcone del corpo". Antonella Anedda (Anedda-Angioy) è nata a Roma, si è laureata in storia dell’arte moderna ed ora insegna lingua francese presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Arezzo, dove si occupa di mediazione linguistica. Vive tra Roma e la Sardegna in quanto i suoi genitori sono originari dell’Isola. La poetessa ha dato alle stampe anche  le seguenti sillogi poetiche: «Residenze invernali» (Crocetti Editore, Milano, 1992), «Notti di pace occidentale» (Donzelli editore, Roma, 1999) – che si è aggiudicata nel 2000 il "Premio Montale" – e «Il catalogo della gioia» (Donzelli editore, Roma, 2003). Il resto della sua produzione è costituito non solo dal volume di traduzioni e variazioni «Nomi distanti» (Edizioni Empirìa, Roma, 1998), ma anche da tre raccolte di saggi o prose liriche: «Cosa sono gli anni» (Fazi Editore, Roma, 1997), «La luce delle cose. Immagini e parole nella notte» (Feltrinelli, Milano, 2000) e «Tre stazioni» (LietoColle, Faloppio, 2003). Ha collaborato alle riviste «Poesia» (Crocetti Editore) e «Nuovi Argomenti» (Mondadori). Esperta di lingua francese, ha curato la traduzione dei testi di Saint-John Perse e Jaccottet. Il riconoscimento è stato consegnato dal Vicepresidente dell’Associazione dei Sardi di Trieste al quale la scrittrice ha voluto evidenziare il profondo affetto che Lei nutre nei confronti della sua terra di origine, sottolineando con orgoglio la sua discendenza da Giovanni Maria Angioy di Bono (SS), considerato un eroe nazionale della Sardegna, il quale guidò i moti rivoluzionari sardi (17941796) contro i privilegi feudali ancora esistenti nell’isola. Oltre ad Antonella Anedda, tra i premiati di quest’anno nel concorso letterario  figuravano: lo scrittore sloveno-triestino Boris Pahor, acclamato a livello internazionale e più volte candidato al Nobel; il giornalista e scrittore triestino Pietro Spirito, autore di vari ed apprezzati volumi e già finalista al Premio Strega; la regista e sceneggiatrice napoletana Laura Angiulli; il poeta e letterato Diego Bastianutti, esule italiano da Fiume e residente in Canada; il poeta genovese Massimo Dagnino; il poeta, traduttore e filologo serbo residente a Zagabria Sinan Gud?ević; il saggista, poeta e traduttore Giacomo Scotti, uno degli intellettuali di punta della comunità italiana di Fiume, in Croazia; e dalla Slovenia la poetessa Maja Vidmar, al suo esordio in Italia ma già affermata nel centro Europa. La giuria internazionale era  composta da noti scrittori, poeti, critici e saggisti (Enzo Bettiza, Cristina Benussi, Maurizio Cucchi, Renzo Crivelli, Giuliana Dalla Fior, Luciano Erba, Silvio Ferrari, Claudio Grisancich, Elvio Guagnini, Gilda Kramarsich, Claudio Magris, Mariastella Malafronte, Claudio H. Martelli, Predrag Matvejevic, Juan Octavio Prenz, Rina Anna Rusconi, Fulvio Salimbeni, Mary Barbara Tolusso, Patrizia Vascotto, Erika Mattea Vida, Gianmario Villalta, Irene Visintini). Da sottolineare anche, l’assegnazione di una menzione speciale allo scrittore Veneziano Sandro Manoni autore del libro "L’isola delle lusinghe", un bellissimo libro ambientato in Sardegna che merita di essere letto e conosciuto da tutti i Sardi. Angelo Correli

 

L’IMPEGNO STRAORDINARIO NELLA SOLIDARIETA’ DEL CIRCOLO "DELEDDA" DI PISA

PER FABIO MURONI… MA NON SOLO

Ho il piacere di informarvi che l’Associazione Culturale Sarda "Grazia Deledda" di Pisa, durante la sua X Festa della Sardegna, ha organizzato una raccolta fondi a favore del piccolo Fabio. La raccolta è stata eseguita dagli adolescenti Isabella e Filippo che, assistiti da soci adulti, hanno informato i visitatori che hanno risposto con generosità. Alla fine dei dieci giorni di Festa abbiamo raggiunto 4200 euro circa che sono stati interamente versati. A Isabella e Filippo va il nostro sincero encomio per l’opera svolta e al piccolo Fabio un grosso abbraccio. Colgo l’occasione per ricordare che la nostra campagna di solidarietà, che realizziamo in gran parte con il nostro calendario della solidarietà, quest’anno vede tra i beneficiari la Missione Salesiana di Corumbà (Mato Grosso), la struttura sanitaria di Nkuè (Guinea Equatoriale), la Missione Salesiana in Congo. lo scorso anno abbiamo realizzato un progetto di sviluppo ovvero un pozzo d’acqua in Burkina Faso. Un cordiale saluto. Giovanni Deias

 

RIFLESSIONI DAL CIRCOLO "MARIA CARTA" DI BERGAMO

SIAMO TUTTI CLANDESTINI

Con l’estate ormai in archivio, si è conclusa anche la pausa per il circolo "Maria Carta" di Bergamo. Dopo una fase che non è stata soltanto di riposo ma anche di riflessione, di nuova progettazione, per preparare al meglio le iniziative che caratterizzeranno la fine del 2008. La prima parte dell’anno se n’è andata nel completamento dello sforzo che nel 2007 ci ha visto protagonisti di iniziative che sono andate ben al di là della semplice vita sociale ed hanno coinvolto, con il Convegno di Storia della Medicina e con la Mostra delle Cere anatomiche del Susini, la comunità bergamasca andando anche oltre i confini della città. Ha fatto seguito il rinnovo degli organismi dirigenti e l’elaborazione di nuovi e più articolati contenuti, che dovranno ancor più motivare e specificare l’impegno per il quale opera una associazione come lo è un Circolo Culturale Sardo fuori dalla Sardegna. Il dibattito aperto durante la conferenza internazionale dell’emigrazione di fine aprile a Cagliari ha offerto numerosi spunti per cercare di capire quale può essere il ruolo di organizzazioni che non hanno pari in nessun’altra comunità, non soltanto nell’ambito delle regioni italiane, ma neppure nelle diverse etnie sparse per il mondo. Certamente il ruolo non è più quello che spingeva negli anni 60 i sardi migranti ad organizzarsi in associazioni per creare dei punti di riferimento per chi, con sforzi che dovevano essere terribili a sentire i racconti di chi c’era, cercava in terre spesso ostili e chiuse per lingua e consuetudini di disegnare un futuro più dignitoso. Quei racconti costituiscono la fonte prima di una memoria storica alla quale sarebbe utile ritornare oggi che, se le cose vanno meglio perché quelle generazioni col loro sacrificio e col loro lavoro hanno costruito ben altre condizioni e ben altre possibilità, non si può certo dire che siano state risolte le contraddizioni e le insolvenze di una terra che continua a produrre emigrati, oggi spesso capaci e richiesti più per le loro intelligenze che per l’abilità delle loro mani. Intendiamoci: allontanarsi dalla Sardegna e viverne fuori per un certo tempo non può essere che utile. Sia per la persona che va e che può misurarsi con altre culture, avendo in tal modo la possibilità di crescere sotto molti punti di vista, da quello sociale, a quello economico, a quello psicologico. Sia per la comunità d’origine, proprio per q
uel senso di appartenenza che ci caratterizza e che, nel bene e nel male, ci identifica come sardi. Perché proprio il confronto e l’incontro con altre culture sta alla base di un riconoscimento della propria identità e di un’esistenza possibile in quanto figli ed espressione di una cultura millenaria. Esistenza che può finalmente
essere vissuta con la dignità e la fierezza di chi può camminare a testa alta. Queste riflessioni non possono non collegarsi alle paure alimentate ad arte nei confronti "de cussa povera zente", direbbero le nostre madri, di quei tanti disgraziati che fuggono dalla disperazione della loro terra per incontrare spesso una disperazione più grande. Quando ci assale il terrore di questi "nuovi barbari" che dicono stiano invadendoci (una volta ad invaderci erano i marziani, ma poi abbiamo scoperto che quella era fantascienza), dovremmo pensare ai bambini che muoiono nei barconi e vengono gettati in mare, dei quali dovremmo avere paura. E, per similitudine, ai "barconi" della Tirrenia che negli anni hanno trasportato migliaia di sardi lontani dalla loro terra. Come i "clandestini" di oggi. Alla luce di tutto questo assume un grandissimo significato simbolico il Premio "Maria Carta" assegnato al circolo di Charleroi in Belgio, dove conoscono bene il senso della discriminazione e della emarginazione.  
Gavino Maieli

 

LA MOSTRA ITINERANTE ORGANIZZATA DAL CIRCOLO "SARDEGNA" DI MONZA

IL MURALISMO IN LOMBARDIA E IN SARDEGNA

Tante presenze per l’inaugurazione della mostra sui 70 murales sardi e lombardi inaugurata il 2 settembre nella sala mostre della biblioteca di Brugherio (MI). Erano presenti il dottor Gigi Ponti, Assessore dalla Provincia di Milano, il Sindaco di Brugherio, dottor Carlo Gifronti, l’Assessore alla Cultura, dottor Mariani. Hanno tutti ringraziato il Circolo Sardegna per la bella iniziativa di alto livello culturale. La Mostra gode del Patrocinio della Regione Lombardia, della Regione Sardegna, della Provincia di Milano,della Provincia dell’Ogliastra e dei Comuni di Barisardo, Nova Milanese, Concorezzo e Brugherio. Domenica 14 settembre è stata inaugurata in Ogliastra a Barisardo, nella Sala Mostre Parrocchiale. L’iniziativa Culturale è svolta nell’ambito della decennale attività che il circolo "Sardegna" svolge, in Brianza e in Sardegna, per sensibilizzare la Cittadinanza e le Istituzioni alla Tutela delle Tradizioni Popolari, dell’Arte della lingua locale, dei dialetti e dei Gruppi Folk Regionali. La Mostra itinerante dei Murales,dopo essere stata esposta con grande successo a Nova Milanese e a Concorezzo, verrà poi esposta a Vimercate (MI) dal 10 al 12 Ottobre, nell’ambito di tre giornate di Amicizia Brianza Sardegna, poi a Monza nel mese di Novembre e a Vedano al Lambro nel mese di Maggio 2009. Anche a Vedano ci sarà una grande Festa, la Mostra degli Antichi Mestieri, i Balli Sardi e i Balli Brianzoli. In Lombardia l’Arte del Muralismo è abbastanza diffusa. Numerosi sono i Paesi con i muri dipinti: Marchirolo (VA), Calcio (BG), Boarezzo (VA), Arcumeggia (VA), S.Marco (SO). L’arte del Muralismo nell’Isola dei Nuraghi e del Mare Smeraldo è molto diffusa. Il Primo Murales fu dipinto da Pinuccio Sciola a San Sperate nel 1968. Il primo Murales di Orgosolo, invece fu dipinto da un Collettivo Studentesco Milanese nel 1969. Salvatore Carta 

 

DA UNA FAMIGLIA PAVESE, SI CHIAMAVA PICCOLOMINI

CRISTOFORO COLOMBO ERA NATO IN SARDEGNA?

La notizia storica che Cristoforo Colombo "estudió en Pavia" è ritenuta veridica da due pubblicazioni apparse nel 1992 (a 500 anni dalla scoperta dell’America): la prima è la ristampa anastatica dell’opuscolo di Luigi Ponzio, "Cristoforo Colombo a Pavia. Note storico-critiche e poesie raccolte per l’inaugurazione del monumento, 4 giugno 1882"; l’altra è il volume "Colombo a Pavia" di Luigi Bonandrini (autore in seguito anche  di "Colombo: una storia senza fine", 2002). Ma non esiste, tra gli specialisti, solo la querelle storica relativa agli studi pavesi di Colombo. Due temi hanno appassionato nei secoli i ricercatori: l’identificazione del luogo di nascita (in Spagna o in Italia?)  e di sepoltura  (a Siviglia, a Santo Domingo o a Cuba?) del grande navigatore. A Pavia questi temi sono stati oggetto recentemente  di approfondita  discussione anche in rapporto alla presenza delle presunte ceneri di Colombo (arrivate da Santo Domingo) in un’urna conservata presso la Biblioteca Universitaria. Nel 2006 un Convegno nazionale indagò tutti questi aspetti controversi. Nel 2007 Natalia Lugli, biologa vogherese, presentò una relazione (tratta dalla sua tesi di laurea)  intitolata "Dal DNA la verità su Cristoforo Colombo" tesa a dimostrare  scientificamente l’origine lombarda del cognome Colombo. Con il volume di oltre 350 pagine intitolato "Christoval Colón más grande que la legenda" ("Cristoforo Colón più grande della leggenda"), uscito nel novembre 2007, presso Amares di Saragozza, e non ancora tradotto in italiano, la spagnola Marisa Azuara ha agitato le acque del mare magnum delle ricerche colombiane. Colombo "estudió en Pavia" secondo quanto ha scritto don Fernando, figlio secondogenito dell’Ammiraglio e di Beatrice Enriquez de Arana. Per la Azuara  l’affermazione è plausibile ("tiene
visos de ser certa"): "Christoval de Sena ebbe così occasione di assistere alle lezioni magistrali che Regiomontano e i principali umanisti dell’epoca (invitati da Rodolfo Agricola) impartivano nelle aule dell’Università di Pavia, quando accompagnava il proprio zio, Enea Piccolomini [cioè Papa Pio II]. Questi visitava assiduamente il suo amico Bartolomeo Visconti e il proprio nipote, arcivescovo della città, Iacopo Ammannati Piccolomini. Questa circostanza è confermata dalla presenza del sigillo di papa Pio II nelle stanze del castello Roccabianca di Pavia [sic! in realtà: Parma], una delle numerose residenze che i Visconti avevano nella regione".
De Sena (di Siena), Piccolomini: da dove saltano fuori questi cognomi per il nostro immortale Christoval? Scrive la Azuara: "Verificando negli archivi araldici italiani l’origine della famiglia dei Piccolomini, si conferma che questo casato patrizio della Toscana si unì in matrimonio da tempi immemorabili con membri della famiglia Colombini (ramo del casato dei Colombo di Cuccaro, Monferrato, residente a Siena; entrambi i rami a loro volta provenivano dal tronco della Casa Rossi di Parma), ragion per cui i suoi discendenti li si conosceva indistintamente come Piccolomini o Colombini di Siena. Tanto i Piccolomini come i Colombini erano originari del Pavese, regione di Pavia che confina con Tortona, Cuneo e i domini dei Doria". In estrema sintesi: la studiosa spagnola è certa che Colón era italiano ma è convinta  – e la notizia  naturalmente ha destato scalpore  presso i sardi –  che egli era nato in Sardegna e non a Genova. Per la Azuara Christoval Colón era lo pseudonimo di un nobile sardo dei Piccolomini: Colón deriverebbe dall’eliminazione di una sillaba all’inizio e alla fine del cognome [Pic]colomi[ni]. Con questa operazione di "limatura" si volle dare origine a una nuova stirpe che cancellasse l’accusa di fellonia e di lesa maestà che pesava sulla famiglia dopo che un antenato si era ribellato contro il re di Aragona. Cristoforo, figlio di Salvatore da Siena Piccolomini (grande Ammiraglio di Sardegna) e di Isabella Alagon di Arborea, sarebbe nato  nel 1436 (e non nel 1451!) nel castello di Sanluri (a metà strada fra Oristano e Cagliari) e avrebbe trascorso la giovinezza tra Oristano, Tortolì e Castelsardo a studiare le scienze e la nautica. L’origine aragonese della madre dovrebbe essere la prova che la Corona d’Aragona  giocò un ruolo importante nella scoperta dell’America. Il Circolo sardo "Logudoro" ha intenzione di invitare a Pavia  la studiosa spagnola per permettere a lei  di esporre le sue tesi controcorrente e per offrire ai pavesi la possibilità di discuterle.
Paolo Pulina

 

ORGANIZZATO DAL CIRCOLO "SU NURAGHE" DI FIORANO MODENESE PER IL PROGETTO BRINC@

I "BAGAMUNDOS" FRA FERRARA E MODENA

Si è conclusa l’avventura dei "Boghes de Bagamundos" al Buskers Festival di Ferrara. La band per 4 giorni, grazie all’interessamento del circolo "Su Nuraghe" di Fiorano Modenese, ha rappresentato la Sardegna nella rassegna internazionale del Musicista della Strada che si tiene ogni anno nella città degli Estensi. Il gruppo ha partecipato all’iniziativa in Emilia grazie al Progetto Brinc@ dei giovani sardi emigrati della FASI, che promuove la musica sarda oltre Tirreno. Il mini toru si è concluso con la partecipazione alla Festa dell’Unità di Modena. Per giorni i "Boghes de Bagamundos" si sono esibiti nelle strade di Ferrara. La città in questa occasione si è trasformata in un palcoscenico a cielo aperto che accoglie da tutto il mondo i maestri e i più curiosi esponenti dell’arte di strada. La band sarda ha proposto al pubblico un’interessante miscela di folk-rock. Il gruppo nasce nel 1999 con l’idea di fondere la cultura tradizionale con la musica pop e rock. Nell’estate 2006 la canzone Normalmente strani estratta da Sinchisadove viene inserita nella compilation di Radio Indipendentzia e sempre nello stesso anno inizia la collaborazione con Arrogalla, musicista elettronico, che porta alla realizzazione di Arrogalla dub Bagamundos, un disco co-prodotto composto da remix e pezzi originali. Dal settembre 2007 il gruppo si è dedicato al ritorno alle origini realizzando un impianto set Buskers per partecipare a manifestazioni legate alla "musica di strada". Attualmente i "Boghes de Bagamundos" sono composti da: Claudio Kalb (voce e basso), Anna Federica Toro (batteria e percussioni), Massimiliano Viani (violino e cori), Andrea Cossu (chitarra e cori) e Claudia Ledda (flauto traverso, tin whistle e cori).

 

UNA LETTERA DAGLI AMICI DEL CIRCOLO "FORZA PARIS" DI MELBOURNE

TESTIMONIANZE "AUSSIE"

Carissimi responsabili della Redazione di  "TOTTUS IN PARI", mi riferisco al servizio di Massimiliano Perlato intitolato "Nella Terra dei Canguri – Speciale i Sardi d’Australia" apparso nella recente edizione numero 212 del cosiddetto "Tottus in Pari", in particolare scusandomi in anticipo per la mia povera grammatica Italiana. Colgo questa occasione per esprimere, nel mio ruolo di Presidente del Circolo Sardo di Melbourne, che ho travato il servizio molto interessante e mi congratulo con Massimiliano, in particolare perché spesso l’Australia chiamata "The Lucky Country" viene dimenticata penso perchè siamo molto lontani. Però e un bellissimo posto dove noi Sardi ci troviamo bene da moltissimi anni e ci diamo molto da fare per promuovere le cose Sarde non solo ai Sardi ma anche al popolo Australiano. Con sincerità devo esprimere il mio stupore nel constatate che nel servizio, viene inclusa una fotografia con rappresentanza del nostro Consultore / Coordinatore e i Presidenti dei due Circoli Sardi di Brisbane. Non si è vista nessuna rappresentanza del Circolo Sardo di Melbourne. Sottolineo che questa osservazione non e motivate da gelosia ma dal fatto che "Nella Terra dei Canguri" ci sono tre città principali cioè Sydney, Melbourne e Brisbane. In queste città esiste la maggior rappresentanza dei Sardi in Australia ed il Circolo S
ardo di Melbourne da moltissimi anni è attivo tra i Sardi e non Sardi, lavorando in armonia con gli altri Circoli ed in particolare collabora strettamente con il Consultore/Coordinatore in un clima di grande stima e
amicizia. Consapevole che anche gli altri Circoli in Australia si danno da molto da fare, e per chi volesse contattarmi, posso relazionarlo sulle attività che svolgiamo: un impegno acclamato ufficialmente dal Consultore/Coordinatore, dalla Regione e da varie autorità Italiane e Australiane; E poi il sito web
www.sardi-melbourne.com – In forma di bozza dove si trova un "link" che si riferisce al nostro "newsletter – Sa Oghe" presentato in Inglese per potere essere letto anche da coloro che non sanno l’Italiano. Noto anche che Massimiliano si riferisce alla nostra amica da lungo tempo, e componente del nostro Direttivo alcuni anni fà, la ben conosciuta Cristina Marras suggerendo che, gia che Cristina rimane molto vicino alla nostra comunità e spesso utilizza le sue ben conosciute capacità professionali per promuovere il nostro Circolo nel media, magari si potrebbe consolidare un rapporto continuo e diretto con Cristina e "Tottus in Pari" per così includere servizi sulle nostre attività di interesse particolare. Concludo incoraggiando tutti coloro coinvolti con "Tottus in Pari" di continuare il buon lavoro. Calorosi Saluti dai "Canguri Sardi" di Melbourne. Paolo Lostia

 

La foto copertina del numero 212 di TOTTUS IN PARI è stata scattata a Cagliari lo scorso aprile, durante la Conferenza Internazionale sull’Emigrazione. In quell’occasione è nato il numero speciale sui sardi d’Australia, e a quell’importante appuntamento voluto dalla Regione Sardegna, ho avuto modo di conoscere gli "inviati" australiani.. referenti dei circoli di Sidney e Brisbane… Mi scuso con gli amici di Melbourne.. ma le porte sono aperte per il futuro per un dialogo che sia importante come contributo alle manifestazioni organizzate dal mondo migratorio sardo. Redazione TOTTUS IN PARI

 

E’ ORISTANESE IL NUOVO RAPPRESENTANTE SPECIALE DELL’UNIONE EUROPEA IN AFGHANISTAN

ETTORE SEQUI, AMBASCIATORE DELL’ONU

L’Ambasciatore d’Italia a Kabul Ettore Sequi è stato nominato dal consiglio dei ministri degli Interni dell’Unione europea, nuovo Rappresentante speciale UE in Afghanistan. La nomina è avvenuta su raccomandazione dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, lo spagnolo Javier Solana. Scadeva infatti il mandato del suo predecessore, lo spagnolo Francesc Vardell. Nell’ottica di coordinare l’attività di ricostruzione del paese asiatico su tutti i fronti, da quello del sistema giudiziario, all’economia, alla governance, Sequi sarà affiancato dall’alto rappresentante civile dell’Onu e da quello della Nato. "Oltre che un riconoscimento alla professionalità e all’eccellente lavoro svolto dall’ambasciatore Sequi", ha osservato in una nota della Farnesina il ministro Frattini, "la sua nomina costituisce un’ulteriore conferma dell’apprezzamento che la comunita’ internazionale riserva al ruolo svolto dal nostro Paese per la stabilizzazione, il consolidamento democratico e lo sviluppo socio-economico dell’Afghanistan". Il ruolo che ricoprirà Sequi sarà quello di assicurare il sostegno dell’Unione alle istituzioni afghane, lavorando in stretto coordinamento con gli altri attori internazionali. La nomina di Sequi, prosegue la nota, si unisce a quella avvenuta di un altro diplomatico italiano, Fernando Gentilini a ”Senior Civilian Representative” della NATO in Afghanistan.

 

IL MENSILE "L’ECO DEL BELGIO" FESTEGGIA I 20 ANNI

NUMERO SPECIALE CON BIOGRAFIE

L’ECO DEL BELGIO, mensile d’informazione degli italiani in Belgio, diretto da Rosario Nocera, festeggia il 20° anniversario di pubblicazione con un numero speciale dedicato a 12 personalità e personaggi che hanno onorato l’Italia in terra belga per impegno professionale ed aver contribuito significativamente a creare benessere economico e sviluppo sociale nel segno dell’integrazione multiculturale. La scheda biografica di apertura, che inaugura anche un ben documentato percorso di immagini, è di diritto e per importanza dedicata a Paola Ruffo di Calabria Regina dei Belgi; donna apprezzata per i tratti distintivi "del suo carattere e della sua cultura di origine italiana", di cui conserva e trasmette "i valori umani, etici, tradizionali ai quali essa crede". La Regina rivolge particolare attenzione agli avvenimenti artistici, sostiene le attività professionali di carattere artigianale e segue con benevolenza ed interesse il mondo giovanile, l’emigrazione e gli operai. Seguono le ampie citazioni biografiche sul cantante Salvatore Adamo, che scopriamo poeta, paroliere, musicista e scrittore di romanzi, di Elio Di Rupo, ministro e leader politico socialista, e il ministro Maria Arena. E ancora, gli artisti Franco Dragone, Francesco Barracato (Frederic Francois), Claudio Barzotti e Sandra Caldarone (Sandra Kim); gli sportivi Vincenzo Scifo, calciatore noto in Italia per aver militato nelle squadre dell’Inter e Torino, Pino Cerami, ciclista protagonista di  varie classiche tappe belghe e Tour, e l’industriale Calogero Scaletta. Il percorso biografico  di esemplari storie di emigrazione iniziato con la Regina Paola si conclude con l’ultimo, in ordine di tempo, fiore pregiato del giardino italiano e sardo in Belgio: l’europarlamentare di origine isolana Giovanna Corda, attuale vicepresidente della Commissione europea per i rapporti con l’Asia del Sud Est e componente di quella per l’Agricoltura e Sviluppo rurale; pur considerandosi, a pieno titolo, "cittadina del mondo" e i molteplici doveri di carattere politico, non trascura gli impegni assunti con la Regione Sarda, e con il mondo de su disterru, come consulente nella Consulta Emigrazione. L’omaggio e ricordo operato dal mensile, va comunq
ue allargato alle tante migliaia di minatori emigrati, negli anni ’50 e ’60, che con il loro sacrificio e dignitoso lavoro hanno creato un nuovo Belgio e dato possibilità di riscatto per figli e nipoti.
Cristoforo Puddu                                                                 

 

LA QUARTA EDIZIONE NEL SEGNO DEGLI ELEMENTI

NOTTE BIANCA DEDICATA A MERU’

Con la quarta edizione della Notte bianca nuorese, nel segno degli elementi: "Aria, terra, acqua, fuoco", si è dato anche il via al tradizionale appuntamento della Sagra del Redentore che, continuativamente dal 1901, rappresenta la magia dei colori della tradizione sarda e occasione, secondo le parole del Vescovo di Nuoro Pietro Meloni, "per elevare a Dio un’ardente preghiera e vivere in un’atmosfera di gioiosa fraternità" la nostra  collettiva "olimpiade di fede". La Notte bianca, inaugurata dal sindaco e dall’assessore alla Cultura Teresa Pintori, ha riservato la sorpresa di una dedica e ricordo dell’artista dorgalese Merù: gioielliere creativo, di recente scomparso a Milano. Nello spazio espositivo del Centro Polivalente barbaricino sono stati messi in mostra diversi e significativi gioielli di Merù, realizzati nel laboratorio milanese dove aveva operato fin da giovanissimo con grande successo e stima. Lo spazio è stato ulteriormente "impreziosito" dall’esposizione di una serie di foto del fratello Angelo Mereu, noto fotografo che vive e lavora  a Milano.

Cristoforo Puddu

 

AEROPORTI: GRANDI NUMERI PER CAGLIARI ELMAS E ALGHERO FERTILIA

UN 2008 DA RECORD

Doveva essere l’estate della crisi, quella delle presenze in calo. Tutto ipotizzato dalle previsioni delle associazioni degli albergatori sui dati di giugno e luglio. Invece leggi i dati sui passeggeri in transito negli aeroporti sardi e scopri che Cagliari e Alghero battono tutti i record agostani, con percentuali superiori anche rispetto agli anni scorsi. Segno che nei cieli isolani volano i turisti, eccome. Prendiamo Cagliari, a esempio. Oltre 342mila passeggeri in transito a Elmas nel mese che segna il culmine dell’estate, con più di 16mila viaggiatori in una sola giornata, il 23 agosto: l’incremento, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è di nove punti percentuali e mezzo. La quota dei 300mila viene superata per il terzo mese consecutivo: secondo i numeri in mano alla Sogaer, la società di gestione del "Mameli", è un vero e proprio primato. Vale solo per l’estate? No, anzi: nei primi otto mesi dell’anno, da gennaio al 31 agosto, l’incremento è stato del 14% con picchi a marzo, febbraio e maggio. In numeri assoluti fanno due milioni e 18mila passeggeri, poltrona più poltrona meno: «Quest’anno», dice il presidente Sogaer Vincenzo Mareddu, «prevediamo di andare oltre i due milioni 900mila passeggeri». Vince il low cost, c’è poco da dire: poco meno del 35% in più sulle tratte internazionali, quasi 12 punti in più dagli scali nazionali. Il trend si inverte ad Alghero, dove sono cresciuti del 37% i collegamenti nazionali: gli oltre 181mila passeggeri partiti o atterrati a Fertilia nel solo mese di agosto fanno segnare per lo scalo catalano il record storico. Regina della piccola Barcellona si conferma la compagnia irlandese RyanAir, che ha trasportato più di 104mila passeggeri: il 40% in più dello stesso periodo dell’anno scorso, soprattutto su Pisa, Bergamo e Ciampino, collegamento ripristinato proprio ad agosto. Con Volareweb, che vola da Alghero a Milano Malpensa, i vettori a basso costo hanno trasportato un quarto dei passeggeri dell’aeroporto. Positivo anche il dato della continuità territoriale, che registra un incremento del 7%, in particolare per la rotta Alghero-Torino. Il numero complessivo dei movimenti aerei è cresciuto del 4%. Il continuo trend positivo dello scalo catalano è ancora più evidente se confrontato all’agosto di dieci anni fa: nello stesso periodo il traffico registrato superava di poco quota 92mila passeggeri, quasi la metà dell’anno in corso.

 

SARDEGNA: ALBERGHI IN AFFANNO, BOOM DELLE SECONDE CASE

COME SI MUOVE IL TURISMO

La Sardegna è al primo posto della classifica nazionale relativa alle richieste d’affitto di case per le vacanza. Con una domanda più che raddoppiata rispetto allo scorso anno, la classifica nazionale vede l’isola scalzare la Toscana titolare del primato l’anno scorso. Nell’ambito della classifica italiana province, Olbia è quarta preceduta da Grosseto, Latina e Lecce che, a sorpresa, ha conquistato la prima posizione. In Sardegna, Olbia è la provincia che ha ricevuto il maggior numero di richieste d’affitto, seguita a ruota da Cagliari e Sassari, che hanno visto quasi triplicare le richieste rispetto allo scorso anno. Rallenta invece il turismo alberghiero nell’isola. Lo sostiene la Confesercenti regionale che, nel Rapporto sull’andamento del flusso dei vacanzieri nell’isola, ha ipotizzato uno scenario in chiaroscuro per il 2008. Rispetto allo scorso anno un terzo degli operatori del comparto alberghiero, compresi titolari di campeggi, residence, villaggi turistici e case vacanze, ha visto una stagione in calo rispetto alla aspettative, con difficoltà a coprire i costi e con clienti sempre meno propensi alla spesa durante la ferie. La delusione degli ope
ratori è avvertita, in particolare, nelle province di Nuoro, Ogliastra, del Sulcis-Iglesiente e di Sassari nelle quali, oltre il 40% del campione, afferma di attraversare una stagione turistica "decisamente negativa". Anche dall’analisi dei flussi turistici, elaborati dal Centro studi e ricerche della Confesercenti, emerge una flessione delle presenze soprattutto nelle province di Cagliari, Sassari e Olbia-Tempio. Il calo riguarda i turisti italiani in zone marino-balneari nelle quali si concentra la maggior parte degli arrivi ma anche degli operatori
alberghieri intervistati e questo significa che, se in quei territori si registra una diminuzione di turisti, è facile intuire che il calo di presenze sia pesante su tutto il territorio isolano. Riguardo, invece, gli ospiti stranieri, i tedeschi (il 43% della componente estera) confermano il loro gradimento per la Sardegna scegliendola come meta di vacanze nei mesi estivi. Anche gli inglesi manifestano una discreta a trascorrere le ferie nell’isola, soprattutto nelle province di Cagliari e Sassari, mentre ancora pochi sono francesi e svizzeri e del tutto scomparsi gli americani. L’indagine della Confesercenti ha rilevato inoltre una battuta d’arresto nella propensione alla spesa del turista, che si mostra sempre meno disposto a sborsare per gli extra o per l’acquisto di souvenir. Confermata, inoltre, la tendenza a trascorrere nell’isola la "canonica" settimana di ferie, con una permanenza che non supera i 7 giorni, tranne ad agosto, quando, spesso, il vacanziere si trattiene anche 10 giorni. Comunque l’andamento delle prenotazioni, almeno per agosto e settembre, ha subito solo una lieve frenata rispetto allo stesso periodo del 2007. Molti sono però ancora gli operatori che lamentano la tendenza delle vacanze "last minute". Il mercato delle vacanze nell’isola è monopolizzato dalle seconde case. A fronte, infatti, di 10 milioni e mezzo di presenze ufficiali, sarebbero il doppio i turisti che trascorrono le vacanze in Sardegna preferendo affittare una casa privata.

 

ALLA CINA MANCA L’ORO DELLA TOLLERANZA

L’OCCASIONE PERSA

E’ calato il sipario sulla vetrina olimpica e la Cina ha cominciato a ritrovare il suo volto abituale. E lentamente la finzione – una splendida finzione – ha sfumato i colori ed è tornata la realtà quotidiana. I migranti, il traffico, i venditori ambulanti. Una Pechino normale, non virtuale. La Cina si era ripromessa di trasmettere, attraverso i Giochi Olimpici, l’immagine di un Paese forte, unito, aperto, moderno. E aveva scelto di farlo cancellando dalle strade i segni rimasti delle sue difficoltà. Col risultato di regalare uno spettacolo bello, entusiasmante ed efficiente. E’ stata un’operazione di marketing, a uso interno ed esterno, molto ben riuscita. Legittima e comprensibile. La Cina voleva rafforzare il suo orgoglioso spirito di Patria e ha centrato l’obiettivo. Dietro alle 100 medaglie conquistate ci sono la passione e la partecipazione di un popolo intero che si è stretto attorno ai simboli delle vittorie costruite con intelligenza e tenacia. Il sorpasso sugli USA ha un significato profondo per un miliardo e 300 milioni di persone. La Cina voleva soprattutto lanciare al mondo intero un messaggio sulla sua epocale svolta economica e contemporaneamente rassicurarlo che il passato se ne è andato per sempre. Una Cina all’altezza dei numeri che la sua accelerazione ha prodotto. Nessuna sbavatura. La Cina si è fatta fotografare per ciò che è: un’economia che ha strappato dalla miseria alcune centinaia di milioni di persone e si prepara nei prossimi 30 o 40 anni a scalare la vetta del pianeta. Ma i numeri si sa, da solo non servono a rendere conto delle immense ambiguità che nascondono. Il dubbio resta: la Cina è quella che solo un anno fa dichiarava la sua fede alla "dittatura del proletariato" o quella di oggi, dei Giochi superorganizzati e supertecnologici, della allegra ed emozionante chiusura? Il "marketing olimpico" non ha portato alcun chiarimento. E’ passato sopra una questione importante. Ha cercato di cancellarla. L’Occidente pecca di un vizio grave: pretende di imporre i suoi modelli a una nazione che o li rifiuta o non li conosce. Il metro per giudicare la Cina non può e non deve essere la nostra democrazia parlamentare, estranea alla storia e alla cultura di questo Continente. Però vi sono principi universale che rendono gli uomini uguali e meno diseguali e che, se applicati e rispettati, danno legittimità e autorevolezza alle classi dirigenti della politica e che tolgono la patente di "regime" ai governi. La Cina ha sempre sostenuto, giustamente, che il primo diritto da garantire  in questi 3 decenni di riforme economiche era quello alla vita. Togliere dalla fame un popolo provato e straziato dalla dittatura maoista è stato il primo dei diritti umani da riconoscere e tutelare. La Cina che punta a diventare nel secolo in corso la Prima Potenza dell’economia mondiale, ha le competenze, i mezzi e la spinta per ambire a un risultato del genere. Quindi, quando Pechino si deciderà a compiere un passo, un piccolo passo, per aprire un varco nel muro che imprigiona le libertà di espressione, di fede religiosa, di associazione, di critica? L’Olimpiade sarebbe potuta essere una magnifica occasione. Ma le speranze si sono infrante. E’ davvero paradossale che nemmeno una protesta sia stata autorizzata nei luoghi – tre parchi cittadini – fieramente indicati come teatro legale delle manifestazioni. Un silenzio pesante. Per 20 giorni Pechino ha dato il meglio di sé, nascondendo con grande abilità coreografica, le sue evidenti contraddizioni. Un’immensa, straordinaria, affascinante simulazione. La Cina delle 100 medaglie vinte, alla fine, ha perso la più importante. I tempi erano maturi perché conquistasse anche l’oro della tolleranza nei confronti di chi dissente. Peccato.

Massimiliano Perlato

2 risposte a “Tottus in Pari, 215: Quattro lettere”

  1. A Max e a Valentina

    Grazie per il vostro puntiglioso, infaticabile, ottimo lavoro…

    Una particolare riconoscenza per il n. 215

    da Paolo e Marinella Pulina

    A presto

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