LA TERRA DAL VOLTO PREISTORICO: ORUNE, SCRIGNO DI UN’EREDITA’ NURAGICA UNICA IN SARDEGNA

ph: Orune

di Costanza Loddo

Incastonato nella storica Barbagia di Bitti, Orune è un centro dall’anima pastorale che si svela a venticinque chilometri dalla capitale barbaricina. Questo borgo si arrampica a circa 800 metri di altitudine, protetto dal vento da imponenti cime montuose, e si adagia sull’estremità di un altopiano, da cui sovrasta la vallata del rio Marreri, incastonata tra i rilievi del Gennargentu e il monte Albo. Qui la natura è straordinaria, nata per lasciare senza fiato e accogliere il viandante con suggestive sorprese, celate dalla fitta foschia che le avvolge, come a volerle proteggere: sono quelle che si aprono tra maestosi profili granitici, dove svettano affascinanti formazioni rocciose, sono quelle che si scorgono tra rigogliosi e fitti boschi che avvolgono i contorni di dolci colline e, ancora, sono quelle di misteriose e profonde vallate, scavate dall’acqua che sgorga abbondante nell’area circostante. A Orune, l’acqua è non solo trama ricorrente del paesaggio, ma anche filo conduttore della storia del paese, sfruttata fin dai tempi più remoti dalle antiche genti di Sardegna. Orune, infatti, è una terra dal volto preistorico, scrigno di un notevole patrimonio archeologico, dove i nuragici crearono spettacolari monumenti sacri, dedicati al culto dell’acqua. Simbolo storico del borgo è l’eccezionale tempio a pozzo di “Su Tempiesu”, un vero e proprio gioiello architettonico, unico nel suo genere in Sardegna, e straordinaria eredità della civiltà nuragica. Non solo passato preistorico, però. Questo centro barbaricino è celebre, altresì, per gli antichi saperi e le tradizioni che i suoi abitanti custodiscono intatti da secoli: ad accrescere la fama del borgo vi è una spettacolare arte artigiana che crea magnifici e particolari manufatti in sughero. Orune, inoltre, è anche culla del Canto a Tenore, patrimonio dell’umanità dell’Unesco, e, dunque, passeggiando tra le sue intricate e strette viuzze, non sarà difficile udire l’inconfondibile voce della Sardegna. Il fascino orunese è racchiuso, inoltre, nelle celebrazioni che scandiscono la vita della sua comunità, un mix tra devozione religiosa e memoria della cultura pastorale, dove sacro e profano si mescolano. Oltre ai fuochi per Sant’Antonio Abate e ai festeggiamenti di “Su Cossolu”, in onore della Beata Vergine Consolata, tra le feste più suggestive spicca “Su Carminu”, in onore della Beata Vergine del Carmelo: folclore, spiritualità e un’affascinante corsa di cavalli e asini, nota come palio di Orune, richiamano, ad agosto, numerosi visitatori. Affascinante è, altresì, la ricorrenza de “Sas Animas”, tra l’1 e il 2 di novembre, quando le anime dei defunti ritornano nelle proprie case per cibarsi di una cena preparata appositamente dai loro familiari: nel frattempo, i bimbi vanno di casa in casa per chiedere in loro onore dolci e frutta di stagione. Orune, infine, è anche terra di cultura; le suggestioni della sua natura e il fascino della comunità hanno ammaliato diversi scrittori e intellettuali e sono stati fonte di ispirazione: proprio in questo borgo, rinominato “Oronou”, Grazia Deledda ha ambientato il romanzo “Colombi e sparvieri”, descrivendo molti angoli orunesi e, oggi, il paese è parte del parco letterario intitolato alla scrittrice nuorese. «Il villaggio di Oronou, con le sue casette rossastre fabbricate sul cocuzzolo grigio di una vetta di granito, con le sue straducole ripide e rocciose, parve emergere dalla nebbia come scampato dal diluvio» – così Grazia Deledda descriveva questo paese, il cui nome – in sardo Urune – ha un etimo non chiaro. Per alcuni studiosi, il toponimo farebbe riferimento ai monti che lo circondano e sarebbe da legare al termine greco “oros” che significa appunto “montagna”.

La straordinaria concentrazione di siti archeologici rende Orune uno dei luoghi più affascinanti della Sardegna e ci racconta di un lungo passato che affonda le sue radici nella preistoria. Domus de janas, menhir e dolmen, qui, furono eretti al principio della storia dell’uomo, mentre nuraghi, villaggi e tombe dei giganti sono il lascito delle genti nuragiche, che sfruttarono le numerose sorgenti del territorio, tramutandole in luoghi sacri dedicati al culto delle acque. E, così, fonti e pozzi sacri costellano l’area orunese: in aggiunta a “Su Lidone”, “Su Pradu” e “Lorana”, affascinante è il sito di “Su Tempiesu”, l’unico esemplare di fonte sacra, finora conosciuto nell’Isola, che conserva la copertura originale e risale al Bronzo Recente. Oltre all’antico popolo dei Sardi, anche la civiltà Romana fu attratta dalla suggestione di questi luoghi e qui si stanziò, sovrapponendo la sua impronta a quella lasciata dall’uomo nuragico: questo accadde in località “Sant’Efis”, dove è stato riportato alla luce un insediamento romano, in parte sovrapposto a quello nuragico, frequentato tra il III e il V secolo d. C., e accanto al quale si trovano i resti della chiesa di Sant’Efisio, risalente probabilmente al Seicento. È nel Medioevo, però, che si rilevano le prime tracce del borgo, quando la “villa di Oruni”, faceva parte del Giudicato di Gallura. Successivamente passato sotto il dominio del Giudicato di Arborea, il villaggio, in seguito alla guerra con la Corona d’Aragona, fu prima inserito nel Marchesato di Oristano e, dal 1478, subì il controllo diretto degli Aragonesi che lo diedero in feudo a diverse signorie. Da allora, seguirono secoli di duro dominio feudale e i pesanti tributi pretesi dai feudatari furono motivo di ripetute rivolte nel corso del XVIII secolo; rivolte che si presentarono ancora una volta nel 1820, a causa dell’Editto delle Chiudende, e che terminarono solo nel 1838, quando la comunità orunese riscattò finalmente il feudo.

Gli splendidi scenari naturalistici, le radicate tradizioni della sua comunità e un’eredità nuragica unica in Sardegna, sono gli elementi che creano il fascino di Orune, un luogo suggestivo nel cuore della Barbagia, dove tutto pare concepito per rapire il visitatore, a cominciare dal suo passato. Il ricco patrimonio archeologico orunese, infatti, è richiamo per gli amanti della storia e non solo, bagaglio prezioso di innumerevoli attrazioni. Oltre ai dolmen di Istithi e ai menhir di “Sas Predas’ Ittas”, qui si contano numerosi nuraghi, tra cui quelli di Santa Lucia e di “Sant’Efis”, entrambi a pianta complessa e caratterizzati da una torre centrale, cinta da un’imponente muraglia. Il sito di “Sant’Efis” è interessante, inoltre, per i resti di un villaggio romano, un grande centro commerciale dell’epoca (III – V secolo d. C.), dove sono stati rinvenuti monete, utensili e un prezioso calice di vetro lavorato. Gioielli preistorici orunesi sono, indubbiamente, i monumenti sacri creati dalla civiltà nuragica per il culto delle acque. Oltre al pozzo sacro di Lorana e alla fonte templare di “Su Lidone”, tappa obbligata è il simbolo storico del borgo, il tempio a pozzo di “Su Tempiesu”, una perla architettonica unica nel suo genere in Sardegna. Addossato ad una parete scistosa, dove sgorga la sorgente, il tempio fucostruito alla fine del Bronzo Recente, in conci di trachite e basalto perfettamente lavorati, e fu frequentato sino all’età del Ferro: all’ingresso si trova un vestibolo con pareti aggettanti, banconi-sedile e spazi per le offerte; mentre, sul fondo, una scala di quattro gradini conduce ad una camera a tholos con pavimenti in lastricato che racchiude l’acqua della vena sorgiva. L’eccezionalità del sito è nella sua copertura, un tetto a duplice spiovente con doppia gronda scolpita, sormontato da un timpano a triangolo acuto: nei periodi di piena l’acqua trabocca e, attraverso un canale, defluisce in una seconda piccola fonte. Nel tempio, inoltre, sono state rinvenute numerose offerte votive in bronzo, quali bracciali e statuine raffiguranti guerrieri e personaggi “di comando”. Il fascino di Orune è custodito anche nell’abitato, dove tra le antiche dimore dall’inconfondibile profilo barbaricino, svetta l’elegante Casa Murgia, un palazzo signorile dei primi del Novecento, in cui è ancora presente l’antica centrale elettrica che forniva energia a tutto il paese. Nel centro storico, inoltre, si custodiscono magnifiche architetture sacre, tra cui spiccano l’ottocentesca parrocchiale di Santa Maria della Neve, che conserva bellissimi dipinti murali, e la chiesa di Santa Caterina, posizionata in uno dei quartieri più antichi del borgo. Come non menzionare, infine, la chiesa campestre “Su Cossolu”, dedicata alla Madonna Consolata, che ad agosto si anima per le celebrazioni in onore della Vergine, un evento ricco di tradizioni.

Il fascino orunese si esprime anche nella suggestiva natura circostante, un quadro incorniciato da magnifici profili granitici che regalano scenari mozzafiato. Da lassù, tra le montagne, la vista si apre a un panorama immenso e si perde tra la Barbagia e la Baronia, tra il Logudoro e la Gallura. Tra i rilievi erosi dal vento e dall’acqua, svettano suggestive formazioni rocciose, come la roccia chiamata “il solitario di Nunnale” che domina l’omonimo villaggio nuragico: un maestoso pinnacolo granitico, formato da grossi massi in equilibro l’uno sull’altro. I monti degradano, poi, verso profonde e misteriose vallate, tra cui quella lambita dal rio Marreri, dove le ricche sorgenti sgorgano al riparo di boschi di lecci e sughere e di una fitta vegetazione mediterranea: qui si rifugiano varie specie faunistiche, tra cui cinghiali, martore, gatti selvatici, ma anche aquile, poiane, astori. I boschi di sughero sono un’importante risorsa paesaggistica ed economica per il paese: alberi secolari, infatti, sono anche oggetto di studi e il sughero è materia prima preziosa, “musa ispiratrice” dell’arte artigiana locale. Prezioso è anche il sottobosco, habitat ideale per la crescita di varie specie di funghi, tra cui il porcino nero e il tartufo estivo.

Orune è un richiamo anche per la sua cucina, dagli inconfondibili sapori barbaricini. Oltre al tradizionale “pane carasau”, ottimi sono i formaggi locali, gli insaccati e l’arrosto di capretto e porcetto. Tra i piatti tipici, da gustare assolutamente vi sono il bollito di carne di pecora con patate e cipolle e le varie tipologie di pasta fatta in casa, tra cui “Macarrones Lados e de Arrittu” e “Su Pane Frattadu”. Squisiti sono i dolci, quali seadas, casadinas, montecasadas, copulettas, pabassinos e s’aranzada. In merito all’artigianato,oltre ai manufatti in sughero, eccellenti sono la tessitura dei tappeti, gli abiti tradizionali in velluto e le calzature cucite a mano: magnifiche creazioni che accrescono la fama del centro.

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