CONVEGNO A CAGLIARI SULL’ITALIA DELLA POVERTA’: FOCUS SULLA SARDEGNA. BREVE SINTESI DEGLI INTERVENTI

Sono trascorsi ormai dieci anni dalla nascita del gruppo Alleanza contro la povertà, ed è importante riprendere questo discorso. Con il XII Rapporto IARES dell’Osservatorio sull’economia sociale e civile in Sardegna, apposito quaderno tematico sulle povertà, studiammo un percorso orientato ad un’azione programmatica complessiva, messa a disposizione dell’’iniziativa sarda dell’Alleanza; anche grazie a quell’iniziativa, e al lavoro collegiale, nacque la legge regionale sul Re.I.S. n. 16 del 2018. La povertà è un fenomeno in crescita e riguarda sempre più persone; non deve essere interpretata come una colpa individuale, ma come una situazione da cui le persone devono poter uscire, grazie al sostegno della società e delle istituzioni. Dobbiamo cambiare prospettiva e non vedere i poveri solo come singoli individui isolati, ma come parte di una comunità. Solo così possiamo costruire politiche e interventi più efficaci per contrastare la povertà.

I dati che abbiamo preso in considerazione fanno parte di un set molto più ampio di dati a livello regionale che descrivono il fenomeno della povertà in tutte le sue accezioni comprese le nuove forme di povertà che entrano pienamente in gioco quando si parla di supporti alla qualità della vita delle famiglie. Oggi ci siamo concentrati su quegli indicatori attinenti al concetto più classico di povertà, quella di tipo economico, per mostrare come le famiglie sarde si trovino in difficoltà rispetto al dato medio nazionale (anche se meglio rispetto alla quasi totalità delle regioni meridionali). In Sardegna abbiamo oltre il 17%, rispetto all’11% a livello nazionale, di famiglie che vivono in uno stato di povertà relativa, ossia con un reddito significativamente inferiore alla media che permette di soddisfare solo i bisogni primari di sussistenza.

Di tutti gli indicatori che abbiamo preso in considerazione ce ne sono due in particolare a cui prestare molta attenzione: una percentuale molto elevata (quasi 4 famiglie su 10) hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, dato più alto della media nazionale, e quasi 6 famiglie su 10 in Sardegna non riescono a risparmiare. Inoltre, il 54 % delle famiglie afferma che non riuscirebbe a fare fronte a una spesa imprevista; questi ultimi indicatori sono particolarmente rilevanti perché la Sardegna è la regione che ha il dato regionale negativo più alto in Italia.

L’Alleanza contro la povertà lavora per aiutare le persone in difficoltà a reinserirsi nella società. Tra gli strumenti più importanti c’è il Reddito di Inclusione Sociale (REIS).

In Sardegna esistono diverse misure e bonus per sostenere le persone che vivono in condizioni di povertà, e il REIS rappresenta uno degli interventi più rilevanti.

Il REIS non offre solo un sostegno economico, ma anche percorsi di inclusione, come laboratori e attività lavorative che aiutano le persone a reintegrarsi nella società.

Esiste però anche un problema: una stessa persona può essere beneficiaria di diversi progetti contemporaneamente. Per questo motivo i vari progetti non dovrebbero lavorare separatamente, ma collaborare tra loro, così da capire meglio quanto aiuto riceve già una persona e quale sostegno sia davvero necessario.

Le associazioni rilevano che qualcosa è cambiato, le persone prima erano prevalentemente disoccupate, adesso c’è un equilibrio: 50% povertà pur lavorando e 50% disoccupazione. Bassi salari, crescita degli affitti, precarietà del lavoro, determinano un impoverimento grave tra le famiglie;
oggi sono aumentate tre volte tanto le persone che ricevono un beneficio welfare, da 1.6 milioni a 3 milioni. Per questo serve una maggiore regolamentazione del mercato del lavoro, anche perché ogni cambiamento può creare difficoltà: ad esempio una nuova relazione e quindi il distaccamento dalla famiglia o la nascita di un figlio, vanno a intaccare la vita economica dell’individuo. Per Sociale non si deve intendere la “bontà d’animo” o la solidarietà ma un modo di mettere insieme modalità differenti, come il sociale e il sanitario.

Abbiamo centri d’ascolto sparsi in tutta la Sardegna, dai quali sono partiti diversi progetti di aiuto; ci sono criticità molto reali, in particolare lo smarrimento delle persone che si rivolgono a noi perché, di fronte a una situazione di povertà, non sanno a chi rivolgersi.

Per far fronte a questa situazione non basta soltanto mettersi in rete perché spesso le persone non hanno solo un problema economico: dietro ci sono anche altre difficoltà, come problemi psicologici.

È importante, anche a livello politico, che si continui a parlare di questi temi, la percezione è che oggi se ne parli troppo poco.

A tutti i lavoratori, compresi i regionali e i pensionati, può capitare improvvisamente una necessità legata alla salute; queste situazioni, che arrivano all’improvviso, possono far cadere le persone nella povertà. Invece di lasciare che i lavoratori cadano in situazioni di difficoltà, dovremmo cercare di accompagnarli e sostenerli; tuttavia, questo spesso non accade, malgrado il tentativo di intervenire anche da parte delle strutture sindacali. Poi c’è anche il tema di capire come sostenere e far uscire le persone dalla povertà; condivido la posizione di Don Marco Statzu sulla necessità di affrontare questi temi e anche sul nostro ruolo nei diversi tavoli comunali e regionali.

Spesso si parla di povertà, ma in realtà la conosciamo poco, soprattutto nei numeri; se vogliamo creare progetti che aiutino davvero le persone, dobbiamo conoscere meglio i dati e le situazioni reali della povertà. Un altro tema importante riguarda il concetto di lavoro: oggi esiste molto lavoro povero, ossia persone che lavorano ma che, nonostante questo, restano in condizioni di povertà.
Alcuni servizi regionali si occupano già di questo problema, e il terzo settore viene spesso visto solo come un soggetto che deve integrare l’azione delle istituzioni. In realtà il terzo settore non ha risorse infinite e per questo c’è la necessità di costruire un sistema integrato di politiche e di risposte, capace di coordinare le azioni tra istituzioni, servizi e associazioni. La funzione del terzo settore non può essere limitata solo al tamponare i problemi, deve avere come obiettivo anche provare a cambiare lo stato delle cose. Abbiamo responsabilità diverse, ma tutti condividiamo lo stesso obiettivo finale: costruire una società più consapevole.

Si parla poco di problematiche psicologiche e psichiatriche, la pandemia ha inciso tanto, la salute non è solo assenza di malattia; molte persone si sono sentite invisibili e si sono ritrovate in circuiti pericolosi per non chiedere aiuto alle istituzioni pubbliche. Necessità dell’alleanza e quindi di unirsi e lavorare insieme. Il lavoro dell’assistente sociale è spesso un lavoro in situazione di emergenza, perché le problematiche che incontriamo sono sempre più numerose.

L’assistente sociale, insieme ai comuni, può essere un punto di riferimento a cui le persone possono rivolgersi per chiedere aiuto; dopo la pandemia molte persone che prima lavoravano sono cadute in povertà, spesso hanno provato vergogna nel chiedere aiuto, hanno chiesto prestiti e si sono ritrovate in una situazione ancora più difficile. Il lavoro dell’assistente sociale ha anche una dimensione politica, perché riguarda le scelte e le politiche sociali. Purtroppo siamo pochi: idealmente dovrebbe esserci un assistente sociale ogni 5.000 abitanti, ma ora non è così.

Il servizio ha operato tramite interviste a famiglie che sono riuscite ad emanciparsi affinché possano esserci dei percorsi da imitare. In merito ai progetti di inclusione esiste il problema che spesso risulta più facile “dare l’assegno”, ossia assicurare un mantenimento, che non attivare un progetto più ampio.

Domus de Luna nasce proprio da una situazione di povertà che ci ha spinto a mettere insieme diversi interventi: un aiuto pratico per quelle famiglie che hanno problemi psicologici e che spesso non hanno nemmeno da mangiare ma anche un servizio educativo e di supporto. Durante la pandemia la situazione è esplosa e siamo arrivati a seguire oltre 1360 famiglie. Abbiamo cercato di introdurre un’idea che ho scoperto proprio in Sardegna: noi ti aiutiamo, ma tu cosa puoi dare in cambio alla comunità? La distruzione di cibi è poi cresciuta anche con la distruzione dei vestiti , le bombole da gas che vengono distribuite. 

Grazie alle ACLI abbiamo introdotto anche un patronato, per permettere alle famiglie di richiedere bonus e aiuti economici. Purtroppo la nostra risposta è ancora piccola. Cerchiamo comunque di offrire anche qualche opportunità di lavoro, magari piccoli lavori non a lungo termine, che permettono almeno di portare a casa qualcosa per fare la spesa.

Se tutte queste iniziative fossero messe a sistema, si potrebbe creare:

•un fondo comune regionale per la distribuzione degli aiuti, con dati e numeri certi;
•un software condiviso per gestire gli aiuti;

•magazzini comuni da cui diversi operatori possano distribuire beni alle famiglie.
Con queste cose non si risolve completamente il problema della povertà, ma si può migliorare molto la situazione.

Le disuguaglianze nascono nel momento in cui nasci, un bambino che va al centro estivo rispetto a un bambino lasciato nella solitudine avrà delle opportunità differenti. Elementi come istruzione, classe lavorativa fragile, lavori che permettono sguardi al futuro sono assolutamente rilevanti.

In Sardegna c’è la percentuale più alta di abitanti che non hanno nemmeno il diploma: la realtà dei fatti è che i figli di persone che non hanno diploma poi abbandonano la scuola più facilmente. Stiamo investendo sulla scuola e la formazione ma bisogna considerare che ci sono ragazzi che rifiutano un tirocinio perché hanno paura del contesto classe, non si sentono all’altezza avendo difficoltà di base. 

Dobbiamo riportare il tema della povertà nel dibattito pubblico e politico. 

I temi trattati sono chiari. La cosa che voglio sottolineare è che da 13 anni sta aumentando la povertà e che questo non avviene negli altri paesi: sono 6 000 000 i poveri assoluti e sono dati in costante crescita nel paese. È molto importante il lavoro di analisi che viene fatto ma bisogna capire che non bastano le Acli o la Caritas per risolvere il problema; il lavoro che l’Alleanza contro la povertà deve portare avanti, è discutere e proporre alla politica visioni nuove del problema per avere un approccio differente. 

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