LA PRIMAVERA CULTURALE IN TERRA ELVETICA: LE ATTIVITA’ DEL CIRCOLO SARDO “NURAGHE” DI LOSANNA

Il Circolo sardo Nuraghe di Losanna, col patrocinio della R.A.S. e della Federazione dei circoli sardi in Svizzera, ha messo in opera un calendario primaverile ben colmo di eventi che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico.

Dapprima con la 6° edizione del laboratorio “le mani in pasta”, poi dalla presentazione della poliedrica artista sarda Edina Altara, seguita dalla serata sarda con l ‘associazione folk S. Manca di Ploaghe.

I tre eventi, diversissimi tra loro, hanno permesso al Nuraghe di rispettare ancora una volta la programmazione annuale, che prevede un evento-incontro con i soci e gli amici, almeno una volta al mese e hanno mostrato come ci sia ancora voglia di associazionismo.

Certo, il problema dell’associazionismo e dei giovani resta reale e importante, ma la partecipazione di giovani sardi ai tre incontri è stata rilevante e apprezzabile.

Per il laboratorio “le mani in pasta” ormai diventato un classico nella vita del circolo, è stata proposta la preparazione dei ravioli, di ricotta e con gli spinaci, un classico delle tavole della domenica o dei pranzi di riguardo.

Maria, Damiana, Daniela e Tonino ci hanno guidati con molta pazienza nella preparazione di queste prelibatezze. Pazienza, spiegazioni, dimostrazioni ma soprattutto molta allegria, hanno reso la giornata davvero speciale. Molti i presenti che hanno voluto davvero mettere le mani in pasta, divertendosi e scambiando con gli altri.  Il fatto che ognuno sia rientrato a casa con il frutto del suo lavoro ha reso il laboratorio ancora più partecipativo. Fortuna che i simpatici ed energici maestri hanno giocato d’anticipo preparando una notevole quantità di ravioli serviti fumanti ai presenti.

Molto interessanti le notizie, i segreti e le tecniche di preparazione, ma anche gli utensili spesso ereditati da mamme e nonne, una vera madeleine di Proust, e i ricordi che ognuno ha condiviso. 

A rendere ancora più autentico il laboratorio la presenza di Barbanera artigiano artista, che ci ha mostrato e descritto coltelli e “arrottedde” dagli splendidi disegni.

Ancora una volta la giornata/laboratorio è stata davvero un gran successo.

Neanche il tempo di riposarsi che si è partiti con un altro bel evento, ma qui sono molto di parte perché è stato mio compito, e soprattutto piacere, presentare la poliedrica artista sarda Edina Altara, pittrice e decoratrice del ‘900, finalmente una donna, finalmente un’artista nota ben oltre l’isola. Ma se Edina venne apprezzata ai suoi esordi da critici influenti, è anche vero che passò presto in secondo piano e venne quasi dimenticata, relegata quasi al ruolo “secondario” di arredatrice e decoratrice.

Eppure, fu ben più che decoratrice tanto che fece parte del cerchio dei più famosi designer italiani e non solo, come Fornasetti e soprattutto Gio Ponti.

La mia ha voluto essere una breve e accessibile presentazione, una trasmissione del percorso e dell’opera di una donna artista di cui si ri-incomincia a parlare, scoperta casualmente grazie a una breve monografia trovata su un mercatino delle pulci.

Fin dalle prime pagine è stata magia ed emozione: la sua bellezza anche fisica, i suoi collages composti con tantissimi materiali poveri, appartenenti alla quotidianità, il suo essere sarda. Ho voluto immaginare i colori di questi suoi lavori, soprattutto i collages, di cui rimangono pochissimi esemplari, data la loro fragilità. È stato facile immaginare le critiche, incentrate sul fatto che dietro Edina non c’era un vero studio accademico e quindi la sua non era vera arte.

Ho pensato che se avessi potuto essere un’artista mi sarebbe piaciuto avere le sue ispirazioni, il suo sguardo sul mondo sardo, la sua manualità.

Questa breve chiacchierata non aveva assolutamente la pretesa di una conferenza sull’arte di Edina, voleva essere la presentazione di una sorta di colpo di fulmine artistico, e in un certo senso la continuazione di un discorso sull’arte sarda del ‘900 in cui era assente la presenza femminile.

Spero di essere riuscita a suscitare almeno la curiosità nei confronti di una donna artista, libera e sicuramente all’avanguardia in un mondo di uomini spessissimo poco inclini a riconoscere la genialità nell’opera femminile.

A inizio maggio, il 9, eccoci di nuovo pronti ad accogliere un altro importante evento, patrocinato dalla R.A.S. e dalla Federazione dei circoli sardi in Svizzera.

Nel bellissimo Casino di Montbenon, il lago come sfondo, il Nuraghe ha invitato il Gruppo Folk S. Manca di Ploaghe che con una nutrita presenza, tra suonatore, ballerini e membri del direttivo hanno incantato i presenti. Veramente incantato con le prodezze delle loro gambe, con i colori dei loro abiti, con la storia e gli aneddoti sui loro costumi tradizionali e le peculiarità che lo rendono unico. Come “sa groppera”, nome alquanto evocativo, notevole sporgenza della gonna, o il doppio fazzoletto o ancora la cintura in pelle, il corpetto e la sua lunga fila di bottoni del costume maschile.

Quasi un gemellaggio quello con Ploaghe, tenuto vivo grazie alla presenza di una comunità ploaghese, che ha facilitato gli scambi. Quanta emozione nel ricordare gli amici, i parenti, i ricordi!

Una serata tipicamente sarda ma non esclusivamente, per la presenza del D.J Paolo . e degli amici del Nuraghe, venuti anche da lontano per poter ri-vivere, il tempo di una serata, un’esperienza all’insegna della sardità.

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