RAFFAELE RUBATTINO, L’UOMO CHE FECE FORTUNA GRAZIE ALLA SARDEGNA … MA CHE POCO LASCIO’ IN CAMBIO

Non era sardo “di Sardegna”, come diremmo noi di Sa matessi die, con il cuore e il cervello piantati qui, ma vale comunque la pena ricordare la figura di Raffaele Rubattino, nato a Genova il 18 ottobre 1810.

Perché? Perché la sua storia parla anche di noi, di ciò che siamo stati – e, in parte, di ciò che non siamo riusciti a diventare.

Rubattino è l’esempio perfetto di chi seppe cogliere, da fuori, le immense opportunità che la Sardegna offriva nell’Ottocento. Mentre i sardi, troppo spesso, le lasciavano scivolare via, lui costruì sulle nostre risorse una fortuna che lo avrebbe reso uno dei protagonisti dell’economia del mare italiana.

Eppure, di quel passaggio, la Sardegna non trattenne quasi nulla. Figlio di Pietro Rubattino e Giovanna Gavino (un cognome che qualcosa di sardo ha, a ben guardare), Raffaele – battezzato con i nomi Dominique Raphael Joseph – proveniva da una famiglia agiata. Studiò al Collegio Reale di Genova, ma la morte precoce dei genitori e della sorella lo costrinse, appena ventenne, a cavarsela da solo.

Fu allora che trovò sostegno negli zii, Giovan Battista Gavino e Lazzaro Rebizzo, commercianti e finanzieri. Si trasferì a palazzo Doria, dove Rebizzo viveva con la moglie Bianca De Simoni – con la quale Raffaele intrecciò una lunga relazione affettiva.

Grazie a Rebizzo, il giovane Rubattino entrò negli ambienti dell’opposizione liberale genovese, conoscendo figure come Nino Bixio, Goffredo Mameli e un giovane Camillo Benso di Cavour. Era il tempo della Giovine Italia di Mazzini, e Rubattino ne condivise gli ideali.

Il suo nome iniziò a farsi conoscere nel 1837, quando fondò la Compagnia Lombarda di Assicurazioni Marittime, insieme agli zii e ad altri soci illustri come Carlo Cattaneo e Federico Confalonieri.

Iniziò con due piroscafi, il Dante e il Virgilio, e con un’idea rivoluzionaria: puntare sul vapore, non più sulla vela. Era la nascita della navigazione moderna.

Nel 1840 la compagnia divenne De Luchi, Rubattino & C. per la navigazione a vapore sul Mediterraneo. Due anni più tardi, i suoi bastimenti – Castore, Virgilio e Dante – solcavano regolarmente le rotte sarde.

Nel 1851 firmò con lo Stato sabaudo una convenzione per il servizio postale con la Sardegna, esteso nel 1853 fino a Tunisi. Fu il suo trampolino di lancio: la Sardegna gli offrì il mare e la fortuna.

Nel fervore dell’epoca liberale, Rubattino partecipò alla fondazione di una delle aziende simbolo dell’industria italiana: la Gio. Ansaldo & C. di Sampierdarena, nata nel 1853 con Giovanni Ansaldo e Carlo Bombrini.

Nel frattempo, divenne anche socio della Compagnia delle Saline di Sardegna, sfruttando le ricchezze minerarie e saline dell’isola.

Fu amico personale di Cavour e Nino Bixio, e sostenitore dell’Unità d’Italia. Ma non era solo idealista: era un uomo d’affari visionario, capace di intrecciare patriottismo e pragmatismo.

Nel 1852 Rubattino fu tra i promotori della Compagnia Transatlantica, che avrebbe dovuto collegare Genova con Montevideo e New York con piroscafi di nuova costruzione. Il progetto fu pionieristico… e disastroso: la compagnia fallì presto, ma anticipò di decenni l’idea della navigazione intercontinentale italiana.

Più tardi, quando l’Italia si affacciò alle prime ambizioni coloniali, Rubattino si trovò – suo malgrado – protagonista.

Nel 1869 il governo gli chiese di intestarsi la Baia di Assab, in Eritrea, come presunto deposito di carbone. In realtà, era un’operazione politica per mascherare i primi tentativi di espansione africana. L’esperimento finì male: l’area fu presto rioccupata dall’Egitto.

Nel 1880 acquistò per conto del governo la ferrovia Tunisi-La Goletta, gesto che irritò la Francia e contribuì alla crisi diplomatica che portò al Trattato del Bardo (1881) e all’occupazione francese della Tunisia.

Raffaele Rubattino morì a Genova, nella sua villa di Albaro, il 2 novembre 1881. Fu sepolto al cimitero monumentale di Staglieno, accanto alla sua amata Bianca De Simoni.

Pochi mesi dopo la sua morte, le sue imprese si fusero con quelle dei Florio di Palermo, dando vita alla Navigazione Generale Italiana: una delle compagnie marittime più importanti del Mediterraneo.

A testimoniare la sua eredità rimane anche una nave moderna: la Raffaele Rubattino, varata nel 2000 dalla Tirrenia e tuttora in servizio tra Napoli e Palermo.

La parabola di Rubattino racconta di un uomo che guardò al mare come a una possibilità infinita.

Seppe vedere nella Sardegna una terra di opportunità economiche, dove altri vedevano solo isolamento. E, nel bene e nel male, seppe trasformare quella visione in ricchezza e potere.

Forse è questo, oggi, il punto su cui riflettere: quanto spesso abbiamo lasciato che altri scrivessero la nostra storia, sfruttando le nostre risorse e il nostro mare, mentre noi restavamo a guardare?

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