BIKEFOODIE IN SARDEGNA: IL VIAGGIO LENTO DI UBALDO MONTEFORTE TRA BIDDAS, CUCINE E “FATTO IN CASA”

Ubaldo Monteforte

Che tipo di bicicletta utilizza nei suoi viaggi: tradizionale o a pedalata assistita? E quanto incide questo sulla fatica e sul ritmo del racconto? Utilizzo una bici muscolare. Prima viaggiavo con una pura bici da strada (per intenderci bici utilizzate nel Giro d’Italia) da quest’anno viaggerò con una gravel recing per cercare più comfort e libertà di scelta di fondo stradale. Il pedalare sicuramente incide sul ritmo del racconto. Personalmente pianifico le tappe rimanendo tra i 70 e 100km in maniera tale da poter avere possibilità di fermarmi a scattare foto e registrare video oltre a scoprire ed assaporare le realtà locali che trovo lungo il percorso e conoscere e scambiare chiacchiere con persone del posto quando possibile. Facendo così arrivo a destinazione avendo tutto il pomeriggio e sera per poter far visita alle realtà enogastronomiche che ho intenzione di visitare per conoscere le prelibatezze del territorio.

Come nasce Bikefoodie e cosa rappresenta oggi per lei? Cosa significa, concretamente, “raccontare il cibo in bici”? Nel 2019, una terribile esplosione sul lavoro ha sconvolto la mia vita: una frattura scomposta all’acetabolo, un intervento complesso, mesi di immobilità e una lunga riabilitazione. Quei giorni sono stati tra i più difficili che abbia mai vissuto, ma la paura e il dolore non hanno mai spento la mia voglia di vivere. Ho imparato a lottare, a rialzarmi, a ricominciare. Lo sport, che da sempre è stato parte di me, mi ha tenuto a galla: dal calcio al nuoto, dal trail running al ciclismo — una nuova passione nata nel percorso di recupero, che mi ha insegnato a pedalare verso la libertà, a sentire il vento sulla pelle e a scoprire il mondo con occhi nuovi. BikeFoodie.it nasce dalla mia rinascita. Unendo le mie due passioni, sport e cucina, racconto i miei viaggi in bicicletta alla scoperta dei sapori autentici della cucina italiana e della dieta mediterranea, le emozioni di panorami mozzafiato e il gusto genuino della nostra terra. Vado alla scoperta dei tesori enogastronomici d’Italia, dei prodotti autentici e delle storie di chi, con passione e dedizione, porta avanti tradizioni uniche. Essendo un appassionato di cucina spesso condivido ricette semplici, sane e preparate con il cuore, ottenute utilizzando materie prime conosciute e gustate nei miei viaggi che spesso compro e faccio arrivare a casa. Per me Bikefoodie non è solo un blog, è il mio diario di vita, un invito a non arrendersi mai, a trovare gioia nel movimento, nella natura e nel cibo che nutre corpo e anima. Abbiamo la fortuna di vivere in uno dei Paesi simbolo della Dieta mediterranea e sappiamo bene che la cultura enogastronomica Italiana quindi cucina italiana é apprezzata in tutto il mondo, lo dimostra anche la proclamazione a patrimonio immateriale Unesco.. Spero di contribuire a tenere viva la voglia di preservare le tradizioni, il gusto ed i benefici di uno stile di vita nutrizionalmente sano. Spero di tenere viva la voglia di scoprire nuovi gusti della tradizione e preservarli portando le persone a sporcarsi le mani per preparare del buon cibo o di invogliare le persone a mangiare cibi locali, sicuramente più ecosostenibili e di qualità superiore. Tutto ciò unito alla bici o a qualsiasi altra attività fisica credo sia il giusto connubio per uno stile di vita sano.

Quali territori ha già attraversato con questo approccio di viaggio e quali esperienze considera decisive per il progetto? Ho già attraversato 12 regioni. Attualmente manca la Sardegna e le Regioni della fascia alpina. L’obiettivo per quest’anno é riuscire a toccare le rimanenti 8 per chiudere la prima parte del progetto. Ogni viaggio lascia il segno, ogni tappa insegna qualcosa di nuovo. Credo che viaggiare in bici aiuti a scoprire meglio se stessi ma soprattutto a riscoprire i ritmi lenti della vita. Facendo visita a realtà autentiche vivo sulla pelle la passione e l’amore che ancora oggi gli artigiani impiegano per offrire il miglior prodotto e mi colpisce sempre quanto siano semplici ed aperti ad accogliere visitatori che non approfittano della loro bontà.

Quando entra in un luogo, cosa cerca davvero: il cibo, le persone o le storie? Cerco tutto. Mi spiego meglio: quando pianifico un viaggio o nel dettaglio una tappa, il principale obiettivo è il prodotto o piatto da conoscere e far conoscere. Per esperienza quanto più è autentico il prodotto tanto più la storia del produttore (può essere un casaro, un cuoco, un ristoratore ecc.) é ricca di dettagli e sfumature che mi aiutano ad apprezzare di più la realtà che sto visitando. In parole povere entro da umile visitatore ed esco spesso come uno di famiglia.

In che modo la bicicletta cambia il suo sguardo rispetto ad altri modi di viaggiare? Il ritmo lento di una pedalata permette di apprezzare il panorama e l’energia che il luogo in cui sto pedalando mi regala. Una delle esperienze più belle é stato il momento in cui partendo da Pomarance e pedalando verso Massa Marittima, in un saliscendi continuo tra le colline, arrivato nel punto più alto ho sentito l’odore della salsedine pur trovandomi ben lontano dal mare. Quel momento mi ha regalato una sensazione unica che sicuramente spostandomi con altri mezzi, non averi mai prezzato. Ogni viaggio mi regala dal punto di vista umano l’emozione di sentire sulla pelle i diversi modi di vivere ed interagire con gli altri. Ogni città, vicolo o incrocio dimostra il fatto che la cultura varia non ogni km ma ogni metro cosa che mi insegna ad aprire la mente ed adattarmi ai diversi stili.

Come è nato il suo interesse per il progetto “Fatu in Domo” e cosa l’ha colpita di questo modello di “fatto in casa” come sistema culturale? È nato leggendo un articolo su Instagram, dove si parlava appunto del progetto e subito mi ha colpito. L’impegno per preservare antiche tradizioni e ricette credo sia fondamentale per preservare la nostra cultura alimentare e non solo. Spesso i nostri genitori o nonni hanno avuto la fortuna di ricevere insegnamenti in cucina, quella per me é una grande fortuna perché si tramandano ricette e soprattutto si tramandano tradizioni che purtroppo oggigiorno stanno svanendo essendo sostituite da un semplice “Vado a comprarlo perché sono stanco”. Dare la possibilità di vivere il territorio e farlo vivere creando mini imprese familiari credo sia la giusta strada per preservare ciò che fino ad oggi i nostri avi hanno creato.

Tra le tappe in Sardegna (Bosa, Cabras, Oristano, Gonnosfanadiga, Carloforte, Cagliari), quali la incuriosiscono di più e cosa si aspetta di trovare? Tutte le tappe mi regaleranno sicuramente emozioni uniche, mi aspetto di trovare la vera accoglienza Sarda ed essere sorpreso dai veri sapori e panorami locali.

Qual è l’esperienza gastronomica che più l’ha segnato nei suoi viaggi e quanto contano le persone rispetto al cibo nel suo racconto? Non ce n’é una in particolare, ce ne sono più di una che mi ha lasciato il segno. Posso parlare dei piatti dell’Osteria Santa Domenica di Taormina, della cassata modicana di Raffaela di Cucina con me, passando dal Conciato romano di Manuel Lombardi, Pecorino toscano della Maremma di Angela Saba e Caciocavallo Irpino del caseificio d&d , passando poi alle orecchiette con cardoncelli e salsiccia di Venosa al pesce fresco di Royal Reef a Reggio Calabria gustando una rana pescatrice dello stretto, la Ventricina di Fracassa Salumi, i piatti vegetariani dell’ Bioagriturismo Il Cerreto ai piatti slow di Mammaiabica a Siracusa, e la ricotta nella cavagna del Caseificio Ciane e a mille cose assaggiate qua e là lungo i miei viaggi. Nei miei racconti le persone contano ma soprattutto per il l’amore che danno ai loro prodotti. Sui social non racconto mai le persone che sono dietro a veri e propri capolavori del gusto, quello lo farò a breve sul mio blog e spero presto anche in una fantastica guida che probabilmente verrà pubblicata quando finirò la mia prima parte del progetto, ossia quella di toccare tutte e 20 le regioni.

Oggi il food storytelling è molto diffuso: cosa distingue il suo approccio? Il mio approccio rimane quello semplice di un appassionato di food che in punta di piedi entra nelle realtà da visitare rispettando il lavoro, Le persone e le bontà che gusto. Credo che oggi in un mondo dove si fa di tutto per farsi notare, bisogna rimanere umili e rispettosi per fare la differenza. Spesso trovo difficoltà a prenotare in strutture o realtà gastronomiche perché spesso pensano di parlare con una persona che voglia avere prodotti gratuiti, cosa che é ben lontana dalla mia persona e filosofia di vita e progetto Bikefoodie.

Se dovesse descrivere questo viaggio in Sardegna in tre parole, quali sceglierebbe e cosa spera di portarsi a casa? Gusto, calore e natura.

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