MARCHESE DI ORISTANO, CONTE DEL GOCEANO: I TITOLI NOBILIARI SARDI CHE VIVONO ANCORA A MADRID

Forse non tutti sanno che, oltre al titolo di Re di Sardegna, i sovrani spagnoli – e ancora oggi l’attuale re Filippo VI di Borbone – portano con sé due titoli antichi e prestigiosi: Marchese di Oristano e Conte del Goceano.

Il marchesato di Oristano nacque nel 1410, in un momento cruciale della storia sarda. La sua creazione fu il risultato diretto della Convenzione di San Martino, firmata il 29 marzo di quell’anno nella chiesa oristanese di San Martino. Con quell’accordo, il titolo di “giudice d’Arborea” venne abolito e Leonardo Cubello ottenne il marchesato di Oristano e la contea del Goceano. In cambio dovette versare alla Corona d’Aragona la considerevole somma di 30.000 fiorini d’oro di Firenze.

L’intesa segnò la fine dell’antico regno arborense – già provato dalla morte di Mariano V, figlio di Eleonora, e dalle rivendicazioni senza esito di Guglielmo III di Narbona – e trasformò l’assetto politico del territorio. Oristano e i Campidani rimasero sotto il controllo feudale dei Cubello, vassalli sì della Corona, ma con un feudo speciale, organizzato come marchesato, raro in Sardegna e segno di un’ampia autonomia.

Leonardo Cubello si mosse con abilità: senza esporsi troppo durante i conflitti, seppe convincere Ferdinando I della sua fedeltà. Il re lo premiò vendendogli le incontrade di Valenza e Marmilla, concedendogli privilegi commerciali sul porto di Oristano e approvando l’acquisto di importanti territori come la Barbagia di Ollolai e il Mandrolisai (1412). Nel 1416, un episodio sanguinoso a Zuri – dove gli abitanti uccisero i feudatari Valore e Bernardo De Ligia – permise a Cubello di inglobare anche Parte Barigadu e Parte Guilcier. Nel 1422 arrivò l’aggiunta più prestigiosa: la contea del Goceano. A quel punto il marchesato di Oristano era il più vasto e potente della Sardegna, e la sua economia cominciava a riprendersi dopo le devastazioni della lunga guerra tra Arborea e Aragona.

Anche i successori di Leonardo, Antonio e Salvatore, ampliarono i domini. Ma il crescente peso politico ed economico del marchesato attirò le mire di Nicolò Carròs d’Arborea, viceré e signore ambizioso, deciso a essere il primo tra i feudatari sardi. La sua occasione arrivò con la successione di Leonardo de Alagón, erede per linea femminile: Carròs ne contestò la legittimità, portando la questione al re Giovanni II.

La diplomazia cedette presto il passo alle armi. Il 14 aprile 1470, nella piana di Uras, il marchese ottenne una vittoria, ma le tensioni non si spensero. Anzi, nel 1477 il re condannò a morte l’Alagón e i suoi sostenitori, confiscando marchesato e contea per incorporarli al patrimonio regio.

Forte del sostegno di molti sardi, che lo vedevano come l’ultimo difensore dei diritti dell’Arborea, l’Alagón non si arrese. La resa arrivò solo dopo la battaglia decisiva: il 19 maggio 1478, presso Macomer, l’esercito del viceré Carròs inflisse ai sardo-marchionali una sconfitta totale.

Il colpo di grazia arrivò con Ferdinando d’Aragona: smembrò il feudo e distribuì i territori a fedeli servitori della monarchia. Infine, con un privilegio emanato a Saragozza il 12 agosto 1479, unì in perpetuo alla Corona la città di Oristano e i tre Campidani, assumendo – accanto al titolo di Re di Sardegna – anche quelli di Marchese di Oristano e Conte del Goceano. Titoli che, sebbene oggi privi di potere reale, continuano a sopravvivere, custoditi nella lunga memoria della storia sarda.

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Un commento

  1. Gianraimondo Farina

    Ok. Ma niente di nuovo sulla nostra antica Contea di Goceano. Di cui noi, come storici goceanini, abbiamo ampiamente scritto. Quindi perché citarlo se poi non si è manco illustrata la storia?

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